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RAPITI: quando il cinema racconta la realtà

È andata in onda, in diretta ieri sera e disponibile sul Canale You Tube, Misteri Channel Show, la puntata relativa alle esperienze e storie di persone che, in tutto il mondo affermano di avere avuto contatti con entità extraterrestri e che, portati a bordo delle loro astronavi, hanno subito ogni sorta di sperimentazioni e test medici, altamente invasivi. Il cinema, che possiamo definire del “4°Tipo”, ha raccontato diverse volte le trasposizioni di queste esperienze, in gergo tecnico “Abduction”, in immagini; i titoli sono diversi, alcuni citati nella trasmissione. L’invito logicamente è quello di visionare la puntata, ma facendo molta attenzione perchè a chi non conosce l’argomento a fondo, potrebbe sembrare solo frutto della fantasia dei testimoni, non lo è spesso…

 

Buona Visione!

Predator – Badlands

Cacciatore o preda, il dilemma è antico quanto l’uomo. Ma se sei sempre stato cacciatore e ti ritrovi a dover lottare contro un intero pianeta, come reagiresti?
«Sono entusiasta che il pubblico assista sul grande schermo a un’avventura nella quale farà il tifo per un personaggio per il quale non ha mai parteggiato». È lo stesso regista Dan Trachtenberg, già autore del precedente capitolo (Prey, 2022), ambientato nell’epoca dei nativi americani e co-regista del live-animation Killer of killers (uscito solo pochi mesi fa), ad esprimere il concetto nell’Anteprima Documentario disponibile su Disney+. Detto già della saga (post) arrivata ormai al settimo capitolo, al contrario «Qui non sei il predatore sei la preda», ribadisce il concetto la Synth Thia/Elle Fanning, della famigerata Compagnia Weyland Yutani, la stessa di Alien, per intenderci, ad indicare il legame che diventa sempre più manifesto tra i due franchise, che aiuterà il Predator, nella caccia, per guadagnarsi il ruolo nel suo Clan degli Yautja. L’attrice che aveva esordito da piccolissima nella fortunata serie, prodotta da Spielberg, Taken -insieme alla sorella maggiore Dakota, a sua volta interprete nel riuscito remake La guerra dei mondi (S. Spielberg, 2005), protagonista di quel piccolo gioiello che è Super 8 (J. J. Abrams, 2011), dove il mostro alieno alla fine non è poi tanto mostro, così come il Kalisk, la preda per eccellenza e lo stesso Predator Dek, che gambe in spalla, si trasporta il mezzo busto superiore dell’androide che diventa una sorta di guida-grillo parlante, fino allo scontro finale con la creatura aliena e la sorella di lei, Tessa. Se la trama potrebbe essere tutta qui, sintetizzata, il film in realtà regge su tutta una serie di dualismi e similitudini, con i film precedenti, alcuni davvero interessanti. Il pianeta dei Predator, roccioso e desertico, e il lussureggiante Genna (il luogo di caccia che ricorda quello di Predators), ma molto più pericoloso «dove ogni cosa cerca di ucciderti», il termine curiosamente è simile etimologicamente all’ebraico Geenna: «una valle presso Gerusalemme … simbolo di distruzione eterna e tormento per i peccatori»(AI Overview). L’iniziale scontro tra i Predator, il Padre e i suoi due figli, il maggiore Kwei e Dek appunto, in una rivisitazione quasi biblica; il Padre (Njohrr), ordina al maggiore di uccidere il fratello minore che si rifiuta e viene giustiziato dal padre stesso. Altra considerazione da fare: la trasformazione nel fisico e soprattutto nell’aspetto dei Predator, ad iniziare dal primigenio (J. McTiernan, 1987), che lo stesso Schwarzenegger definisce «un mostro schifoso», passando per i vari look e sembianze dei precedenti capitoli, fino a quest’ultimo dalle fattezze più umane, meno treccine rasta, lineamenti del volto più addolciti e, a differenza degli altri che emettevano solo suoni gutturali e versi da bestie feroci, qui il Predator… parla(1)! La fantascienza ci ha mostrato diverse volte l’alieno parlante, classico esempio è la lingua Klingon in Star Trek, ora l’extraterrestre ha solo fattezze umane, e sebbene il linguaggio sia essenziale per lo sviluppo di una civiltà superiore in questo caso tecnologia, aspetto esteriore dell’alieno e il linguaggio finora non sembravano correre in un’unica direzione.  E se nel primo film, Schwarzy capisce che per contrastare le avanzatissime armi del Predator bisogna tornare all’antico, utilizzando trappole, trabocchetti e un micidiale arco, il tutto costruito con rami e liane, temprate con il fuoco, in Badlands il Predator fa lo stesso, si traveste con la corteccia e usa le armi «organiche» (Wikipedia) che trova in natura (piante letali in particolare), con una velata citazione non soltanto di Avatar (il rapporto con il pianeta stesso) e Aliens 2, per l’uso della suite, l’esoscheletro elevatore, nello scontro finale. Trachtenberg, in pratica riesce nel proprio intento, quello di ribaltare concettualmente luoghi, aspetti e situazioni, nonché il ruolo stesso del Predator e veramente alla fine si finisce per fare il tifo per lui che, stavolta, però non combatte contro gli umani, ma con tutto il pianeta (flora e fauna) e la sua «natura selvaggia e indomabile (che, nda) si ribella allo sfruttamento e alle logiche estrattive delle grandi corporation terrestri»(2). La Weyland Yutany, anche qui muove le fila per le sue losche trame e se nell’ultimo Alien Romulus (F. Álvarez, 2024), sono arrivati ad estrarre dallo xenomorfo un liquido «per dare all’uomo le caratteristiche degli alieni» (come ho scritto nel post), qui la preda più letale dell’universo, viene catturata per studiare le sue incredibili capacità rigenerative, in quanto anche se gli stacchi la testa essa rapidamente si riunisce al corpo. Eliminati tutti gli androidi guidati dall’A. I. (MU/TH/UR, in Alien semplicemente Mother), Dek, Thia e la piccola creatura che si scopre essere un cucciolo di Kalisk, fanno ritorno sul pianeta dove tutto è cominciato e dove tutto viene rimesso in gioco e i vari tasselli trovano la loro giusta collocazione. Attraverso quindi i vari binomi che sono sia dualismi che ossimori si scopre che la «sensibilità è debolezza», ma anche che non sempre ciò che è brutto sia per forza cattivo e che se il Figlio è sacrificabile, anche il Padre a volte lo è, a ribadire che tutto il nostro passato forse è da rivedere, se dopo arriva, con tanto di astronave, la Madre…

 

Note:
1.Il linguista Britton Watkins ha sviluppato per il film un linguaggio scritto e verbale coerente per i Predator (Wikipedia).
2.https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/rassegnastampa/1743685/

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Predator:_Badlands
https://www.fantascienza.com/31147/ecco-l-ultimo-trailer-di-predator-badlands-al-cinema-il-6-novembre
https://www.fantascienza.com/index.php/31235/arriva-al-cinema-predator-badlands-dove-protagonisti-sono-gli-alieni
https://www.fantascienza.com/30999/nel-nuovo-trailer-di-predator-badlands-spunta-fuori-la-weyland-yutani
https://www.fantascienza.com/index.php/30899/dan-trachtenberg-e-pronto-per-un-nuovo-progetto-di-predator
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/pubblico/?id=1743715
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/rassegnastampa/1743685/
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/rassegnastampa/1743881/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/predator-badlands-il-regista-sul-personaggio-di-elle-fanning-ha-un/n200024/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/poster/0/

Fretta, fretta, fretta, maledetta fretta

«No, non ho detto gioia, ma noia noia noia, maledetta noia», così cantava il grande Franco Califano (1976), e chissà se a scriverla adesso non avesse cambiato il testo e la parola che, forse sta alla base della nostra, precaria, situazione attuale, la fretta. Solo pochi secoli fa Galileo Galilei affermava che «Eppur si muove», in realtà «il mondo gira nello spazio senza fine» (J. Fontana) alla velocità di circa 1670 km/orari (all’equatore), anche se noi non ce ne accorgiamo, ma abbiamo tutti la netta sensazione che “il mondo” inteso non in termini astronomici, viaggi a velocità assai più elevate: da fantascienza! Nel terzo film della fortunata saga di Ritorno al futuro (R. Zemekis, 1990), quando i protagonisti, Marty McFly e Doc Brown, intrappolati nel vecchio west perché impossibilitati a far funzionare il motore della DeLorean (la macchina del tempo), e quindi non potendola portare autonomamente a raggiungere le 88 miglia orarie utili per compiere il salto temporale, pensano quindi di farla spingere da una locomotiva. Purtroppo però alla fine del 19° secolo i treni non erano ancora così veloci, Marty chiede al macchinista se fosse possibile portare la locomotiva, per essere sicuri, a 90 miglia orarie, questa la laconica risposta: «90? Dannazione figliolo, ma chi può avere mai tanta fretta».

Tim Robbins nell’iconica scena
tratta da Le ali della libertà

Nel film Le ali della Libertà (F. Darabont, 1994), nella lettera che Brooks scrive ai suoi amici, dopo aver ottenuto la libertà condizionata, esprime la sua intenzione di «andarsene», in quanto avendo passato tutta la sua vita in carcere, a cosa può servire «un avanzo di galera» per di più «istituzionalizzato», tanto da non adeguarsi alla vita da uomo libero, dice loro: «miei cari amici, è incredibile come vadano veloci le cose qua fuori, ricordo che una volta quando ero ragazzo vidi una macchina, ma adesso sono dappertutto, sembra che all’improvviso il mondo abbia una grande fretta». Sarà forse la nostra, la fretta di arrivare all’autodistruzione?

A un passo dal baratro
In Ultimatum alla Terra, il remake diretto da S. Derrickson (2008), il dialogo tra l’alieno Klaatu -giunto sulla Terra per salvarla da noi umani e lo scienziato premio Nobel, lo possiamo dividere in due parti:

«Ma non avete una tecnologia che possa risolvere questo problema?» (in questo caso la crisi ambientale, nell’originale di R. Wise del 1951, in piena guerra fredda, era l’olocausto nucleare, nda).
«Il problema non è la tecnologia, il problema, siete voi, vi manca la volontà di cambiare».
«Ci aiuti lei a farlo».
«Non posso, è la vostra natura, trattate il mondo come vi trattate fra di voi».
«Ma vede tutte le civiltà hanno il loro momento di crisi, prima o poi».

Quindi potrebbe essere questo il momento cruciale, il «punto di non ritorno» -per citare ancora Ritorno al futuro, che ora, adesso, la nostra civiltà sta vivendo? Potrebbe essere davvero il classico inizio della fine? La seconda parte del dialogo spiega:

«E molte (civiltà, nda), non sopravvivono».
«La vostra si, come?».
«Il nostro sole stava morendo dovevamo evolverci per sopravvivere».
«Quindi solo quando il vostro mondo è stato minacciato, siete diventati ciò che siete».
«Si».
«Beh è lo stesso per noi, lei dice che siamo a un passo dal baratro e ha ragione, ma è solo in quel momento che gli esseri trovano la volontà di cambiare, solo in risposta alla fine, c’è evoluzione: questo è il nostro momento, non toglietecelo, siamo vicini a quella risposta…».

Forse dobbiamo spingerci un po’ più in là, perché siamo ancora «Un pianeta di classe BA-3», cioè «Stadio iniziale di evoluzione. Futuro, incerto». È quanto afferma l’alieno Prot in K-Pax (I. Softley, 2001). Ma se il nostro futuro è incerto, per capire il nostro presente, cosa bisogna fare? Guardare al passato. Mi chiedo spesso come sia stato possibile che in soli 5.000 anni o poco più, cioè da quando il “Dio” dell’Antico Testamento, l’individuo chiamato Yahweh (in Gen. 1, 26 si fa riferimento al termine plurale Elohim), dopo aver “creato” l’Adam (obbligatoriamente con l’articolo, ad indicare una stirpe e non un singolo individuo), ci pose nel Paradiso Terrestre -in realtà l’etimo originale Gan-Eden identifica un “luogo recintato e protetto” -e non aver imparato niente dopo le due guerre mondiali, abbiamo noi sì trasformato il Paradiso nell’Inferno sulla Terra, senza più «nessuna umana pietà» e se lo dice Jena Plissken, uno dei più duri dei film di FS in 1997: fuga da New York (J. Carpenter, 1981), c’è da credergli. Perché «l’istinto a esercitare la violenza e a recare la morte sembra incuneato nei recessi più profondi dell’animo e del cervello umano (omissis) Un’amara riflessione che è difficile non condividere»(1).
In conclusione lo Starman dell’omonimo film (J. Carpenter, 1984) afferma che: «Date il meglio di voi stessi nelle situazioni peggiori», una flebile speranza.
Mentre nel finale del già citato Ultimatum alla Terra, «Come ultimo effetto, tutte le apparecchiature elettroniche e tecnologiche presenti sulla Terra vengono disattivate e tutta la razza umana piomba nel silenzio e nella riflessione»(2), ma forse anche un po’ di paura, non guasterebbe…

 

Note:
1.Pier Luigi Gaspa, introd. in Sergio Toppi, Favola Toscana e altre storie, Edizioni NPE, 2025.
2. https://it.wikipedia.org/wiki/Ultimatum_alla_Terra_(film_2008)

Credits: https://www.cinematographe.it/recensioni/le-ali-della-liberta-recensione-film/

Leone per Agnello

Con la “A” rigorosamente in maiuscolo, come vedremo dopo. Gli appassionati di cinema però, credo che abbiano capito la parafrasi del titolo che richiama al film “Leoni per agnelli”, al plurale e con la “a” minuscola ad indicare, in questo caso, il grazioso animaletto, ma che identifica, nel film un concetto ben preciso. Il film, di cui scrissi la recensione sulla rivista X-Times, è del 2007, diretto e interpretato da Robert Redford, nelle vesti di un professore universitario, da Meryl Streep nei panni di una giornalista che intervista un inedito Tom Cruise, lontano dalle Mission Impossible, qui dietro la scrivania di un giovane senatore. Redford, non lascia spazio alle interpretazioni, anche se i dialoghi sono l’asse portante del film e mette tutto sotto gli occhi dello spettatore che, tra le scene in interni (l’ufficio del professore a confronto con un tenace studente e l’ufficio del senatore), e gli esterni (le scene drammatiche di guerra), ha tutti gli elementi per capire il fine stesso della trama che, banalmente potrebbe portare, chi non è profondo conoscitore di certe nozioni, a semplificare con un «vabbè, ma queste cose si sanno». Non è così. Infatti, il film anche se lascia l’amaro in bocca per come, in realtà vanno certe cose, fa capire che potrebbe essere rimasto un briciolo di speranza, ma gioca sull’ambivalenza e quindi sull’interscambio dei due concetti: i leoni diventano agnelli e se ne stanno in disparte, sono le volpi che mandano gli altri allo sterminio, le iene che ridacchiano vedendoli morire e per la riuscita dei loro, sadici, piani; gli agnelli invece diventano leoni, e sono quelli che hanno il coraggio di agire, di non starsene con le mani in mano e che cercano di migliorare le cose. Ora, l’Agnello di Dio (Agnus Dei), è un’espressione evangelica (Giovanni 1, 29-36) riferita al Cristo che rappresenta la vittima sacrificale per la redenzione dei peccati dell’umanità. Mentre il significato del nome “Leone”, in latino, è riferito al felino simbolo di «fierezza, coraggio e nobiltà»: questo il nome scelto dall’agostiniano Papa Leone XIV, missionario e studioso, ma non quanto il suo predecessore Papa Francesco (di cui ho scritto in passato, v. link alla fine del post), gesuita, -i gestori della Specola Vaticana. Rudolf Steiner, uno dei più famosi studiosi alternativi del secolo scorso, e per questo definito uno pseudo scienziato, disse : «I Gesuiti sono l’unica organizzazione occidentale che dispone di poteri occulti, in confronto le società segrete sono semplici boy scout»(1). Papa Leone XIV ha scelto questo nome anche perché l’antesignano (Papa Leone XIII) fu l’autore dell’Enciclica Rerum Novarum (= “Di Cose Nuove”, 1891), quindi i due “Leone” sono accumunati dal fatto che entrambi si sono prefissati di «perseguire un mutamento nell’impostazione del papato rispetto al proprio predecessore»(2), nel caso di Leone XIII fu Pio IX. L’Enciclica rappresentò «una svolta nella Chiesa Cattolica, ormai pronta ad affrontare le sfide della modernità come guida spirituale internazionale (omissis) e formulò quindi i fondamenti della moderna dottrina sociale della Chiesa»(3). Quindi la domanda è: Papa Leone, sarà in nomem omen, un vero Re Leone, oppure anch’egli un agnello sacrificabile? Forse no ma, escludendo ciò che dice la catechesi, l’importante è che appunto, non interscambi le due posizioni. Nella Messa d’Insediamento del 18 maggio scorso, nell’Omelia, S.S. con profonda umiltà, ma con un elevato senso di consapevolezza, ha parlato di pace, di unità, del «molti diventare uno», concetto fantascientifico e non solo perché è l’asse portante del film Arrival (D. Villeneuve, 2016), perché guarda all’umanità intera, -e quindi vedremo se sarà in grado quantomeno di far tremare i potenti della Terra che aborriscono tale ipotesi. Tesi che, tutto sommato, sono state espresse anche da Papa Francesco il quale, a proposito della Pace, ribadiva spesso che alla base della guerra (la Terza Guerra Mondiale «a pezzi»), guardando direttamente alla causa, non all’effetto, c’è la produzione e il commercio delle armi. Ma Leone XIV sta già seminando nel solco lasciato da S.S. Bergoglio, infatti nella fase cruciale del discorso, ha parlato veramente “di cose nuove” per un Pontefice: il «paradigma economico», che Egli ha toccato con mano quale missionario in America Latina -che purtroppo rimarrà tale finché vigerà il sistema basato sul profitto (nda), mettendo infine al bando tutte le propagande che possono in qualche modo nuocere all’uomo, religione compresa! «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Apocalisse 21, 5), Papa Francesco che, lo ricordiamo, ordinò cardinale Robert Francis Prevost «il cardinale che può fare la storia»(4), due anni fa, logicamente nella sua umiltà non avrebbe mai potuto assolvere al compito come Cristo; ci ha provato, questo sì, ma alla fine non dico che ha deluso, ma sicuramente ha scontentato un po’ tutti: i conservatori perché ha innovato, almeno teoricamente, e gli innovatori perchè avrebbe potuto fare molto di più. Oltre a cambiare la Chiesa, poteva cambiare il mondo, dimostrando che niente è immutabile e sovvertire quel paradigma che adesso è nei piani di Papa Leone, ma che non cambia da 2000 anni e più, fatta eccezione per il passaggio dalla visione Tolemaica (in linea con i dettami del Vaticano e della Bibbia: l’uomo e la Terra al centro della Creazione e dell’Universo), alla visione Copernicana: l’umanità e il nostro pianeta sono soltanto uno dei tanti, come sosteneva Giordano Bruno, tesi che come sappiamo gli costò il rogo. Francesco indiscutibilmente poteva lasciare un’impronta indelebile su questo nostro, martoriato pianeta, solo due le ragioni: o non ha voluto andare fino in fondo, e questo umanamente, è accettabile, oppure ancora una volta non glielo hanno lasciato fare e io «voglio credere» (X-Files) a questa seconda ipotesi.

 

Note:

1.In Andrea Franco, “Chi ha avvelenato Rudolf Steiner?”, Uno Editori, 2014.

2.https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Leone_XIII

3.idem.

4.https://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/dalladdio-a-francesco-al-nuovo-papa/2025/05/08/chi-e-il-nuovo-papa.-robert-francis-prevost-bergogliano-moderato-per-una_d19d68d3-f45f-423e-9a7a-a6c31a93d1f6.html

Altre Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Agnus_Dei

https://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/dalladdio-a-francesco-al-nuovo-papa/2025/05/08/la-scelta-del-nome-leone-xiv-lomaggio-al-papa-lavoratore-della-rerum_d3b53507-f42d-400a-a3a5-c9fd3012fcda.html

https://www.mymovies.it/film/2007/leoni-per-agnelli/

https://www.pampers.it/gravidanza/libro-dei-nomi/nomi-bimbo/leone

https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Leone_XIV

Immagini tratte da:

https://www.mymovies.it/film/2007/leoni-per-agnelli/poster/0/

https://torinocronaca.it/news/attualita/512891/ucraina-apertura-ai-negoziati-papa-leone-xiv-offre-il-vaticano-per-un-dialogo-di-pace-storico-con-la-premier-meloni.htm

Post su Papa Francesco (in ordine cronologico):

Il Global Warning e il Rispetto per il Creato

Il Global Warning e il Rispetto per il Creato P.2

Un titolo profetico?

Da un altro mondo

Da un altro mondo: Incontri straordinari con esseri extraordinari. Incarnazioni umane per esseri che sono umani solo all’apparenza, non certo il famoso ET oppure il classico alieno grigio; come ci comporteremmo se dovessimo fare, nella realtà, un incontro del genere. Saranno buoni o cattivi? Quale sarà il loro concetto di bene e male? Da K-Pax a La Cosa, passando per Starman, Phenomenon, Powder, L’uomo che cadde sulla Terra e Fratello di un altro pianeta, uno sguardo verso l’ignoto e i suoi abitanti che a volte si palesano ai nostri occhi azzerando le distanze che ci dividono…Da un altro mondo. Nuova puntata di Visioni dal Futuro in compagnia di Giuseppe Nardoianni, ricercatore e critico cinematografico che ci guiderà nell’esplorazione di questo multiforme universo, approfondendone i molteplici aspetti, le tante curiosità, e rispondendo alle vostre domande. Benvenuti nel nostro salotto virtuale nel quale si indaga il noto cercando di svelare l’ignoto anche, perché no, con un pizzico di ironia.

Buona Visione

Megalopolis

Nel 1940 New York diventa la prima Megalopoli sulla Terra: una City con più di 10 milioni di abitanti. Una Metropoli, invece identifica una città con più di un milione di cittadini. Oggi, sparse per il mondo, ci sono una ventina di megalopoli, una decina -e non poteva essere altrimenti, proprio negli USA.
Il termine “Mega” però, rimanda ad un altro vocabolo, relativo ai cosiddetti Future Studies e cioè “Megatrends” che, in caratteri generali, descrivono i processi in grado di produrre cambiamenti a livello globale sul lungo periodo (anche più di una generazione), spesso legati a fattori strutturali quali: ambiente, demografia, energia, lavoro, innovazione scientifica e tecnologica. E qual’è il termine che, in un certo senso, li racchiude tutti? Avete indovinato: la città. Megalopolis.
Il nuovo film di Francis Ford Coppola (2 Premi Oscar), da poco nelle sale, è, a suo dire, una favola iniziata ben 45 anni fa, mentre scriveva la sceneggiatura per Apocalypse Now (Coppola è autore anche della saga de Il Padrino), che solo adesso dopo aver superato diverse vicissitudini ha portato a compimento.
Il film è un’utopia incastrata tra futuro, il materiale da costruzione, il Megalon, inventato dal protagonista e il passato visto che New York, diviene New Rome, non solo per i nomi (Cesar, Cicero, Crasso, ecc.), per i vestiti e i mònili dal gusto quasi retrò-imperiale; fino alla decadenza, rappresentata dalle enormi statue in marmo che prima si animano per poi cadere a pezzi, e la rinascita con i bozzetti della città futura, da ricostruire dopo una catastrofe, che in realtà non lo è più di tanto.
Il cinema di fantascienza, ci ha più volte mostrato, in ogni aspetto possibile, la città del futuro, mega facce, ma un solo scopo: riuscire a viverci. William Gibson, padre indiscusso del Cyberpunk, disse: «Non scrivo del futuro, scrivo della realtà contemporanea. È in posti reali, senza leggere fantascienza, che mi sono sentito più vicino al futuro, a Singapore, per esempio, a Berlino Est, Hong Kong, Città del Messico. Ovunque la vita sia diventata un’esperienza così estrema che se dovessi viverci io, passerei il tempo urlando» (s.f.).
Vista la situazione attuale, concetto ineccepibile, ma, ed è ciò che si chiede il protagonista -che sembra comandare il tempo, l’architetto Cesar Catilina/A. Driver): «Questa società, questo modo di vivere, sono gli unici possibili?». Certo che no o, quanto meno, forse.
Nel film 2022: i Sopravvissuti: New York è una super megalopoli da 40 milioni di abitanti, le case non bastano più, la gente è allo stremo, dorme dove capita, niente letti, poca acqua, scarsissime risorse di cibo, da una parte e, al solito, di tutto di più per i pochi ricchi… Il capolavoro di R. Fleischer (1973), viene spesso menzionato, soprattutto quando si tirano in ballo le teorie malthusiane. E come non citare, il capolavoro del cinema muto Metropolis (F. Lang, 1927), anche qui, in un futuro distopico (siamo nel 2026, cento anni avanti), un gruppo di potenti industriali governa la città, tiranneggiando sulla classe operaia costretta al continuo lavoro, relegata nel sottosuolo cittadino. Scenografia e fondali suggestivi, futuristici quindi per l’epoca e scene dal ritmo martellante come la famosa sequenza degli operai che si avviano, con l’identico passo ritmato a lavoro, immagine immortalata nel video Radio Gaga dei Queen. Classico esempio di città utopistica è la, anch’essa super megalopoli di Demolition Man (M. Brambilla, 1993), dopo uno spaventoso terremoto, la vecchia Los Angeles ha assorbito le città vicine di San Diego e Santa Barbara, diventando San Angeles, dove si vive, seppur in libertà, con regole assurde, -non è permesso nessun tipo di contatto fisico, sempre divisa in due: sopra i cittadini “modello” e sotto i “ribelli”, nelle fogne. La città degli angeli richiama, ovviamente quella di Blade Runner (R. Scott, 1982), ma anche quella violenta di Predator 2 (S. Hopkins, 1990), o la Detroit di Robocop (P. Verhoeven, 1987), entrambe sotto il dominio dei signori della droga.
E, in questo breve elenco, ma solo per non dilungarci troppo, visto che stiamo parlando della “grande mela”, una menzione, va al film 1997: fuga da New York (J. Carpenter, 1981), dove Manhattan è diventata una città prigione.
Potremmo continuare, perché poi ci sono quelle immaginarie, come le città di Capitol City (saga di Hunger Games), Dark City (A. Proyas, 1988), la Gotham City, della saga di Batman, fino alle simulazioni virtuali come la Los Angeles del 1937 nel film Il Tredicesimo Piano (J. Rusnak, 2000). Ma la fantascienza non è solo “la città”, i suoi must sono anche l’eroe, la donna (quasi sempre da salvare), l’alieno, il robot, il computer e lo scienziato (pazzo o no, fate voi). Volutamente tutto questo non c’è nel film del regista Italo-americano, almeno non nei termini indicati dalla FS, e più che una favola, a tratti sembra una sorta di Grande Bellezza, ma senza l’iperbole del film, premio Oscar, di P. Sorrentino.
Certo c’è l’incredibile materiale inventato dall’architetto che è, se vogliamo, l’unico elemento fantascientifico perché è polivalente, infatti può essere usato indifferentemente come materiale da costruzione, che in medicina e chirurgia come ristrutturazione di organi. Inoltre Coppola, come accennato fa largo uso di bozzetti, furbescamente induce lo spettatore ad immaginare, quindi senza uso di nessun green screen o CGI, che dir si voglia, in un connubio trans mediale tra fumetto e cinema.
Poco da dire infine sulla trama: l’intramontabile gioco a tre, padre-figlia-fidanzato, e le varie lotte, intestine o meno per il potere, con il più classico degli happy end.
Ma l’autore, semina, durante le due e passa ore di visione, una serie di mòniti lungo la strada: «Non lasciate che l’oggi distrugga il per sempre». E se è possibile creare il nostro futuro (il bambino che nasce appunto nel finale, mettendo tutti d’accordo), sei libero solo se «fai un salto nell’ignoto» (intervista a Domenica in).
L’ignoto, ecco il vero Megatrend della razza umana, puerile negare che il futuro è incerto, e non senza rischi, ma è lì davanti a noi, possiamo continuare a sognare, ce lo possiamo (ri)prendere, facendo sì enormi sacrifici ora, per poi magari, afferrare per davvero la Luna.

 

Fonti:
https://www.fantascienza.com/29618/megalopolis-quello-che-sappiamo-per-ora-sul-nuovo-film-di-coppola
https://www.fantascienza.com/30175/ecco-il-nuovo-trailer-di-megalopolis-stavolta-senza-citazioni-false
https://www.fantascienza.com/30256/megalopolis-il-progetto-piu-ambizioso-di-coppola-arriva-oggi-al-cinema
https://www.fantascienza.com/29859/megalopolis-di-francis-ford-coppola-esordira-al-festival-di-cannes
https://www.mymovies.it/film/2024/megalopolis/rassegnastampa/1726248/
https://www.mymovies.it/film/2024/megalopolis/
https://www.comingsoon.it/cinema/interviste/francis-ford-coppola-il-cinema-senza-limiti-il-mondo-senza-confini/n189269/
https://www.comingsoon.it/cinema/interviste/francis-ford-coppola-il-cinema-senza-limiti-il-mondo-senza-confini/n189269/#google_vignette
https://www.comingsoon.it/film/megalopolis/58373/recensione/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/megalopolis-proiettato-per-i-distributori-arrivano-le-prime-indiscrezioni/n176905/
https://www.comingsoon.it/film/megalopolis/58373/scheda/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/megalopolis-francis-ford-coppola-e-la-verita-sui-collaboratori-che-ha/n186970/ – google_vignette
https://www.comingsoon.it/cinema/news/megalopolis-un-nuovo-trailer-ancora-piu-visionario-e-barocco-dei-precedenti/n187180/
https://www.wired.it/gallery/20-citta-immaginarie-straordinarie-cinema-serie-tv/

credit:
https://www.mymovies.it/film/2024/megalopolis/poster/0/

Dove sono tutti quanti?

È quello che si chiese Enrico Fermi a Los Alamos, parlando con alcuni colleghi, divenuto poi celebre come il “Paradosso di Fermi”. Inizia così questa nuova diretta sul canale “Frontiere Proibite”, gestito dall’amico Roberto La Paglia e condotta con Salvatore Giusa. L’episodio, il primo per la serie “Visioni dal Futuro”, ci porterà alla scoperta del cinema di Fantascienza e delle sue connessioni con la realtà. In questa puntata siamo partiti dagli scenari evocati dalla “Scala di Kardashev” e dalle “Sfere di Dyson”, per concludere con uno dei film più belli, importanti e significativi degli ultimi anni: “Arrival”, diretto da D. Villeneuve nel 2016. Quindi partendo da basi scientifiche, certe ed accreditate, cercheremo ancora una volta di indagare il noto per svelare l’ignoto.

Buona visione!

Alien Romulus

Ricordo ancora, a distanza di molti anni -da ragazzo, quando vidi l’Alien primigenio, il cult di Ridley Scott, la prima volta in tv. La musica «atonale», ancora oggi ansiogena e disorientante; il logo (title design), che appare poco alla volta, stanghetta dopo stanghetta, fino a formare il titolo, e l’intera parola che, per gli appassionati rappresenta la summa di tutto l’orrore che in esso è contenuto, ma anche la meraviglia, il sense of wonder che caratterizza tutti i film di Fantascienza.
In un altro post, ho parlato diffusamente della saga che consta di 5 film, questo compreso, di due prequel e di due crossover, con l’altra grande minaccia dell’universo fantascientifico: Predator.
Tornando alla mia prima visione, rammento soprattutto l’adrenalina che saliva, la soggettiva -che portava ad immaginare di essere lì, nell’astronave immacolata, asettica, poi diventata «il buio antro entro cui il male risiede», e la curiosità mista alla spasmodica attesa: in che modo si sarebbe mostrato l’Alien?
Ora immaginate una sorta di «ultima cena»(1), in un enorme vascello spaziale commerciale, in una regione sconosciuta nello spazio profondo, «La prima cosa che farò quando tornerò sulla Terra, è di mangiare un piatto delle mie parti…», sono le ultime parole di J. Hurt/Kane, prima che il baby Alien gli squarciasse il petto, sotto lo sguardo che è difficile definire, dei suoi sventurati compagni di viaggio. Una scena entrata di diritto tra le più horror del cinema di FS: terrorizzante, spaventosa, incredibile; mi ci volle un buon cordiale per riprendermi. A dirla tutta, R. Scott (in Romulus solo produttore), ha svelato in seguito che in realtà, gli altri attori non sapevano bene quello che sarebbe successo nella scena madre, per aumentarne maggiormente il realismo: missione compiuta. Anche se poi, con l’avvento della CGI, nei due prequel Prometheus (2012) e Covenant (2017), l’Alien trova altre vie per venire al mondo, in un tripudio splatter.
Con gli anni, mai avrei pensato di passare, da semplice spettatore, ad occuparmi, con tanta passione, di cinema di fantascienza: destino? O più semplicemente vita?.. E, di fatti «La vita và verso la vita», l’essenza stessa della fantascienza, è in realtà una delle tagline del film Mission to Mars (B. De Palma, 2000) che è anche una delle prime recensioni che scrissi sulla rivista Stargate, per chi la ricorda, un film dal finale bellissimo, sorprendente, evocativo. Qui, nel film di Fede Alvarez (La casa, 2013) la tagline è: «Erano in cerca di nuova vita, l’hanno trovata e lei ha trovato loro!». Ed è quel lei ha trovato loro, ma sarebbe stato meglio identificarla con “essa”, vista la natura “xeno”(2) della creatura, che richiama, di conseguenza, la stessa paura alla visione del film uscito nell’ormai lontano 1979.
Non ci sono attori famosi -forse lo diventeranno, ma tutte giovani promesse, alcuni con discrete esperienze alle spalle, forse Alvarez vuole dirci che essendo giovani sono meno pronti a morire? Quindi adatti a contrastare la più seria minaccia, alla specie umana, proveniente dallo spazio? Primo Alien prodotto dalla Disney, un midquel ambientato tra i primi due film e solo 20 anni dopo il primo, cioè nel 2142. La pellicola, ricorda in più punti i precedenti capitoli, come una sorta di tributo: l’inizio con le luci e i computer che si avviano, Alien, con tanto di androide con le fattezze, ringiovanite dell’ufficiale scientifico Ash (l’attore I. Holm), il suo mezzo busto e i ragazzi armati, i Marines di Aliens-Scontro finale (J. Cameron, 1986); Alien3 (D. Fincher, 1992), perché ambientato in una stazione spaziale abbandonata, come il pianeta prigione (Fury 161) e Alien-La Clonazione (J.P. Jeunet, 1997) nel finale, con la nascita dell’ibrido umano alieno. La protagonista, inoltre è fin troppo simile, in alcuni tratti, al tenente Ripley (S. Weaver), dialoghi e ultima registrazione audio compresi. Due i punti, in un certo senso, più originali rispetto ai contenuti dei film che l’hanno preceduto. Alvarez ha cercato di creare un mondo, che è la colonia dove vivono i ragazzi, un mondo però dove non c’è mai la luce del sole, un mondo multirazziale, caotico, oscuro, accostarlo alla Los Angeles di Blade Runner, non credo sia azzardato. Non solo, ma i ragazzi provano emozioni, emozioni vere, sono quasi empatici: Rain (C. Spaeny) -anche in questo capitolo l’eroe è donna, ama come un fratello il suo androide, nulla a che vedere, quindi con l’equipaggio della Nostromo, sebbene multietnico, ma roso da contrasti interni, i Marines di Scontro Finale, i prigionieri di Fury… ecc. anche se il piccolo gruppo combatte strenuamente, sia come i militari, che come lo scaltro equipaggio della Betty, nel quarto capitolo. E se la nave spaziale militare, dove vennero condotti esperimenti di clonazione (Ripley clonata ben otto volte!), è simile sia alla Renaissance e ad una sorta di Deep Space Nine (Star Trek), ma abbandonata, divisa in due sezioni, la Romulus (dove si trovano i facehugger), e Remus, dove venivano condotti esperimenti genetici, con tanto di bassorilievo sulla porta d’ingresso, raffigurante i due piccoli allattati dalla lupa.
Gli scienziati della stazione, ormai un relitto avviato alla distruzione, hanno estratto dagli xenomorfi un «fluido sperimentale» lo «Z-01», o «ceppo Prometheus» così come lo chiama Rook, l’androide malridotto riavviato dai ragazzi, quando penetrano nel cuore della stazione stessa. Ecco svelato, ancora una volta, l’intento segreto della Weyland Yutani, la famigerata Compagnia, l’ombra minacciosa sull’intera saga, per dare all’uomo le caratteristiche degli alieni e la loro capacità di vivere soprattutto in condizioni estreme: l’ultimo atto(?), sul quale ritorneremo visto il collegamento con Prometheus e sul suo dono (il Fuoco di Prometeo), qui nella sua visione estrema, la mutazione genetica, evidentemente per creare un «super soldato» (X-Files), l’arma biologica perfetta. «La verità è là fuori», ma là fuori, nello spazio profondo, nessuno può sentirti urlare.

 

Note:

1.https://www.fantascienza.com/22224/alien-covenant-ecco-l-ultima-cena
2.https://it.wikipedia.org/wiki/Xenomorfo

AltreFonti:

https://www.fantascienza.com/30084/ultimo-trailer-per-alien-romulus-l-horror-fantascientifico-in-arrivo-ad-agosto
https://www.fantascienza.com/28685/alien-c-e-il-cast-e-si-parte-con-le-riprese
https://www.fantascienza.com/28381/alien-i-primi-dettagli-sul-nuovo-film
https://www.fantascienza.com/28938/alien-romulus-i-nuovi-dettagli-sul-prossimo-capitolo-della-saga
https://www.comingsoon.it/cinema/news/alien-romulus-il-regista-motiva-la-scelta-di-un-cast-giovane-sono-piu/n185362/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/alien-ridley-scott-voleva-un-finale-completamente-diverso-e-raccapricciante/n185355/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/i-facehugger-sono-tornati-l-agghiacciante-trailer-italiano-di-alien-romulus/n185562/
https://www.mymovies.it/film/2024/alien-romulus/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien:_Romulus
https://www.comingsoon.it/film/alien-romulus/63277/scheda/#curiosita-su-alien-romulus
https://www.bestmovie.it/news/alien-romulus-loscuro-motivo-per-cui-gli-attori-protagonisti-dovevano-essere-giovani/901698/
https://movieplayer.it/news/alien-romulus-prime-reazioni-positive-alien-migliore-james-cameron_145525/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien

credit:

https://www.mymovies.it/film/2024/alien-romulus/poster/0/

Alien Zapping

È disponibile sul canale You Tube, “Frontiere Proibite”, dell’amico Roberto La Paglia, la Live Mystery News (edizione Estate 2024), per la serie “Cose dell’Altro Mondo”, condotta con Salvatore Giusa (Centro Ufologico Siciliano), dove sono stato, gradito ospite. L’argomento scelto, per chi ama la Fantascienza, è da non perdere, ed è incentrato sulle serie televisive dedicate al mondo degli Ufo e degli alieni. Alien Zapping, è un tuffo nel passato, con un pizzico di nostalgia e di ironia, alla riscoperta di quelle serie che ci hanno tenuti incollati al televisore, fin da quando eravamo ragazzini. Da Ufo Shado, a Project Blue Book, passando da Spazio 1999 a Taken, ecc. Un viaggio tra ricordi e curiosità, ricordando che seppure in un salotto virtuale, si può indagare il noto cercando di svelare l’ignoto.

Ecco, di seguito, il link:

Buona Visione!

Fly me to the Moon

Fly me to the Moon, uscito da poco nelle sale con il sottotitolo “Le due facce della Luna”, quindi da non confondere con il film d’animazione diretto da Ben Stassen nel 2008, che narra le vicende di una mosca che sale a bordo dell’Apollo 11 e dove Buzz Aldrin dà la voce a sè stesso, che è anche il titolo del famoso brano musicale scritto da Bart Howard nel 1954 e portato al successo, tra gli altri, da Frank Sinatra, dieci anni dopo. La canzone, il cui titolo originale era in realtà In Other Words, divenuto poi famoso appunto con le prime parole del testo stesso è inserito in varie colonne sonore tra cui Space Cowboy (2000), di C. Eastwood. Tutti elementi che rendono ancora più leggendaria la storia che sta dietro alla pellicola diretta da Greg Berlanti e prodotta anche dagli Apple Studios. Da complottisti, chi di noi non sarebbe voluto essere una mosca per entrare nella navicella dell’Apollo 11 e vedere come esattamente sono andate le cose? Sono andate come ce le hanno sempre raccontate, oppure?.. Moonhoax(1) a parte, è la storia di «una missione che non può fallire, nemmeno se fallisce. In quel caso bisognerà convincere tutti che è andato tutto bene», è il giornalista della Rai, Emiliano Condò(2) a descrivere in estrema sintesi il film. Ed è dai titoli di testa che la vicenda prende le mosse: il primo satellite russo (lo Sputnik, 1957), i primi lanci, il discorso di JFK (1962), che impone all’America, nel decennio, di andare sulla Luna -altro elemento per il quale la missione non doveva fallire e, appunto il primo tragico fallimento, il rogo all’interno dell’Apollo 1, dove persero la vita i primi tre astronauti. Il film -forse ispirato a fatti reali (il soggetto è di Keenan Flynn e Bill Kirstein, mentre la sceneggiatura è stata affidata a Rose Gilroy), vede come protagonisti Scarlett Johansson (qui anche produttrice) che interpreta Kelly Jones, affermata Manager del marketing che dovrà letteralmente «vendere la Luna» al mondo e Channing Tatum/Cole Davis, dal fisico prestante, da vero astronauta, ma relegato a capo della missione per un problema cardiaco che lo costringe a rimanere a terra. Anche se non tutto sembra filare per il verso giusto, soprattutto in un clima di guerra fredda, la svolta avviene quando Woody Harrelson, che veste i panni di Moe Berkus (che risponde direttamente al Presidente Nixon), in un’altra magistrale interpretazione, assume la Johansson, per un motivo ben preciso, siccome «The Failure is not at option» (Doc. TV, 2003), urge la necessità -e questo è assolutamente concepibile, di avere un piano “B”, la realizzazione in studio del tanto vituperato falso allunaggio! Il progetto Top Secret, dove si rischia la morte solo a parlarne, denominato Artemis (la sorella di Apollo), con la regia affidata ad un amico di K. Jones, che in realtà svolge molto bene il suo compito, cioè di far sembrare reale ciò che reale non è. E qui iniziano le varie ipotesi che contribuiscono ad alimentare le tesi cospirazioniste e complottistiche. Per non entrare troppo nello specifico -le pellicole, oltre a quelle citate, che trattano l’argomento, sono molte e ci dovremmo dilungare non poco (per chi vuole approfondire, in fondo troverete i link ad altri articoli sull’argomento pubblicati su questo blog), gli elementi sono tanti: il direttore della fotografia che mostrando un solo grande faro, giustamente afferma che sulla Luna, c’è una sola fonte di luce, i cavi che sorreggono gli astronauti nei loro goffi movimenti, la bandiera che si agita, ecc. Da notare che nel film Interstellar (C. Nolan, 2014), le Missioni Apollo sono categoricamente smentite: niente sbarchi sul nostro satellite(3); di contro invece in Capricorn One (P. Hyams, 1977), lo sbarco simulato è su Marte (che molti ritengono che in realtà ci sia stato davvero), inoltre nella serie tv For All Mankind, in una storia alternativa, il primo uomo è un cosmonauta dell’Unione Sovietica! «Una verità è una verità e nessuno ci crede, una bugia è una bugia e tutti ci credono», è Kelly Jones che propone di montare una telecamera esterna perché gli americani vogliono sempre essere presenti; è lei che ispira ad Armstrong la famosa frase ed è la stessa che suggerisce di manomettere la telecamera in modo da mandare in onda il vero filmato. In realtà le cose non sono così semplici come sono state fin qui descritte, -il film è ben fatto, i protagonisti perfettamente calati nella parte e il regista che dimostra di essere a suo agio, grazie anche ad un ottimo montaggio (in alcuni frangenti il linguaggio è più da serial che da film), e si destreggia a meraviglia quando deve passare tra elementi che spaziano tra la realizzazione e la mistificazione, tra il serio e il faceto, tra il complottismo e ciò che forse è stato vero e quello che davvero era falso. Berlanti è quindi bravo a mescolare le acque, rendendole più torbide, a mischiare le carte con le quali è stato costruito il falso castello, il risultato ottenuto seppur ottimo, quindi non rischiara le tenebre, ma tra situazioni ironiche e da commedia romantica, nelle due e passa ore di visione non ci si annoia affatto.

Il Logo della NASA

[Spoiler:] Divertente la sequenza finale quando neanche loro sanno cosa sta andando in onda, visto che le immagini che arrivano dai due monitor televisivi sono quasi simili e il tutto viene chiarito dalla presenza di un gatto nero che entra in scena, con un addetto della sicurezza che pende da una corda, caduto per cercare di acchiappare l’animale. «Dovevamo chiamare Kubrick», la penultima battuta della Jones, e qui i complottisti hanno sicuramente avuto un sussulto, perché lui è il maggior indiziato per la realizzazione della frode lunare, avendo in curriculum film come 2001 (il film è del 1968, un anno prima, nda) e Shining (1980), che qualcuno ha indicato come pieno di indizi(4) relativi appunto alla missione Apollo 11. No, non è la battuta relativa a Kubrick, ma secondo chi scrive e non solo, tutta o tutte le missioni Apollo, -qui iniziano le implicazioni ufologiche, in realtà nascondono e sono nascoste nella loro totalità per celare la realtà extraterrestre, ecco il vero motivo per il quale la NASA, che ha concesso l’uso del suo vero logo, con tanto di doppio “graffio” rosso, una sorta di “lingua biforcuta”, il cui concetto credo sia chiaro a tutti, ha dovuto falsificare le o la missione. Ecco, quindi, il perché del sottotitolo Le due facce della Luna, riferite non all’ambivalenza del film stesso, ma dal fatto che proprio sul lato nascosto del nostro satellite ci sono evidenti strutture aliene, «Persino la follia di una colonia nazista» come commenta Emiliano Condò che definisce «strampalate» le varie teorie del complotto. Inutile dire che non siamo d’accordo: tra accenni all’ormai arcinota Area 51, dove presumibilmente Kubrick fece quello che fece, tra allusioni agli Ufo recuperati, stavolta in fondo all’oceano, e non a Roswell (1947), l’ultimo dialogo tra la Johansson e Harrelson, chiarisce almeno l’aspetto più importante dell’opera di Berlanti:

«Gli alieni esistono?». «Camminano tra di noi…».

Come dire, in altre parole…

 

Note:

  1. Bill Kaysing, “Non siamo mai andati sulla Luna“, 1976.
  2. TG1 h: 20.00 del 02/07/2024.
  3. https://www.fantascienza.com/28767/2001-versus-interstellar
  4. https://movieplayer.it/articoli/fly-me-to-the-moon-film-storia-vera-luna-kubrick_32982/

Altre fonti:

https://www.fantasymagazine.it/36311/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna

https://www.fantasymagazine.it/36313/fly-me-to-the-moon-al-cinema

https://www.comingsoon.it/film/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/64550/recensione/

https://www.cinematografo.it/recensioni/fly-me-to-the-moon-eslp16bz

https://www.mymovies.it/film/2024/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/

https://www.fantascienza.com/28767/2001-versus-interstellar

https://it.wikipedia.org/wiki/Fly_Me_to_the_Moon_-_Le_due_facce_della_Luna

Altri Post sull’argomento:

https://www.giuseppenardoianni.it/first-man-destination-moon/

https://www.giuseppenardoianni.it/luna-severa-maestra/

https://www.giuseppenardoianni.it/luna-il-grande-balzo-mancato/

https://www.giuseppenardoianni.it/ad-astra-verso-le-stelle/

Credits:

https://www.mymovies.it/film/2024/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/poster/0/

https://www.astrospace.it/2020/04/02/il-verme-e-tornato-la-nasa-riusera-il-vecchio-logo/

 

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