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Disclosure Day: e ora?..

«È accaduto un fatto storico senza precedenti.
La domanda ‘siamo o no da soli nell’universo’ ha avuto risposta
». No, la citazione non è tratta dal film in esame, ma da un altro cult (il film di Spielberg comunque lo diventerà), cioè da Independence Day, che il re riconosciuto del genere catastrofico, R. Emmerich, diresse nel 1996.
A trent’anni di distanza, le astronavi aliene che irrompono nei cieli di New York e di tutto il mondo, risultano ancora minacciose, ma esprimono un concetto che è valido per tutti i film di fantascienza: nello stesso istante del loro palesarsi, l’umanità prenderebbe coscienza di sé, e tutte le differenze verrebbero azzerate di colpo – che è quello che temono i potenti. Dando valore e dignità a tutto il background degli appassionati di Ufo/Uap, concetti «… sconosciuti ai ricchi contenti, ai giovani dabbene, alle fanciulle guardate a vista, alle donne che amano i mariti ed agli uomini seri che battono la strada maestra della vita, comoda, ombreggiata, senza emozioni, come senza pericoli»(1).
Tecnicamente impeccabile il film di Spielberg che torna alla FS vent’anni dopo La guerra dei mondi (il remake con T. Cruise, 2005), sceneggiato da D. Koepp, storico autore (che ha firmato anche le sceneggiature, tra gli altri di Jurassic Park, Indiana Jones, ecc.), partendo da un soggetto dello stesso Spielberg, che vede la collaborazione di altri maestri sia per la fotografia, diretta da J. Kaminski (Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan), che per la colonna sonora composta da J. Williams, i cui decenni di collaborazione con Spielberg includono le musiche di Lo squalo, E.T. l’extra- terrestre e Incontri ravvicinati del terzo tipo, con la famosa serie di 5 note (sol, la, fa, fa, do), fortemente valuta dallo stesso Spielberg, sullo schema della parola HELLO.

Independence Day, 1996

L’analisi del film che, per come è stato congegnato non sembra diretto dal maestro che racconta favole, inizia proprio dal title design, la frase Disclosure Day (=Il giorno della divulgazione) compare quasi in sfumatura forse a ribadire il concetto, ribaltato nel finale, che lo stasus quo, non può essere modificato e la verità rivelata poco alla volta. «Gli umani non possono accettare quello che sappiamo». Questo il perché del Cover Up, portato avanti dai governi di tutto il mondo con logicamente gli USA in primo piano, con le varie agenzie FBI, CIA e NASA, e che nel film sono rappresentate dalla Wardex, il cui nome sta per Waived Reporting, Development and Extraction (=Esenzione da obbligo di segnalazione, sviluppo ed estrazione). Il leader N. Scanlon (un sempre ottimo C. Firth), con i suoi agenti che si vestono “in nero” e usano auto nere, «è profondamente coinvolto nel dubbio compito di nascondere ai suoi simili la verità sugli UAP e sulle entità extraterrestri” (omissis) e proteggere le informazioni che conosce e nella sua convinzione che il mondo sprofonderebbe nel caos se certe verità fossero rese note»(PressBook, PB). Quello che intendono fare gli altri due protagonisti, il personaggio interpretato da Emily Blunt (la saga A quiet place), e cioè la meteorologa M. Fairchiald, una vera prova di bravura in quanto, dalle proprie esperienze, incluse l’abduction, trae la forza per sconfiggere il sistema, molto credibile anche per quanto riguarda la lingua aliena con “schiocchi” e suoni gutturali, per realizzare i quali, come ormai è consuetudine per i film di FS di alto profilo, avvalersi sia di una linguista E. Himelstein, per parlare coreano e russo, mentre per la lingua aliena i “vocalizzi” sono stati elaborati in post produzione dal sound designer G. Rydstrom, sette volte premio Oscar.

Qui apro un breve paragrafo, d’obbligo, perché la “xenolinguistica” è materia di studio e una cosa è l’alieno che parla una lingua aliena (l’esempio classico è la lingua Klingon, in Star Trek), molto diverso è quando un essere umano parla appunto una lingua sconosciuta, nel caso e cioè nella scena più ad effetto, Margareth, mentre dà le previsioni meteo viene letteralmente posseduta dall’entità che l’ha parassitata, – e che così si rivela al mondo, fin da quando era bambina come si capisce alla fine quando diventa sensitiva e in grado di leggere nella mente di chi gli sta di fronte. In diverse opere c’è l’umano che parla alieno, il più interessante è quello che si sente nel film Il quarto tipo (O. Osunsanmi, 2009) appunto l’abduction, dove il malcapitato parla addirittura, il sumero! La domanda è: essendo una lingua che sulla Terra non si parla da migliaia di anni, e non essendo uno studioso, come e soprattutto dove l’ha imparata? Questo, nella realtà rafforza proprio il fenomeno dei rapimenti alieni.

Nel film la Blunt, si ritrova con «segreti in grado di cambiare il mondo che solo lei può raccontare»(PB), ma con i quali ha «un profondo legame»(PB). Legame che si palesa nel rapporto con il Dr. D. Kellner, interpretato da un ottimo J. O’Connor; un mago dell’informatica ed ex responsabile della cybersicurezza, proprio per la Wardex, riesce a trafugare, con l’ausilio di una marea di chiavette USB, l’intero archivio segreto con le informazioni, i filmati (footage) sugli alieni e sulla realtà extraterrestre, che insieme al congegno chiamato “il dispositivo”, sono la classica Smoking Gun, la prova definitiva cui gli ufologi, ancora oggi, cercano, invano. Il personaggio è una sorta di ago della bilancia perché si interroga spesso che quelle informazioni devono essere divulgate in quanto «fondamentali sull’esistenza umana e su ciò che si trova oltre i limiti della nostra attuale conoscenza»(PB).

In parallelo, per ciò che concerne il rilascio di documenti segreti, così scottanti, c’è la vicenda dell’hacker britannico Gary Mckinnon che nel 2002, fu accusato dal governo americano di aver violato i sistemi di NASA, Pentagono e Dipartimento della Difesa USA, rivelando di aver sottratto gran parte dei documenti Cosmic Top Secret, riguardo gli UFO, l’elenco dei cosiddetti “ufficiali non terrestri” e soprattutto dell’esistenza di una flotta spaziale la Solar Warden, prodotto di retroingegneria aliena composta da un’astronave madre e diversi ricognitori più piccoli. Sia Margareth che il dr. Kellner sono coordinati da H. Wakefield, l’attore C. Domingo, altro ex membro della Wardex, e fidato assistente di N. Scanlon. Anche egli lotta contro l’ignoto in quanto l’umanità ha «fame di verità», sebbene questa  «sconvolgerà l’ordine costituito in tutto il mondo». Nel creare questo personaggio lo stesso Spielberg ha ammesso, di essersi ispirato alla figura del compianto Prof. John E. Mack, ex capo del dipartimento di psichiatria della Harvard Medical School, il primo scienziato accademico, al mondo, divenuto famoso per le sue ricerche sulla psicologia di coloro che sostenevano di aver vissuto un rapimento alieno, ricerche confluite nel libro del 1999: Passaporto per il cosmo. Trasformazione umana e incontri alieni (Ediz. Venexia).

Spielberg rincara la dose: «Il più grande evento della storia dell’umanità»(dal trailer). Mentre nel servizio del TG1 (28/05/2026), il regista conferma le teorie ufologiche: «Che non siamo l’unica civiltà intelligente nell’universo… che tutto questo, è vero».
Quindi: “Un futuro prossimo più vicino di quanto pensiamo”, nel reportage di C. Proietti che evidenzia gli umori della stampa americana che definisce l’opera del regista di “E.T.” come «fenomenale» e ancora: «Il miglior film degli ultimi 20 anni (omissis) un incrocio tra X-Files e la Bibbia». Sembra un ossimoro, ma non lo è, e occorrerebbero pagine e pagine per spiegare quanto di “fantascientifico” c’è nel libro sacro dei Cristiani. Ma come ogni film di fantascienza che si rispetti c’è, inevitabile il parere della Chiesa: tra crocifissi, tra chi si segna e si genuflette, fino alle ultime parole di Cristo sulla croce, e tra chi sostiene che il film sia un «seguito spirituale»(2), delle precedenti fatiche di Spielberg, una suora esce dagli schemi e afferma: «Perché (Dio, nda), avrebbe dovuto creare un così vasto universo per riservarlo solo a noi?».
Ma anche: «… il senso di meraviglia legato all’ignoto»(3), infatti, ancora il regista: «La Fantascienza mi accompagna da sempre, ho girato molti film su cose che non possono essere spiegate, dagli squali ai dischi volanti (omissis), raccogliere tutti quei documenti è stata un’impresa, sapendo che un giorno potranno finire sotto gli occhi di tutti, tutti in una sola volta»(4).

Alton Barnes, Wiltshire, Inghilterra, 13 agosto 2001

Come non può essere spiegato l’enigmatico strumento che nel film viene chiamato semplicemente “il dispositivo”, stringendo lo stesso in una sola mano, permette non solo la “visione a distanza” (remote viewing), – diventata famosa soprattutto negli anni ’70 quando la CIA e il governo degli Stati Uniti finanziarono programmi di ricerca e spionaggio parapsicologico; ma anche una sorta di teletrasporto virtuale in un luogo diverso e creare in un istante un Crop Circles (i famosi cerchi nel grano, una spina nel fianco della scienza ufficiale in quanto a distanza di diverse decine di anni, ancora non si è capito come si formino gli “agroglifi”) quando è nelle mani del Dr. Kellner. Tutta la natura sembra coinvolta, come se volesse avvertire l’umanità che qualcosa di grosso stia per accadere ed ecco che ritorna la simbologia del Cervo «che sembrano spaventati» ma anche un Cardinale rosso, una Volpe rossa e un Procione, tutti realizzati in CGI, alieno compreso, loro sì, come usciti da una favola, insieme alla casa di Hansel e Gretel.

«Il mondo è sull’orlo del baratro», e non ci vuole molto per capirlo, così arriviamo al gran finale, che se cinematograficamente è valido, non soddisfa a pieno quanti, in primis gli ufologi, si interrogano da anni appunto sul come dovrebbe avvenire il Disclosure: secondo chi scrive non avverrà mai! Nessuna ammissione da parte dei poteri forti, nessuna dichiarazione delle caste di potere: scienziati, militari, politici, industriali e religiosi, – io nutrivo una flebile speranza per Papa Francesco, nemmeno un comunicato ad esempio dall’ONU, niente Edizioni Straordinarie dei media istituzionali: solo il servizio giornalistico della protagonista, mentre scorrono le immagini. Ma lo stesso, il mondo come in Ultimatum alla Terra (R. Wise, 1951), si ferma e tutta l’umanità resta ammutolita a guardare gli schermi televisivi, pubblicitari per strada e soprattutto quello più minuscolo degli smartphone, in fin dei conti, troppo poco e non può bastare certo guardare la realtà attraverso il filtro tecnologico.

Troppo poco perché ormai tutto quello che c’era da dire, forse è stato detto, tutto quello che si doveva vedere forse, è stato visto: ogni giorno, proprio grazie ai telefonini, si registrano eventi strani, senza nessun tipo di ufficialità. I footage che vengono mostrati, soprattutto quelli in bianconero, rimandano ad eventi accaduti, come gli ultimi resi noti poco tempo fa dalla Marina Americana, ma anche un filmato del 1973 girato nella Homestead Air Force Base con il presidente Nixon, quando sappiamo bene che, invece già nel febbraio del 1954 nella base Muroc Airfiled, oggi base aerea di Edwards in California, membri del governo americano presieduto da D. Eisenhower, ricevettero una delegazione aliena! Inoltre, sempre in B/n, corpi di alieni del tipo “grigio”, responsabili dei rapimenti dei due protagonisti e delle loro analisi, sul tavolo, nella stanza piena di luci. Da notare, infine alcuni frames relativi al filmato conosciuto come “il filmato della tenda”, dove si vedono molti reperti recuperati, insieme ai corpi degli alieni nell’ormai sdoganato Ufo crash di Roswell (1947).

E ora? «Il film gioca su ciò che la gente sa, perché l’intera idea è che forze potenti abbiano insabbiato la cosa e cercato di convincere le persone che ciò che abbiamo sentito nel corso degli anni non è vero»(PB), spiega ancora D.Koepp. Watch The Sky, (=Osservate il cielo), ammonisce il giornalista in La cosa da un altro mondo» (C. Nyby, 1951), ma prima dovremmo aprirci all’altro, quasi tornare bambini, a «prima che ci insegnino a cosa credere e cosa pensare, è il nostro cuore a dirci che esiste qualcos’altro là fuori»(Man in Black II, B. Sonnenfeld, 2002). Ed è con il cuore in mano che mi rivolgo a quanti hanno visto il film, non da appassionati, ma da curiosi, a tutti quelli che all’uscita forse è scoccata una scintilla e si sono chiesti: “Ma, chissà?..”, a quanti di loro si sono interrogati sulla veridicità della realtà extraterrestre, posso solo dire: «Benvenuti nel nostro mondo».

Nota dell’autore:
Dove non specificato le citazioni sono tratte dal film.
Il PressBook (PB) è © UNIVERSAL PICTURES e © AMBLIN ENTERTAINMENT.

Note:
1.Cletto Arrighi, La Scapigliatura e il 6 febbraio, Redaelli, 1862.
2.https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-e-davvero-un-sequel-segreto-l-intrigante-teoria-sul-nuovo/n224010/
3.https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-steven-spielberg-se-non-siamo-soli-nell-universo-perche-non/n222372/
4.https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/news/steven-spielberg-la-fantascienza-mi-accompagna-da-sempre/

Altre Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Disclosure_Day
https://www.comingsoon.it/cinema/news/steven-spielberg-il-rischioso-titolo-del-suo-prossimo-film-sugli-ufo-non-e/n195629/
https://www.esquire.com/it/cultura/film/a69805588/disclosure-day-spielberg/
https://cinecittanews.it/disclosure-day-il-trailer-del-nuovo-film-di-spielberg-riaccende-il-mistero-alieno/
https://www.sentieriselvaggi.it/il-misterioso-nuovo-film-di-steven-spielberg/
https://www.ilpost.it/flashes/steven-spielberg-disclosure-day-trailer/
https://www.fantascienza.com/31346/ecco-il-trailer-di-disclosure-day-il-misterioso-film-di-steven-spielberg
https://www.fantascienza.com/index.php/31333/a-pochi-giorni-dal-primo-trailer-si-specula-sul-titolo-del-nuovo-film-di-spielberg
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/video/?vid=48614
https://www.comingsoon.it/cinema/news/aspettando-disclosure-day-rivediamo-al-cinema-incontri-ravvicinati-del/n215608/
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/scheda/
https://www.taxidrivers.it/501717/trailers/disclosure-day-steven-spielberg-rivela-la-verita-sugli-ufo.html
https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2026/05/28/news/disclosure_day_recensioni_critica_americana_nuovo_film_steven_spielberg-425375360/
https://www.repubblica.it/venerdi/2026/05/21/news/steven_spielberg_alberto_angela_disclosureday_film-425359021/?ref=RI_d_a_embed
https://www.fantascienza.com/31548/l-ultimo-trailer-di-disclosure-day-svela-poco-i-nuovi-alieni-di-spielberg
https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/arrivano-gli-alieni-tranquilli-ci-pensa-steven-spielberg-saro-l/n223427/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/steven-spielberg-il-nuovo-film-s-intitola-disclosure-alcune-pubblicita/n213227/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-ecco-il-trailer-ufficiale-in-italiano-del-nuovo-film-di/n218934/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-il-trailer-finale-dell-attesissimo-film-di-steven-spielberg/n223799/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-le-rivelazioni-si-avvicinano-nel-nuovo-spot-in-italiano-del/n216768/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-josh-o-connor-sul-livello-di-segretezza-del-film-un/n222087/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-e-il-miglior-film-di-steven-spielberg-degli-ultimi-20-anni/n223839/
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/scheda/
https://www.fantascienza.com/31798/il-ritorno-agli-alieni-di-steven-spielberg
https://www.comingsoon.it/cinema/news/quanto-c-e-di-vero-in-disclosure-day-i-casi-ufo-reali-che-hanno-ispirato/n225207/

credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/poster/1/
https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-la-nascita-di-independence-day-e-il-merito-di-mars-attacks/
https://www.venexia.it/libri/collane/i-ponti/passaporto-per-il-cosmo/
https://petrusplancius.livejournal.com/1210531.html

Fretta, fretta, fretta, maledetta fretta

«No, non ho detto gioia, ma noia noia noia, maledetta noia», così cantava il grande Franco Califano (1976), e chissà se a scriverla adesso non avesse cambiato il testo e la parola che, forse sta alla base della nostra, precaria, situazione attuale, la fretta. Solo pochi secoli fa Galileo Galilei affermava che «Eppur si muove», in realtà «il mondo gira nello spazio senza fine» (J. Fontana) alla velocità di circa 1670 km/orari (all’equatore), anche se noi non ce ne accorgiamo, ma abbiamo tutti la netta sensazione che “il mondo” inteso non in termini astronomici, viaggi a velocità assai più elevate: da fantascienza! Nel terzo film della fortunata saga di Ritorno al futuro (R. Zemekis, 1990), quando i protagonisti, Marty McFly e Doc Brown, intrappolati nel vecchio west perché impossibilitati a far funzionare il motore della DeLorean (la macchina del tempo), e quindi non potendola portare autonomamente a raggiungere le 88 miglia orarie utili per compiere il salto temporale, pensano quindi di farla spingere da una locomotiva. Purtroppo però alla fine del 19° secolo i treni non erano ancora così veloci, Marty chiede al macchinista se fosse possibile portare la locomotiva, per essere sicuri, a 90 miglia orarie, questa la laconica risposta: «90? Dannazione figliolo, ma chi può avere mai tanta fretta».

Tim Robbins nell’iconica scena
tratta da Le ali della libertà

Nel film Le ali della Libertà (F. Darabont, 1994), nella lettera che Brooks scrive ai suoi amici, dopo aver ottenuto la libertà condizionata, esprime la sua intenzione di «andarsene», in quanto avendo passato tutta la sua vita in carcere, a cosa può servire «un avanzo di galera» per di più «istituzionalizzato», tanto da non adeguarsi alla vita da uomo libero, dice loro: «miei cari amici, è incredibile come vadano veloci le cose qua fuori, ricordo che una volta quando ero ragazzo vidi una macchina, ma adesso sono dappertutto, sembra che all’improvviso il mondo abbia una grande fretta». Sarà forse la nostra, la fretta di arrivare all’autodistruzione?

A un passo dal baratro
In Ultimatum alla Terra, il remake diretto da S. Derrickson (2008), il dialogo tra l’alieno Klaatu -giunto sulla Terra per salvarla da noi umani e lo scienziato premio Nobel, lo possiamo dividere in due parti:

«Ma non avete una tecnologia che possa risolvere questo problema?» (in questo caso la crisi ambientale, nell’originale di R. Wise del 1951, in piena guerra fredda, era l’olocausto nucleare, nda).
«Il problema non è la tecnologia, il problema, siete voi, vi manca la volontà di cambiare».
«Ci aiuti lei a farlo».
«Non posso, è la vostra natura, trattate il mondo come vi trattate fra di voi».
«Ma vede tutte le civiltà hanno il loro momento di crisi, prima o poi».

Quindi potrebbe essere questo il momento cruciale, il «punto di non ritorno» -per citare ancora Ritorno al futuro, che ora, adesso, la nostra civiltà sta vivendo? Potrebbe essere davvero il classico inizio della fine? La seconda parte del dialogo spiega:

«E molte (civiltà, nda), non sopravvivono».
«La vostra si, come?».
«Il nostro sole stava morendo dovevamo evolverci per sopravvivere».
«Quindi solo quando il vostro mondo è stato minacciato, siete diventati ciò che siete».
«Si».
«Beh è lo stesso per noi, lei dice che siamo a un passo dal baratro e ha ragione, ma è solo in quel momento che gli esseri trovano la volontà di cambiare, solo in risposta alla fine, c’è evoluzione: questo è il nostro momento, non toglietecelo, siamo vicini a quella risposta…».

Forse dobbiamo spingerci un po’ più in là, perché siamo ancora «Un pianeta di classe BA-3», cioè «Stadio iniziale di evoluzione. Futuro, incerto». È quanto afferma l’alieno Prot in K-Pax (I. Softley, 2001). Ma se il nostro futuro è incerto, per capire il nostro presente, cosa bisogna fare? Guardare al passato. Mi chiedo spesso come sia stato possibile che in soli 5.000 anni o poco più, cioè da quando il “Dio” dell’Antico Testamento, l’individuo chiamato Yahweh (in Gen. 1, 26 si fa riferimento al termine plurale Elohim), dopo aver “creato” l’Adam (obbligatoriamente con l’articolo, ad indicare una stirpe e non un singolo individuo), ci pose nel Paradiso Terrestre -in realtà l’etimo originale Gan-Eden identifica un “luogo recintato e protetto” -e non aver imparato niente dopo le due guerre mondiali, abbiamo noi sì trasformato il Paradiso nell’Inferno sulla Terra, senza più «nessuna umana pietà» e se lo dice Jena Plissken, uno dei più duri dei film di FS in 1997: fuga da New York (J. Carpenter, 1981), c’è da credergli. Perché «l’istinto a esercitare la violenza e a recare la morte sembra incuneato nei recessi più profondi dell’animo e del cervello umano (omissis) Un’amara riflessione che è difficile non condividere»(1).
In conclusione lo Starman dell’omonimo film (J. Carpenter, 1984) afferma che: «Date il meglio di voi stessi nelle situazioni peggiori», una flebile speranza.
Mentre nel finale del già citato Ultimatum alla Terra, «Come ultimo effetto, tutte le apparecchiature elettroniche e tecnologiche presenti sulla Terra vengono disattivate e tutta la razza umana piomba nel silenzio e nella riflessione»(2), ma forse anche un po’ di paura, non guasterebbe…

 

Note:
1.Pier Luigi Gaspa, introd. in Sergio Toppi, Favola Toscana e altre storie, Edizioni NPE, 2025.
2. https://it.wikipedia.org/wiki/Ultimatum_alla_Terra_(film_2008)

Credits: https://www.cinematographe.it/recensioni/le-ali-della-liberta-recensione-film/

Project Blue Book, il serial

È iniziata il 28 novembre scorso, il serial tv Project Blue Book, con la messa in onda, da parte del quarto canale Rai, dei primi due episodi; serie basata su avvenimenti realmente accaduti (tagline), creata da David O’Leary e prodotta tra gli altri da R. Zemeckis. Certo, ne avevo già parlato poco tempo fa, dopo la visione di un servizio sempre trasmesso dalla Rai, in merito alla chiusura del Progetto da parte dell’Aeronautica Statunitense (USAF). Esso fu l’ultimo di una serie di tre studi sistematici(1), il primo fu il Progetto Sign (1947, l’anno dell’ufo crash di Roswell) e l’altro il Progetto Grudge (1949), sempre condotti dall’USAF, sugli avvistamenti dei famosi Unidentified Flying Objects (=Oggetti Volanti Non Identificati, UFO per le lingue anglosassoni e OVNI per le lingue latine), su tutto il territorio nord americano, ma anche nel resto del mondo, Europa compresa. «Lo scopo delle indagini era quello di determinare se gli UFO costituissero una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e, in subordine, di classificare e analizzare scientificamente tutti i dati raccolti dall’aeronautica statunitense sul fenomeno. Avviato nel 1951, il Progetto Blue Book venne formalmente concluso il 17 dicembre 1969 dopo aver indagato 12618 casi di avvistamento, 701 dei quali (circa IL 5 %) rimasero classificati come non identificati»(2).
A capo del Progetto fu posto l’astrofisico Josef Allen Hynek, professore presso l’Università dell’Ohio, passato alla storia non solo come uno dei massimi esponenti dell’ufologia mondiale -è probabile che l’acronimo Ufo(3) sia stato ideato da egli stesso, tenendo presente che è anche il padre della classificazione degli Incontri Ravvicinati di I, II e III Tipo.
Hynek, «Partendo da posizioni di estremo scetticismo, scoprirà presto la fascinazione di fenomeni inspiegabili, ma anche gli indizi di una inquietante cospirazione: i dischi volanti non esistono»(4).
In pratica si potrebbe dire che da estremamente scettico, ma con approccio scientifico, il professore divenne sostenitore tanto da diventare consulente di Spielberg per il celebre film Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo (1977), e che riteneva quel famoso 5% come la parte più interessante da investigare. Quasi di tutt’altro avviso è Aidan Gillen, l’attore che lo interpreta, che nell’intervista, trasmessa sempre in Wonderland, afferma: «Il fenomeno degli Ufo è nato naturalmente nel periodo successivo alla WWII»; è un concetto errato, in odore di possibile disinformazione e se si fosse trattato di un altro argomento, potrebbe essere quasi da fake.

Il prof. Josef Allen Hynek in
Incontri Ravvicinati del 3° Tipo

Infatti, incorrono nell’errore quanti non sono profondi conoscitori della materia: gli ufo sono noti all’uomo fin dall’antichità, i romani li chiamavano clipeus ardentes, scudi infuocati, immagine chiarissima, poi carri o navi volanti, nei secoli successivi, immortalati anche in diverse opere d’arte, fino ai foo fighter, i Caccia Infuocati(5), che sotto forma di luci azzurrognole seguivano proprio i piloti dell’Usaf e della Raf.
Ed è così che inizia il primo episodio, dal titolo Il combattimento aereo, per la regia di R. Stromberg, dove viene mostrata una riunione del famigerato Majestic Twelve (MJ12), l’organizzazione segreta americana, costituita sempre nel 1947 e voluta dall’allora Presidente H. Truman(6), mentre da un televisore scorrono le immagini con un primo piano di Klaatu, l’alieno (con sembianze umane) protagonista del film Ultimatum alla Terra (R. Wise, 1951 e remake di S. Derrickson, 2008), il numero 1 dell’MJ12 sentenzia: «Più riusciamo a insabbiare, più saremo al sicuro». L’episodio, con un buon ritmo della sceneggiatura, che rimanda alle altre serie sorelle come Dark Skies -Oscure Presenze (L’episodio pilota intitolato proprio Majestic 12) e Taken (prodotta da S. Spielberg), e anche alla mitologia di X-Files, ripercorre luoghi quasi fantomatici per gli ufologi come la Base Aerea Wrigh-Patterson a Dayton, Ohio, dove nell’Hangar 18, vennero presumibilmente secretati i resti del crash di Roswell (anche qui si afferma che a cadere sia stato un semplice pallone aerostatico…), poi il mostro di Flatwoods (primo x-file investigato) e gli uomini col cappello, chiaro riferimento agli uomini in nero (Episodio 2) e concetti di più ampio respiro nazionale e internazionale: «La Nazione in preda di una sorta d’isteria di massa… i russi ci stanno col fiato sul collo e la corsa al nucleare sta per sfociare in un disastro», quindi fornendo all’attenzione pubblica un pensiero scientifico razionale così espresso da Hynek: «C’è una grande differenza fra fantascienza e ipotesi consapevoli… ma entrambe richiedono una mentalità aperta» e «Il futuro è ancora nelle nostre mani». Sarà vero? Vedremo nelle prossime puntate…

Note:
1. https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Blue_Book
2. idem
3. Recentemente si sta imponendo l’acronimo UAP, Unidentified Aerial Phenomena (=Fenomeni Aerei Non Identificati).
4. Wonderland, Rai4, trasmissione del 24/11/2020 (disponibile su RaiPlay).
5. https://it.wikipedia.org/wiki/Foo_fighter
6. https://it.wikipedia.org/wiki/Majestic_12

Altre fonti:
https://www.luogocomune.net/27-media/5256-project-blue-book-quando-la-fiction-svela-la-verità
https://www.fantascienza.com/24296/project-blue-book-debutta-su-history-channel-la-storia-vera-degli-avvistamenti-di-ufo

credit:
https://www.comingsoon.it/serietv/project-blue-book/1930/episodi/stagione-1/
https://misteryworld.altervista.org/film-incontri-ravvicinati-3-tipo-sue-tante-verita/

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