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Odissea

Vi starete chiedendo come mai un film e soprattutto un film basato su fatti mitologici, possa essere preso in considerazione dallo scrivente, quando la fantascienza sembra lontana anni luce. Non è così, un po’ di pazienza, ci arriveremo…
Visto il titolo, logicamente si è portati a confrontare l’Odissea di Nolan, con l’Odissea spaziale di Kubrick (1968), ma nemmeno tanto sorprendentemente, l’I.A. invece lo compara a Interstellar che lo stesso Nolan ha diretto nel 2014.
Infatti se in “2001” il rapporto spazio/tempo è il mood che rappresenta il filo conduttore, nell’ultimo capolavoro del regista di Inception (2010), Tenet (2020) e Oppenheimer (2023), lo spazio e il tempo sembrano dilatarsi notevolmente, ma in uno scorrere diverso, più o meno, all’occorrenza, fluido.
«Al tempo degli Dei dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re, che spadroneggiavano su una Terra in tumulto, il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà; finalmente arrivò Xena, l’invincibile principessa guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie; la lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti, furono affrontati con indomito coraggio, da colei che sola poteva cambiare il mondo».
È la voice over, nella sigla della serie TV Xena – principessa guerriera, al femminile certo, ma sembra riassumere abbastanza bene tutta l’essenza del film di Nolan, a partire dal nome della protagonista che rappresenta un cardine della mitologia, la “Legge di Zeus” e del suo particolare messaggio. Di fatti Xena, significa “straniero” e deriva dal termine “Xenìa”. La locuzione xenìa (dal greco antico ξενία) indica ospitalità e riassume l’insieme dei rapporti e delle regole dogmatiche tra ospite e ospitante nel mondo antico. Era considerato un dovere sacro, un pilastro culturale e sociale della civiltà. La xenìa non era una semplice cortesia, ma un’istituzione rituale e religiosa protetta da Zeus Xenios (protettore degli ospiti). Violare questo patto significava attirare l’ira degli Dei (AI Mode). In realtà la legge dell’ospitalità era presente in tutte le culture antiche, che sono venute a contatto con «quelli là», come li definisce M. Biglino nei suoi studi, confluiti in diversi libri). E ancora una volta sono i testi antichi a darci la risposta: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (San Paolo, lettera agli Ebrei, 13:2).
Certo, Loro, potevano assumere sembianze umane come si vede benissimo nel film di Nolan, e se erano in carne ed ossa, come noi e mai esseri divini o spirituali, – ai quali tra l’altro piaceva annusare, perché avevano un punto debole, la carne e il grasso animale alla brace, ricevendone un effetto calmante – concetto presente sia nella Bibbia che nelle opere di Omero, esiste la possibilità che essi siano “xeno”, estranei, in fantascienza “alieni”, classico esempio lo “xenomorfo” di Alien.
E qui arriviamo ad un altro concetto interessante: gli esseri mitologici presenti nei testi sacri delle antiche civiltà. Nel film di Nolan, oltre alle Dee (Calipso e Atena), alla maga Circe, compaiono altri esseri: Polifemo, il Ciclope (con un occhio solo raffigurato in verticale) figlio di Poseidone; Scilla, un mostro con diverse teste e Cariddi, quest’ultimo un enorme gorgo marino; le Sirene, creature ibride dal canto letale, che nel poema e nel film tentano i marinai con la promessa di conoscenza e immortalità, infine i Lestrigoni una feroce stirpe di giganti cannibali che distrugge gran parte della flotta achea.
Esseri mitologici, ma è possibile che anche in questo ci sia un fondo di verità dove il mito viene sostituito dalla realtà dei fatti, è possibile parlare di verità storica?
Si, eccome! Innanzitutto i “Giganti”, questo è ciò che dice la Bibbia: «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi» (Genesi 6:4), si tratta di un verso emblematico perchè, ad un’attenta lettura che è alla base del ragionamento non accademico, spiega molte cose. Innanzitutto la differenza tra uomini e figli di Dio, ci vorrebbe l’interrogativo ma la distinzione c’è tutta anche se c’era la compatibilità genetica che ha permesso la nascita degli eroi.
La genetica rimanda al termine Genia che ha, come è possibile constatare, l’assonanza fonetica con Xenia e, quindi, nel nostro caso con “xeno”, la parola base, come abbiamo visto poco sopra. Ma cosa dice la teologia, di questo versetto? Semplice, il termine “giganti” è da intendersi non come esseri umani molto alti, ma come persone dall’alto valore morale…
A voi sembra corretto? Altra nota dolente, per la scienza ufficiale, è la descrizione che lo storico Beròso dà a proposito degli esseri mitologici. Nel libro Il Pianeta degli Dèi del compianto Z. Sitchin si legge che all’inizio «La divinità Belo (…) generò diversi esseri orribili (…) Apparvero uomini con due ali (…) molti altri loro organi avevano una parte maschile e una femminile. Altre figure umane avevano zampe e corna di capra, oppure piedi come cavalli. Altri, simili a ippocentauri, avevano la parte posteriore come cavallo, mentre davanti erano come uomini».
Storia quindi, non mito. Fantascienza forse? Allora consiglio la visione del film Splice (V. Natali, 2009), film che ho recensito sul n.ro 31 della rivista X-Times (maggio 2011), dove rivive il mito sumero della Creazione.

Matt Damon è Ulisse, Anne Hathaway è Penelope

Quindi, i popoli che adoravano gli Dei dell’Olimpo (i Theoi), gli Elohim (termine che è il plurale di El, cioè Dio) della Bibbia, definiti anche con Nephilim (perché forse provenienti dalla costellazione di Orione), gli Anunnaki (“coloro che dal cielo sono scesi sulla Terra”, sempre secondo Sitchin), delle popolazioni della Mesopotamia, in primis i sumeri, in Africa (Egitto e non solo), ma anche più in là, in oriente (India), estremo oriente (Cina e Giappone), Australia (i miti degli aborigeni), fino ai nativi nord americani e le popolazioni mesoamericane: si sbagliavano tutti? Hanno preso un grosso abbaglio, erano individui trascendenti o esseri extraterrestri? «Le corrispondenze sono di un’evidenza indiscutibile»(1). Questo indica la traduzione “letterale” dei testi, mentre la conoscenza ufficiale (scientifica e religiosa), continua a voler farci credere che gli Dei erano solo mucchietti di pietra o statue, personificazione del mito senza nessuno dietro, mentre solo Yahweh, degli ebrei, era il Dio unico e vero.
Ma c’è di più, se quanto detto finora può, a ragion veduta, sembrare quantomeno ambiguo, la conferma, del fatto che siamo di fronte ad esseri che provengono da un altro mondo, si ha nelle capacità tecnologiche di cui questi esseri erano dotati, capacità fantascientifiche, ancora oggi figuratevi all’epoca, descritte in maniera molto elementare. Sempre nei testi omerici, ma è possibile riferirsi anche alla Bibbia, ci sono alcuni passaggi interessanti: il popolo dei Feaci era in possesso di «navi, guidate dalla loro (stessa, nda) mente … esse conoscono i pensieri e le intenzioni degli uomini, … non hanno mai paura di essere danneggiate o distrutte.»(2). Facile intravedere mezzi con comando a distanza, tipo droni; e ancora più a sorpresa «due ancelle d’oro sostenevano il loro padrone, simili a giovinette vive: esse avevano intelligenza, voce e forza, erano esperte nei lavori delle Dee immortali; si affaccendavano ai cenni del loro signore»(3). Che senso ha definirle vive, se non siamo in realtà in presenza di robot? Lo stesso per quanto riguarda i Cherubini della Bibbia?
Accolto positivamente dalla critica che ne elogia le qualità tecniche, l’ormai consolidato sistema IMAX, con pellicola da 70mm (e oltre 600 km di girato), fonde alla perfezione gli episodi di cui in un certo senso è diviso il film, mischiando dove occorre appunto qualità tecniche, estetiche, virtuosismi della telecamera, una fotografia quanto mai realistica, una colonna sonora «ancestrale e rituale»(Wikipedia), una sceneggiatura solida e location suggestive, rivitalizzano «un’antica avventura con maestosità»(4). Anche dal punto di vista cinematografico, infatti il primo film risale ai primordi della settima arte (G. De Liguoro, F. Bertolini e A. Padovan, 1911), l’Ulisse di M. Camerini (1954) con K. Douglas nei panni dell’eroe; non può mancare Troy (W. Petersen, 2004) con B. Pitt che interpreta Achille, colossal liberamente ispirato però all’Iliade; infine lo sceneggiato Rai, andato in onda nel 1968 per la regia di F. Rossi con la collaborazione di M. Bava (l’episodio di Polifemo) e C. Rambaldi che firmarono insieme gli effetti speciali.
Nonostante la struttura omerica, Nolan opera un profondo cambiamento, gli uomini restano pedine nelle mani degli Dei, anche se la salvezza dell’uomo è interamente opera dell’uomo stesso; trovare la strada di casa, non è stato facile, ma per salvare l’umanità ci vuole ben altro: «la nostra civiltà sta crollando» sentenzia Penelope, che insieme ad Ulisse parte per una viaggio senza meta, nel mare magnum incontro ai «secoli di oscurità che verranno». I secoli oscuri verrano di certo se prima non chiariamo esattamente come sono andate le cose millenni fa, come siamo stati creati e da chi, la conclusione per il momento è una soltanto: forse c’è più fantascienza nel nostro lontano passato che nel nostro prossimo futuro.

Note:
1.https://www.macrolibrarsi.it/speciali/theoi-omerici-elohim-biblici-estratto-da-la-bibbia-non-parla-di-dio-di-mauro-biglino.php?srsltid=AfmBOoowfpLIDbPbbvy0mTzkmZdNNUpZ5Rq422CcNjBOTV3yqH1x9Ggq
2.https://www.frontedelblog.it/2019/07/06/nelliliade-e-nellodissea-si-parlava-di-alieni-le-suggestive-ipotesi-di-mauro-biglino/
3.idem
4.https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_(film)

Altre fonti:
https://extremamente.it/mauro-biglino-la-bibbia-come-omero-e-i-testi-vedici/
https://cinema.everyeye.it/notizie/odissea-creature-mitologiche-apparse-film-christopher-nolan-891171.html
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-odissea-di-nolan-e-davvero-il-prequel-di-dune-il-legame-che-nessuno-aveva/n220447/
https://it.wikipedia.org/wiki/Xena_-_Principessa_guerriera
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-christopher-nolan-si-e-ispirato-ai-mostri-di-guillermo-del-toro-per/n226566/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-le-prime-reazioni-incoronano-il-film-di-nolan-come-un-capolavoro/n226467/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/christopher-nolan-e-l-ossessione-per-il-tempo-la-chiave-nascosta-dietro/n226597/
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/poster/0/
Elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni tratta da: https://www.hollywoodreporter.com/lists/the-odyssey-cast-characters-christopher-nolan/

Disclosure Day: e ora?..

«È accaduto un fatto storico senza precedenti.
La domanda ‘siamo o no da soli nell’universo’ ha avuto risposta
». No, la citazione non è tratta dal film in esame, ma da un altro cult (il film di Spielberg comunque lo diventerà), cioè da Independence Day, che il re riconosciuto del genere catastrofico, R. Emmerich, diresse nel 1996.
A trent’anni di distanza, le astronavi aliene che irrompono nei cieli di New York e di tutto il mondo, risultano ancora minacciose, ma esprimono un concetto che è valido per tutti i film di fantascienza: nello stesso istante del loro palesarsi, l’umanità prenderebbe coscienza di sé, e tutte le differenze verrebbero azzerate di colpo – che è quello che temono i potenti. Dando valore e dignità a tutto il background degli appassionati di Ufo/Uap, concetti «… sconosciuti ai ricchi contenti, ai giovani dabbene, alle fanciulle guardate a vista, alle donne che amano i mariti ed agli uomini seri che battono la strada maestra della vita, comoda, ombreggiata, senza emozioni, come senza pericoli»(1).
Tecnicamente impeccabile il film di Spielberg che torna alla FS vent’anni dopo La guerra dei mondi (il remake con T. Cruise, 2005), sceneggiato da D. Koepp, storico autore (che ha firmato anche le sceneggiature, tra gli altri di Jurassic Park, Indiana Jones, ecc.), partendo da un soggetto dello stesso Spielberg, che vede la collaborazione di altri maestri sia per la fotografia, diretta da J. Kaminski (Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan), che per la colonna sonora composta da J. Williams, i cui decenni di collaborazione con Spielberg includono le musiche di Lo squalo, E.T. l’extra- terrestre e Incontri ravvicinati del terzo tipo, con la famosa serie di 5 note (sol, la, fa, fa, do), fortemente valuta dallo stesso Spielberg, sullo schema della parola HELLO.

Independence Day, 1996

L’analisi del film che, per come è stato congegnato non sembra diretto dal maestro che racconta favole, inizia proprio dal title design, la frase Disclosure Day (=Il giorno della divulgazione) compare quasi in sfumatura forse a ribadire il concetto, ribaltato nel finale, che lo stasus quo, non può essere modificato e la verità rivelata poco alla volta. «Gli umani non possono accettare quello che sappiamo». Questo il perché del Cover Up, portato avanti dai governi di tutto il mondo con logicamente gli USA in primo piano, con le varie agenzie FBI, CIA e NASA, e che nel film sono rappresentate dalla Wardex, il cui nome sta per Waived Reporting, Development and Extraction (=Esenzione da obbligo di segnalazione, sviluppo ed estrazione). Il leader N. Scanlon (un sempre ottimo C. Firth), con i suoi agenti che si vestono “in nero” e usano auto nere, «è profondamente coinvolto nel dubbio compito di nascondere ai suoi simili la verità sugli UAP e sulle entità extraterrestri” (omissis) e proteggere le informazioni che conosce e nella sua convinzione che il mondo sprofonderebbe nel caos se certe verità fossero rese note»(PressBook, PB). Quello che intendono fare gli altri due protagonisti, il personaggio interpretato da Emily Blunt (la saga A quiet place), e cioè la meteorologa M. Fairchiald, una vera prova di bravura in quanto, dalle proprie esperienze, incluse l’abduction, trae la forza per sconfiggere il sistema, molto credibile anche per quanto riguarda la lingua aliena con “schiocchi” e suoni gutturali, per realizzare i quali, come ormai è consuetudine per i film di FS di alto profilo, avvalersi sia di una linguista E. Himelstein, per parlare coreano e russo, mentre per la lingua aliena i “vocalizzi” sono stati elaborati in post produzione dal sound designer G. Rydstrom, sette volte premio Oscar.

Qui apro un breve paragrafo, d’obbligo, perché la “xenolinguistica” è materia di studio e una cosa è l’alieno che parla una lingua aliena (l’esempio classico è la lingua Klingon, in Star Trek), molto diverso è quando un essere umano parla appunto una lingua sconosciuta, nel caso e cioè nella scena più ad effetto, Margareth, mentre dà le previsioni meteo viene letteralmente posseduta dall’entità che l’ha parassitata, – e che così si rivela al mondo, fin da quando era bambina come si capisce alla fine quando diventa sensitiva e in grado di leggere nella mente di chi gli sta di fronte. In diverse opere c’è l’umano che parla alieno, il più interessante è quello che si sente nel film Il quarto tipo (O. Osunsanmi, 2009) appunto l’abduction, dove il malcapitato parla addirittura, il sumero! La domanda è: essendo una lingua che sulla Terra non si parla da migliaia di anni, e non essendo uno studioso, come e soprattutto dove l’ha imparata? Questo, nella realtà rafforza proprio il fenomeno dei rapimenti alieni.

Nel film la Blunt, si ritrova con «segreti in grado di cambiare il mondo che solo lei può raccontare»(PB), ma con i quali ha «un profondo legame»(PB). Legame che si palesa nel rapporto con il Dr. D. Kellner, interpretato da un ottimo J. O’Connor; un mago dell’informatica ed ex responsabile della cybersicurezza, proprio per la Wardex, riesce a trafugare, con l’ausilio di una marea di chiavette USB, l’intero archivio segreto con le informazioni, i filmati (footage) sugli alieni e sulla realtà extraterrestre, che insieme al congegno chiamato “il dispositivo”, sono la classica Smoking Gun, la prova definitiva cui gli ufologi, ancora oggi, cercano, invano. Il personaggio è una sorta di ago della bilancia perché si interroga spesso che quelle informazioni devono essere divulgate in quanto «fondamentali sull’esistenza umana e su ciò che si trova oltre i limiti della nostra attuale conoscenza»(PB).

In parallelo, per ciò che concerne il rilascio di documenti segreti, così scottanti, c’è la vicenda dell’hacker britannico Gary Mckinnon che nel 2002, fu accusato dal governo americano di aver violato i sistemi di NASA, Pentagono e Dipartimento della Difesa USA, rivelando di aver sottratto gran parte dei documenti Cosmic Top Secret, riguardo gli UFO, l’elenco dei cosiddetti “ufficiali non terrestri” e soprattutto dell’esistenza di una flotta spaziale la Solar Warden, prodotto di retroingegneria aliena composta da un’astronave madre e diversi ricognitori più piccoli. Sia Margareth che il dr. Kellner sono coordinati da H. Wakefield, l’attore C. Domingo, altro ex membro della Wardex, e fidato assistente di N. Scanlon. Anche egli lotta contro l’ignoto in quanto l’umanità ha «fame di verità», sebbene questa  «sconvolgerà l’ordine costituito in tutto il mondo». Nel creare questo personaggio lo stesso Spielberg ha ammesso, di essersi ispirato alla figura del compianto Prof. John E. Mack, ex capo del dipartimento di psichiatria della Harvard Medical School, il primo scienziato accademico, al mondo, divenuto famoso per le sue ricerche sulla psicologia di coloro che sostenevano di aver vissuto un rapimento alieno, ricerche confluite nel libro del 1999: Passaporto per il cosmo. Trasformazione umana e incontri alieni (Ediz. Venexia).

Spielberg rincara la dose: «Il più grande evento della storia dell’umanità»(dal trailer). Mentre nel servizio del TG1 (28/05/2026), il regista conferma le teorie ufologiche: «Che non siamo l’unica civiltà intelligente nell’universo… che tutto questo, è vero».
Quindi: “Un futuro prossimo più vicino di quanto pensiamo”, nel reportage di C. Proietti che evidenzia gli umori della stampa americana che definisce l’opera del regista di “E.T.” come «fenomenale» e ancora: «Il miglior film degli ultimi 20 anni (omissis) un incrocio tra X-Files e la Bibbia». Sembra un ossimoro, ma non lo è, e occorrerebbero pagine e pagine per spiegare quanto di “fantascientifico” c’è nel libro sacro dei Cristiani. Ma come ogni film di fantascienza che si rispetti c’è, inevitabile il parere della Chiesa: tra crocifissi, tra chi si segna e si genuflette, fino alle ultime parole di Cristo sulla croce, e tra chi sostiene che il film sia un «seguito spirituale»(2), delle precedenti fatiche di Spielberg, una suora esce dagli schemi e afferma: «Perché (Dio, nda), avrebbe dovuto creare un così vasto universo per riservarlo solo a noi?».
Ma anche: «… il senso di meraviglia legato all’ignoto»(3), infatti, ancora il regista: «La Fantascienza mi accompagna da sempre, ho girato molti film su cose che non possono essere spiegate, dagli squali ai dischi volanti (omissis), raccogliere tutti quei documenti è stata un’impresa, sapendo che un giorno potranno finire sotto gli occhi di tutti, tutti in una sola volta»(4).

Alton Barnes, Wiltshire, Inghilterra, 13 agosto 2001

Come non può essere spiegato l’enigmatico strumento che nel film viene chiamato semplicemente “il dispositivo”, stringendo lo stesso in una sola mano, permette non solo la “visione a distanza” (remote viewing), – diventata famosa soprattutto negli anni ’70 quando la CIA e il governo degli Stati Uniti finanziarono programmi di ricerca e spionaggio parapsicologico; ma anche una sorta di teletrasporto virtuale in un luogo diverso e creare in un istante un Crop Circles (i famosi cerchi nel grano, una spina nel fianco della scienza ufficiale in quanto a distanza di diverse decine di anni, ancora non si è capito come si formino gli “agroglifi”) quando è nelle mani del Dr. Kellner. Tutta la natura sembra coinvolta, come se volesse avvertire l’umanità che qualcosa di grosso stia per accadere ed ecco che ritorna la simbologia del Cervo «che sembrano spaventati» ma anche un Cardinale rosso, una Volpe rossa e un Procione, tutti realizzati in CGI, alieno compreso, loro sì, come usciti da una favola, insieme alla casa di Hansel e Gretel.

«Il mondo è sull’orlo del baratro», e non ci vuole molto per capirlo, così arriviamo al gran finale, che se cinematograficamente è valido, non soddisfa a pieno quanti, in primis gli ufologi, si interrogano da anni appunto sul come dovrebbe avvenire il Disclosure: secondo chi scrive non avverrà mai! Nessuna ammissione da parte dei poteri forti, nessuna dichiarazione delle caste di potere: scienziati, militari, politici, industriali e religiosi, – io nutrivo una flebile speranza per Papa Francesco, nemmeno un comunicato ad esempio dall’ONU, niente Edizioni Straordinarie dei media istituzionali: solo il servizio giornalistico della protagonista, mentre scorrono le immagini. Ma lo stesso, il mondo come in Ultimatum alla Terra (R. Wise, 1951), si ferma e tutta l’umanità resta ammutolita a guardare gli schermi televisivi, pubblicitari per strada e soprattutto quello più minuscolo degli smartphone, in fin dei conti, troppo poco e non può bastare certo guardare la realtà attraverso il filtro tecnologico.

Troppo poco perché ormai tutto quello che c’era da dire, forse è stato detto, tutto quello che si doveva vedere forse, è stato visto: ogni giorno, proprio grazie ai telefonini, si registrano eventi strani, senza nessun tipo di ufficialità. I footage che vengono mostrati, soprattutto quelli in bianconero, rimandano ad eventi accaduti, come gli ultimi resi noti poco tempo fa dalla Marina Americana, ma anche un filmato del 1973 girato nella Homestead Air Force Base con il presidente Nixon, quando sappiamo bene che, invece già nel febbraio del 1954 nella base Muroc Airfiled, oggi base aerea di Edwards in California, membri del governo americano presieduto da D. Eisenhower, ricevettero una delegazione aliena! Inoltre, sempre in B/n, corpi di alieni del tipo “grigio”, responsabili dei rapimenti dei due protagonisti e delle loro analisi, sul tavolo, nella stanza piena di luci. Da notare, infine alcuni frames relativi al filmato conosciuto come “il filmato della tenda”, dove si vedono molti reperti recuperati, insieme ai corpi degli alieni nell’ormai sdoganato Ufo crash di Roswell (1947).

E ora? «Il film gioca su ciò che la gente sa, perché l’intera idea è che forze potenti abbiano insabbiato la cosa e cercato di convincere le persone che ciò che abbiamo sentito nel corso degli anni non è vero»(PB), spiega ancora D.Koepp. Watch The Sky, (=Osservate il cielo), ammonisce il giornalista in La cosa da un altro mondo» (C. Nyby, 1951), ma prima dovremmo aprirci all’altro, quasi tornare bambini, a «prima che ci insegnino a cosa credere e cosa pensare, è il nostro cuore a dirci che esiste qualcos’altro là fuori»(Man in Black II, B. Sonnenfeld, 2002). Ed è con il cuore in mano che mi rivolgo a quanti hanno visto il film, non da appassionati, ma da curiosi, a tutti quelli che all’uscita forse è scoccata una scintilla e si sono chiesti: “Ma, chissà?..”, a quanti di loro si sono interrogati sulla veridicità della realtà extraterrestre, posso solo dire: «Benvenuti nel nostro mondo».

Nota dell’autore:
Dove non specificato le citazioni sono tratte dal film.
Il PressBook (PB) è © UNIVERSAL PICTURES e © AMBLIN ENTERTAINMENT.

Note:
1.Cletto Arrighi, La Scapigliatura e il 6 febbraio, Redaelli, 1862.
2.https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-e-davvero-un-sequel-segreto-l-intrigante-teoria-sul-nuovo/n224010/
3.https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-steven-spielberg-se-non-siamo-soli-nell-universo-perche-non/n222372/
4.https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/news/steven-spielberg-la-fantascienza-mi-accompagna-da-sempre/

Altre Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Disclosure_Day
https://www.comingsoon.it/cinema/news/steven-spielberg-il-rischioso-titolo-del-suo-prossimo-film-sugli-ufo-non-e/n195629/
https://www.esquire.com/it/cultura/film/a69805588/disclosure-day-spielberg/
https://cinecittanews.it/disclosure-day-il-trailer-del-nuovo-film-di-spielberg-riaccende-il-mistero-alieno/
https://www.sentieriselvaggi.it/il-misterioso-nuovo-film-di-steven-spielberg/
https://www.ilpost.it/flashes/steven-spielberg-disclosure-day-trailer/
https://www.fantascienza.com/31346/ecco-il-trailer-di-disclosure-day-il-misterioso-film-di-steven-spielberg
https://www.fantascienza.com/index.php/31333/a-pochi-giorni-dal-primo-trailer-si-specula-sul-titolo-del-nuovo-film-di-spielberg
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/video/?vid=48614
https://www.comingsoon.it/cinema/news/aspettando-disclosure-day-rivediamo-al-cinema-incontri-ravvicinati-del/n215608/
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/scheda/
https://www.taxidrivers.it/501717/trailers/disclosure-day-steven-spielberg-rivela-la-verita-sugli-ufo.html
https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2026/05/28/news/disclosure_day_recensioni_critica_americana_nuovo_film_steven_spielberg-425375360/
https://www.repubblica.it/venerdi/2026/05/21/news/steven_spielberg_alberto_angela_disclosureday_film-425359021/?ref=RI_d_a_embed
https://www.fantascienza.com/31548/l-ultimo-trailer-di-disclosure-day-svela-poco-i-nuovi-alieni-di-spielberg
https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/arrivano-gli-alieni-tranquilli-ci-pensa-steven-spielberg-saro-l/n223427/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/steven-spielberg-il-nuovo-film-s-intitola-disclosure-alcune-pubblicita/n213227/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-ecco-il-trailer-ufficiale-in-italiano-del-nuovo-film-di/n218934/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-il-trailer-finale-dell-attesissimo-film-di-steven-spielberg/n223799/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-le-rivelazioni-si-avvicinano-nel-nuovo-spot-in-italiano-del/n216768/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-josh-o-connor-sul-livello-di-segretezza-del-film-un/n222087/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-e-il-miglior-film-di-steven-spielberg-degli-ultimi-20-anni/n223839/
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/scheda/
https://www.fantascienza.com/31798/il-ritorno-agli-alieni-di-steven-spielberg
https://www.comingsoon.it/cinema/news/quanto-c-e-di-vero-in-disclosure-day-i-casi-ufo-reali-che-hanno-ispirato/n225207/

credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/poster/1/
https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-la-nascita-di-independence-day-e-il-merito-di-mars-attacks/
https://www.venexia.it/libri/collane/i-ponti/passaporto-per-il-cosmo/
https://petrusplancius.livejournal.com/1210531.html

Messaggi nascosti nei film: ci stanno programmando?

Quando inventarono “il cinema” i fratelli Lumière, lo concepirono, erroneamente, solo come un mezzo utilizzato al solo scopo scientifico; fu G. Méliès, pochi anni dopo, a sfruttarlo per realizzare “sogni ad occhi aperti”. Oggi a più di cento anni dalla nascita, il cinema è totalmente cambiato: innovazioni tecnologiche, la computer grafica e non ultima l’I.A., hanno aumentato a dismisura il potere delle immagini. Un film, ora è qualcosa che coinvolge tutti i sensi ed è per questo che lo spettatore in pratica è completamente in balia di ciò che sta guardando, rendendolo una sorta di spugna che assorbe concetti anche positivi, ma soprattutto passivi, senza possibilità di difesa. Facendo quindi sorgere il dubbio, legittimo, che Il cinema sia solo puro intrattenimento oppure qualcosa di molto più profondo. In questa puntata realizzata con il canale YouTube “Frontiere Proibite”, dell’amico Roberto La Paglia, analizziamo i messaggi nascosti nei film, i simboli subliminali, le immagini impercettibili e i suoni che agiscono direttamente sull’inconscio dello spettatore. Dai casi più famosi come Fight Club, The Manchurian Candidate, The Shining e il cinema di Kubrick, fino ai controversi esempi nei film d’animazione, esploriamo il confine sottile tra simbolismo artistico e manipolazione mentale. Un esercizio dove il confine tra realtà e finzione, scienza e fantascienza diventa ancora più labile. 

Di seguito il link (clic sull’immagine):

Buona visione.

L’I.A. e l’Ufo crash di Roswell

Cronaca dell’incidente sul Roswell Daily Record dell’8 luglio 1947

Premessa
Quando scrissi la recensione sul film Oppenheimer (qui il post), parlai con due cari amici, entrambi laureati in matematica (e uno di loro appassionato astrofilo) chiedendo se fosse stato possibile calcolare le probabilità che l’ufo di Roswell cadesse proprio in quella zona. La risposta che mi diedero entrambi e che le variabili erano diverse e che era un calcolo estremamente difficile, perché queste dipendono da diversi fattori. Tre anni fa, i sistemi di Intelligenza Artificiale muovevano i primi passi e lì per lì non ci pensai più di tanto. Ora però che gli stessi sistemi sono in fase di enorme sviluppo ho utilizzato uno di questi (Gemini di Google), per l’analisi dei dati utili, che hanno portato al testo che segue. I risultati sono più che sorprendenti, non solo, ma aprono uno squarcio enorme e danno una dura spallata al castello di carte sostenuto dalla verità ufficiale, dagli scienziati e dai militari che nel corso degli anni si sono espressi sull’argomento.
Nota: Non sono un matematico quindi lascio al lettore la facoltà di approfondire termini e variabili delle equazioni sviluppate dall’IA.

Prompt 1:
La superficie totale del globo terracqueo (la Terra) misura circa 510 milioni di chilometri quadrati, il triangolo formato dalle città di Los Alamos, Alamogordo e Roswell, negli Stati Uniti misura circa 22.308 km quadrati. Quante probabilità c’erano che L’Ufo Crash di Roswell, nel 1947, si verificasse proprio in quell’area?
(l’area del triangolo è stata calcolata con l’ausilio di Google Earth)

Gemini:
È un calcolo statistico affascinante, soprattutto perché quell’area del New Mexico — spesso chiamata il “Triangolo del Progetto Manhattan” — (che io definisco “magico” nel post di cui sopra, nda), era il cuore pulsante della tecnologia nucleare e missilistica statunitense negli anni ’40.
Se consideriamo la caduta come un evento puramente casuale (come il lancio di un dardo su un mappamondo), ecco come si sviluppano le probabilità.

Il Calcolo Matematico
Per trovare la probabilità che un evento casuale si verifichi in un’area specifica rispetto alla superficie totale del pianeta, utilizziamo il rapporto tra le due aree:

Cosa significa questo numero?
Per rendere il dato più leggibile, possiamo esprimerlo in termini percentuali o come frazione:
-Percentuale: Circa lo 0,0044%.
-Rapporto: Circa 1 su 22.862.
In altre parole, se un oggetto cadesse dal cielo in un punto completamente casuale della Terra, avresti circa una possibilità su ventitremila (23.000, nda) che colpisca proprio quel triangolo di terra nel New Mexico.

Prospettiva e Contesto
Sebbene la probabilità statistica sia estremamente bassa, i ricercatori e gli appassionati di ufologia spesso sollevano un punto critico: la causalità contro la casualità.
-L’Ipotesi del Caso: Se l’incidente fosse stato un evento naturale o un guasto casuale di un velivolo non terrestre, la probabilità di colpire quell’area specifica sarebbe quasi nulla (appunto, lo 0,0044%).
-L’Ipotesi dell’Interesse: Se invece accettiamo l’idea che un’entità esterna stesse monitorando le attività umane, quel triangolo non era affatto “casuale”. Nel 1947, Roswell ospitava l’unico squadrone al mondo capace di lanciare bombe atomiche (il 509th Composite Group), Alamogordo era il sito del primo test nucleare (Trinity) e Los Alamos era dove la bomba era stata progettata.
-Nota di curiosità: Se restringiamo il campo alla sola superficie terrestre emersa (circa 149 milioni di km2), la probabilità sale allo 0,015% (circa 1 su 6.678). Resta comunque un evento statisticamente molto improbabile per essere un puro caso.

Prompt 2:
intensifica il calcolo tenendo presente, velocità dell’Ufo, rotazione terrestre e condizioni meteo

Gemini:
Per intensificare il calcolo, dobbiamo passare dalla probabilità geometrica statica (il dardo lanciato a caso) a una simulazione dinamica. Se introduciamo variabili fisiche come velocità, rotazione e meteo, il calcolo non riguarda più solo “dove cade”, ma “come e quando” interseca quel bersaglio in movimento. Ecco come questi fattori influenzano drasticamente le variabili in gioco:

1. La Rotazione Terrestre (Velocità Tangenziale)
La Terra non è un bersaglio fermo. Ruota alla velocità angolare di circa 15° all’ora. Alla latitudine del New Mexico (circa 33° N), la velocità di rotazione lineare è di circa:

Vrot  = 1670 × cos(33°) ≈ 1400 km/h

Se l’UFO fosse un oggetto in orbita che perde quota, il “bersaglio” di 22.308 km2 sfreccerebbe sotto di lui a 1.400 km/h. Se il guasto durasse anche solo 60 secondi, il punto di impatto potenziale si sposterebbe di oltre 23 km, portandolo facilmente fuori dal triangolo.

2. Velocità dell’UFO e Angolo di Rientro
Qui la probabilità crolla ulteriormente. Se ipotizziamo velocità tipiche dei rientri atmosferici o dei velivoli avanzati (diciamo dai 5.000 ai 20.000 km/h):
-Il tempo di percorrenza sopra il Triangolo del New Mexico sarebbe di pochi secondi.
-La “finestra di errore” temporale: Per colpire quel triangolo, l’evento critico (il guasto o l’abbattimento) deve avvenire in una finestra temporale di circa 2-5 secondi.

3. Condizioni Meteo (Il fattore “Temporale”)
È storicamente documentato che la notte del crash di Roswell (inizi di luglio 1947) l’area era colpita da violentissimi temporali elettrici.
-Turbolenza e Attrito: I venti ad alta quota (Jet Stream) e le correnti ascensionali dei cumulonembi esercitano forze di decine di tonnellate sulle superfici di un velivolo.
-Densità dell’aria: I cambiamenti di pressione improvvisi alterano la portanza.
Se il crash fosse stato causato dal meteo, la probabilità non è più casuale su tutta la Terra, ma si concentra solo sulle zone colpite da tempeste in quel momento. Tuttavia, considerando che in ogni istante sulla Terra ci sono circa 2.000 temporali attivi, la probabilità che il fulmine “giusto” colpisca il velivolo proprio sopra l’area nucleare più segreta del mondo rimane infinitesimale.

Il Calcolo Raffinato (Stima della Probabilità Dinamica)
Se consideriamo il “volume di spazio-tempo” in cui l’evento deve verificarsi, la formula diventa un’integrazione della posizione rispetto al tempo P(t).
Senza entrare in calcoli ipotetici eccessivi, possiamo stimare che la combinazione di:
-Posizione geografica (1/22.862)
-Finestra temporale della rotazione (circa 1/43.200 secondi in un giorno)
-Variabile Meteo locale (presenza di tempesta elettrica in quel punto esatto)
Porta la probabilità combinata di un evento casuale e non intenzionale a una cifra prossima a:

Ptot  ≈ 10−9 (una su un miliardo)

Conclusione Tecnica
Se un bullone si svitasse a caso da un UFO in orbita, la probabilità che cada in quel triangolo è quella calcolata prima (0,0044%). Ma se consideriamo che deve cadere mentre c’è un temporale, mentre la Terra è ruotata esattamente in quel punto e alla velocità necessaria per non superare il perimetro, la probabilità diventa così bassa da rendere l’ipotesi del “puro caso” scientificamente difficile da sostenere.
Questo rafforza l’idea che l’UFO si trovasse lì intenzionalmente (per monitoraggio nucleare) e che le condizioni meteo abbiano agito su un bersaglio che era già “in zona” per motivi specifici.

 

Nota finale dell’autore:
Come avrete notato non ci sono citazioni né fonti in quanto il testo è frutto dell’analisi di Gemini che, come si legge alla fine di ogni ricerca può commettere errori. Non ho verificato, per ovvi motivi, data la complessità dell’argomento, se tale ricerca è stata già effettuata da altri oppure se è già stato scritto qualcosa in merito, quindi mi riservo la facoltà, nel caso ci fossero rimostranze da parte di altri autori o altri siti ecc. di rivedere il testo. Infine la ricerca con Gemini è stata da me effettuata il 7 aprile 2026. Per approfondire l’argomento a parte libri, articoli su riviste e siti web, nonché documentari, consiglio la visione del film Roswell (J. Kagan, 1994), una onesta trasposizione dei fatti accaduti nell’ormai lontana, calda estate del 1947.

Leone per Agnello

Con la “A” rigorosamente in maiuscolo, come vedremo dopo. Gli appassionati di cinema però, credo che abbiano capito la parafrasi del titolo che richiama al film “Leoni per agnelli”, al plurale e con la “a” minuscola ad indicare, in questo caso, il grazioso animaletto, ma che identifica, nel film un concetto ben preciso. Il film, di cui scrissi la recensione sulla rivista X-Times, è del 2007, diretto e interpretato da Robert Redford, nelle vesti di un professore universitario, da Meryl Streep nei panni di una giornalista che intervista un inedito Tom Cruise, lontano dalle Mission Impossible, qui dietro la scrivania di un giovane senatore. Redford, non lascia spazio alle interpretazioni, anche se i dialoghi sono l’asse portante del film e mette tutto sotto gli occhi dello spettatore che, tra le scene in interni (l’ufficio del professore a confronto con un tenace studente e l’ufficio del senatore), e gli esterni (le scene drammatiche di guerra), ha tutti gli elementi per capire il fine stesso della trama che, banalmente potrebbe portare, chi non è profondo conoscitore di certe nozioni, a semplificare con un «vabbè, ma queste cose si sanno». Non è così. Infatti, il film anche se lascia l’amaro in bocca per come, in realtà vanno certe cose, fa capire che potrebbe essere rimasto un briciolo di speranza, ma gioca sull’ambivalenza e quindi sull’interscambio dei due concetti: i leoni diventano agnelli e se ne stanno in disparte, sono le volpi che mandano gli altri allo sterminio, le iene che ridacchiano vedendoli morire e per la riuscita dei loro, sadici, piani; gli agnelli invece diventano leoni, e sono quelli che hanno il coraggio di agire, di non starsene con le mani in mano e che cercano di migliorare le cose. Ora, l’Agnello di Dio (Agnus Dei), è un’espressione evangelica (Giovanni 1, 29-36) riferita al Cristo che rappresenta la vittima sacrificale per la redenzione dei peccati dell’umanità. Mentre il significato del nome “Leone”, in latino, è riferito al felino simbolo di «fierezza, coraggio e nobiltà»: questo il nome scelto dall’agostiniano Papa Leone XIV, missionario e studioso, ma non quanto il suo predecessore Papa Francesco (di cui ho scritto in passato, v. link alla fine del post), gesuita, -i gestori della Specola Vaticana. Rudolf Steiner, uno dei più famosi studiosi alternativi del secolo scorso, e per questo definito uno pseudo scienziato, disse : «I Gesuiti sono l’unica organizzazione occidentale che dispone di poteri occulti, in confronto le società segrete sono semplici boy scout»(1). Papa Leone XIV ha scelto questo nome anche perché l’antesignano (Papa Leone XIII) fu l’autore dell’Enciclica Rerum Novarum (= “Di Cose Nuove”, 1891), quindi i due “Leone” sono accumunati dal fatto che entrambi si sono prefissati di «perseguire un mutamento nell’impostazione del papato rispetto al proprio predecessore»(2), nel caso di Leone XIII fu Pio IX. L’Enciclica rappresentò «una svolta nella Chiesa Cattolica, ormai pronta ad affrontare le sfide della modernità come guida spirituale internazionale (omissis) e formulò quindi i fondamenti della moderna dottrina sociale della Chiesa»(3). Quindi la domanda è: Papa Leone, sarà in nomem omen, un vero Re Leone, oppure anch’egli un agnello sacrificabile? Forse no ma, escludendo ciò che dice la catechesi, l’importante è che appunto, non interscambi le due posizioni. Nella Messa d’Insediamento del 18 maggio scorso, nell’Omelia, S.S. con profonda umiltà, ma con un elevato senso di consapevolezza, ha parlato di pace, di unità, del «molti diventare uno», concetto fantascientifico e non solo perché è l’asse portante del film Arrival (D. Villeneuve, 2016), perché guarda all’umanità intera, -e quindi vedremo se sarà in grado quantomeno di far tremare i potenti della Terra che aborriscono tale ipotesi. Tesi che, tutto sommato, sono state espresse anche da Papa Francesco il quale, a proposito della Pace, ribadiva spesso che alla base della guerra (la Terza Guerra Mondiale «a pezzi»), guardando direttamente alla causa, non all’effetto, c’è la produzione e il commercio delle armi. Ma Leone XIV sta già seminando nel solco lasciato da S.S. Bergoglio, infatti nella fase cruciale del discorso, ha parlato veramente “di cose nuove” per un Pontefice: il «paradigma economico», che Egli ha toccato con mano quale missionario in America Latina -che purtroppo rimarrà tale finché vigerà il sistema basato sul profitto (nda), mettendo infine al bando tutte le propagande che possono in qualche modo nuocere all’uomo, religione compresa! «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Apocalisse 21, 5), Papa Francesco che, lo ricordiamo, ordinò cardinale Robert Francis Prevost «il cardinale che può fare la storia»(4), due anni fa, logicamente nella sua umiltà non avrebbe mai potuto assolvere al compito come Cristo; ci ha provato, questo sì, ma alla fine non dico che ha deluso, ma sicuramente ha scontentato un po’ tutti: i conservatori perché ha innovato, almeno teoricamente, e gli innovatori perchè avrebbe potuto fare molto di più. Oltre a cambiare la Chiesa, poteva cambiare il mondo, dimostrando che niente è immutabile e sovvertire quel paradigma che adesso è nei piani di Papa Leone, ma che non cambia da 2000 anni e più, fatta eccezione per il passaggio dalla visione Tolemaica (in linea con i dettami del Vaticano e della Bibbia: l’uomo e la Terra al centro della Creazione e dell’Universo), alla visione Copernicana: l’umanità e il nostro pianeta sono soltanto uno dei tanti, come sosteneva Giordano Bruno, tesi che come sappiamo gli costò il rogo. Francesco indiscutibilmente poteva lasciare un’impronta indelebile su questo nostro, martoriato pianeta, solo due le ragioni: o non ha voluto andare fino in fondo, e questo umanamente, è accettabile, oppure ancora una volta non glielo hanno lasciato fare e io «voglio credere» (X-Files) a questa seconda ipotesi.

 

Note:

1.In Andrea Franco, “Chi ha avvelenato Rudolf Steiner?”, Uno Editori, 2014.

2.https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Leone_XIII

3.idem.

4.https://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/dalladdio-a-francesco-al-nuovo-papa/2025/05/08/chi-e-il-nuovo-papa.-robert-francis-prevost-bergogliano-moderato-per-una_d19d68d3-f45f-423e-9a7a-a6c31a93d1f6.html

Altre Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Agnus_Dei

https://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/dalladdio-a-francesco-al-nuovo-papa/2025/05/08/la-scelta-del-nome-leone-xiv-lomaggio-al-papa-lavoratore-della-rerum_d3b53507-f42d-400a-a3a5-c9fd3012fcda.html

https://www.mymovies.it/film/2007/leoni-per-agnelli/

https://www.pampers.it/gravidanza/libro-dei-nomi/nomi-bimbo/leone

https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Leone_XIV

Immagini tratte da:

https://www.mymovies.it/film/2007/leoni-per-agnelli/poster/0/

https://torinocronaca.it/news/attualita/512891/ucraina-apertura-ai-negoziati-papa-leone-xiv-offre-il-vaticano-per-un-dialogo-di-pace-storico-con-la-premier-meloni.htm

Post su Papa Francesco (in ordine cronologico):

Il Global Warning e il Rispetto per il Creato

Il Global Warning e il Rispetto per il Creato P.2

Un titolo profetico?

Fly me to the Moon

Fly me to the Moon, uscito da poco nelle sale con il sottotitolo “Le due facce della Luna”, quindi da non confondere con il film d’animazione diretto da Ben Stassen nel 2008, che narra le vicende di una mosca che sale a bordo dell’Apollo 11 e dove Buzz Aldrin dà la voce a sè stesso, che è anche il titolo del famoso brano musicale scritto da Bart Howard nel 1954 e portato al successo, tra gli altri, da Frank Sinatra, dieci anni dopo. La canzone, il cui titolo originale era in realtà In Other Words, divenuto poi famoso appunto con le prime parole del testo stesso è inserito in varie colonne sonore tra cui Space Cowboy (2000), di C. Eastwood. Tutti elementi che rendono ancora più leggendaria la storia che sta dietro alla pellicola diretta da Greg Berlanti e prodotta anche dagli Apple Studios. Da complottisti, chi di noi non sarebbe voluto essere una mosca per entrare nella navicella dell’Apollo 11 e vedere come esattamente sono andate le cose? Sono andate come ce le hanno sempre raccontate, oppure?.. Moonhoax(1) a parte, è la storia di «una missione che non può fallire, nemmeno se fallisce. In quel caso bisognerà convincere tutti che è andato tutto bene», è il giornalista della Rai, Emiliano Condò(2) a descrivere in estrema sintesi il film. Ed è dai titoli di testa che la vicenda prende le mosse: il primo satellite russo (lo Sputnik, 1957), i primi lanci, il discorso di JFK (1962), che impone all’America, nel decennio, di andare sulla Luna -altro elemento per il quale la missione non doveva fallire e, appunto il primo tragico fallimento, il rogo all’interno dell’Apollo 1, dove persero la vita i primi tre astronauti. Il film -forse ispirato a fatti reali (il soggetto è di Keenan Flynn e Bill Kirstein, mentre la sceneggiatura è stata affidata a Rose Gilroy), vede come protagonisti Scarlett Johansson (qui anche produttrice) che interpreta Kelly Jones, affermata Manager del marketing che dovrà letteralmente «vendere la Luna» al mondo e Channing Tatum/Cole Davis, dal fisico prestante, da vero astronauta, ma relegato a capo della missione per un problema cardiaco che lo costringe a rimanere a terra. Anche se non tutto sembra filare per il verso giusto, soprattutto in un clima di guerra fredda, la svolta avviene quando Woody Harrelson, che veste i panni di Moe Berkus (che risponde direttamente al Presidente Nixon), in un’altra magistrale interpretazione, assume la Johansson, per un motivo ben preciso, siccome «The Failure is not at option» (Doc. TV, 2003), urge la necessità -e questo è assolutamente concepibile, di avere un piano “B”, la realizzazione in studio del tanto vituperato falso allunaggio! Il progetto Top Secret, dove si rischia la morte solo a parlarne, denominato Artemis (la sorella di Apollo), con la regia affidata ad un amico di K. Jones, che in realtà svolge molto bene il suo compito, cioè di far sembrare reale ciò che reale non è. E qui iniziano le varie ipotesi che contribuiscono ad alimentare le tesi cospirazioniste e complottistiche. Per non entrare troppo nello specifico -le pellicole, oltre a quelle citate, che trattano l’argomento, sono molte e ci dovremmo dilungare non poco (per chi vuole approfondire, in fondo troverete i link ad altri articoli sull’argomento pubblicati su questo blog), gli elementi sono tanti: il direttore della fotografia che mostrando un solo grande faro, giustamente afferma che sulla Luna, c’è una sola fonte di luce, i cavi che sorreggono gli astronauti nei loro goffi movimenti, la bandiera che si agita, ecc. Da notare che nel film Interstellar (C. Nolan, 2014), le Missioni Apollo sono categoricamente smentite: niente sbarchi sul nostro satellite(3); di contro invece in Capricorn One (P. Hyams, 1977), lo sbarco simulato è su Marte (che molti ritengono che in realtà ci sia stato davvero), inoltre nella serie tv For All Mankind, in una storia alternativa, il primo uomo è un cosmonauta dell’Unione Sovietica! «Una verità è una verità e nessuno ci crede, una bugia è una bugia e tutti ci credono», è Kelly Jones che propone di montare una telecamera esterna perché gli americani vogliono sempre essere presenti; è lei che ispira ad Armstrong la famosa frase ed è la stessa che suggerisce di manomettere la telecamera in modo da mandare in onda il vero filmato. In realtà le cose non sono così semplici come sono state fin qui descritte, -il film è ben fatto, i protagonisti perfettamente calati nella parte e il regista che dimostra di essere a suo agio, grazie anche ad un ottimo montaggio (in alcuni frangenti il linguaggio è più da serial che da film), e si destreggia a meraviglia quando deve passare tra elementi che spaziano tra la realizzazione e la mistificazione, tra il serio e il faceto, tra il complottismo e ciò che forse è stato vero e quello che davvero era falso. Berlanti è quindi bravo a mescolare le acque, rendendole più torbide, a mischiare le carte con le quali è stato costruito il falso castello, il risultato ottenuto seppur ottimo, quindi non rischiara le tenebre, ma tra situazioni ironiche e da commedia romantica, nelle due e passa ore di visione non ci si annoia affatto.

Il Logo della NASA

[Spoiler:] Divertente la sequenza finale quando neanche loro sanno cosa sta andando in onda, visto che le immagini che arrivano dai due monitor televisivi sono quasi simili e il tutto viene chiarito dalla presenza di un gatto nero che entra in scena, con un addetto della sicurezza che pende da una corda, caduto per cercare di acchiappare l’animale. «Dovevamo chiamare Kubrick», la penultima battuta della Jones, e qui i complottisti hanno sicuramente avuto un sussulto, perché lui è il maggior indiziato per la realizzazione della frode lunare, avendo in curriculum film come 2001 (il film è del 1968, un anno prima, nda) e Shining (1980), che qualcuno ha indicato come pieno di indizi(4) relativi appunto alla missione Apollo 11. No, non è la battuta relativa a Kubrick, ma secondo chi scrive e non solo, tutta o tutte le missioni Apollo, -qui iniziano le implicazioni ufologiche, in realtà nascondono e sono nascoste nella loro totalità per celare la realtà extraterrestre, ecco il vero motivo per il quale la NASA, che ha concesso l’uso del suo vero logo, con tanto di doppio “graffio” rosso, una sorta di “lingua biforcuta”, il cui concetto credo sia chiaro a tutti, ha dovuto falsificare le o la missione. Ecco, quindi, il perché del sottotitolo Le due facce della Luna, riferite non all’ambivalenza del film stesso, ma dal fatto che proprio sul lato nascosto del nostro satellite ci sono evidenti strutture aliene, «Persino la follia di una colonia nazista» come commenta Emiliano Condò che definisce «strampalate» le varie teorie del complotto. Inutile dire che non siamo d’accordo: tra accenni all’ormai arcinota Area 51, dove presumibilmente Kubrick fece quello che fece, tra allusioni agli Ufo recuperati, stavolta in fondo all’oceano, e non a Roswell (1947), l’ultimo dialogo tra la Johansson e Harrelson, chiarisce almeno l’aspetto più importante dell’opera di Berlanti:

«Gli alieni esistono?». «Camminano tra di noi…».

Come dire, in altre parole…

 

Note:

  1. Bill Kaysing, “Non siamo mai andati sulla Luna“, 1976.
  2. TG1 h: 20.00 del 02/07/2024.
  3. https://www.fantascienza.com/28767/2001-versus-interstellar
  4. https://movieplayer.it/articoli/fly-me-to-the-moon-film-storia-vera-luna-kubrick_32982/

Altre fonti:

https://www.fantasymagazine.it/36311/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna

https://www.fantasymagazine.it/36313/fly-me-to-the-moon-al-cinema

https://www.comingsoon.it/film/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/64550/recensione/

https://www.cinematografo.it/recensioni/fly-me-to-the-moon-eslp16bz

https://www.mymovies.it/film/2024/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/

https://www.fantascienza.com/28767/2001-versus-interstellar

https://it.wikipedia.org/wiki/Fly_Me_to_the_Moon_-_Le_due_facce_della_Luna

Altri Post sull’argomento:

https://www.giuseppenardoianni.it/first-man-destination-moon/

https://www.giuseppenardoianni.it/luna-severa-maestra/

https://www.giuseppenardoianni.it/luna-il-grande-balzo-mancato/

https://www.giuseppenardoianni.it/ad-astra-verso-le-stelle/

Credits:

https://www.mymovies.it/film/2024/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/poster/0/

https://www.astrospace.it/2020/04/02/il-verme-e-tornato-la-nasa-riusera-il-vecchio-logo/

 

Rebel Moon – Parte 1: Figlia del fuoco

È disponibile su Netflix il film Rebel Moon – Parte 1: Figlia del fuoco (2023), la seconda parte, La sfregiatrice, sarà disponibile solo dal 19 Aprile prossimo. Diretto da Zack Snyder, per il quale è stato coniato il termine SnyderVerse, a sintetizzare l’ampio spettro d’interesse dello stesso, che ha già all’attivo film come: Justice League (2021), 300 (2014) e diverse pellicole sui Supereroi della DC Comics, storica antagonista della Marvel.

La protagonista, l’attrice algerina Sofia Boutella (Star Trek Beyond, 2016), interpreta, in un cast All Star, la giovane e misteriosa Kora, che da una pacifica colonia ai confini della galassia parte alla ricerca di alleati per combattere il tirannico imperatore Balisarius (che poi si scopre essere il padre adottivo della ragazza). L’opera è ispirata ad altri film/saga in particolare Star Wars e Il Signore degli Anelli, come confermato dalla produttrice-moglie del regista, Deborah Snyder. Ed è vero, perché l’impronta fantasy c’è tutta e il film stesso è ad ampio respiro, nel senso che la fantasia si mischia perfettamente con la fantascienza. L’inizio sembra invece un libro di storia, ma attenzione non la narrazione che tutti abbiamo acquisito, in pratica quella studiata nelle scuole di ogni ordine e grado. Se le conquiste dell’umanità abbracciano un lungo lasso di tempo, ancora non si è capito in termini esaustivi come sia nata la prima civiltà umana (i Sumeri) e, di conseguenza, quale sia stata la molla dello sviluppo della stessa e di pratiche come ad esempio l’agricoltura.

Infatti, se ormai diamo per scontato certi concetti, in realtà è tutto avvolto ancora nell’oscurità, indipendentemente da ciò che dicono gli esperti, sempre impegnati a sminuire, minimizzare e confutare, a fronte anche di testi validi come ad esempio Il mistero della Genesi delle Antiche Civiltà di Alan Alford, libro che non dovrebbe mai mancare ad un ricercatore serio e appassionato.

La scena si apre con un’esterna di un campo che Kora sta arando, sullo sfondo un green screen che mostra un pianeta simile a Giove, il pianeta quindi è una sua luna, la Luna Ribelle. Con l’arrivo improvviso dell’astronave aliena, la preoccupazione inizia a scorrere tra i componenti del piccolo e pacifico villaggio. La nave spaziale, che arriva dal “Mondo Madre”, è comandata dal perfido e feroce Ammiraglio che pretende tutto il tributo destinato agli «Dei del raccolto»; uccide il “Padre del villaggio” (il capo), e ricorda che c’è una taglia sui ribelli che, se denunciati, potrebbe servire per comprare tecnologia per arare meglio i campi. Ma i contadini credono che «fare il lavoro a mano, ci connetta alla Terra e onori i sacri Dei che ci danno la vita». Sebbene nel villaggio stesso c’è un minimo di tecnologia, in effetti -e questo nessuno studioso ufficiale  ve lo direbbe, la civiltà sumerica è nata già formata e l’agricoltura è stata solo un piccolo regalo degli Dei! Spiegare nei dettagli come effettivamente sono andate le cose è difficile e, inoltre, complicato visto che qui si tratta di un film. Ma autori come E. Von Däniken, l’italiano P. Kolosimo, il famoso, compianto sumerologo Z. Sitchin, fino a Mauro Biglino (e solo per citarne alcuni), nei loro testi analizzano quella che è conosciuta come la “storia alternativa”. Il dilemma, purtroppo per quelli che credono e difendono le teorie ortodosse, è che così, quasi tutti i tasselli, per quello che conosciamo fino ad oggi, si incastrano in modo più logico. Il Dio della Bibbia era soltanto uno tra tanti Dei e nemmeno il più importante! Ed è su questo assunto che la Chiesa ha fondato il suo credo!

I Sumeri chiamavano questi esseri “Anunnaki” (=coloro che dal cielo sono scesi sulla Terra, secondo Z. Sitchin), in verità coloro che ci hanno creato. Di fatto, i discesi dall’astronave dimostrano da subito «come chi ha il potere si comporta con chi non ce l’ha». Dalle casse tirano fuori i loro aiutanti robot (forse i Cherubini della Bibbia?) e interagiscono con gli umani mostrando un potere assoluto, fino a prendere con la forza, persino sessualmente, chi capitava a tiro, soprattutto giovani fanciulle con i capelli lunghi, nel film come nella Bibbia. Ecco il motivo per il quale, secondo San Paolo, le donne dovevano proteggersi con il velo… Ma la ragazzina, l’Acquaiola, porta con sé, oltre all’acqua un simbolismo esoterico che, sebbene oggi sia confluito in gran parte nell’astrologia, non possiamo esimerci dal non analizzarlo. Chiaramente il primo significato e quello dell’altruismo e della libertà, la cui ricerca assume un significato molto profondo. Il simbolismo inoltre, si identifica nel mito di Prometeo che rubò il fuoco agli Dei per donarlo agli uomini; l’interesse per il progresso è insito, anche se la civiltà è ad un livello inferiore, l’anelito è sempre rivolto alla fratellanza universale e quindi al miglioramento delle condizioni dell’umanità. Nella Bibbia, il tutto è spiegato in termini spirituali, lo stesso Gesù Cristo si fa artefice del passaggio dall’Era dei Pesci all’Era dell’Acquario appunto, rappresentato dall’incontro con l’uomo con la brocca (Luca 22, 9), nel momento di preparare la Pasqua: il sacrifico è l’abbandono del Sé inferiore, per far risorgere il Sé superiore, cioè l’anima…

Lo stesso Snyder ha affermato che la trama complessiva ha un «duplice significato»(1), quello che qui abbiamo sintetizzato. Nel dialogo tra la stessa Acquaiola e il robot Jimmy (al quale presta la voce Sir Anthony Hopkins), il droide narra la leggenda della principessa Issa, nata da «carne e sangue nel nostro mondo», per inaugurare «una nuova era di pace e compassione», fino «al mito di donare la vita». Frasi dense di significato e dove è impossibile non notare il parallelismo su ciò che abbiamo appreso da duemila anni in avanti. Ma quello che abbiamo dimenticato, o peggio ancora, modificato ad uso e consumo di chi ha gestito le cose, quello cioè che non è finito nei libri è che in un lontano passato tutto era declinato al femminile e nel film di Snyder gli elementi rivelatori sono tanti, a partire dal “Mondo Madre”, poi l’Eroina ribelle impegnata in una Space Opera, nel senso letterale, cioè non solo su un pianeta, la Spadaccina, la già citata Acquaiola, fino alla Principessa, troppo simile alla figura del Cristo. Qui però nessuno muore sulla croce, ma combattendo, le «catene che ci legano», cioè leggi, religioni, sono le vere oppressioni, e anche se «la paura più grande che affrontiamo è la paura di noi stessi», la scintilla arriva da una piccola, insignificante luna, in una galassia lontana, ai confini dell’universo. Pure da lì, è possibile ammirare la bellezza del Creato, lottare per chi ama questa Terra e odia la tirannia di questo Mondo.

Note:

 

Il mondo dietro di te

«Un giorno ripensandoci, ci rideremo sopra, fidati…». A pronunciare le classiche ultime parole famose, presenti però solo nel trailer, è la credibile star, raramente alle prese con una pellicola oltre confine, Julia Roberts, protagonista de Il mondo dietro di te (tit. or. Leave the world behind), scritto e diretto da Sam Esmail, prodotto da Netflix e uscito direttamente in streaming. «Dentro di noi lo sapevamo tutti che questo giorno sarebbe arrivato», è invece la tagline. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Rumaan Alam, bestseller 2020, qui anche produttore esecutivo. Si inizia con una visione dallo spazio del pianeta Terra, con il sole che sorge, annunciando una vivida alba, molto simile a quella vista in film come Segnali dal futuro (A. Proyas, 2009), titolo e film citati non a caso, ma lo stesso e il regista, devono molto anche ad altre opere, in particolare a E venne il giorno (M. Night Shyamalan, 2008), non solo per l’angoscia che vi traspare, aumentata da riprese quasi simmetriche e dalla presenza di figure geometriche in antitesi come rettangoli (la piscina) e cerchi (l’aiuola). Diviso in capitoli, ad iniziare da “La casa”, dove si svolge gran parte dell’azione: e dove credi di essere al sicuro prima che due estranei, padre e figlia, in realtà i proprietari, bussino alla porta. Ma la prima scena disturbante è il lento arrivo di una petroliera che  poco a poco, fra l’imbarazzo dei bagnanti, ne assistono impotenti al naufragio sulla sabbia, effetto un po’ forzato perché, secondo logica quest’ultima, dato il pescaggio, si sarebbe dovuta arenare molto prima di arrivare sulla battigia e oltre. Di colpo tutta la tecnologia inizia a non funzionare, l’ipotesi più concreta è all’inizio, quella di un cyber attacco, c’è solo il tempo di ricevere un National Alert, uguale al Presidential Alert di Greenland (Ric R. Vaugh, 2020), con G. Butler, protagonista anche di Geostorm (D. Devlin, 2017). Come nel film di Shyamalan, anche la natura fa la sua parte, oltre ai soliti stormi di uccelli che fuggono nella stessa direzione, di particolare rilievo è il simbolismo dei cervi, quasi inquietanti, presenti, come accennato nel film, nella mitologia mesoamericana, che si avvicinano senza timore agli umani, quasi per un tentativo di comunicazione. Allora «Se non sei paranoico, forse è troppo tardi», e di fatto cadono aerei, prima uno, di cui si vedono i rottami sulla spiaggia, poi un altro, un altro ancora sorvola la zona lanciando volantini in arabo, inneggiando alla guerra contro gli Stati Uniti. «Conoscere gli schemi che governano il mondo, devi saper leggere la curva, se la studi come faccio io, puoi prevedere il futuro». La tensione si impenna, anche grazie ad una regia che nei momenti topici predilige inquadrature con prospettive aberrate; dopo i telefoni in tilt perché evidentemente anche i satelliti per le comunicazioni hanno smesso di funzionare, si sentono esplosioni in lontananza e un forte ronzio, un «frastuono» talmente forte che non serve proteggersi le orecchie, e che suggerisce l’uso di «armi a microonde». Un timido tentativo di fuga dall’incubo di tutta la famiglia, fallisce perché all’improvviso, sulla strada che sembra deserta, si scopre una moltitudine di macchine bianche, tutte uguali e tutte dello stesso famoso marchio, che all’improvviso ti vengono addosso, come in un assurdo videogioco, con il parabrezza come schermo. Eppure è nei dialoghi, -che andrebbero analizzati e sviscerati, più che nelle immagini, dove il film sembra sostenere sè stesso; in uno di questi tra la Roberts e il proprietario della casa, l’attore Mahershala Ali afro-americano, dettaglio da non trascurare, come vedremo, si intravede uno spiraglio: «La congrega malvagia che governa il mondo»; «Nessuno ha il controllo, nessuno muove i fili», ma il senso del discorso che apparentemente sembra complottista, vira in direzione opposta perché anche se ai piani alti possono avere le «informazioni giuste», quando però capitano eventi così nel mondo «persino i più potenti possono soltanto sperare di ricevere una soffiata». Ed ecco che uno schema, appare davvero, Prima Fase: Isolamento; Seconda Fase: Caos Sincronizzato; Terza Fase: Colpo di Stato; poi la guerra civile e il collasso. Fasi fin troppo simili alle famigerate Tre Alternative, proposte dalla Jason Society nel 1957 al Presidente Eisenhower, per una riduzione drastica della popolazione mondiale. «Finzione e/o Realtà»?, -l’interrogativo è mio, ma questo è il titolo del servizio del settimanale della Rai “TV7”(1), a firma di uno dei più famosi giornalisti italiani, Marco Varvello, per anni corrispondente prima da New York, poi da Londra, che usa il binomio che salta sempre fuori quando si ha a che fare con la fantascienza e un possibile futuro distopico. Forse molti non se ne sono accorti, ma fra i titoli di testa del film, tra i produttori, figura anche la Higher Ground, i cui soci fondatori sono l’ex coppia Presidenziale degli Stati Uniti: Barak e Michelle Obama! Il regista ha confermato che Obama stesso «gli ha fornito degli appunti sulla sceneggiatura»(2), mentre nel servizio succitato, ha dichiarato che il film è «un ammonimento su quello che potrebbe accadere». Quindi Varvello, continuando sulle immagini reali di scontri fra manifestanti e forze dell’ordine, snocciola tutta una serie di concetti che non fanno ben sperare, infatti gli «strateghi del Pentagono», sono convinti che la «minaccia esistenziale», creerebbe il «caos», che porterebbe ad una «guerra civile ingovernabile», dove salterebbero le comunicazioni, internet verrebbe disattivata (proprio come accade nel film, nda), attaccato il «sistema di controllo aereo, le centraline digitali di auto, navi, voli di linea…». «La paura e il caos» regnerebbero ovunque, si inizierebbe dal vicino di casa, (ancora come nel film, nda), che improvvisamente diverrebbe il tuo «peggior nemico», fino agli «aspetti strategico-militari» e alla «guerra psicologica simmetrica». In definitiva: «La fragilità della nostra vita quotidiana che va in pezzi». Le scene catastrofiche diventano di colpo molto realistiche quindi, al solito: «Qual’è la verità?». Il momento cruciale di tutta la pellicola è il dialogo di cui sopra. Come sempre, questa è solo la nostra modesta opinione, non siamo d’accordo: «sappiamo che è tutta una bugia», l’ennesimo tentativo di depistaggio, le molliche di pane lasciate per chi ha orecchie per intendere: a parlare è lui! È Obama stesso! Afroamericano come appunto l’attore. Non basta una congiunzione astrale, nè un eclissi totale, nè tantomeno la bandiera a stelle strisce sulla Luna, ormai consumata -da cosa, sè sul nostro satellite non c’è aria?, che possono fuorviare. Non servono dritte, nessun suggerimento alla sceneggiatura e al regista, è tutto ben visibile, per l’ennesimo tentativo d’informare in modo indolore, da parte di quello che è stato per otto anni l’uomo più potente del mondo e -credo di non essere il solo, colui che sapeva fin dai tempi del College che sarebbe diventato Presidente, lo stesso che, probabilmente, è stato due volte su Marte… Il mondo dietro di te, è niente più e niente meno, quello che si lascerà alle spalle il Nuovo Ordine mondiale!

Nota dell’autore:

Dove non specificato le citazioni sono tratte dal film.

Altre fonti:

credits:

Oppenheimer: la bomba e… l’altra verità!

Un film complesso
Complesso da vedere, da metabolizzare e di conseguenza complesso da analizzare per poter dipanare il nocciolo della questione, in quanto le prospettive o se preferite le chiavi di lettura, sono diverse, perché toccano diversi livelli di conoscenza.
Tecnicamente impeccabile e con un cast stellare, anche se con una terza parte, effettivamente un po’ lunga, tesa a discriminare lo scienziato, ma anche l’uomo che sta dietro a esso: J. Robert Oppenheimer, padre della bomba atomica, ma fermamente contrario alla bomba “H” per il cui rifiuto fu costretto a subire quasi un processo per tradimento e affiliazione al comunismo, con revoca del Nulla Osta di Sicurezza dalla preposta Commissione, prima della definitiva riabilitazione.
Basato sul libro scritto a quattro mani da K. Bird e M. J. Sherwin dal titolo: “Robert Oppenheimer – Il Padre della Bomba Atomica (American Prometheus: The Triumph and Tragedy of J. Robert Oppenheimer)”, sceneggiato (con stesura in prima persona per immedesimarsi e far immedesimare maggiormente lo spettatore) e diretto da Christopher Nolan, regista profondo, che non lascia mai nulla al caso: «Uno dei progetti più impegnativi che abbia mai realizzato per la sua portata e per l’ampiezza della storia…»(1).
Il regista londinese, con all’attivo opere quali Inception (2010), e più propriamente Interstellar (2014) e Tenet, (2020) ha girato in formato IMAX, il suo preferito, con pellicola da 70mm. appositamente creata dalla Kodak, con un’ottima fotografia e montato con riprese sia a colori che in B/N, ad evidenziare le scene riferite a fatti storici.
Ma la sfida più impegnativa è stata la ripresa delle esplosioni, perché realizzate dal vero, cioè gli attori vedevano realmente le stesse, e quindi senza l’utilizzo della CGI (Computer-Generated Imagery, cioè immagini generate al computer).
Incentrato, come detto, sulla figura dello scienziato -interpretato da C. Murphy, nato a New York nel 1904 (dec. Princeton 1967), ma soprattutto sul Progetto Manhattan(2), di cui fu direttore scientifico, mentre la conduzione militare fu affidata al Generale L. Groves Jr./M. Damon (che tra l’altro supervisionò la costruzione del Pentagono), portato avanti nei primi anni 40, arrivò ad «occupare più di 130.000 persone e costò quasi 2 miliardi di dollari americani» (Wikipedia).
L’opera di Nolan: «L’avvincente paradosso di un uomo enigmatico che deve rischiare di distruggere il mondo per poterlo salvare»(3), è focalizzato sui rapporti professionali e personali che intercorsero soprattutto tra Oppenheimer, il generale, L. Strauss/R. Downey Jr., capo della Commissione per l’Energia Atomica degli USA, il primo ad accusarlo e gli altri scienziati, e dove ognuno svolse, come vedremo, un ruolo da protagonista effettivo sulla riuscita del progetto.
Ma il film indaga anche nell’intimo dello scienziato, sposato con due figli, con Katherine “Kitty” Puening/E. Blunt -biologa ex comunista, principale confidente, ma innamorato più del suo primo amore Jean Tatlock/F. Pugh con la quale ebbe un’ardente e tormentata storia d’amore.
Se al cinema l’argomento bomba atomica ha sempre funzionato (Il dottor Stranamore, S. Kubrick, 1964; The Day After, N. Meyer, 1983; L’ombra di mille soli, R. Joffé, 1989; A prova di errore, S. Lumet, 1964; Il giorno dopo la fine del mondo, R. Milland, 1962; L’ultima spiaggia, S. Kramer, 1959; I giorni dell’atomicaDay One”, J. Sargent, 1989), dove sono presenti anche ottime opere di fantascienza, la stessa smette l’abito fanta, per mostrare il lato nudo e crudo della realtà.
«Il mondo sta cambiando direzione» (la moglie), grazie a uomo che era «oltre il mondo in cui viviamo», lo stesso che ha dato agli uomini «il potere di distruggere sè stessi» (N. Bohr/K. Branagh), immaginando «un futuro terrificante», perché come sostiene lo stesso Oppenheimer: «Non la temeranno finché non la capiranno. E non la capiranno finché non l’avranno usata»; C. Murphy, dal volto «emaciato… arriva a nutrirsi di una sola mandorla al giorno per mantenere la magrezza del vero Robert Oppenheimer»(4), che desiderava «una scienza guidata da principi morali»(5), con la speranza che: «Il vostro lavoro garantirà una pace che l’umanità non ha mai visto», per sentirsi rispondere: «Finché non faranno una bomba più potente» (L. Garrison).
Personaggi e attori
Il film è un tripudio di figure di spicco della scienza in toto, con diversi premi Nobel, del tempo, passati e futuri e dove tutti, anche se solo per pochi secondi sullo schermo, sono efficaci per l’adeguata riuscita del racconto.
Partendo dal protagonista, C. Murphy (28 Giorni dopo, D. Boyle, 2002), per prepararsi al meglio per il ruolo che doveva ricoprire, oltre a leggere il libro, si è affidato al noto fisico Kip Thorne, già consulente di Nolan per Interstellar e il quadro che ne esce, oltre a una interpretazione quasi da Oscar, e che l’attore è riuscito a modellare il suo personaggio dove spiccano sia l’intelligenza che le problematiche morali dello scienziato. Oltre al generale L. Groves, definito: «motivato, guidato dal senso del dovere, irritante»(6), con il quale Oppenheimer instaurò un rapporto basato sul rispetto reciproco (degno di nota, il loro siparietto sul concetto del “quasi zero”, sulle percentuali di distruzione del mondo); una delle controparti è Lewis Strauss/R. Downey Jr., che ebbe un posto di rilievo nella politica atomica degli USA, fortemente voluto dalla produzione, trattandosi di un attore  istrionico, che calza alla perfezione il personaggio come una sorta di nemesi del protagonista.
Gratificante per entrambi, il rapporto tra Oppenheimer e lo scienziato Ernest Lawrence -interpretato da un ottimo J. Hartnet, che diede un enorme contributo all’acceleratore circolare, finalizzato poi come il Super-Collider. K. Branagh, interpreta invece lo scienziato Niels Bohr (Nobel per la Fisica nel 1922). La sua performance si basa su alcuni camei, ma fu il punto focale, oltre che per i colleghi dell’epoca, soprattutto per aver dato un enorme contributo alla meccanica quantistica, che proprio in quegli anni muoveva i suoi primi passi, anche grazie alle teorie di un altro scienziato: W. K. Heisenberg, l’attore M. Schweighöfer, che con il suo Principio di Indeterminazione postulato nel 1927, vinse anch’egli il Nobel per la Fisica nel 1932. Altro cameo per Enrico Fermi (Nobel per la Fisica nel 1938) e K. Gödel, il quale formulò il Teorema di Incompletezza che rivoluzionò la matematica. Ottimo dualismo nel film è quello con Edward Teller, interpretato da B. Safdie. All’epoca Teller avanzò lipotesi che allo scoppio dell’ordigno nucleare latmosfera tutta si poteva incendiare, anche se «le percentuali sono quasi zero», grazie ai calcoli effettuati da quello che è considerato “il padre della bomba a Idrogeno”.
Anche Frank Oppenheimer/D. Arnold, fratello minore di Robert, partecipò al Progetto Manhattan come fisico delle particelle, entusiasta del fatto che le riprese sono state effettuate in New Mexico dove i due fratelli sono cresciuti. «Viviamo in un mondo che è stato creato come una diretta conseguenza del Progetto Manhattan»(7), è l’analisi dell’attore G. Skarsgård che nel film interpreta Hans Bethe, il designer delle bombe esplose sia nel Test che a Nagasaki. Personaggio e interprete di spicco è il “saggio” Isidor Rabi/D. Krumholtz (il matematico protagonista della serie Numb3rs), qui nelle vesti di amico e consulente di Oppenheimer, nel test di Alamogordo; ancora genio, ma nella fisica nucleare e nella chimica. Altro antagonista è William Borden, l’attore D. Dastmalchian, esperto di sicurezza nazionale e direttore della Commissione Bicamerale del Congresso USA, anticomunista, fu lui che scrisse la lettera a J. E. Hoover, fondatore dell’FBI, sulla “spia” Oppenheimer. Buon ultimo, but not least, è Albert Einstein, interpretato da Tom Conti, è lo scienziato tedesco, naturalizzato americano, premio Nobel per la Fisica nel 1921, che, con la sua Teoria della Relatività aprì nuove strade per lo sviluppo della bomba. Lo stesso che, nel film, suggerisce all’amico Robert, paradossalmente, di condividere le sue scoperte con i nazisti in modo da salvare il mondo, non distruggerlo!
L’altra verità e le Teorie del Complotto
Un aneddoto narra che durante il Trinity Test, avvenuto il 16 Luglio 1945 nei pressi di Alamogordo, egli abbia pronunciato questa frase: «Sono diventato Morte, il distruttore di mondi». La citazione è tratta direttamente dal Bhagavadgītā, uno dei testi sacri dell’Induismo, che, insieme ad altri testi come il Mahabharata, contengono la descrizione di vere e proprie macchine volanti, denominate “Vimana”, in quelle che sembrano guerre atomiche. Ciò rimanda ad un secondo aneddoto, anche questo apocrifo, secondo il quale ad Oppenheimer durante una visita in un College, uno degli studenti gli abbia rivolto questa domanda: «È la prima bomba atomica esplosa sulla Terra?». Al che lo scienziato, con sicurezza rispose: «In epoca moderna, si!».
Come non pensare quindi, alla civiltà di Mohenjo-Daro, il cui sito, nella valle del fiume Indo, ancora oggi ha una radioattività di molto superiore alla norma e per questo non presente nei libri di storia? Inoltre, Hiroshima e Nagasaki (6 e 9 Agosto 1945), come Sòdoma e Gomorra? Ecco cosa sostiene la Bibbia: «Quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e Gomorra zolfo e fuoco provenienti dal Signore»(Genesi, 19:24). Uno dei termini più evidenziati nel film, perché molto significativo è: «compartimentazione», cioè ogni settore non doveva essere a conoscenza di ciò che facevano gli altri, ma anche individuare e contenere tutti gli aspetti dell’intera operazione, in modo da evitare le, immancabili, fughe di notizie. In effetti è possibile espandere il concetto all’intera scienza ufficiale: ogni branca della conoscenza umana, è appunto a compartimenti stagni. Noi studiosi alternativi, non abbiamo quest’obbligo, nè inutili pastoie, molto spesso frutto di disonestà intellettuale.

Lo Stato del New Mexico

Quindi vi invito a guardare con molta attenzione la mappa a sinistra. Rappresenta una vasta area dello stato sud occidentale degli USA, il vertice in alto, di un ipotetico “triangolo magico”, è la cittadina di Los Alamos, costruita nel periodo suddetto come una sorta di campo base per il Progetto Manhattan e che C. Nolan, ha potuto ricostruire solo in parte per effettuare le riprese. Il vertice in basso a sinistra è occupato dal centro abitato di Alamogordo dove appunto avvenne il già menzionato Trinity Test e la sua zona limitrofa sede tra l’altro della base di White Sands e del famigerato Progetto Mogul, quello dei famosi palloni sonda. Il triangolo si chiude con la cittadina che rappresenta il “Santo Graal” dell’ufologia: Roswell. Come ormai noto, non solo agli ufologi, nel luglio del 1947, esattamente due anni dopo l’esplosione della prima bomba atomica, a poca distanza avvenne il famoso schianto di uno o addirittura due UFO (oggi UAP: Unidentified Aerial Phenomenon). Da notare che Roswell al tempo era sede del 509° Stormo Bombardieri dell’Air Force, l’unico ad avere in dotazione l’arma nucleare. Da lì partì il Magg. J. Marcel, che rinvenne i resti dell’Ufo (i corpi degli alieni furono rinvenuti poco dopo, non da lui), più o meno nella zona segnata dalla stella nella mappa e che l’esercito fece passare come i semplici resti di un pallone sonda e i corpi come manichini… Certo, come ho sostenuto diverse volte, tutto questo sarà, per gli scettici, solo una semplice e pura coincidenza, e se invece non lo fosse? Molti ufologi sostengono che proprio l’utilizzo dell’ordigno nucleare abbia riacceso l’interesse, da parte di civiltà extraterrestri, della razza umana perché divenuti in grado di «imbrigliare l’energia dell’atomo» (dal film, Stargate R. Emmerich, 1994). E non finisce qui. Nel film compare anche Vannevar Bush, l’attore M. Modine, nel 1941 direttore dell’Ufficio di Ricerca e Sviluppo Scientifico del Governo, fu lui che sollecitò il comparto militare-industriale sul nucleare. Lo stesso Governo e lo stesso comparto che, nel 1947, all’indomani del suddetto schianto dell’ufo, lo mise a capo del cosiddetto “Majestic Twelve” (in codice “MJ 12”), un’organizzazione segreta voluta dal Presidente H. Truman, composta da scienziati, militari e governativi, tutti dotati del livello di segretezza “Cosmic Top Secret”, per secretare e insabbiare la realtà extraterrestre.
I teorici del complotto sostengono che col tempo, V. Bush accusò un forte stato depressivo perché voleva rivelare l’enorme segreto: fu suicidato, cadendo in circostanze mai chiarite del tutto, dalla finestra della clinica dov’è era ricoverato… Oppenheimer, quando viene ricevuto dal Presidente H. Truman, ammette: «mi sento le mani sporche di sangue», delicatamente e con una certa dose di ironia e disprezzo, Truman gli porge un fazzoletto bianco e mentre esce lo definisce «piagnone». Non ho il potere che ebbe Oppenheimer, non ho il potere di cambiare il mondo, ma anch’io ho a cuore il futuro di tutto il genere umano, «Immaginiamo un futuro e immaginarlo ci inorridisce» (Oppenheimer). Gli ultimi frames, sono dedicati al pianeta Terra, con vista dallo spazio mentre un’immensa esplosione inizia a mangiarsela: un mònito per l’umanità e sui nefasti, futuri sviluppi della guerra Russia-Ucraina, ma anche delle altre decine di conflitti, molti dimenticati, sparsi per tutto il mondo.

Credits:
Elaborazione grafica di giuseppe nardoianni
Nota dell’autore:
Dove non specificato le citazioni sono tratte dal film.
Data una certa difficoltà nel gestire citazioni, note e fonti (mappa compresa), l’autore si riserva di correggere dove opportuno, a seguito di segnalazioni da parte di altri autori, siti, ecc.
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