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The Last House

«Quanto è inappropriato chiamare questo pianeta Terra quando è chiaramente Oceano!».
Questa frase, attribuita ad Arthur C. Clark padre di “2001”, è la tagline del film diretto da L. Leterrier e scritto da M. Robinson, disponibile su Netflix e apripista di altri due film catastrofici, in grado di far alzare la temperatura – si spera non letteralmente – degli appassionati del genere, con film come La fine di Oak Street (12 agosto) e soprattutto The Dog Stars (26 agosto), diretto da un maestro della FS cinematografica qual’è R. Scott.
Home Sweet Home. Casa dolce casa, quante volte l’abbiamo detta e ridetta questa frase, ma è proprio così o perlomeno, è sempre così? Sicuramente non lo hanno minimamente pensato i protagonisti, in un’ottima prova attoriale, la famiglia formata da padre, madre e due figli, maschietto e femminuccia, ad identificare quello che era il tipo classico.

Ma come in ogni film del filone catastrofico, quando arriva la tempesta «tutti si ricordano dov’erano», e ancora «un giorno tutto questo finirà, vedrai», una sorta di profezia fasulla, diventata quasi un tormentone per le opere di questo genere. L’interessante del genere apocalittico o post apocalittico forse non è il finale ma capire come tutto ha inizio e, a differenza di altre opere dove il terrore sale poco alla volta, qui, nell’opera di Leterrier la «suspense promette di dare ritmo e intensità a una storia che unisce thriller psicologico e fantascienza»(1), difatti all’ora di colazione, il momento dove ci si prepara insieme ad affrontare la routine quotidiana, la porta d’ingresso non si apre, come pure le finestre ed è impossibile persino rompere i vetri, poi cade la rete internet e stranamente c’è anche la scelta registica di non comprendere l’uso del cellulare e la comunicazione con i vicini è, per quanto possibile, scrivendo cartelli.

Per certi versi, l’opera del regista, a tratti spiazzante, perché la casa «diventa una trappola e un rifugio»(2). La pioggia che cade incessantemente, con lampi che sembrano emanati da un energia altra, diversa e che porta i protagonisti a formulare varie ipotesi, infatti le precipitazioni formano una sorta di barriera creata però da acqua di mare… «Qualunque cosa ci tiene chiusi qui dentro, non è opera dell’uomo» sentenzia il protagonista. Ma anche: «Oggi ho visto qualcosa là fuori…», dice la bambina, «e se là fuori qualcosa ci tenesse intrappolati?». Inoltre, quando arriva la parolina magica, gli “alieni”: «perché ci chiuderebbero nelle nostre case?», in particolare «perché dovrebbero rinchiuderci per sempre?». Il concetto di porta chiusa, è uno stereotipo dei film di FS e horror, film come Non aprite quella porta (T. Hooper, 1974) o Quella villa accanto al cimitero (L. Fulci, 1981), ma anche Signs (M. Night Shyamalan 2002), con l’alieno chiuso nel ripostiglio, non si comprende appieno il perché di questo espediente, sebbene la famiglia protagonista e quelle del vicinato sono tutte nella stessa situazione, ed «era molto facile sentirsi soli».

Gli autori, regista e sceneggiatore, per creare una situazione di emergenza e di sopravvivenza, come è d’obbligo ultimamente per la fantascienza speculativa, si sono avvalsi della consulenza di Megan Hine esperta di sopravvivenza rendendo coerente il passare del tempo con le esigenze di una trama, «all’interno di una cornice sovrannaturale»(3), per niente leggera e dei protagonisti che si evolvono insieme ad essa. Di conseguenza passano i giorni, le settimane e i mesi, molti si arresero o morirono di fame come afferma la voice over della bambina, nel frattempo diventata adolescente dopo ben 5 anni e «il mondo esterno» è diventato «strano e pericoloso»; vi ricorda qualcosa?

Primo dilemma, abbastanza elementare, mentre sale la tensione, si alza l’asticella della visione, se lo guardiamo da un’altra prospettiva: il mondo che cade in rovina; la natura, flora e fauna, che si riprende il suo naturale predominio, relegando l’uomo nell’unico posto NON sicuro, la propria casa, dalla quale cercano di scappare. Solo la moglie riesce a uscire — la mano che si vede nel poster — dal comignolo per cercare le medicine per la figlia che si è ferita, il camino, una sorta di falla, un tunnel come una backdoor, per uscire dall’incubo. E questo porta alla domanda delle domande: Come ci comporteremmo se la situazione mondiale attuale dovesse peggiorare? Sapremmo esattamente cosa fare? Non può bastare razionare l’acqua, il cibo (i coniugi tolgono le assi del pavimento ad una stanza al piano terra e improvvisano un piccolo orto con le poche risorse rimaste); dove prenderemmo l’energia elettrica, la benzina (l’uomo cerca di sfondare la porta del garage invano), i medicinali, come detto, ma soprattutto se questi non dovessero bastare, perché c’è bisogno di un intervento pur banale come può essere una fastidiosa appendicite, ci opereremo da soli? Questa non è fantascienza, ma il saper far fronte alle esigenze che la realtà ci pone davanti.

Quindi quando «Arriva qualcosa…» (10 Cloverfield Lane, D. Trachtenberg, 2016),  devi essere in buona salute, anzi in ottima salute, forse addirittura una salute da supereroi, per cercare di uscirne indenni. Per quanto riusciremo a resistere? L’amara verità, si affaccia poco alla volta, ma è inesorabile, in tutti i sensi: «Non siamo più noi al timone di questa barca!». «Loro sono qui». Ancora una volta: chi sono Loro? Tornando al concetto di “Oceano”, «dimostra che non ci sono solamente cose che non sappiamo: ci sono cose che non possiamo sapere»(4). La ragazzina espone la sua opinione parlando di «creature mitologiche, creature marine», ed è plausibile che, siccome non conosciamo l’80% dei fondali (dal film), probabilmente vengono da lì, quindi «questo è il loro mondo» con la loro tecnologia che permette di mettere sotto controllo intelligente l’acqua del mare, — ecco il perché della pioggia incessante — con la quale controllano tutto.

Il regista francese, attinge a piene mani ad opere come la serie The Swarm – Il Quinto Giorno (qui il post) e soprattutto a The Abyss (J. Cameron, 1989) per la provenienza, dagli abissi, degli esseri e per il fatto che anche i tecnici sono rinchiusi nella piattaforma sottomarina, impossibilitati a uscire, come la famiglia nella casa, ma non per l’aspetto delle creature: Cameron le immagina, come eteree, diafane, empatiche e buone. Nella pellicola in questione invece ci troviamo di nuovo di fronte al solito “mostro alla finestra” e ancora una volta sottolineo il fatto che ciò che noi percepiamo come orrendo se possa o meno, creare una civiltà tecnologica, visto che emettono solo versi orribili, apparentemente senza un linguaggio compiuto.
Stavolta non svelerò il finale, con il classico colpo di scena, la Guerra DEL Mondo, è cominciata, mi limiterò a spiegare il tutto con una semplice metafora, una mia modesta opinione che sintetizza la visione e il significato del film con l’amara realtà che ci circonda, senza «un’attimo di pietà», perché l’orrore inizia sulla soglia, appena esci dalla porta di casa…

 

Note dell’Autore:
Dove non specificato le citazioni sono tratte dal film.
Le URL sono state lette e salvate prima dell’uscita del film.

Note:
1.https://www.taxidrivers.it/538553/trailers/the-last-house-il-nuovo-thriller-di-fantascienza-netflix.html

2.https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/video/2026/06/16/trailer-the-last-house-film-horror-1105546

3.https://www.awardseasonblog.it/anteprima-the-last-house-greta-lee-wagner-moura-netflix

4.https://ilzinefilo.wordpress.com/2019/02/20/coherence-2013/

Altre Fonti:

https://www.fantascienza.com/31917/fantascienza-cinema-e-tv-in-arrivo-in-agosto-coi-nuovi-film-di-abrams-e-scott
https://www.fantascienza.com/31802/the-last-house-ad-agosto-su-netflix-un-nuovo-claustrofobico-sci-fi-thriller
https://www.comingsoon.it/film/the-last-house/68994/scheda/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/scusa-posso-uscire-ecco-il-trailer-di-the-last-house-nuovo-thriller-di/n225015/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/the-last-house-netflix-svela-data-d-uscita-e-prime-immagini-del-thriller/n222005/
https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-last-house-il-trailer-del-thriller-netflix-dove-nessuno-puo-uscire-di-casa

Credit:
https://www.awardseasonblog.it/anteprima-the-last-house-greta-lee-wagner-moura-netflix/

Odissea

Vi starete chiedendo come mai un film e soprattutto un film basato su fatti mitologici, possa essere preso in considerazione dallo scrivente, quando la fantascienza sembra lontana anni luce. Non è così, un po’ di pazienza, ci arriveremo…
Visto il titolo, logicamente si è portati a confrontare l’Odissea di Nolan, con l’Odissea spaziale di Kubrick (1968), ma nemmeno tanto sorprendentemente, l’I.A. invece lo compara a Interstellar che lo stesso Nolan ha diretto nel 2014.
Infatti se in “2001” il rapporto spazio/tempo è il mood che rappresenta il filo conduttore, nell’ultimo capolavoro del regista di Inception (2010), Tenet (2020) e Oppenheimer (2023), lo spazio e il tempo sembrano dilatarsi notevolmente, ma in uno scorrere diverso, più o meno, all’occorrenza, fluido.
«Al tempo degli Dei dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re, che spadroneggiavano su una Terra in tumulto, il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà; finalmente arrivò Xena, l’invincibile principessa guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie; la lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti, furono affrontati con indomito coraggio, da colei che sola poteva cambiare il mondo».
È la voice over, nella sigla della serie TV Xena – principessa guerriera, al femminile certo, ma sembra riassumere abbastanza bene tutta l’essenza del film di Nolan, a partire dal nome della protagonista che rappresenta un cardine della mitologia, la “Legge di Zeus” e del suo particolare messaggio. Di fatti Xena, significa “straniero” e deriva dal termine “Xenìa”. La locuzione xenìa (dal greco antico ξενία) indica ospitalità e riassume l’insieme dei rapporti e delle regole dogmatiche tra ospite e ospitante nel mondo antico. Era considerato un dovere sacro, un pilastro culturale e sociale della civiltà. La xenìa non era una semplice cortesia, ma un’istituzione rituale e religiosa protetta da Zeus Xenios (protettore degli ospiti). Violare questo patto significava attirare l’ira degli Dei (AI Mode). In realtà la legge dell’ospitalità era presente in tutte le culture antiche, che sono venute a contatto con «quelli là», come li definisce M. Biglino nei suoi studi, confluiti in diversi libri). E ancora una volta sono i testi antichi a darci la risposta: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (San Paolo, lettera agli Ebrei, 13:2).
Certo, Loro, potevano assumere sembianze umane come si vede benissimo nel film di Nolan, e se erano in carne ed ossa, come noi e mai esseri divini o spirituali, – ai quali tra l’altro piaceva annusare, perché avevano un punto debole, la carne e il grasso animale alla brace, ricevendone un effetto calmante – concetto presente sia nella Bibbia che nelle opere di Omero, esiste la possibilità che essi siano “xeno”, estranei, in fantascienza “alieni”, classico esempio lo “xenomorfo” di Alien.
E qui arriviamo ad un altro concetto interessante: gli esseri mitologici presenti nei testi sacri delle antiche civiltà. Nel film di Nolan, oltre alle Dee (Calipso e Atena), alla maga Circe, compaiono altri esseri: Polifemo, il Ciclope (con un occhio solo raffigurato in verticale) figlio di Poseidone; Scilla, un mostro con diverse teste e Cariddi, quest’ultimo un enorme gorgo marino; le Sirene, creature ibride dal canto letale, che nel poema e nel film tentano i marinai con la promessa di conoscenza e immortalità, infine i Lestrigoni una feroce stirpe di giganti cannibali che distrugge gran parte della flotta achea.
Esseri mitologici, ma è possibile che anche in questo ci sia un fondo di verità dove il mito viene sostituito dalla realtà dei fatti, è possibile parlare di verità storica?
Si, eccome! Innanzitutto i “Giganti”, questo è ciò che dice la Bibbia: «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi» (Genesi 6:4), si tratta di un verso emblematico perchè, ad un’attenta lettura che è alla base del ragionamento non accademico, spiega molte cose. Innanzitutto la differenza tra uomini e figli di Dio, ci vorrebbe l’interrogativo ma la distinzione c’è tutta anche se c’era la compatibilità genetica che ha permesso la nascita degli eroi.
La genetica rimanda al termine Genia che ha, come è possibile constatare, l’assonanza fonetica con Xenia e, quindi, nel nostro caso con “xeno”, la parola base, come abbiamo visto poco sopra. Ma cosa dice la teologia, di questo versetto? Semplice, il termine “giganti” è da intendersi non come esseri umani molto alti, ma come persone dall’alto valore morale…
A voi sembra corretto? Altra nota dolente, per la scienza ufficiale, è la descrizione che lo storico Beròso dà a proposito degli esseri mitologici. Nel libro Il Pianeta degli Dèi del compianto Z. Sitchin si legge che all’inizio «La divinità Belo (…) generò diversi esseri orribili (…) Apparvero uomini con due ali (…) molti altri loro organi avevano una parte maschile e una femminile. Altre figure umane avevano zampe e corna di capra, oppure piedi come cavalli. Altri, simili a ippocentauri, avevano la parte posteriore come cavallo, mentre davanti erano come uomini».
Storia quindi, non mito. Fantascienza forse? Allora consiglio la visione del film Splice (V. Natali, 2009), film che ho recensito sul n.ro 31 della rivista X-Times (maggio 2011), dove rivive il mito sumero della Creazione.

Matt Damon è Ulisse, Anne Hathaway è Penelope

Quindi, i popoli che adoravano gli Dei dell’Olimpo (i Theoi), gli Elohim (termine che è il plurale di El, cioè Dio) della Bibbia, definiti anche con Nephilim (perché forse provenienti dalla costellazione di Orione), gli Anunnaki (“coloro che dal cielo sono scesi sulla Terra”, sempre secondo Sitchin), delle popolazioni della Mesopotamia, in primis i sumeri, in Africa (Egitto e non solo), ma anche più in là, in oriente (India), estremo oriente (Cina e Giappone), Australia (i miti degli aborigeni), fino ai nativi nord americani e le popolazioni mesoamericane: si sbagliavano tutti? Hanno preso un grosso abbaglio, erano individui trascendenti o esseri extraterrestri? «Le corrispondenze sono di un’evidenza indiscutibile»(1). Questo indica la traduzione “letterale” dei testi, mentre la conoscenza ufficiale (scientifica e religiosa), continua a voler farci credere che gli Dei erano solo mucchietti di pietra o statue, personificazione del mito senza nessuno dietro, mentre solo Yahweh, degli ebrei, era il Dio unico e vero.
Ma c’è di più, se quanto detto finora può, a ragion veduta, sembrare quantomeno ambiguo, la conferma, del fatto che siamo di fronte ad esseri che provengono da un altro mondo, si ha nelle capacità tecnologiche di cui questi esseri erano dotati, capacità fantascientifiche, ancora oggi figuratevi all’epoca, descritte in maniera molto elementare. Sempre nei testi omerici, ma è possibile riferirsi anche alla Bibbia, ci sono alcuni passaggi interessanti: il popolo dei Feaci era in possesso di «navi, guidate dalla loro (stessa, nda) mente … esse conoscono i pensieri e le intenzioni degli uomini, … non hanno mai paura di essere danneggiate o distrutte.»(2). Facile intravedere mezzi con comando a distanza, tipo droni; e ancora più a sorpresa «due ancelle d’oro sostenevano il loro padrone, simili a giovinette vive: esse avevano intelligenza, voce e forza, erano esperte nei lavori delle Dee immortali; si affaccendavano ai cenni del loro signore»(3). Che senso ha definirle vive, se non siamo in realtà in presenza di robot? Lo stesso per quanto riguarda i Cherubini della Bibbia?
Accolto positivamente dalla critica che ne elogia le qualità tecniche, l’ormai consolidato sistema IMAX, con pellicola da 70mm (e oltre 600 km di girato), fonde alla perfezione gli episodi di cui in un certo senso è diviso il film, mischiando dove occorre appunto qualità tecniche, estetiche, virtuosismi della telecamera, una fotografia quanto mai realistica, una colonna sonora «ancestrale e rituale»(Wikipedia), una sceneggiatura solida e location suggestive, rivitalizzano «un’antica avventura con maestosità»(4). Anche dal punto di vista cinematografico, infatti il primo film risale ai primordi della settima arte (G. De Liguoro, F. Bertolini e A. Padovan, 1911), l’Ulisse di M. Camerini (1954) con K. Douglas nei panni dell’eroe; non può mancare Troy (W. Petersen, 2004) con B. Pitt che interpreta Achille, colossal liberamente ispirato però all’Iliade; infine lo sceneggiato Rai, andato in onda nel 1968 per la regia di F. Rossi con la collaborazione di M. Bava (l’episodio di Polifemo) e C. Rambaldi che firmarono insieme gli effetti speciali.
Nonostante la struttura omerica, Nolan opera un profondo cambiamento, gli uomini restano pedine nelle mani degli Dei, anche se la salvezza dell’uomo è interamente opera dell’uomo stesso; trovare la strada di casa, non è stato facile, ma per salvare l’umanità ci vuole ben altro: «la nostra civiltà sta crollando» sentenzia Penelope, che insieme ad Ulisse parte per una viaggio senza meta, nel mare magnum incontro ai «secoli di oscurità che verranno». I secoli oscuri verrano di certo se prima non chiariamo esattamente come sono andate le cose millenni fa, come siamo stati creati e da chi, la conclusione per il momento è una soltanto: forse c’è più fantascienza nel nostro lontano passato che nel nostro prossimo futuro.

Note:
1.https://www.macrolibrarsi.it/speciali/theoi-omerici-elohim-biblici-estratto-da-la-bibbia-non-parla-di-dio-di-mauro-biglino.php?srsltid=AfmBOoowfpLIDbPbbvy0mTzkmZdNNUpZ5Rq422CcNjBOTV3yqH1x9Ggq
2.https://www.frontedelblog.it/2019/07/06/nelliliade-e-nellodissea-si-parlava-di-alieni-le-suggestive-ipotesi-di-mauro-biglino/
3.idem
4.https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_(film)

Altre fonti:
https://extremamente.it/mauro-biglino-la-bibbia-come-omero-e-i-testi-vedici/
https://cinema.everyeye.it/notizie/odissea-creature-mitologiche-apparse-film-christopher-nolan-891171.html
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-odissea-di-nolan-e-davvero-il-prequel-di-dune-il-legame-che-nessuno-aveva/n220447/
https://it.wikipedia.org/wiki/Xena_-_Principessa_guerriera
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-christopher-nolan-si-e-ispirato-ai-mostri-di-guillermo-del-toro-per/n226566/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-le-prime-reazioni-incoronano-il-film-di-nolan-come-un-capolavoro/n226467/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/christopher-nolan-e-l-ossessione-per-il-tempo-la-chiave-nascosta-dietro/n226597/
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/poster/0/
Elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni tratta da: https://www.hollywoodreporter.com/lists/the-odyssey-cast-characters-christopher-nolan/

L’I.A. e l’Ufo crash di Roswell

Cronaca dell’incidente sul Roswell Daily Record dell’8 luglio 1947

Premessa
Quando scrissi la recensione sul film Oppenheimer (qui il post), parlai con due cari amici, entrambi laureati in matematica (e uno di loro appassionato astrofilo) chiedendo se fosse stato possibile calcolare le probabilità che l’ufo di Roswell cadesse proprio in quella zona. La risposta che mi diedero entrambi e che le variabili erano diverse e che era un calcolo estremamente difficile, perché queste dipendono da diversi fattori. Tre anni fa, i sistemi di Intelligenza Artificiale muovevano i primi passi e lì per lì non ci pensai più di tanto. Ora però che gli stessi sistemi sono in fase di enorme sviluppo ho utilizzato uno di questi (Gemini di Google), per l’analisi dei dati utili, che hanno portato al testo che segue. I risultati sono più che sorprendenti, non solo, ma aprono uno squarcio enorme e danno una dura spallata al castello di carte sostenuto dalla verità ufficiale, dagli scienziati e dai militari che nel corso degli anni si sono espressi sull’argomento.
Nota: Non sono un matematico quindi lascio al lettore la facoltà di approfondire termini e variabili delle equazioni sviluppate dall’IA.

Prompt 1:
La superficie totale del globo terracqueo (la Terra) misura circa 510 milioni di chilometri quadrati, il triangolo formato dalle città di Los Alamos, Alamogordo e Roswell, negli Stati Uniti misura circa 22.308 km quadrati. Quante probabilità c’erano che L’Ufo Crash di Roswell, nel 1947, si verificasse proprio in quell’area?
(l’area del triangolo è stata calcolata con l’ausilio di Google Earth)

Gemini:
È un calcolo statistico affascinante, soprattutto perché quell’area del New Mexico — spesso chiamata il “Triangolo del Progetto Manhattan” — (che io definisco “magico” nel post di cui sopra, nda), era il cuore pulsante della tecnologia nucleare e missilistica statunitense negli anni ’40.
Se consideriamo la caduta come un evento puramente casuale (come il lancio di un dardo su un mappamondo), ecco come si sviluppano le probabilità.

Il Calcolo Matematico
Per trovare la probabilità che un evento casuale si verifichi in un’area specifica rispetto alla superficie totale del pianeta, utilizziamo il rapporto tra le due aree:

Cosa significa questo numero?
Per rendere il dato più leggibile, possiamo esprimerlo in termini percentuali o come frazione:
-Percentuale: Circa lo 0,0044%.
-Rapporto: Circa 1 su 22.862.
In altre parole, se un oggetto cadesse dal cielo in un punto completamente casuale della Terra, avresti circa una possibilità su ventitremila (23.000, nda) che colpisca proprio quel triangolo di terra nel New Mexico.

Prospettiva e Contesto
Sebbene la probabilità statistica sia estremamente bassa, i ricercatori e gli appassionati di ufologia spesso sollevano un punto critico: la causalità contro la casualità.
-L’Ipotesi del Caso: Se l’incidente fosse stato un evento naturale o un guasto casuale di un velivolo non terrestre, la probabilità di colpire quell’area specifica sarebbe quasi nulla (appunto, lo 0,0044%).
-L’Ipotesi dell’Interesse: Se invece accettiamo l’idea che un’entità esterna stesse monitorando le attività umane, quel triangolo non era affatto “casuale”. Nel 1947, Roswell ospitava l’unico squadrone al mondo capace di lanciare bombe atomiche (il 509th Composite Group), Alamogordo era il sito del primo test nucleare (Trinity) e Los Alamos era dove la bomba era stata progettata.
-Nota di curiosità: Se restringiamo il campo alla sola superficie terrestre emersa (circa 149 milioni di km2), la probabilità sale allo 0,015% (circa 1 su 6.678). Resta comunque un evento statisticamente molto improbabile per essere un puro caso.

Prompt 2:
intensifica il calcolo tenendo presente, velocità dell’Ufo, rotazione terrestre e condizioni meteo

Gemini:
Per intensificare il calcolo, dobbiamo passare dalla probabilità geometrica statica (il dardo lanciato a caso) a una simulazione dinamica. Se introduciamo variabili fisiche come velocità, rotazione e meteo, il calcolo non riguarda più solo “dove cade”, ma “come e quando” interseca quel bersaglio in movimento. Ecco come questi fattori influenzano drasticamente le variabili in gioco:

1. La Rotazione Terrestre (Velocità Tangenziale)
La Terra non è un bersaglio fermo. Ruota alla velocità angolare di circa 15° all’ora. Alla latitudine del New Mexico (circa 33° N), la velocità di rotazione lineare è di circa:

Vrot  = 1670 × cos(33°) ≈ 1400 km/h

Se l’UFO fosse un oggetto in orbita che perde quota, il “bersaglio” di 22.308 km2 sfreccerebbe sotto di lui a 1.400 km/h. Se il guasto durasse anche solo 60 secondi, il punto di impatto potenziale si sposterebbe di oltre 23 km, portandolo facilmente fuori dal triangolo.

2. Velocità dell’UFO e Angolo di Rientro
Qui la probabilità crolla ulteriormente. Se ipotizziamo velocità tipiche dei rientri atmosferici o dei velivoli avanzati (diciamo dai 5.000 ai 20.000 km/h):
-Il tempo di percorrenza sopra il Triangolo del New Mexico sarebbe di pochi secondi.
-La “finestra di errore” temporale: Per colpire quel triangolo, l’evento critico (il guasto o l’abbattimento) deve avvenire in una finestra temporale di circa 2-5 secondi.

3. Condizioni Meteo (Il fattore “Temporale”)
È storicamente documentato che la notte del crash di Roswell (inizi di luglio 1947) l’area era colpita da violentissimi temporali elettrici.
-Turbolenza e Attrito: I venti ad alta quota (Jet Stream) e le correnti ascensionali dei cumulonembi esercitano forze di decine di tonnellate sulle superfici di un velivolo.
-Densità dell’aria: I cambiamenti di pressione improvvisi alterano la portanza.
Se il crash fosse stato causato dal meteo, la probabilità non è più casuale su tutta la Terra, ma si concentra solo sulle zone colpite da tempeste in quel momento. Tuttavia, considerando che in ogni istante sulla Terra ci sono circa 2.000 temporali attivi, la probabilità che il fulmine “giusto” colpisca il velivolo proprio sopra l’area nucleare più segreta del mondo rimane infinitesimale.

Il Calcolo Raffinato (Stima della Probabilità Dinamica)
Se consideriamo il “volume di spazio-tempo” in cui l’evento deve verificarsi, la formula diventa un’integrazione della posizione rispetto al tempo P(t).
Senza entrare in calcoli ipotetici eccessivi, possiamo stimare che la combinazione di:
-Posizione geografica (1/22.862)
-Finestra temporale della rotazione (circa 1/43.200 secondi in un giorno)
-Variabile Meteo locale (presenza di tempesta elettrica in quel punto esatto)
Porta la probabilità combinata di un evento casuale e non intenzionale a una cifra prossima a:

Ptot  ≈ 10−9 (una su un miliardo)

Conclusione Tecnica
Se un bullone si svitasse a caso da un UFO in orbita, la probabilità che cada in quel triangolo è quella calcolata prima (0,0044%). Ma se consideriamo che deve cadere mentre c’è un temporale, mentre la Terra è ruotata esattamente in quel punto e alla velocità necessaria per non superare il perimetro, la probabilità diventa così bassa da rendere l’ipotesi del “puro caso” scientificamente difficile da sostenere.
Questo rafforza l’idea che l’UFO si trovasse lì intenzionalmente (per monitoraggio nucleare) e che le condizioni meteo abbiano agito su un bersaglio che era già “in zona” per motivi specifici.

 

Nota finale dell’autore:
Come avrete notato non ci sono citazioni né fonti in quanto il testo è frutto dell’analisi di Gemini che, come si legge alla fine di ogni ricerca può commettere errori. Non ho verificato, per ovvi motivi, data la complessità dell’argomento, se tale ricerca è stata già effettuata da altri oppure se è già stato scritto qualcosa in merito, quindi mi riservo la facoltà, nel caso ci fossero rimostranze da parte di altri autori o altri siti ecc. di rivedere il testo. Infine la ricerca con Gemini è stata da me effettuata il 7 aprile 2026. Per approfondire l’argomento a parte libri, articoli su riviste e siti web, nonché documentari, consiglio la visione del film Roswell (J. Kagan, 1994), una onesta trasposizione dei fatti accaduti nell’ormai lontana, calda estate del 1947.

Spielberg, Ufo e Governi

Quella appena trascorsa, è stata una settimana calda per l’ufologia, dovuta al botta e risposta indiretto tra l’ex presidente B. Obama e il rieletto D. Trump, sull’argomento scottante per eccellenza, ovvero l’esistenza degli Ufo e degli alieni, quindi sulla realtà della questione extraterrestre. Persino il TG1 delle 20:00, ha dedicato due servizi: martedì 17, per quanto riguarda la breve intervista di Obama e, nell’edizione di venerdì 20, per la replica di Trump che, ancora una volta ha ribadito, rivolgendosi alle autorità competenti, a proposito dei cosiddetti Alien Files: «Pubblicateli tutti!». I due servizi, corredati da immagini tratte dai più famosi film di fantascienza hanno, e non poteva essere altrimenti, riacceso il dibattito sull’annosa questione Disclosure, cioè la tanta auspicata “Rivelazione”, al mondo intero, della vita extraterrestre e il loro influire sù, e nella nostra civiltà. E di questo se ne è parlato ieri sera nella trasmissione, dove sono stato ospite, in diretta sul canale “Frontiere Proibite”, gestito in maniera egregia dall’amico Roberto La Paglia, dal titolo Spielberg, Ufo e Governi: È solo un film oppure cambierà tutto?. Infatti ai primi di giugno uscirà in tutto il mondo l’attesissimo, ritorno del regista americano alla fantascienza e all’ufologia con il film, riguardante l’argomento che è il Sacro Graal dell’ufologia, appunto il Disclosure Day.
Nella puntata, incentrata sull’analisi dei trailer del film pubblicati in rete, si è sottolineato il fatto che, rispetto alle precedenti opere di Spielberg, in particolare Incontri ravvicinati del 3° Tipo (1977) e E.T. L’Extraterrestre (1982) si è passati dall’immaginario collettivo al reale personale. Ma, oltre a sottolineare la possibilità o meno di un’apertura in tal senso dei governi, dalle poche immagini si è evidenziato il fatto che, stavolta Spielberg, ha voluto incentrare il focus sulle questioni misteriose, emotive, psicologiche, ma soprattutto sociali e la portata di tale Rivelazione.
«Le persone s’interrogano, vanno incontro all’ignoto, hanno fame di verità», è una delle citazioni tratte dal trailer; quindi, in attesa dell’uscita del film, opera «del maestro che racconta favole», vi invito a «scrutare il cielo, ovunque scrutate il cielo» (La cosa da un altro mondo, C. Nyby, 1951).

(Link, click sull’immagine):

RAPITI: quando il cinema racconta la realtà

È andata in onda, in diretta ieri sera e disponibile sul Canale You Tube, Misteri Channel Show, la puntata relativa alle esperienze e storie di persone che, in tutto il mondo affermano di avere avuto contatti con entità extraterrestri e che, portati a bordo delle loro astronavi, hanno subito ogni sorta di sperimentazioni e test medici, altamente invasivi. Il cinema, che possiamo definire del “4°Tipo”, ha raccontato diverse volte le trasposizioni di queste esperienze, in gergo tecnico “Abduction”, in immagini; i titoli sono diversi, alcuni citati nella trasmissione. L’invito logicamente è quello di visionare la puntata, ma facendo molta attenzione perchè a chi non conosce l’argomento a fondo, potrebbe sembrare solo frutto della fantasia dei testimoni, non lo è spesso…

 

Buona Visione!

Dove sono tutti quanti?

È quello che si chiese Enrico Fermi a Los Alamos, parlando con alcuni colleghi, divenuto poi celebre come il “Paradosso di Fermi”. Inizia così questa nuova diretta sul canale “Frontiere Proibite”, gestito dall’amico Roberto La Paglia e condotta con Salvatore Giusa. L’episodio, il primo per la serie “Visioni dal Futuro”, ci porterà alla scoperta del cinema di Fantascienza e delle sue connessioni con la realtà. In questa puntata siamo partiti dagli scenari evocati dalla “Scala di Kardashev” e dalle “Sfere di Dyson”, per concludere con uno dei film più belli, importanti e significativi degli ultimi anni: “Arrival”, diretto da D. Villeneuve nel 2016. Quindi partendo da basi scientifiche, certe ed accreditate, cercheremo ancora una volta di indagare il noto per svelare l’ignoto.

Buona visione!

Fly me to the Moon

Fly me to the Moon, uscito da poco nelle sale con il sottotitolo “Le due facce della Luna”, quindi da non confondere con il film d’animazione diretto da Ben Stassen nel 2008, che narra le vicende di una mosca che sale a bordo dell’Apollo 11 e dove Buzz Aldrin dà la voce a sè stesso, che è anche il titolo del famoso brano musicale scritto da Bart Howard nel 1954 e portato al successo, tra gli altri, da Frank Sinatra, dieci anni dopo. La canzone, il cui titolo originale era in realtà In Other Words, divenuto poi famoso appunto con le prime parole del testo stesso è inserito in varie colonne sonore tra cui Space Cowboy (2000), di C. Eastwood. Tutti elementi che rendono ancora più leggendaria la storia che sta dietro alla pellicola diretta da Greg Berlanti e prodotta anche dagli Apple Studios. Da complottisti, chi di noi non sarebbe voluto essere una mosca per entrare nella navicella dell’Apollo 11 e vedere come esattamente sono andate le cose? Sono andate come ce le hanno sempre raccontate, oppure?.. Moonhoax(1) a parte, è la storia di «una missione che non può fallire, nemmeno se fallisce. In quel caso bisognerà convincere tutti che è andato tutto bene», è il giornalista della Rai, Emiliano Condò(2) a descrivere in estrema sintesi il film. Ed è dai titoli di testa che la vicenda prende le mosse: il primo satellite russo (lo Sputnik, 1957), i primi lanci, il discorso di JFK (1962), che impone all’America, nel decennio, di andare sulla Luna -altro elemento per il quale la missione non doveva fallire e, appunto il primo tragico fallimento, il rogo all’interno dell’Apollo 1, dove persero la vita i primi tre astronauti. Il film -forse ispirato a fatti reali (il soggetto è di Keenan Flynn e Bill Kirstein, mentre la sceneggiatura è stata affidata a Rose Gilroy), vede come protagonisti Scarlett Johansson (qui anche produttrice) che interpreta Kelly Jones, affermata Manager del marketing che dovrà letteralmente «vendere la Luna» al mondo e Channing Tatum/Cole Davis, dal fisico prestante, da vero astronauta, ma relegato a capo della missione per un problema cardiaco che lo costringe a rimanere a terra. Anche se non tutto sembra filare per il verso giusto, soprattutto in un clima di guerra fredda, la svolta avviene quando Woody Harrelson, che veste i panni di Moe Berkus (che risponde direttamente al Presidente Nixon), in un’altra magistrale interpretazione, assume la Johansson, per un motivo ben preciso, siccome «The Failure is not at option» (Doc. TV, 2003), urge la necessità -e questo è assolutamente concepibile, di avere un piano “B”, la realizzazione in studio del tanto vituperato falso allunaggio! Il progetto Top Secret, dove si rischia la morte solo a parlarne, denominato Artemis (la sorella di Apollo), con la regia affidata ad un amico di K. Jones, che in realtà svolge molto bene il suo compito, cioè di far sembrare reale ciò che reale non è. E qui iniziano le varie ipotesi che contribuiscono ad alimentare le tesi cospirazioniste e complottistiche. Per non entrare troppo nello specifico -le pellicole, oltre a quelle citate, che trattano l’argomento, sono molte e ci dovremmo dilungare non poco (per chi vuole approfondire, in fondo troverete i link ad altri articoli sull’argomento pubblicati su questo blog), gli elementi sono tanti: il direttore della fotografia che mostrando un solo grande faro, giustamente afferma che sulla Luna, c’è una sola fonte di luce, i cavi che sorreggono gli astronauti nei loro goffi movimenti, la bandiera che si agita, ecc. Da notare che nel film Interstellar (C. Nolan, 2014), le Missioni Apollo sono categoricamente smentite: niente sbarchi sul nostro satellite(3); di contro invece in Capricorn One (P. Hyams, 1977), lo sbarco simulato è su Marte (che molti ritengono che in realtà ci sia stato davvero), inoltre nella serie tv For All Mankind, in una storia alternativa, il primo uomo è un cosmonauta dell’Unione Sovietica! «Una verità è una verità e nessuno ci crede, una bugia è una bugia e tutti ci credono», è Kelly Jones che propone di montare una telecamera esterna perché gli americani vogliono sempre essere presenti; è lei che ispira ad Armstrong la famosa frase ed è la stessa che suggerisce di manomettere la telecamera in modo da mandare in onda il vero filmato. In realtà le cose non sono così semplici come sono state fin qui descritte, -il film è ben fatto, i protagonisti perfettamente calati nella parte e il regista che dimostra di essere a suo agio, grazie anche ad un ottimo montaggio (in alcuni frangenti il linguaggio è più da serial che da film), e si destreggia a meraviglia quando deve passare tra elementi che spaziano tra la realizzazione e la mistificazione, tra il serio e il faceto, tra il complottismo e ciò che forse è stato vero e quello che davvero era falso. Berlanti è quindi bravo a mescolare le acque, rendendole più torbide, a mischiare le carte con le quali è stato costruito il falso castello, il risultato ottenuto seppur ottimo, quindi non rischiara le tenebre, ma tra situazioni ironiche e da commedia romantica, nelle due e passa ore di visione non ci si annoia affatto.

Il Logo della NASA

[Spoiler:] Divertente la sequenza finale quando neanche loro sanno cosa sta andando in onda, visto che le immagini che arrivano dai due monitor televisivi sono quasi simili e il tutto viene chiarito dalla presenza di un gatto nero che entra in scena, con un addetto della sicurezza che pende da una corda, caduto per cercare di acchiappare l’animale. «Dovevamo chiamare Kubrick», la penultima battuta della Jones, e qui i complottisti hanno sicuramente avuto un sussulto, perché lui è il maggior indiziato per la realizzazione della frode lunare, avendo in curriculum film come 2001 (il film è del 1968, un anno prima, nda) e Shining (1980), che qualcuno ha indicato come pieno di indizi(4) relativi appunto alla missione Apollo 11. No, non è la battuta relativa a Kubrick, ma secondo chi scrive e non solo, tutta o tutte le missioni Apollo, -qui iniziano le implicazioni ufologiche, in realtà nascondono e sono nascoste nella loro totalità per celare la realtà extraterrestre, ecco il vero motivo per il quale la NASA, che ha concesso l’uso del suo vero logo, con tanto di doppio “graffio” rosso, una sorta di “lingua biforcuta”, il cui concetto credo sia chiaro a tutti, ha dovuto falsificare le o la missione. Ecco, quindi, il perché del sottotitolo Le due facce della Luna, riferite non all’ambivalenza del film stesso, ma dal fatto che proprio sul lato nascosto del nostro satellite ci sono evidenti strutture aliene, «Persino la follia di una colonia nazista» come commenta Emiliano Condò che definisce «strampalate» le varie teorie del complotto. Inutile dire che non siamo d’accordo: tra accenni all’ormai arcinota Area 51, dove presumibilmente Kubrick fece quello che fece, tra allusioni agli Ufo recuperati, stavolta in fondo all’oceano, e non a Roswell (1947), l’ultimo dialogo tra la Johansson e Harrelson, chiarisce almeno l’aspetto più importante dell’opera di Berlanti:

«Gli alieni esistono?». «Camminano tra di noi…».

Come dire, in altre parole…

 

Note:

  1. Bill Kaysing, “Non siamo mai andati sulla Luna“, 1976.
  2. TG1 h: 20.00 del 02/07/2024.
  3. https://www.fantascienza.com/28767/2001-versus-interstellar
  4. https://movieplayer.it/articoli/fly-me-to-the-moon-film-storia-vera-luna-kubrick_32982/

Altre fonti:

https://www.fantasymagazine.it/36311/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna

https://www.fantasymagazine.it/36313/fly-me-to-the-moon-al-cinema

https://www.comingsoon.it/film/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/64550/recensione/

https://www.cinematografo.it/recensioni/fly-me-to-the-moon-eslp16bz

https://www.mymovies.it/film/2024/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/

https://www.fantascienza.com/28767/2001-versus-interstellar

https://it.wikipedia.org/wiki/Fly_Me_to_the_Moon_-_Le_due_facce_della_Luna

Altri Post sull’argomento:

https://www.giuseppenardoianni.it/first-man-destination-moon/

https://www.giuseppenardoianni.it/luna-severa-maestra/

https://www.giuseppenardoianni.it/luna-il-grande-balzo-mancato/

https://www.giuseppenardoianni.it/ad-astra-verso-le-stelle/

Credits:

https://www.mymovies.it/film/2024/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/poster/0/

https://www.astrospace.it/2020/04/02/il-verme-e-tornato-la-nasa-riusera-il-vecchio-logo/

 

The Swarm -Il Quinto Giorno

Nel film La Guerra dei Mondi, l’originale (The War of the Worlds, B. Haskin, 1953), tratto dall’omonimo romanzo di H. G. Wells (1898), considerato il primo romanzo di fantascienza e dove si narra della prima invasione al nostro pianeta, la protagonista Ann Robinson (che apparirà insieme all’altro protagonista Gene Barry, in un cameo nel riuscito remake di Spielberg del 2005), all’affermazione del generale che, dopo l’attacco la Terra verrebbe distrutta dopo soli sei giorni, ella risponde con: «lo stesso tempo che ci è voluto per crearla…».Ovvio quindi fare riferimento alla Bibbia e, in particolare, alla Genesi(1) che nei primi versi spiega, quasi dettagliatamente il succedersi dei giorni -di seguito riportati in sintesi, e dell’opera di Dio. Primo Giorno: Dio crea il cielo e la Terra, poi la luce che chiamò giorno e le tenebre notte. Secondo Giorno: Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento (cielo). Terzo giorno: Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Poi fece crescere germogli, semi e alberi da frutto. Quarto Giorno: Dio fece le due fonti di luce, cioè il sole per il giorno e la luna per la notte e le stelle. Se il Sesto Giorno, è incentrato sulla creazione dell’uomo e sull’annosa questione dell’uso del plurale (“facciamo”) e il Settimo Giorno si riposò, cosa è successo nel Quinto Giorno?

Nel quinto giorno, oltre agli uccelli, Dio creò tutte le creature acquatiche, ma anche i mostri marini. Ecco quindi, il perché del titolo della serie tv The Swarm – Il Quinto Giorno, una produzione internazionale, che vede coinvolte diverse emittenti, tra cui anche Rai Fiction e dove nel cast l’attrice di spicco è Barbara Sukova che interpreta la prof.ssa K. Lehmann. La sceneggiatura invece è tratta dal romanzo di Franck Schätzing (Der Schwarm, 2005), gli autori si sono avvalsi della consulenza di due esperti, la prof.ssa A. Boetius ricercatrice polare e in acque profonde e del dott. J. Copley, professore di esplorazione oceanica presso l’Università di Southampton.

Le prime otto puntate (la prima stagione), sono dirette da: B. Eder, L. Watson e P. Stölzl, disponibili su Rai Play. Titolo affascinante, quindi, ma per capirne bene trama e contenuti, dobbiamo necessariamente partire da un personale assunto: Ci è stato fatto credere, per giustificare la “corsa allo spazio”, che ormai abbiamo esplorato tutto il pianeta Terra. [Corsa allo spazio, che per il momento, non è andata oltre qualche sporadico “allunaggio” sul nostro satellite e all’aver lanciato sonde verso gli altri pianeti, in particolare Marte, e che alcune di queste viaggiano da anni nell’abisso dell’ignoto]. Ma la verità è che, così come non conosciamo bene la faccia nascosta della Luna (dicono che sia poco interessante!), non conosciamo ancora “a fondo”, i due terzi de “l’altra faccia del pianeta Terra”: il Mare, appunto. Ed è proprio da lì, come avrete capito, che arriva la minaccia. Crisi ambientali a parte, in tutto il mondo iniziano ad evidenziarsi «strani fenomeni»(2). E se non si è preparati, gli attacchi sono a dir poco sorprendenti(3). Tutte le creature acquatiche, di colpo sembrano trasformarsi in vere e proprie armi: prima i cetacei (balene e orche, da non perdere il primo attacco di una Megattera), poi crostacei (astici e granchi), fino ai “vermi del ghiaccio” e ai mitili (vongole), addirittura evoluti in una nuova specie, portatori di in batterio che potrebbe rivelarsi pandemico. Quando la scienza si trova impreparata (per ovvi motivi, ma in questo caso propensa a nuove ipotesi), quando il divino non basta, se non a ricordare le famose “piaghe” bibliche, è proprio da un’astrofisica -questo il perché dell’assunto di cui sopra, che entra per caso nel discorso, ma poi si unirà al team di ricerca, che indica la possibilità di una terza via.

L’enigmatico simbolo dei nativi americani dal quale è tratta la parola “Y R R”

Un’intelligenza altra, ma per il momento non definita come aliena, al quale viene dato il nome di “YRR” (v. Foto), che potrebbe vivere nascosta negli abissi da centinaia di milioni di anni, fin dai tempi in cui c’era un solo continente (Pangea) e gli oceani erano una sola grande massa d’acqua, la “Panthalassa” (Paleozoico, 250 milioni di anni fa). Più o meno lo stesso concetto che è alla base del film Mission to Mars (B. De Palma, 2000), in quel caso si parlava di DNA alieno che, inviato sulla Terra, nella stessa Era, si sarebbe poi evoluto in DNA umano. Qui, si parla di organismi monocellulari che però hanno l’incredibile capacità di trasformarsi, combinandosi in un organismo, pluricellulare, complesso. Anche se quindi ne condividiamo il passato, dalle immagini si evince che la serie deve molto al cult di J. Cameron, The Abyss (1989), anche per la presenza della famosa onda. Nel film del regista di Terminator e Avatar, era un’intelligenza altamente evoluta, in possesso di una tecnologia che noi ancora oggi siamo ben lungi da realizzare. I ricercatori, in grado di dare una risposta, tra molte ipotesi, hanno diverse idee, ma lo stesso fine di trovare un modo per comunicare, un linguaggio idoneo: «un territorio ancora inesplorato», ma che la FS, ha ampiamente tracciato in diverse opere. L’Alterazione chimica-biologica, è un «qualcosa che ha trasformato i mari in un’arma contro di noi», ma se non c’è una spiegazione plausibile, bisogna necessariamente mettere in discussione le nostre conoscenze, al di là dei danni causati dalla componente antropica. Comunque una strada molto pericolosa, perché non riuscire a trovare la verità nella scienza come la comprendiamo, abbattere le fondamenta sulle quali poggia l’attuale paradigma, potrebbe scatenare un enorme sconvolgimento nella psiche umana. L’Ultimatum alla Terra è lanciato, non sappiamo quando verrà il giorno, a noi resta, per il momento, la possibilità di ammirare una serie che, con un rinnovato linguaggio cine-televisivo, un montaggio dinamico e un’ottima fotografia, si lascia vedere, dal primo all’ultimo degli episodi (volutamente senza titoli, se non la progressione numerica), però tutta di un fiato o se preferite… in apnea.

Note e fonti:

1. Genesi, Cap. 1, Vers. 1-31.

2. https://www.fantascienza.com/29482/il-quinto-giorno-arriva-sul-piccolo-schermo

3. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/The_Swarm_-_Il_quinto_giorno

Credits:

In foto elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni

Il “Cronovisore” di Padre Ernetti

Milano, laboratorio di fisica sperimentale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; due uomini sono concentrati nel tentativo di separare i canti gregoriani, per mezzo di alcuni filtri, da tutte le armonie e le modulazioni superiori.

Da questo esperimento nasce un mistero che ancora oggi divide il mondo della ricerca… La macchina del tempo esiste ed è nascosta in Vaticano?..

Riprende l’attività con una puntata scritta a quattro mani con l’amico Roberto La Paglia curatore del canale Youtube Frontiere Proibite, di seguto il link:

https://www.youtube.com/watch?v=apWIx7r16es

buona visione.

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