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Disclosure Day: e ora?..

«È accaduto un fatto storico senza precedenti.
La domanda ‘siamo o no da soli nell’universo’ ha avuto risposta
». No, la citazione non è tratta dal film in esame, ma da un altro cult (il film di Spielberg comunque lo diventerà), cioè da Independence Day, che il re riconosciuto del genere catastrofico, R. Emmerich, diresse nel 1996.
A trent’anni di distanza, le astronavi aliene che irrompono nei cieli di New York e di tutto il mondo, risultano ancora minacciose, ma esprimono un concetto che è valido per tutti i film di fantascienza: nello stesso istante del loro palesarsi, l’umanità prenderebbe coscienza di sé, e tutte le differenze verrebbero azzerate di colpo – che è quello che temono i potenti. Dando valore e dignità a tutto il background degli appassionati di Ufo/Uap, concetti «… sconosciuti ai ricchi contenti, ai giovani dabbene, alle fanciulle guardate a vista, alle donne che amano i mariti ed agli uomini seri che battono la strada maestra della vita, comoda, ombreggiata, senza emozioni, come senza pericoli»(1).
Tecnicamente impeccabile il film di Spielberg che torna alla FS vent’anni dopo La guerra dei mondi (il remake con T. Cruise, 2005), sceneggiato da D. Koepp, storico autore (che ha firmato anche le sceneggiature, tra gli altri di Jurassic Park, Indiana Jones, ecc.), partendo da un soggetto dello stesso Spielberg, che vede la collaborazione di altri maestri sia per la fotografia, diretta da J. Kaminski (Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan), che per la colonna sonora composta da J. Williams, i cui decenni di collaborazione con Spielberg includono le musiche di Lo squalo, E.T. l’extra- terrestre e Incontri ravvicinati del terzo tipo, con la famosa serie di 5 note (sol, la, fa, fa, do), fortemente valuta dallo stesso Spielberg, sullo schema della parola HELLO.

Independence Day, 1996

L’analisi del film che, per come è stato congegnato non sembra diretto dal maestro che racconta favole, inizia proprio dal title design, la frase Disclosure Day (=Il giorno della divulgazione) compare quasi in sfumatura forse a ribadire il concetto, ribaltato nel finale, che lo stasus quo, non può essere modificato e la verità rivelata poco alla volta. «Gli umani non possono accettare quello che sappiamo». Questo il perché del Cover Up, portato avanti dai governi di tutto il mondo con logicamente gli USA in primo piano, con le varie agenzie FBI, CIA e NASA, e che nel film sono rappresentate dalla Wardex, il cui nome sta per Waived Reporting, Development and Extraction (=Esenzione da obbligo di segnalazione, sviluppo ed estrazione). Il leader N. Scanlon (un sempre ottimo C. Firth), con i suoi agenti che si vestono “in nero” e usano auto nere, «è profondamente coinvolto nel dubbio compito di nascondere ai suoi simili la verità sugli UAP e sulle entità extraterrestri” (omissis) e proteggere le informazioni che conosce e nella sua convinzione che il mondo sprofonderebbe nel caos se certe verità fossero rese note»(PressBook, PB). Quello che intendono fare gli altri due protagonisti, il personaggio interpretato da Emily Blunt (la saga A quiet place), e cioè la meteorologa M. Fairchiald, una vera prova di bravura in quanto, dalle proprie esperienze, incluse l’abduction, trae la forza per sconfiggere il sistema, molto credibile anche per quanto riguarda la lingua aliena con “schiocchi” e suoni gutturali, per realizzare i quali, come ormai è consuetudine per i film di FS di alto profilo, avvalersi sia di una linguista E. Himelstein, per parlare coreano e russo, mentre per la lingua aliena i “vocalizzi” sono stati elaborati in post produzione dal sound designer G. Rydstrom, sette volte premio Oscar.

Qui apro un breve paragrafo, d’obbligo, perché la “xenolinguistica” è materia di studio e una cosa è l’alieno che parla una lingua aliena (l’esempio classico è la lingua Klingon, in Star Trek), molto diverso è quando un essere umano parla appunto una lingua sconosciuta, nel caso e cioè nella scena più ad effetto, Margareth, mentre dà le previsioni meteo viene letteralmente posseduta dall’entità che l’ha parassitata, – e che così si rivela al mondo, fin da quando era bambina come si capisce alla fine quando diventa sensitiva e in grado di leggere nella mente di chi gli sta di fronte. In diverse opere c’è l’umano che parla alieno, il più interessante è quello che si sente nel film Il quarto tipo (O. Osunsanmi, 2009) appunto l’abduction, dove il malcapitato parla addirittura, il sumero! La domanda è: essendo una lingua che sulla Terra non si parla da migliaia di anni, e non essendo uno studioso, come e soprattutto dove l’ha imparata? Questo, nella realtà rafforza proprio il fenomeno dei rapimenti alieni.

Nel film la Blunt, si ritrova con «segreti in grado di cambiare il mondo che solo lei può raccontare»(PB), ma con i quali ha «un profondo legame»(PB). Legame che si palesa nel rapporto con il Dr. D. Kellner, interpretato da un ottimo J. O’Connor; un mago dell’informatica ed ex responsabile della cybersicurezza, proprio per la Wardex, riesce a trafugare, con l’ausilio di una marea di chiavette USB, l’intero archivio segreto con le informazioni, i filmati (footage) sugli alieni e sulla realtà extraterrestre, che insieme al congegno chiamato “il dispositivo”, sono la classica Smoking Gun, la prova definitiva cui gli ufologi, ancora oggi, cercano, invano. Il personaggio è una sorta di ago della bilancia perché si interroga spesso che quelle informazioni devono essere divulgate in quanto «fondamentali sull’esistenza umana e su ciò che si trova oltre i limiti della nostra attuale conoscenza»(PB).

In parallelo, per ciò che concerne il rilascio di documenti segreti, così scottanti, c’è la vicenda dell’hacker britannico Gary Mckinnon che nel 2002, fu accusato dal governo americano di aver violato i sistemi di NASA, Pentagono e Dipartimento della Difesa USA, rivelando di aver sottratto gran parte dei documenti Cosmic Top Secret, riguardo gli UFO, l’elenco dei cosiddetti “ufficiali non terrestri” e soprattutto dell’esistenza di una flotta spaziale la Solar Warden, prodotto di retroingegneria aliena composta da un’astronave madre e diversi ricognitori più piccoli. Sia Margareth che il dr. Kellner sono coordinati da H. Wakefield, l’attore C. Domingo, altro ex membro della Wardex, e fidato assistente di N. Scanlon. Anche egli lotta contro l’ignoto in quanto l’umanità ha «fame di verità», sebbene questa  «sconvolgerà l’ordine costituito in tutto il mondo». Nel creare questo personaggio lo stesso Spielberg ha ammesso, di essersi ispirato alla figura del compianto Prof. John E. Mack, ex capo del dipartimento di psichiatria della Harvard Medical School, il primo scienziato accademico, al mondo, divenuto famoso per le sue ricerche sulla psicologia di coloro che sostenevano di aver vissuto un rapimento alieno, ricerche confluite nel libro del 1999: Passaporto per il cosmo. Trasformazione umana e incontri alieni (Ediz. Venexia).

Spielberg rincara la dose: «Il più grande evento della storia dell’umanità»(dal trailer). Mentre nel servizio del TG1 (28/05/2026), il regista conferma le teorie ufologiche: «Che non siamo l’unica civiltà intelligente nell’universo… che tutto questo, è vero».
Quindi: “Un futuro prossimo più vicino di quanto pensiamo”, nel reportage di C. Proietti che evidenzia gli umori della stampa americana che definisce l’opera del regista di “E.T.” come «fenomenale» e ancora: «Il miglior film degli ultimi 20 anni (omissis) un incrocio tra X-Files e la Bibbia». Sembra un ossimoro, ma non lo è, e occorrerebbero pagine e pagine per spiegare quanto di “fantascientifico” c’è nel libro sacro dei Cristiani. Ma come ogni film di fantascienza che si rispetti c’è, inevitabile il parere della Chiesa: tra crocifissi, tra chi si segna e si genuflette, fino alle ultime parole di Cristo sulla croce, e tra chi sostiene che il film sia un «seguito spirituale»(2), delle precedenti fatiche di Spielberg, una suora esce dagli schemi e afferma: «Perché (Dio, nda), avrebbe dovuto creare un così vasto universo per riservarlo solo a noi?».
Ma anche: «… il senso di meraviglia legato all’ignoto»(3), infatti, ancora il regista: «La Fantascienza mi accompagna da sempre, ho girato molti film su cose che non possono essere spiegate, dagli squali ai dischi volanti (omissis), raccogliere tutti quei documenti è stata un’impresa, sapendo che un giorno potranno finire sotto gli occhi di tutti, tutti in una sola volta»(4).

Alton Barnes, Wiltshire, Inghilterra, 13 agosto 2001

Come non può essere spiegato l’enigmatico strumento che nel film viene chiamato semplicemente “il dispositivo”, stringendo lo stesso in una sola mano, permette non solo la “visione a distanza” (remote viewing), – diventata famosa soprattutto negli anni ’70 quando la CIA e il governo degli Stati Uniti finanziarono programmi di ricerca e spionaggio parapsicologico; ma anche una sorta di teletrasporto virtuale in un luogo diverso e creare in un istante un Crop Circles (i famosi cerchi nel grano, una spina nel fianco della scienza ufficiale in quanto a distanza di diverse decine di anni, ancora non si è capito come si formino gli “agroglifi”) quando è nelle mani del Dr. Kellner. Tutta la natura sembra coinvolta, come se volesse avvertire l’umanità che qualcosa di grosso stia per accadere ed ecco che ritorna la simbologia del Cervo «che sembrano spaventati» ma anche un Cardinale rosso, una Volpe rossa e un Procione, tutti realizzati in CGI, alieno compreso, loro sì, come usciti da una favola, insieme alla casa di Hansel e Gretel.

«Il mondo è sull’orlo del baratro», e non ci vuole molto per capirlo, così arriviamo al gran finale, che se cinematograficamente è valido, non soddisfa a pieno quanti, in primis gli ufologi, si interrogano da anni appunto sul come dovrebbe avvenire il Disclosure: secondo chi scrive non avverrà mai! Nessuna ammissione da parte dei poteri forti, nessuna dichiarazione delle caste di potere: scienziati, militari, politici, industriali e religiosi, – io nutrivo una flebile speranza per Papa Francesco, nemmeno un comunicato ad esempio dall’ONU, niente Edizioni Straordinarie dei media istituzionali: solo il servizio giornalistico della protagonista, mentre scorrono le immagini. Ma lo stesso, il mondo come in Ultimatum alla Terra (R. Wise, 1951), si ferma e tutta l’umanità resta ammutolita a guardare gli schermi televisivi, pubblicitari per strada e soprattutto quello più minuscolo degli smartphone, in fin dei conti, troppo poco e non può bastare certo guardare la realtà attraverso il filtro tecnologico.

Troppo poco perché ormai tutto quello che c’era da dire, forse è stato detto, tutto quello che si doveva vedere forse, è stato visto: ogni giorno, proprio grazie ai telefonini, si registrano eventi strani, senza nessun tipo di ufficialità. I footage che vengono mostrati, soprattutto quelli in bianconero, rimandano ad eventi accaduti, come gli ultimi resi noti poco tempo fa dalla Marina Americana, ma anche un filmato del 1973 girato nella Homestead Air Force Base con il presidente Nixon, quando sappiamo bene che, invece già nel febbraio del 1954 nella base Muroc Airfiled, oggi base aerea di Edwards in California, membri del governo americano presieduto da D. Eisenhower, ricevettero una delegazione aliena! Inoltre, sempre in B/n, corpi di alieni del tipo “grigio”, responsabili dei rapimenti dei due protagonisti e delle loro analisi, sul tavolo, nella stanza piena di luci. Da notare, infine alcuni frames relativi al filmato conosciuto come “il filmato della tenda”, dove si vedono molti reperti recuperati, insieme ai corpi degli alieni nell’ormai sdoganato Ufo crash di Roswell (1947).

E ora? «Il film gioca su ciò che la gente sa, perché l’intera idea è che forze potenti abbiano insabbiato la cosa e cercato di convincere le persone che ciò che abbiamo sentito nel corso degli anni non è vero»(PB), spiega ancora D.Koepp. Watch The Sky, (=Osservate il cielo), ammonisce il giornalista in La cosa da un altro mondo» (C. Nyby, 1951), ma prima dovremmo aprirci all’altro, quasi tornare bambini, a «prima che ci insegnino a cosa credere e cosa pensare, è il nostro cuore a dirci che esiste qualcos’altro là fuori»(Man in Black II, B. Sonnenfeld, 2002). Ed è con il cuore in mano che mi rivolgo a quanti hanno visto il film, non da appassionati, ma da curiosi, a tutti quelli che all’uscita forse è scoccata una scintilla e si sono chiesti: “Ma, chissà?..”, a quanti di loro si sono interrogati sulla veridicità della realtà extraterrestre, posso solo dire: «Benvenuti nel nostro mondo».

Nota dell’autore:
Dove non specificato le citazioni sono tratte dal film.
Il PressBook (PB) è © UNIVERSAL PICTURES e © AMBLIN ENTERTAINMENT.

Note:
1.Cletto Arrighi, La Scapigliatura e il 6 febbraio, Redaelli, 1862.
2.https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-e-davvero-un-sequel-segreto-l-intrigante-teoria-sul-nuovo/n224010/
3.https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-steven-spielberg-se-non-siamo-soli-nell-universo-perche-non/n222372/
4.https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/news/steven-spielberg-la-fantascienza-mi-accompagna-da-sempre/

Altre Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Disclosure_Day
https://www.comingsoon.it/cinema/news/steven-spielberg-il-rischioso-titolo-del-suo-prossimo-film-sugli-ufo-non-e/n195629/
https://www.esquire.com/it/cultura/film/a69805588/disclosure-day-spielberg/
https://cinecittanews.it/disclosure-day-il-trailer-del-nuovo-film-di-spielberg-riaccende-il-mistero-alieno/
https://www.sentieriselvaggi.it/il-misterioso-nuovo-film-di-steven-spielberg/
https://www.ilpost.it/flashes/steven-spielberg-disclosure-day-trailer/
https://www.fantascienza.com/31346/ecco-il-trailer-di-disclosure-day-il-misterioso-film-di-steven-spielberg
https://www.fantascienza.com/index.php/31333/a-pochi-giorni-dal-primo-trailer-si-specula-sul-titolo-del-nuovo-film-di-spielberg
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/video/?vid=48614
https://www.comingsoon.it/cinema/news/aspettando-disclosure-day-rivediamo-al-cinema-incontri-ravvicinati-del/n215608/
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/scheda/
https://www.taxidrivers.it/501717/trailers/disclosure-day-steven-spielberg-rivela-la-verita-sugli-ufo.html
https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2026/05/28/news/disclosure_day_recensioni_critica_americana_nuovo_film_steven_spielberg-425375360/
https://www.repubblica.it/venerdi/2026/05/21/news/steven_spielberg_alberto_angela_disclosureday_film-425359021/?ref=RI_d_a_embed
https://www.fantascienza.com/31548/l-ultimo-trailer-di-disclosure-day-svela-poco-i-nuovi-alieni-di-spielberg
https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/arrivano-gli-alieni-tranquilli-ci-pensa-steven-spielberg-saro-l/n223427/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/steven-spielberg-il-nuovo-film-s-intitola-disclosure-alcune-pubblicita/n213227/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-ecco-il-trailer-ufficiale-in-italiano-del-nuovo-film-di/n218934/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-il-trailer-finale-dell-attesissimo-film-di-steven-spielberg/n223799/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-le-rivelazioni-si-avvicinano-nel-nuovo-spot-in-italiano-del/n216768/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-josh-o-connor-sul-livello-di-segretezza-del-film-un/n222087/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-e-il-miglior-film-di-steven-spielberg-degli-ultimi-20-anni/n223839/
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/scheda/

credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/poster/1/
https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-la-nascita-di-independence-day-e-il-merito-di-mars-attacks/
https://www.venexia.it/libri/collane/i-ponti/passaporto-per-il-cosmo/
https://petrusplancius.livejournal.com/1210531.html

Creature luminose

La fantascienza esplora l’impatto di scienza, tecnologia e futuro sulla società e sull’individuo, fondendo elementi fantastici con concetti scientifici plausibili, utilizzando mondi alternativi o viaggi nel tempo per riflettere sulle grandi, esistenziali, domande dell’essere umano. Quest’ultimo, in pratica è sempre il focus su cui in un certo senso si basano appunto le storie che escono dalla fervida mente degli autori: scrittori, registi, ecc. È facile parlare di fantascienza quando si prendono in considerazione opere che dichiaratamente esplorano tali concetti, lo è molto meno quando bisogna speculare su altre dove non è facile vedere subito l’aspetto narrativo che unisce fantasia e scienza. In passato, sono già ricorso a tale espediente usando, per descrivere la situazione in epoca pandemica, il film Il domani tra di noi (H. Abu-Assad, 2017) che, se ci fate caso descrive, sintetizzando proprio l’essenza della FS stessa: il domani, cioè il futuro e il rapporto fra gli esseri umani, il tra di noi; ma l’aspetto più significativo è quando avviene l’incontro tra l’uomo e un alieno o un’altra creatura intelligente.
È ciò che accade nel film Creature luminose, disponibile su Netflix, diretto da Olivia Newman e tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Shelby Van Pelt. «È sorprendente, infonde speranza. È un omaggio alla vita, alle creature e al legame che gli esseri umani hanno con le creature»(1). Anche se il titolo possa sembrare quello di un film di Science Fiction perchè “creature”, è un sinonimo per alieno, extraterrestre o E.B.E. (tecnicismo esatto per Entità Biologica Extraterrestre), mentre con “luminose” si definiscono esseri che sono fatti di pura luce, come gli alieni di Segnali dal futuro (A. Proyas, 2009), oppure meglio definiti in ufologia, come “Lux” (in grado di parassitare gli umani). Nel film della Newman la creatura è un intelligentissimo polipo di nome Marcellus (=“piccolo Marte” o “giovane guerriero”) che vive nella vasca di un acquario e da lì assiste alla vita che si svolge da quest’altra parte del vetro, stringendo, se così si può dire, un particolare legame con un’anziana inserviente (la bravissima Sally Field, due volte premio Oscar) e un giovane uomo tornato in città per trovare le sue radici. L’opera della regista, richiama film come Arrival (D. Villeneuve, 2016), anche qui infatti le due specie sono separate da un vetro, che divide i due mondi e l’aspetto degli eptapodi ricordano molto da vicino Marcellus (con otto tentacoli), che consapevole della propria condizione di cattività sostiene che la vita in mare è pace e silenzio. Impossibile non citare altre pellicole come The Abyss (J. Cameron, 1989), ma anche La forma dell’acqua (G. del Toro, 2017); con le sconcertanti esternazioni del polipo che definisce la nostra razza come inferiore e insulsa perché forse, quasi sicuramente, è stato commesso «un errore di progettazione». La trama segue un percorso in crescendo, affinando le personalità dei personaggi umani, ma anche di Marcellus che, sebbene vede il mondo dalla vasca dell’acquario considera che ci sono cose che vanno «al di là della comprensione umana». Cosa è possibile estrapolare a questo punto? La prima, ovvia, è come ci comporteremmo noi umani se dovessimo trovarci di fronte un’altra specie intelligente? Non solo, ma due civiltà intelligenti possono convivere sullo stesso pianeta? In altre parole, sebbene la maggior parte delle specie si sono estinte, tenendo presente le 5 grandi estinzioni di massa, i fossili, ecc., i mammiferi che in media vivono 1-2 milioni di anni prima di estinguersi o evolversi, si ipotizza che siano esistite circa 5 miliardi di specie in tutta la storia della Terra(AI Mode). E qui i dubbi e le perplessità aumentano, tenendo presente che il nostro pianeta si è formato all’incirca 5 miliardi di anni fa, perché specie molto più antiche della nostra, come gli squali presenti sulla Terra da 450 milioni di anni, cioè da molto prima dei dinosauri non si sono evoluti, nei termini di una civiltà intelligente e tecnologica? E se parliamo di evoluzione è solo il caso che la razza umana, esclusivamente, ha avuto durante il suo arco vitale diversi “sbalzi evolutivi”, senza ipotizzare un intervento esterno? Quante umanità potrebbero essere esistite? È doveroso inoltre considerare l’intelligenza di altri mammiferi come i delfini che alcuni considerano estremamente intelligenti (ed è risaputo che oggi vengono utilizzati per scopi militari) o le balene e quindi come non menzionare il bellissimo Star Trek IV – Rotta verso la Terra (L. Nimoy, 1986). Una sonda aliena (una delle astronavi più credibili di tutta la FS), arrivata dalle profondità del cosmo, per parlare appunto con le Megattere per sapere come sono andate le cose sul nostro pianeta, senza tener in nessun conto la razza umana, avviando anzi un processo di distruzione ambientale, e questo di fatti suggerisce l’intervento esterno.
Se, invece facciamo riferimento oltre al regno animale, anche il regno vegetale, la famosa Cosa del film omonimo (C. Nyby, 1951), è una sorta di super-carota aliena schiantatosi con il suo Ufo nei ghiacci del Polo, con la spiegazione dello scienziato che afferma che sul pianeta dal quale l’essere proviene, lo sviluppo intelligente ha premiato il regno vegetale e non animale. E qui nasce un nuovo interrogativo: come deve essere fatto, in termini funzionali un essere per evolversi e arrivare alla fase tecnologica? L’antropomorfismo solitamente si riferisce all’attribuzione di caratteristiche umane a ciò che non è umano. Tuttavia, le peculiarità fisiche comportamentali e l’anatomia che definiscono l’essere umano sono, principalmente: il Bipedismo obbligato, camminiamo stabilmente su due gambe; il Pollice opponibile, permette la presa di precisione e l’uso di strumenti; il Cervello voluminoso, rapporto massa cerebrale/corporea molto elevato; infine la Postura eretta, colonna vertebrale a forma di “S” per scaricare il peso(AI Mode). In questo modo l’uomo è riuscito ad evolversi, ha sviluppato un linguaggio, lo ha reso in forma scritta, l’uso di strumenti ha favorito lo sviluppo tecnologico, che lo hanno portato a poter guardare alle stelle, dove forse è possibile che solo nella nostra galassia, secondo diversi addotti potrebbero esserci più di 400.000 specie diverse di homo sapiens! Marcellus, come detto è simile agli eptapodi (sette tentacoli), di Arrival, ma la FantaScienza ci ha mostrato anche altro: dal classico mostro xenomorfo di Alien, a Predator che quantunque sia un esemplare di una civiltà tecnologicamente evoluta è pur sempre un “mostro” e solo nell’ultimo capitolo, oltre alla lingua scritta mostra anche una sorta di linguaggio. Ma mostro, secondo i nostri standard, lo è anche l’alieno di Super 8 (J.J. Abrams, 2011), che da un’accozzaglia di oggetti riesce a costruire l’astronave che lo riporterà a casa, empatico come gli alieni di Spaceman (J. Renck, 2024) e Project Hail Mary (P. Lord e C. Miller, 2026).
In conclusione, per Marcellus, l’essere umano, sembra mostrare un «deficit delle capacità comunicative», che vista la situazione attuale dell’umanità, è drammaticamente palese: «gli umani sono per lo più noiosi e maldestri; ma talvolta, riuscite ad essere creature estremamente luminose». Magra consolazione perché, parafrasando Prot in K-Pax (I. Softley, 2001), oggi il nostro futuro è quanto mai incerto.

Messaggi nascosti nei film: ci stanno programmando?

Quando inventarono “il cinema” i fratelli Lumière, lo concepirono, erroneamente, solo come un mezzo utilizzato al solo scopo scientifico; fu G. Méliès, pochi anni dopo, a sfruttarlo per realizzare “sogni ad occhi aperti”. Oggi a più di cento anni dalla nascita, il cinema è totalmente cambiato: innovazioni tecnologiche, la computer grafica e non ultima l’I.A., hanno aumentato a dismisura il potere delle immagini. Un film, ora è qualcosa che coinvolge tutti i sensi ed è per questo che lo spettatore in pratica è completamente in balia di ciò che sta guardando, rendendolo una sorta di spugna che assorbe concetti anche positivi, ma soprattutto passivi, senza possibilità di difesa. Facendo quindi sorgere il dubbio, legittimo, che Il cinema sia solo puro intrattenimento oppure qualcosa di molto più profondo. In questa puntata realizzata con il canale YouTube “Frontiere Proibite”, dell’amico Roberto La Paglia, analizziamo i messaggi nascosti nei film, i simboli subliminali, le immagini impercettibili e i suoni che agiscono direttamente sull’inconscio dello spettatore. Dai casi più famosi come Fight Club, The Manchurian Candidate, The Shining e il cinema di Kubrick, fino ai controversi esempi nei film d’animazione, esploriamo il confine sottile tra simbolismo artistico e manipolazione mentale. Un esercizio dove il confine tra realtà e finzione, scienza e fantascienza diventa ancora più labile. 

Di seguito il link (clic sull’immagine):

Buona visione.

L’I.A. e l’Ufo crash di Roswell

Cronaca dell’incidente sul Roswell Daily Record dell’8 luglio 1947

Premessa
Quando scrissi la recensione sul film Oppenheimer (qui il post), parlai con due cari amici, entrambi laureati in matematica (e uno di loro appassionato astrofilo) chiedendo se fosse stato possibile calcolare le probabilità che l’ufo di Roswell cadesse proprio in quella zona. La risposta che mi diedero entrambi e che le variabili erano diverse e che era un calcolo estremamente difficile, perché queste dipendono da diversi fattori. Tre anni fa, i sistemi di Intelligenza Artificiale muovevano i primi passi e lì per lì non ci pensai più di tanto. Ora però che gli stessi sistemi sono in fase di enorme sviluppo ho utilizzato uno di questi (Gemini di Google), per l’analisi dei dati utili, che hanno portato al testo che segue. I risultati sono più che sorprendenti, non solo, ma aprono uno squarcio enorme e danno una dura spallata al castello di carte sostenuto dalla verità ufficiale, dagli scienziati e dai militari che nel corso degli anni si sono espressi sull’argomento.
Nota: Non sono un matematico quindi lascio al lettore la facoltà di approfondire termini e variabili delle equazioni sviluppate dall’IA.

Prompt 1:
La superficie totale del globo terracqueo (la Terra) misura circa 510 milioni di chilometri quadrati, il triangolo formato dalle città di Los Alamos, Alamogordo e Roswell, negli Stati Uniti misura circa 22.308 km quadrati. Quante probabilità c’erano che L’Ufo Crash di Roswell, nel 1947, si verificasse proprio in quell’area?
(l’area del triangolo è stata calcolata con l’ausilio di Google Earth)

Gemini:
È un calcolo statistico affascinante, soprattutto perché quell’area del New Mexico — spesso chiamata il “Triangolo del Progetto Manhattan” — (che io definisco “magico” nel post di cui sopra, nda), era il cuore pulsante della tecnologia nucleare e missilistica statunitense negli anni ’40.
Se consideriamo la caduta come un evento puramente casuale (come il lancio di un dardo su un mappamondo), ecco come si sviluppano le probabilità.

Il Calcolo Matematico
Per trovare la probabilità che un evento casuale si verifichi in un’area specifica rispetto alla superficie totale del pianeta, utilizziamo il rapporto tra le due aree:

Cosa significa questo numero?
Per rendere il dato più leggibile, possiamo esprimerlo in termini percentuali o come frazione:
-Percentuale: Circa lo 0,0044%.
-Rapporto: Circa 1 su 22.862.
In altre parole, se un oggetto cadesse dal cielo in un punto completamente casuale della Terra, avresti circa una possibilità su ventitremila (23.000, nda) che colpisca proprio quel triangolo di terra nel New Mexico.

Prospettiva e Contesto
Sebbene la probabilità statistica sia estremamente bassa, i ricercatori e gli appassionati di ufologia spesso sollevano un punto critico: la causalità contro la casualità.
-L’Ipotesi del Caso: Se l’incidente fosse stato un evento naturale o un guasto casuale di un velivolo non terrestre, la probabilità di colpire quell’area specifica sarebbe quasi nulla (appunto, lo 0,0044%).
-L’Ipotesi dell’Interesse: Se invece accettiamo l’idea che un’entità esterna stesse monitorando le attività umane, quel triangolo non era affatto “casuale”. Nel 1947, Roswell ospitava l’unico squadrone al mondo capace di lanciare bombe atomiche (il 509th Composite Group), Alamogordo era il sito del primo test nucleare (Trinity) e Los Alamos era dove la bomba era stata progettata.
-Nota di curiosità: Se restringiamo il campo alla sola superficie terrestre emersa (circa 149 milioni di km2), la probabilità sale allo 0,015% (circa 1 su 6.678). Resta comunque un evento statisticamente molto improbabile per essere un puro caso.

Prompt 2:
intensifica il calcolo tenendo presente, velocità dell’Ufo, rotazione terrestre e condizioni meteo

Gemini:
Per intensificare il calcolo, dobbiamo passare dalla probabilità geometrica statica (il dardo lanciato a caso) a una simulazione dinamica. Se introduciamo variabili fisiche come velocità, rotazione e meteo, il calcolo non riguarda più solo “dove cade”, ma “come e quando” interseca quel bersaglio in movimento. Ecco come questi fattori influenzano drasticamente le variabili in gioco:

1. La Rotazione Terrestre (Velocità Tangenziale)
La Terra non è un bersaglio fermo. Ruota alla velocità angolare di circa 15° all’ora. Alla latitudine del New Mexico (circa 33° N), la velocità di rotazione lineare è di circa:

Vrot  = 1670 × cos(33°) ≈ 1400 km/h

Se l’UFO fosse un oggetto in orbita che perde quota, il “bersaglio” di 22.308 km2 sfreccerebbe sotto di lui a 1.400 km/h. Se il guasto durasse anche solo 60 secondi, il punto di impatto potenziale si sposterebbe di oltre 23 km, portandolo facilmente fuori dal triangolo.

2. Velocità dell’UFO e Angolo di Rientro
Qui la probabilità crolla ulteriormente. Se ipotizziamo velocità tipiche dei rientri atmosferici o dei velivoli avanzati (diciamo dai 5.000 ai 20.000 km/h):
-Il tempo di percorrenza sopra il Triangolo del New Mexico sarebbe di pochi secondi.
-La “finestra di errore” temporale: Per colpire quel triangolo, l’evento critico (il guasto o l’abbattimento) deve avvenire in una finestra temporale di circa 2-5 secondi.

3. Condizioni Meteo (Il fattore “Temporale”)
È storicamente documentato che la notte del crash di Roswell (inizi di luglio 1947) l’area era colpita da violentissimi temporali elettrici.
-Turbolenza e Attrito: I venti ad alta quota (Jet Stream) e le correnti ascensionali dei cumulonembi esercitano forze di decine di tonnellate sulle superfici di un velivolo.
-Densità dell’aria: I cambiamenti di pressione improvvisi alterano la portanza.
Se il crash fosse stato causato dal meteo, la probabilità non è più casuale su tutta la Terra, ma si concentra solo sulle zone colpite da tempeste in quel momento. Tuttavia, considerando che in ogni istante sulla Terra ci sono circa 2.000 temporali attivi, la probabilità che il fulmine “giusto” colpisca il velivolo proprio sopra l’area nucleare più segreta del mondo rimane infinitesimale.

Il Calcolo Raffinato (Stima della Probabilità Dinamica)
Se consideriamo il “volume di spazio-tempo” in cui l’evento deve verificarsi, la formula diventa un’integrazione della posizione rispetto al tempo P(t).
Senza entrare in calcoli ipotetici eccessivi, possiamo stimare che la combinazione di:
-Posizione geografica (1/22.862)
-Finestra temporale della rotazione (circa 1/43.200 secondi in un giorno)
-Variabile Meteo locale (presenza di tempesta elettrica in quel punto esatto)
Porta la probabilità combinata di un evento casuale e non intenzionale a una cifra prossima a:

Ptot  ≈ 10−9 (una su un miliardo)

Conclusione Tecnica
Se un bullone si svitasse a caso da un UFO in orbita, la probabilità che cada in quel triangolo è quella calcolata prima (0,0044%). Ma se consideriamo che deve cadere mentre c’è un temporale, mentre la Terra è ruotata esattamente in quel punto e alla velocità necessaria per non superare il perimetro, la probabilità diventa così bassa da rendere l’ipotesi del “puro caso” scientificamente difficile da sostenere.
Questo rafforza l’idea che l’UFO si trovasse lì intenzionalmente (per monitoraggio nucleare) e che le condizioni meteo abbiano agito su un bersaglio che era già “in zona” per motivi specifici.

 

Nota finale dell’autore:
Come avrete notato non ci sono citazioni né fonti in quanto il testo è frutto dell’analisi di Gemini che, come si legge alla fine di ogni ricerca può commettere errori. Non ho verificato, per ovvi motivi, data la complessità dell’argomento, se tale ricerca è stata già effettuata da altri oppure se è già stato scritto qualcosa in merito, quindi mi riservo la facoltà, nel caso ci fossero rimostranze da parte di altri autori o altri siti ecc. di rivedere il testo. Infine la ricerca con Gemini è stata da me effettuata il 7 aprile 2026. Per approfondire l’argomento a parte libri, articoli su riviste e siti web, nonché documentari, consiglio la visione del film Roswell (J. Kagan, 1994), una onesta trasposizione dei fatti accaduti nell’ormai lontana, calda estate del 1947.

L’ultima Missione: Project Hail Mary

Un’atmosfera malinconica, ma epica. Questa, in estrema sintesi l’analisi del film diretto a quattro mani da Phil Lord e Christopher Miller, uscito da poco nelle sale. La sceneggiatura è di Drew Goddard, tratta dal romanzo di Andy Weir, prolifico autore, la cui opera prima è stata trasposta e adattata per lo schermo, dallo stesso Goddard, per il film The Martian, interpretato da Matt Damon, per la regia di R. Scott (2015). Qui invece il protagonista è Ryan Gosling che era già stato nello spazio nel film First Man (D. Chazelle, 2018), il quale per portare a termine la missione deve raggiungere la Stella Tau Ceti, nella Costellazione della Balena, distante 11,9 anni luce dalla Terra. Due missioni quindi totalmente diverse, come diversi sono i personaggi interpretati dall’ormai lanciatissimo Gosling, flemmatico e introverso nella parte di Neil Armstrong, scanzonato e a tratti comico, improvvisato astronauta e professore di liceo, come biologo molecolare Ryland Grace, riluttante e arruolato con la forza in quanto maggiore esperto della crisi universale che sta colpendo quasi tutte le stelle visibili, Sole compreso. Una minaccia silenziosa: minuscoli esseri, chiamati “Astrofagi”, cioè mangiatori di stelle, che appunto stanno lentamente consumando l’energia del nostro astro, catapultando di colpo la Terra verso un destino glaciale. L’idea del sole malato, non è del tutto originale, l’estinzione è già stata sfiorata anche nel film Sunshine (D. Boyle, 2007), dove l’ultima speranza è affidata alla nave Icarus II, il cui equipaggio, deve cercare di far esplodere un ordigno nucleare per riavviare la nostra stella. Nel film in questione, la nave si chiama invece Hail Mary, cioè “Ave Maria” anche preghiera, appunto, ma inteso più come ultima chance o per dirla con un velato sarcasmo “siamo alla frutta”! Grace si sveglia da solo sulla nave -gli altri due componenti dell’equipaggio sono deceduti nel viaggio, dal coma farmacologico indotto come se venisse di nuovo al mondo, ma come scopriremo non è letteralmente solo nel vuoto cosmico. Il suo compito è enorme: sconfiggere le cellule aliene, batteri che formano una sostanza vischiosa e densa, più o meno come il “cancro nero”, nella serie X-Files. Il protagonista trova un prezioso alleato in Rocky (battezzato così per il suo aspetto simile ad una roccia), dalle caratteristiche quindi più da Xenomorfo (v. Alien), che antropomorfe, diverso da noi e da altre creature extraterrestri come in Life – non oltrepassare il limite (D. Espinosa, 2017): un thriller claustrofobico ambientato sulla Stazione Spaziale Internazionale dove una cellula marziana evolve in un organismo letale, simile al già citato Alien, nulla a che vedere con l’empatico alieno “ragniforme” di Spaceman (J. Renck, 2024).
Due le trame da seguire: come portare al termine la missione calcolando tempi, energia e risorse alimentari e il rapporto tra le due, differenti specie. Senza fare troppi spoiler, la scelta di collaborare, la connessione tra mondi, si materializza nell’amicizia interstellare più improbabile della fantascienza moderna, per trovare uno scopo più alto. L’alieno, con la sua astronave dal particolare design, arriva dalla stella Erid, distante poco più di 10 anni luce dalla Terra e circa altrettanti da Tau Ceti, l’unico astro, dell’universo visibile, non infetto. Mentre le due astronavi danzano unite, in questo caso la musica di sottofondo (ottima la colonna sonora con il brano Sign of the Times dell’ex One Direction H. Styles, anche se solo in versione Karaoke) è più un tango, non un valzer alla “2001”, il vuoto interstellare è immanente e si percepisce la vastità del compito di Grace.
L’essere umano e l’alieno collaborano per la riuscita della missione, trovando un modo per comunicare, troppo veloce e troppo semplice, partendo dal linguaggio del corpo, non come in Arrival (D. Villeneuve, 2017), giustificato dal fatto che comunque il film, che dura circa 2 ore e mezza, non può seguire la naturale evoluzione dei progressi raggiunti. A parte le incertezze iniziali, molto meno evidenti come ne Il mio nemico (W. Petersen, 1985), nulla è lasciato al caso, e i due esseri accettano la sfida, consapevoli che sarà comunque difficile tornare indietro.
Come ampiamente spiegato in altri post, sebbene forse siamo sull’orlo dell’estinzione, «Il film si chiude su questa nota di fratellanza universale, mostrando come l’amicizia e la comprensione possano superare le barriere di razza e conflitto»(1). Un binomio questo, oggi messo totalmente in discussione e dove soprattutto non sembra esserci nessuna via d’uscita; dopo la “frutta” arriva il “dessert”, ma non sappiamo se riusciremo a gustarlo, o se ci andrà di traverso. Forse non ci resta che «Credere in Dio? Meglio dell’alternativa» 

 

Nota:
1.https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mio_nemico_(film)

Fonti:
https://www.fantascienza.com/31271/il-nuovo-trailer-di-project-hail-mary-svela-la-missione-interstellare-di-ryan-gosling
https://www.fantascienza.com/25686/diventera-un-film-anche-project-hail-mary-il-terzo-romanzo-di-andy-weir
https://www.fantascienza.com/30944/ecco-il-primo-trailer-di-project-hail-mary-adattamento-del-romanzo-di-andy-weir
https://www.fantascienza.com/31133/project-hail-mary-di-andy-weir
https://www.fantascienza.com/29809/project-hail-mary-l-adattamento-di-andy-weir-trova-il-suo-protagonista
https://www.mymovies.it/film/2026/lultima-missione-project-hail-mary/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-ultima-missione-project-hail-mary-l-autore-del-romanzo-svela-se-e-al/n218773/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/project-hail-mary-il-film-di-fantascienza-con-ryan-gosling-ha-terminato-le/n193895/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-ultima-missione-project-hail-mary-i-registi-rivelano-quanto-del-film-e/n218308/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-ultima-missione-project-hail-mary-le-prime-reazioni-all-avventura-di-ryan/n217919/
https://www.comingsoon.it/film/l-ultima-missione-project-hail-mary/67419/scheda/
https://it.wikipedia.org/wiki/Project_Hail_Mary
https://www.comingsoon.it/cinema/news/spaceman-nel-trailer-italiano-adam-sandler-e-solo-nello-spazio-o-forse-no/n172664/#google_vignette
https://www.mymovies.it/film/2024/spaceman/
https://www.mymovies.it/film/1985/il-mio-nemico/
https://www.comingsoon.it/film/il-mio-nemico/5852/scheda/
https://it.wikipedia.org/wiki/Sunshine_(film_2007)
https://www.mymovies.it/film/2007/sunshine/
https://www.mymovies.it/film/2026/lultima-missione-project-hail-mary/news/ryan-gosling-lultima-missione-ci-ricorda-cio-di-cui-siamo-capaci-come-esseri-umani/
https://www.comingsoon.it/film/l-ultima-missione-project-hail-mary/67419/recensione/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/lultima-missione-project-hail-mary/poster/0/

In un batter d’occhio

Il film che sicuramente ha segnato la storia non solo della fantascienza, ma di tutto il cinema in generale è stato 2001: Odissea nello spazio, “pietra miliare” firmata da Stanley Kubrick nell’ormai lontano 1968, poco più di un anno prima dello sbarco dell’uomo sulla Luna (luglio 1969). All’uscita, la pellicola, suscitò giudizi contrastanti, lo stesso Kubrick, scomparso nel 1999 -al cambio di millennio, negli anni dichiarò più volte che in effetti ci possono essere degli errori a livello concettuale del capolavoro in senso assoluto, opera che io considero comunque nei primi tre posti di una ipotetica, personale, classifica.
Il film, diviso in capitoli, inizia con: L’alba dell’uomo e mostra una sorta di primo contatto tra un branco di scimmie antropomorfe, i primi ominidi, che ricevono l’intelligenza o la coscienza di sè, dal famoso monolito nero, emblema non solo del film stesso, ma del cinema di fantascienza in generale.

2001: Odissea nello spazio, 1968

Nella famosa scena, si vede il leader Moonwatcher (=Osservatore della Luna), che capisce l’utilizzo di un osso come arma e mentre scorrono le note di Così parlò Zarathustra (R. Strauss), lancia lo stesso in aria e, con uno stacco anch’esso divenuto iconico, si trasforma istantaneamente in astronave. Un’intuizione geniale per condensare in pochissimi frames, proprio in un batter d’occhio, lo sviluppo e la storia dell’uomo sul pianeta: in mezzo ci siamo noi, l’umanità.
Frammenti di varia umanità sono presenti nel nuovo film di Andrew Stanton, mago della Pixar, vincitore di due Premi Oscar (Alla ricerca di Nemo, 2004; Wall-E, 2009) che, dopo l’insuccesso di John Carter (2012), torna alla fantascienza in live action con In the blink of an eye (tit. orig.), disponibile in streaming su Disney+.
Stanton inizia molto prima di Kubrick, dalla luce che ha dato origine a tutto (il Big Bang, una delle ipotesi più accreditate per l’origine dell’universo), passando per il brodo primordiale, dove si pensa si sviluppò la vita; dalla formazione delle catene del DNA, agli organismi unicellulari, prima e la loro evoluzione, poi. La lente focalizza tre storie, che si intrecciano e si intersecano, sovrapponendosi nel finale: dalla fine dell’Era dei Neanderthal (45.000 anni fa ca.), nella precaria vita di un piccolo gruppo familiare; all’epoca odierna (2025) seguendo una giovane candidata in Antropologia, fino al nostro prossimo futuro, nel 2417 quando Coakley, Pilota dalla Longevità Aumentata, assistita da Rosco, Co-pilota IA, devono condurre l’astronave, con a bordo embrioni umani, verso il pianeta Kepler-16b, in un viaggio che copre diverse centinaia d’anni.
Qui è impossibile non notare un parallelismo interessante con “2001”: la sostanziale differenza tra i due computer di bordo, mentre HAL 9000 (con voce maschile), il cui ambiguo occhio rosso come interfaccia, «anticipa i moderni dibattiti sui rischi dell’intelligenza artificiale» (AI Overview), avendo ricevuto ordini contraddittori va in paranoia e sacrifica quasi tutti i membri dell’equipaggio. Rosco, invece, per salvare il suo equipaggio, chiede di essere disattivata (voce femminile), così l’ossigeno che serve per raffreddare i circuiti possa essere tutto utilizzato dagli esseri umani, e dopo un seppur mesto saluto, il suo cerchio blu, si spegne.
Strutturalmente simile a Cloud Atlas (T. Tykwer, L. & L. Wachowski, 2012), ma qui le storie e le epoche sono sei e coprono però un arco di tempo minore: da metà 800, al 2321 e una sorta di ritorno alle origini con la Terra regredita all’età della pietra, dopo un’apocalisse. Un film dove sono presenti concetti che rimandano alla religione e filosofia orientale, ma anche Cristianesimo, in una versione però più spiritualista e volta al significato di “Karma”: amore, speranza e coraggio. Ma anche morte, vita, nascita esattamente in quest’ordine a intendere che «Tutto è connesso» e l’universo non spreca niente. Ecco che anche i piccoli gesti, nell’opera di Stanton, come sfregare due pietre per accendere il fuoco con una piccola scintilla, pulire delicatamente l’antico scheletro di un nostro lontano antenato, innaffiare le piante che producono l’ossigeno nell’astronave, ma anche prove che sembrano più insormontabili per una persona normale come guidare la stessa nave spaziale, verso un nuovo, altro pianeta, assumono un diverso significato più profondo e sempre rivolto alla ricerca sia interiore che esteriore: «Qualcosa relegato agli alchimisti, agli sciamani, alla fantascienza… fino ad ora». La sconfitta della morte. «Una Chimera», la definisce il giovane scienziato, che spiega allo strabiliato pubblico la «tecnologia di reimpianto genetico», tramite l’utilizzo del filamento CH 14 del Dna: l’Elixir.
Sebbene il film sia ad ampio respiro, incentrato sulla necessità mai taciuta di trovare, finalmente, un posto nell’universo che, ad una lettura più attenta sembra guardarci dall’alto, suscitando un istinto primordiale, la “comprensione di esistere”, essere presenti a sè stessi, “il qui e ora”. Quello che traspare è un sentimento di nostalgia mista a tristezza e solitudine. La domanda appare di conseguenza legittima, saremmo meno soli se scoprissimo l’esistenza di altre civiltà intelligenti o se almeno, e i fatti dicono il contrario, riuscissimo a prendere coscienza della necessità di trovare una sorta di collante che possa unirci?  «La Terra è la culla dell’umanità, ma non si può vivere per sempre nella culla», diceva K. Tsiolkovsky, pioniere dell’astronautica russa e l’equazione osso-astronave racchiude sì l’umanità che forse, in futuro, raggiungerà Giove e oltre l’infinito (l’ultimo capitolo di “2001”), e che quindi ci sia anche dopo, ma l’incognita è però dietro l’angolo, non in senso metaforico, perché ora, la speranza di pace sembra sempre più allontanarsi inesorabilmente, nel silenzioso, inconosciuto, abisso dell’infinito.

 

Fonti:
https://www.mymovies.it/film/2012/cloudatlas/
https://www.comingsoon.it/film/cloud-atlas/48844/scheda/
https://www.comingsoon.it/film/cloud-atlas/48844/recensione/
https://it.wikipedia.org/wiki/2001:_Odissea_nello_spazio
https://www.fantascienza.com/31509/l-intreccio-di-storie-di-in-the-blink-of-an-eye-arriva-oggi-su-disney
https://www.fantascienza.com/31446/in-the-blink-of-an-eye-e-il-nuovo-film-di-fantascienza-del-regista-di-wall-e
https://www.mymovies.it/film/2026/in-un-batter-docchio/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/non-solo-toy-story-5-per-il-regista-anche-l-epico-dal-vero-in-the-blink-of/n213579/
https://www.comingsoon.it/streaming/news/in-un-batter-d-occhio-il-trailer-del-film-sci-fi-dal-vero-dal-regista-di/n216479/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/il-regista-di-wall-e-torna-al-film-di-fantascienza-dal-vero/n146334/
https://en.wikipedia.org/wiki/In_the_Blink_of_an_Eye_(2026_film)

Credits:
https://www.justwatch.com/it/film/in-un-batter-docchio
https://www.ilgiornale.it/news/milano/capolavoro-che-sbriciola-anche-tempo-1607142.html

Spielberg, Ufo e Governi

Quella appena trascorsa, è stata una settimana calda per l’ufologia, dovuta al botta e risposta indiretto tra l’ex presidente B. Obama e il rieletto D. Trump, sull’argomento scottante per eccellenza, ovvero l’esistenza degli Ufo e degli alieni, quindi sulla realtà della questione extraterrestre. Persino il TG1 delle 20:00, ha dedicato due servizi: martedì 17, per quanto riguarda la breve intervista di Obama e, nell’edizione di venerdì 20, per la replica di Trump che, ancora una volta ha ribadito, rivolgendosi alle autorità competenti, a proposito dei cosiddetti Alien Files: «Pubblicateli tutti!». I due servizi, corredati da immagini tratte dai più famosi film di fantascienza hanno, e non poteva essere altrimenti, riacceso il dibattito sull’annosa questione Disclosure, cioè la tanta auspicata “Rivelazione”, al mondo intero, della vita extraterrestre e il loro influire sù, e nella nostra civiltà. E di questo se ne è parlato ieri sera nella trasmissione, dove sono stato ospite, in diretta sul canale “Frontiere Proibite”, gestito in maniera egregia dall’amico Roberto La Paglia, dal titolo Spielberg, Ufo e Governi: È solo un film oppure cambierà tutto?. Infatti ai primi di giugno uscirà in tutto il mondo l’attesissimo, ritorno del regista americano alla fantascienza e all’ufologia con il film, riguardante l’argomento che è il Sacro Graal dell’ufologia, appunto il Disclosure Day.
Nella puntata, incentrata sull’analisi dei trailer del film pubblicati in rete, si è sottolineato il fatto che, rispetto alle precedenti opere di Spielberg, in particolare Incontri ravvicinati del 3° Tipo (1977) e E.T. L’Extraterrestre (1982) si è passati dall’immaginario collettivo al reale personale. Ma, oltre a sottolineare la possibilità o meno di un’apertura in tal senso dei governi, dalle poche immagini si è evidenziato il fatto che, stavolta Spielberg, ha voluto incentrare il focus sulle questioni misteriose, emotive, psicologiche, ma soprattutto sociali e la portata di tale Rivelazione.
«Le persone s’interrogano, vanno incontro all’ignoto, hanno fame di verità», è una delle citazioni tratte dal trailer; quindi, in attesa dell’uscita del film, opera «del maestro che racconta favole», vi invito a «scrutare il cielo, ovunque scrutate il cielo» (La cosa da un altro mondo, C. Nyby, 1951).

(Link, click sull’immagine):

The Running Man, L’Implacabile e… il mal comune!

Si dice che la realtà supera sempre la fantasia. A volte. Viviamo in un sistema da fantascienza? Quasi. Mal comune mezzo gaudio? Forse. Siamo tutti nella stessa barca? No di certo, ma almeno così dovrebbe essere. E a quello che si vede, spesso non si crede. Credo, invece che a questo dovremmo farci l’abitudine.
Poco più di due mesi fa è uscito al cinema il film The Running Man (E. Wright, 2025), che ho visto, ma non recensito subito perchè mi mancava qualcosa. Tra l’altro The Running Man, è il remake del film del 1987, uscito in Italia con il titolo L’Implacabile per la regia di P. M. Glaser (tanto per intenderci lo Starsky di Starsky & Hutch), con protagonista il grande A. Schwarzenegger (che qualche anno fa aveva espresso l’intenzione di produrre un Running Man 2), a sua volta liberamente tratto dal romanzo di Stephen King L’uomo in Fuga ambientato nel 2025, pubblicato nel 1982 con lo pseudonimo di Richard Bachman.
Lo stesso King ha approvato il reboot dopo averne letto la sceneggiatura in quanto più fedele al suo romanzo, infatti i due film sono alquanto diversi, sia dal punto di vista cinematografico che concettuale, anche se in entrambi, l’azione non manca. Nel film del 1987, ci sono diverse sequenze interessanti, fin dall’inizio: il protagonista, pilota militare d’elicotteri, si rifiuta di sparare sulla folla «inerme» che protesta per la mancanza di cibo, destituito e sostituito all’istante dagli altri membri dell’equipaggio, dall’ordine via radio, arrestato con l’accusa, classico esempio di fake di stato ottenuto con una sapiente manipolazione delle immagini, di essere egli invece l’autore della strage. Costretto, per ottenere la grazia (mai ottenuta da nessuno), a partecipare a un sadico mortale gioco, -qui siamo più o meno dalle parti di Hunger Games, condotto dall’altrettanto sadico direttore del Network che nel 2017 (anno in cui è ambientato il film) gestisce la vita di tutti. Anche il protagonista del reboot, l’attore Glen Powell, partecipa al gioco, ma volontariamente, cercando di sopravvivere per un mese ai cacciatori di taglie, per vincere il premio e pagare le spese mediche per la figlia gravemente malata. Il tutto come in un «reality show estremo»(1) quindi in diretta tv, mentre nella pellicola originaria si era in uno spazio chiuso, quasi alla Grande Fratello, quest’ultimo senza violenza, come sappiamo; violenza che è, invece, il tratto comune dei due film. Nella pellicola di Glaser, gli spettatori, sono ormai completamente inebetiti ed esultano a ogni esecuzione, mentre Powell, nel remake, deve guardarsi anche da loro perché l’arena in pratica è tutto il mondo ed egli per dimostrare di essere ancora vivo deve spedire due video, in VHS, al giorno, aumentando quindi esponenzialmente la possibilità di essere catturato e ucciso. In un siffatto sistema è logico che i più vulnerabili siano i più deboli, cioè: i bambini, proprio per questo si è iscritto al gioco. Addirittura nel primo film è espresso in maniera evidente che il Network, direttamente collegato con il Dipartimento di Giustizia(!), ha addirittura chiuso le scuole e che i bambini sono tenuti nascosti per evitargli il lavaggio del cervello! E la voce femminile, da un maxi schermo in strada, afferma, con voce calma e suadente che: «Si possono ottenere 3 Buoni per ogni amico o parente denunciato». Avete letto bene, anche per ogni parente denunciato.
Un sistema quindi che fa quasi impallidire quello descritto da Orwell nel suo romanzo più famoso. Ma qual era quel qualcosa che mancava, di cui parlavamo all’inizio: il riscontro nella realtà. È di pochi giorni fa la notizia di Liam, bambino di 5 anni, di Minneapolis (USA), arrestato dall’ormai famigerata ICE, la polizia anti immigrazione, da questa usato come esca!
In un articolo(2), l’autore, il prof. Mario De Curtis docente di Pediatria, a Roma “La Sapienza” sostiene che: «I bambini dovrebbero rappresentare una linea rossa invalicabile. Ovunque. Sempre». Non ne sono così sicuro e l’esempio arriva proprio dal film di Glaser, quando il conduttore scorre al computer le foto segnaletiche per scegliere l’eventuale candidato al mortale gioco, compare per pochi attimi anche un bambino, ancora più piccolo del povero Liam, ancora in età da seggiolone. Capisco che è dura da mandare giù, soprattuto per chi non ha visto il film, che logicamente sarebbe portato a pensare che la foto del bambino sia stata caricata per errore, fermo restando che anche il presentatore esclama una nota di disappunto. Invece non è così, pensateci bene, tenendo presente il concetto di cui sopra per “ogni parente denunciato”, cosa avrà fatto il piccolo, per finire in quell’elenco? Avrà forse sputato in faccia alla mamma, la minestrina troppo calda? Il presentatore non si arrabbia per il fatto che è stato arrestato un bambino, ma perché questi, essendo troppo piccolo logicamente non può essere scelto per partecipare al gioco!
S. King prima e i due film dopo, descrivono un’economia globale collassata, una violenza che dilaga in ogni dove, in un regime totalitario e distopico (la stessa America oggi, ne è un classico esempio), che censura e reprime ogni attività culturale perché la mente e le funzioni umane sono completamente spente, riuscendo a calmare le pulsioni disperate anche di chi cerca il cibo, acqua e per la mancanza dell’assistenza sanitaria, giustizia, pace, con un asservimento ottenuto in maniera subdola, ma viscerale al crudele gioco. Con l’uso oculato della tecnologia, con i media inesistenti o asserviti al potere, con una opinione pubblica sgretolata, il gioco diventa una classica arma di distrazione di massa, con un senso di smarrimento da una realtà che, ora è sotto gli occhi di tutti e che senza una vera reazione, non può che peggiorare. Dicevamo all’inizio: mal comune, mezzo gaudio? Stronzate! Mal comune è doppio guaio. «Volete la verità? Spegnete la tv», forse, aggiungo io, anche qualcos’altro… end of Game.

 

Note:
1.https://www.fantascienza.com/30951/the-running-man-il-nuovo-adattamento-con-glen-powell-si-mostra-nel-primo-trailer
2.https://www.corriere.it/salute/figli-genitori/bambino/26_gennaio_26/liam-l-arresto-degli-agenti-dell-ice-di-un-bambino-di-cinque-anni-e-il-fallimento-morale-dell-america-0c453b47-a106-4384-847d-dfbd18fcbxlk.shtml

Altre Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/L’implacabile_(film_1987)
https://it.wikipedia.org/wiki/The_Running_Man_(film_2025)
https://www.fantascienza.com/28376/l-implacabile-the-running-man-arriva-il-sequel-da-arnold-schwarzenegger
https://it.wikipedia.org/wiki/L’uomo_in_fuga
https://www.comingsoon.it/cinema/news/the-running-man-guarda-una-featurette-video-del-film-di-edgar-wright-tratto/n208460/
https://www.fantascienza.com/30246/the-running-man-il-reboot-sara-piu-fedele-al-romanzo-di-stephen-king
https://www.comingsoon.it/cinema/news/the-running-man-il-nuovo-trailer-italiano-ufficiale-del-film-di-edgar/n209681/
https://it.wikiquote.org/wiki/L’implacabile_(film_1987)
https://www.comingsoon.it/film/l-implacabile/5207/scheda/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/the-running-man-e-le-differenze-con-l-implacabile-secondo-il-regista-edgar/n197417/
https://www.comingsoon.it/film/the-running-man/66457/scheda/
https://www.mymovies.it/film/2025/the-running-man/

 

Credits:
https://www.mymovies.it/film/2025/the-running-man/poster/1/
https://www.comingsoon.it/film/l-implacabile/5207/scheda/
https://www.mondourania.com/urania/u961-980/urania962.htm

RAPITI: quando il cinema racconta la realtà

È andata in onda, in diretta ieri sera e disponibile sul Canale You Tube, Misteri Channel Show, la puntata relativa alle esperienze e storie di persone che, in tutto il mondo affermano di avere avuto contatti con entità extraterrestri e che, portati a bordo delle loro astronavi, hanno subito ogni sorta di sperimentazioni e test medici, altamente invasivi. Il cinema, che possiamo definire del “4°Tipo”, ha raccontato diverse volte le trasposizioni di queste esperienze, in gergo tecnico “Abduction”, in immagini; i titoli sono diversi, alcuni citati nella trasmissione. L’invito logicamente è quello di visionare la puntata, ma facendo molta attenzione perchè a chi non conosce l’argomento a fondo, potrebbe sembrare solo frutto della fantasia dei testimoni, non lo è spesso…

 

Buona Visione!

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