Archives for : pianeta

L’I.A. e l’Ufo crash di Roswell

Cronaca dell’incidente sul Roswell Daily Record dell’8 luglio 1947

Premessa
Quando scrissi la recensione sul film Oppenheimer (qui il post), parlai con due cari amici, entrambi laureati in matematica (e uno di loro appassionato astrofilo) chiedendo se fosse stato possibile calcolare le probabilità che l’ufo di Roswell cadesse proprio in quella zona. La risposta che mi diedero entrambi e che le variabili erano diverse e che era un calcolo estremamente difficile, perché queste dipendono da diversi fattori. Tre anni fa, i sistemi di Intelligenza Artificiale muovevano i primi passi e lì per lì non ci pensai più di tanto. Ora però che gli stessi sistemi sono in fase di enorme sviluppo ho utilizzato uno di questi (Gemini di Google), per l’analisi dei dati utili, che hanno portato al testo che segue. I risultati sono più che sorprendenti, non solo, ma aprono uno squarcio enorme e danno una dura spallata al castello di carte sostenuto dalla verità ufficiale, dagli scienziati e dai militari che nel corso degli anni si sono espressi sull’argomento.
Nota: Non sono un matematico quindi lascio al lettore la facoltà di approfondire termini e variabili delle equazioni sviluppate dall’IA.

Prompt 1:
La superficie totale del globo terracqueo (la Terra) misura circa 510 milioni di chilometri quadrati, il triangolo formato dalle città di Los Alamos, Alamogordo e Roswell, negli Stati Uniti misura circa 22.308 km quadrati. Quante probabilità c’erano che L’Ufo Crash di Roswell, nel 1947, si verificasse proprio in quell’area?
(l’area del triangolo è stata calcolata con l’ausilio di Google Earth)

Gemini:
È un calcolo statistico affascinante, soprattutto perché quell’area del New Mexico — spesso chiamata il “Triangolo del Progetto Manhattan” — (che io definisco “magico” nel post di cui sopra, nda), era il cuore pulsante della tecnologia nucleare e missilistica statunitense negli anni ’40.
Se consideriamo la caduta come un evento puramente casuale (come il lancio di un dardo su un mappamondo), ecco come si sviluppano le probabilità.

Il Calcolo Matematico
Per trovare la probabilità che un evento casuale si verifichi in un’area specifica rispetto alla superficie totale del pianeta, utilizziamo il rapporto tra le due aree:

Cosa significa questo numero?
Per rendere il dato più leggibile, possiamo esprimerlo in termini percentuali o come frazione:
-Percentuale: Circa lo 0,0044%.
-Rapporto: Circa 1 su 22.862.
In altre parole, se un oggetto cadesse dal cielo in un punto completamente casuale della Terra, avresti circa una possibilità su ventitremila (23.000, nda) che colpisca proprio quel triangolo di terra nel New Mexico.

Prospettiva e Contesto
Sebbene la probabilità statistica sia estremamente bassa, i ricercatori e gli appassionati di ufologia spesso sollevano un punto critico: la causalità contro la casualità.
-L’Ipotesi del Caso: Se l’incidente fosse stato un evento naturale o un guasto casuale di un velivolo non terrestre, la probabilità di colpire quell’area specifica sarebbe quasi nulla (appunto, lo 0,0044%).
-L’Ipotesi dell’Interesse: Se invece accettiamo l’idea che un’entità esterna stesse monitorando le attività umane, quel triangolo non era affatto “casuale”. Nel 1947, Roswell ospitava l’unico squadrone al mondo capace di lanciare bombe atomiche (il 509th Composite Group), Alamogordo era il sito del primo test nucleare (Trinity) e Los Alamos era dove la bomba era stata progettata.
-Nota di curiosità: Se restringiamo il campo alla sola superficie terrestre emersa (circa 149 milioni di km2), la probabilità sale allo 0,015% (circa 1 su 6.678). Resta comunque un evento statisticamente molto improbabile per essere un puro caso.

Prompt 2:
intensifica il calcolo tenendo presente, velocità dell’Ufo, rotazione terrestre e condizioni meteo

Gemini:
Per intensificare il calcolo, dobbiamo passare dalla probabilità geometrica statica (il dardo lanciato a caso) a una simulazione dinamica. Se introduciamo variabili fisiche come velocità, rotazione e meteo, il calcolo non riguarda più solo “dove cade”, ma “come e quando” interseca quel bersaglio in movimento. Ecco come questi fattori influenzano drasticamente le variabili in gioco:

1. La Rotazione Terrestre (Velocità Tangenziale)
La Terra non è un bersaglio fermo. Ruota alla velocità angolare di circa 15° all’ora. Alla latitudine del New Mexico (circa 33° N), la velocità di rotazione lineare è di circa:

Vrot  = 1670 × cos(33°) ≈ 1400 km/h

Se l’UFO fosse un oggetto in orbita che perde quota, il “bersaglio” di 22.308 km2 sfreccerebbe sotto di lui a 1.400 km/h. Se il guasto durasse anche solo 60 secondi, il punto di impatto potenziale si sposterebbe di oltre 23 km, portandolo facilmente fuori dal triangolo.

2. Velocità dell’UFO e Angolo di Rientro
Qui la probabilità crolla ulteriormente. Se ipotizziamo velocità tipiche dei rientri atmosferici o dei velivoli avanzati (diciamo dai 5.000 ai 20.000 km/h):
-Il tempo di percorrenza sopra il Triangolo del New Mexico sarebbe di pochi secondi.
-La “finestra di errore” temporale: Per colpire quel triangolo, l’evento critico (il guasto o l’abbattimento) deve avvenire in una finestra temporale di circa 2-5 secondi.

3. Condizioni Meteo (Il fattore “Temporale”)
È storicamente documentato che la notte del crash di Roswell (inizi di luglio 1947) l’area era colpita da violentissimi temporali elettrici.
-Turbolenza e Attrito: I venti ad alta quota (Jet Stream) e le correnti ascensionali dei cumulonembi esercitano forze di decine di tonnellate sulle superfici di un velivolo.
-Densità dell’aria: I cambiamenti di pressione improvvisi alterano la portanza.
Se il crash fosse stato causato dal meteo, la probabilità non è più casuale su tutta la Terra, ma si concentra solo sulle zone colpite da tempeste in quel momento. Tuttavia, considerando che in ogni istante sulla Terra ci sono circa 2.000 temporali attivi, la probabilità che il fulmine “giusto” colpisca il velivolo proprio sopra l’area nucleare più segreta del mondo rimane infinitesimale.

Il Calcolo Raffinato (Stima della Probabilità Dinamica)
Se consideriamo il “volume di spazio-tempo” in cui l’evento deve verificarsi, la formula diventa un’integrazione della posizione rispetto al tempo P(t).
Senza entrare in calcoli ipotetici eccessivi, possiamo stimare che la combinazione di:
-Posizione geografica (1/22.862)
-Finestra temporale della rotazione (circa 1/43.200 secondi in un giorno)
-Variabile Meteo locale (presenza di tempesta elettrica in quel punto esatto)
Porta la probabilità combinata di un evento casuale e non intenzionale a una cifra prossima a:

Ptot  ≈ 10−9 (una su un miliardo)

Conclusione Tecnica
Se un bullone si svitasse a caso da un UFO in orbita, la probabilità che cada in quel triangolo è quella calcolata prima (0,0044%). Ma se consideriamo che deve cadere mentre c’è un temporale, mentre la Terra è ruotata esattamente in quel punto e alla velocità necessaria per non superare il perimetro, la probabilità diventa così bassa da rendere l’ipotesi del “puro caso” scientificamente difficile da sostenere.
Questo rafforza l’idea che l’UFO si trovasse lì intenzionalmente (per monitoraggio nucleare) e che le condizioni meteo abbiano agito su un bersaglio che era già “in zona” per motivi specifici.

 

Nota finale dell’autore:
Come avrete notato non ci sono citazioni né fonti in quanto il testo è frutto dell’analisi di Gemini che, come si legge alla fine di ogni ricerca può commettere errori. Non ho verificato, per ovvi motivi, data la complessità dell’argomento, se tale ricerca è stata già effettuata da altri oppure se è già stato scritto qualcosa in merito, quindi mi riservo la facoltà, nel caso ci fossero rimostranze da parte di altri autori o altri siti ecc. di rivedere il testo. Infine la ricerca con Gemini è stata da me effettuata il 7 aprile 2026. Per approfondire l’argomento a parte libri, articoli su riviste e siti web, nonché documentari, consiglio la visione del film Roswell (J. Kagan, 1994), una onesta trasposizione dei fatti accaduti nell’ormai lontana, calda estate del 1947.

Leone per Agnello

Con la “A” rigorosamente in maiuscolo, come vedremo dopo. Gli appassionati di cinema però, credo che abbiano capito la parafrasi del titolo che richiama al film “Leoni per agnelli”, al plurale e con la “a” minuscola ad indicare, in questo caso, il grazioso animaletto, ma che identifica, nel film un concetto ben preciso. Il film, di cui scrissi la recensione sulla rivista X-Times, è del 2007, diretto e interpretato da Robert Redford, nelle vesti di un professore universitario, da Meryl Streep nei panni di una giornalista che intervista un inedito Tom Cruise, lontano dalle Mission Impossible, qui dietro la scrivania di un giovane senatore. Redford, non lascia spazio alle interpretazioni, anche se i dialoghi sono l’asse portante del film e mette tutto sotto gli occhi dello spettatore che, tra le scene in interni (l’ufficio del professore a confronto con un tenace studente e l’ufficio del senatore), e gli esterni (le scene drammatiche di guerra), ha tutti gli elementi per capire il fine stesso della trama che, banalmente potrebbe portare, chi non è profondo conoscitore di certe nozioni, a semplificare con un «vabbè, ma queste cose si sanno». Non è così. Infatti, il film anche se lascia l’amaro in bocca per come, in realtà vanno certe cose, fa capire che potrebbe essere rimasto un briciolo di speranza, ma gioca sull’ambivalenza e quindi sull’interscambio dei due concetti: i leoni diventano agnelli e se ne stanno in disparte, sono le volpi che mandano gli altri allo sterminio, le iene che ridacchiano vedendoli morire e per la riuscita dei loro, sadici, piani; gli agnelli invece diventano leoni, e sono quelli che hanno il coraggio di agire, di non starsene con le mani in mano e che cercano di migliorare le cose. Ora, l’Agnello di Dio (Agnus Dei), è un’espressione evangelica (Giovanni 1, 29-36) riferita al Cristo che rappresenta la vittima sacrificale per la redenzione dei peccati dell’umanità. Mentre il significato del nome “Leone”, in latino, è riferito al felino simbolo di «fierezza, coraggio e nobiltà»: questo il nome scelto dall’agostiniano Papa Leone XIV, missionario e studioso, ma non quanto il suo predecessore Papa Francesco (di cui ho scritto in passato, v. link alla fine del post), gesuita, -i gestori della Specola Vaticana. Rudolf Steiner, uno dei più famosi studiosi alternativi del secolo scorso, e per questo definito uno pseudo scienziato, disse : «I Gesuiti sono l’unica organizzazione occidentale che dispone di poteri occulti, in confronto le società segrete sono semplici boy scout»(1). Papa Leone XIV ha scelto questo nome anche perché l’antesignano (Papa Leone XIII) fu l’autore dell’Enciclica Rerum Novarum (= “Di Cose Nuove”, 1891), quindi i due “Leone” sono accumunati dal fatto che entrambi si sono prefissati di «perseguire un mutamento nell’impostazione del papato rispetto al proprio predecessore»(2), nel caso di Leone XIII fu Pio IX. L’Enciclica rappresentò «una svolta nella Chiesa Cattolica, ormai pronta ad affrontare le sfide della modernità come guida spirituale internazionale (omissis) e formulò quindi i fondamenti della moderna dottrina sociale della Chiesa»(3). Quindi la domanda è: Papa Leone, sarà in nomem omen, un vero Re Leone, oppure anch’egli un agnello sacrificabile? Forse no ma, escludendo ciò che dice la catechesi, l’importante è che appunto, non interscambi le due posizioni. Nella Messa d’Insediamento del 18 maggio scorso, nell’Omelia, S.S. con profonda umiltà, ma con un elevato senso di consapevolezza, ha parlato di pace, di unità, del «molti diventare uno», concetto fantascientifico e non solo perché è l’asse portante del film Arrival (D. Villeneuve, 2016), perché guarda all’umanità intera, -e quindi vedremo se sarà in grado quantomeno di far tremare i potenti della Terra che aborriscono tale ipotesi. Tesi che, tutto sommato, sono state espresse anche da Papa Francesco il quale, a proposito della Pace, ribadiva spesso che alla base della guerra (la Terza Guerra Mondiale «a pezzi»), guardando direttamente alla causa, non all’effetto, c’è la produzione e il commercio delle armi. Ma Leone XIV sta già seminando nel solco lasciato da S.S. Bergoglio, infatti nella fase cruciale del discorso, ha parlato veramente “di cose nuove” per un Pontefice: il «paradigma economico», che Egli ha toccato con mano quale missionario in America Latina -che purtroppo rimarrà tale finché vigerà il sistema basato sul profitto (nda), mettendo infine al bando tutte le propagande che possono in qualche modo nuocere all’uomo, religione compresa! «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Apocalisse 21, 5), Papa Francesco che, lo ricordiamo, ordinò cardinale Robert Francis Prevost «il cardinale che può fare la storia»(4), due anni fa, logicamente nella sua umiltà non avrebbe mai potuto assolvere al compito come Cristo; ci ha provato, questo sì, ma alla fine non dico che ha deluso, ma sicuramente ha scontentato un po’ tutti: i conservatori perché ha innovato, almeno teoricamente, e gli innovatori perchè avrebbe potuto fare molto di più. Oltre a cambiare la Chiesa, poteva cambiare il mondo, dimostrando che niente è immutabile e sovvertire quel paradigma che adesso è nei piani di Papa Leone, ma che non cambia da 2000 anni e più, fatta eccezione per il passaggio dalla visione Tolemaica (in linea con i dettami del Vaticano e della Bibbia: l’uomo e la Terra al centro della Creazione e dell’Universo), alla visione Copernicana: l’umanità e il nostro pianeta sono soltanto uno dei tanti, come sosteneva Giordano Bruno, tesi che come sappiamo gli costò il rogo. Francesco indiscutibilmente poteva lasciare un’impronta indelebile su questo nostro, martoriato pianeta, solo due le ragioni: o non ha voluto andare fino in fondo, e questo umanamente, è accettabile, oppure ancora una volta non glielo hanno lasciato fare e io «voglio credere» (X-Files) a questa seconda ipotesi.

 

Note:

1.In Andrea Franco, “Chi ha avvelenato Rudolf Steiner?”, Uno Editori, 2014.

2.https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Leone_XIII

3.idem.

4.https://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/dalladdio-a-francesco-al-nuovo-papa/2025/05/08/chi-e-il-nuovo-papa.-robert-francis-prevost-bergogliano-moderato-per-una_d19d68d3-f45f-423e-9a7a-a6c31a93d1f6.html

Altre Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Agnus_Dei

https://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/dalladdio-a-francesco-al-nuovo-papa/2025/05/08/la-scelta-del-nome-leone-xiv-lomaggio-al-papa-lavoratore-della-rerum_d3b53507-f42d-400a-a3a5-c9fd3012fcda.html

https://www.mymovies.it/film/2007/leoni-per-agnelli/

https://www.pampers.it/gravidanza/libro-dei-nomi/nomi-bimbo/leone

https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Leone_XIV

Immagini tratte da:

https://www.mymovies.it/film/2007/leoni-per-agnelli/poster/0/

https://torinocronaca.it/news/attualita/512891/ucraina-apertura-ai-negoziati-papa-leone-xiv-offre-il-vaticano-per-un-dialogo-di-pace-storico-con-la-premier-meloni.htm

Post su Papa Francesco (in ordine cronologico):

Il Global Warning e il Rispetto per il Creato

Il Global Warning e il Rispetto per il Creato P.2

Un titolo profetico?

Agenda 2030: Obiettivo Mondo

Nel settembre 2015 i governi dei 193 Paesi membri dellONU, hanno sottoscritto “L’agenda 2030” che contiene 17 Obiettivi Principali per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs).
L’avvio ufficiale è dell’anno dopo, l’agenda si pone l’obiettivo comune di guidare il mondo sul sentiero da percorrere nei prossimi 15 anni. I 17 punti per lo sviluppo della sostenibilità elencati nellAgenda 2030 sono, tra gli altri: listruzione, lenergia, la disoccupazione, linclusione, la povertà, il bullismo, la salute e l’istruzione. Gli intenti sembrano quanto di meglio è possibile fare per portare il nostro martoriato pianeta sulla strada della sostenibilità. «Lo sviluppo sostenibile è definito come uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni. Per raggiungere uno sviluppo sostenibile è importante armonizzare tre elementi fondamentali: la crescita economica, linclusione sociale e la tutela dellambiente»(1).
Tre temi che, oltre chiaramente a ispirare l’Agenda 2030, sono da sempre sotto il focus degli autori (scrittori e registi) del genere fantascientifico. No, non è la classica iperbole. Da qualche giorno, gira sulle reti Rai, un alert, un promo, in linea con le tematiche, gli argomenti e le finalità dell’Agenda ONU: Obiettivo Mondo.
Nel breve trailer, scorrono le immagini di alcuni capolavori della Science Fiction cinematografica: da After Earth (M. Night Shyamalan, 2013): «Ho sentito raccontare della Terra, un paradiso prima che lo distruggessero»; Blade Runner 2049 (D. Villenueve, 2017), con la sua spettacolare fotografia, il vero marchio di fabbrica del film, l’attore è immerso in un paesaggio spoglio virato in “arancio rafforzato” ad indicare, fuoco, fiamme, calore e sudore; Snowpiercer, thriller apocalittico di Bong Yoon-ho (2013): «Dobbiamo riuscire a mantenere lequilibrio, aria, acqua scorte di cibo, popolazione» e «Questo pianeta è lunica casa che potrete mai avere» (Seven Sisters, di T. Wirkola, 2017). Con la voce narrante che prima ammonisce: «Il nostro futuro sembra segnato», poi spera: «Ma possiamo ancora cambiarlo».
Da questo mercoledì (10/3) la Rai, con i suoi canali: Rai Movie, Rai 4 e Rai Premium (riuniti nel marchio Rai Gold), presenta «una serie di film e documentari in prima visione, ispirata alle tematiche dellagenda 2030, per la salvaguardia del nostro pianeta».
Cosa aggiungere ancora? Penso che lo sforzo della rete nazionale dovrebbe essere quanto meno premiato con la visione, ma stavolta non come si guarda un film di fantascienza, che per molti, è ancora sinonimo di evasione. Il momento storico che stiamo vivendo, offre diversi spunti di riflessione e questo ne è un valido esempio, argomenti come il cambiamento climatico, sostenibilità, vita sulla Terra (altro documentario interessante sarà Vita dallo spazio e asteroidi), disuguaglianze, acqua pulita e fame nel mondo, sono sempre più incalzanti e cruciali per Prepararsi al futuro -uno dei documentari a firma di Piero Angela, e per impedire un futuro fosco, in prima visione ci sarà il documentario Two degrees – The point of no return, per proteggere la vita sulla Terra. Siamo molto, molto vicini, mancano solo due gradi…

Tenet…elo a mente!

Eh sì, non è il classico gioco di parole, ma in realtà manca poco. Finalmente è uscito al cinema il film di C. Nolan, più volte posticipato per l’emergenza Covid. Annunciato da una martellante campagna pubblicitaria, che aveva tenuto gli appassionati del cinema di Nolan sui carboni ardenti, dopo la visione, possiamo tranquillamente affermare che il film è si un kolossal (le riprese sono state effettuate in mezzo mondo grazie ad un più che adeguato budget), ma non un capolavoro. Quindi è comprensibile la delusione dei fans, ma anche di chi, come lo scrivente, ha apprezzato le precedenti opere del regista londinese. Il film, tecnicamente è impeccabile, ma questa è una consuetudine per Nolan, che preferisce ancora girare con pellicola analogica da 70mm, in formato Imax ed è restìo, per quanto è possibile, ad usare effetti speciali digitali (post produzione), in pratica l’aereo che si schianta contro un hangar all’aeroporto di Oslo è un vero aereo contro un vero hangar. Tenetelo a mente perché sono sicuro che il film farà ancora parlare di sè, a lungo, soprattutto per la spettacolarità delle scene e per aver introdotto nel cinema e quindi nel cinema di fantascienza (anche se non è considerato tale), il concetto di inversione del tempo (o inversione temporale). Trilogia di Batman (2005, 2008 e 2012), a parte -considero il secondo, Il cavaliere oscuro, uno dei migliori film sui supereroi, pur non ritenendo questo genere molto adatto alla versione in carne ed ossa (spettacolarità a parte) e The Prestige (2006), come l’esaltazione del gioco nella sua forma più adulta. Nolan sembra prediligere le storie che mettono in evidenza alcune caratteristiche, se non esigenze dell’animo umano e della sua mente, a cominciare proprio da Memento (2000); in Inception (2010) era il sogno, in Interstellar (2014) il viaggio, ai confini dell’universo e del viaggio dell’uomo dentro se stesso, infine con Tenet che, per dirla come il Protagonista (con la “P” maiuscola, perché l’attore John D. Washington, figlio della star Denzel, nel film non ha un nome, qui forse, Nolan, ha creduto che lo spettatore si potesse maggiormente immedesimare?), è un viaggio «Tra coscienze e realtà multiple». Oltre all’inversione temporale e ai viaggi nel tempo, diversi altri concetti vengono enunciati, dal Paradosso del nonno (se viaggio indietro nel tempo e uccido mio nonno io non nasco, ma se non nasco come posso tornare indietro?), all’Entropia; dalle teorie dei fisici R. Feynman e John Wheeler, alla «manovra a tenaglia temporale», fino alla fisica e alla Seconda legge della Termodinamica per la quale: «lentropia, o il disordine, di un sistema sottoposto a determinati processi non possa mai, in alcun caso, diminuire, ma solo aumentare o al limite rimanere la stessa»(1). Infine, di Ipocentri (il punto dove viene fatto esplodere nel terreno un ordigno nucleare), di Algoritmi, in questo caso un meccanismo formato da nove elementi che, se riuniti sono in grado appunto di invertire il tempo. Così ci possono essere persone invertite, la cui realtà è al contrario e oggetti invertiti, una pistola non spara il proiettile, ma questo esce dal buco del muro ed entra nell’arma. Quello che devono impedire i due protagonisti -l’altro è l’ex vampiro Robert Pattinson (il prossimo Batman), detto in parole povere, è qualcosa di più potente della terza guerra mondiale nucleare: se la materia della realtà invertita, l’”aldilà”, andasse in contatto con la materia ordinaria, le due si annienterebbero a vicenda provocando una reazione che distruggerebbe tutto, pianeta compreso. Ecco perché chi si sposta, attraversando i cosiddetti “tornelli”, da una realtà all’altra, indossa una tuta protettiva e si è costretti a respirare da una maschera d’ossigeno. Ora, il viaggio nel tempo è uno dei must della fantascienza, dal capostipite La macchina del tempo di H. G. Wells (romanzo del 1895) e della sua trasposizione cinematografica, da noi distribuita con il titolo: L’uomo che visse nel futuro (G. Pal, 1960), passando per la saga di Terminator, fino a Ritorno al futuro, dove nella seconda parte “Doc” Brown, spiega alla lavagna, a Marty il perché si sia formata una nuova linea temporale. L’inversione temporale, spero si sia capito, è tutt’altra cosa e, onestamente non ricordo romanzi o film che trattano l’argomento, argomento che, come detto, Nolan descrive magistralmente nelle immagini e nelle sequenze: l’auto che si capovolge al contrario, la nave e i gabbiani in volo che sembrano andare in retro marcia, la lunga sequenza finale -forse un po’ troppo lunga, della piccola guerra in cui le due squadre, quella “normale” è quella “invertita” che cammina anch’essa all’indietro, si battono per scongiurare il pericolo; le ricomposizioni degli edifici colpiti da esplosioni, e soprattutto il corpo a corpo che sembra ripreso al contrario, che anche sforzandosi, non si riuscirebbe a spiegare in dettaglio: assolutamente da vedere!
Per quanto riguarda invece gli oggetti impossibili, in grado di provocare disastri da fine del mondo, ci sono alcune corrispondenze: in Star Trek (il reboot del 2009, a firma di J. J. Abrams), compare la “materia rossa”, densa come il mercurio che, se messa a contatto con la materia ordinaria, può creare una “singolarità” cioè un buco nero in grado di risucchiare un intero pianeta.
Nel film Supernova (W. Hill, 1999), viene trovato un contenitore alieno contenente materia “a 9 dimensioni”, la fuoriuscita della quale provoca appunto l’esplosione del titolo, talmente potente da arrivare a distruggere parte dell’universo, Terra compresa. Infine in Timecop – Indagine dal futuro (P. Hyams, 1994), si vede cosa succede se la stessa materia, nella fattispecie il corpo del cattivo di turno, entra in contatto con il sè più giovane: la formazione di una sostanza gelatinosa, tipo blob, che unisce i due corpi fino alla liquefazione totale.
Ma, al contrario delle altre opere di Nolan, Tenet, ha due chiavi di lettura, la prima che abbiamo descritto, anche se si parla di concetti da laurea in fisica e, più prosaicamente di fantascienza, appartiene alla cultura accademica, quella che viene definita essoterica, insegnata in ogni grado scolastico, nel film qui descritto, come qualcuno avrà sicuramente capito, c’è una forte connotazione esoterica.
Tenet è il nome della fantomatica organizzazione cui appartiene il Protagonista, è un termine latino (in italiano è la terza persona singolare del verbo tenere, cioè “tiene”). Quello che molti non sanno è che questo termine è inserito, in posizione centrale nel cosiddetto “Quadrato del Sator” o quadrato magico. Come potete vedere dall’immagine a fianco il quadrato magico è formato da cinque parole, disposte su altrettante righe e colonne. È stato rinvenuto in molti siti archeologici in tutto il mondo e in diverse epoche, la più antica è stata rinvenuta in Italia a Pompei (citata nel film come Amalfi, una delle location), prima nella casa di Paquio Proculo e poi nella Palestra Grande, quindi ha minimo 2000 anni. La particolarità e anche la straordinarietà dell’iscrizione è che si può leggere oltre che normalmente da sinistra a destra e dall’alto in basso, anche viceversa, essendo una scritta palindroma «la parola che corre all’indietro»(2), quindi da destra verso sinistra e dal basso verso l’alto. Questo a rappresentare il tempo che nel film scorre in due direzioni. Molte sono le traduzioni che sono state proposte per la possibile traduzione, in pratica: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS, potrebbe significare: Il Seminatore Tiene in Ordine le Ruote del suo Carro, che però non aggiunge niente alla comprensione del film.

Il “Sator” nell’Abbazia di Trisulti, Collepardo (Fr)
photo by giuseppe nardoianni © 2011

Anche se Sator è il nome del villain, Arepo, l’unico termine dal significato oscuro, è il nome dell’artista incognito che dipinge il falso Goya e Rotas il nome della società che si occupa della sicurezza al Freeport di Oslo. Infine, anagrammando tutto il testo, si forma incredibilmente la frase Pater Noster con il resto delle lettere “A” e “O”, a definire l’Alfa e l’Omega, particolarità assegnata al Cristo, inizio e fine di tutte le cose; così le parole Opera Rotas, significherebbero: le “opere del creato”, che, nel film, potrebbero essere distrutte da Sator, che ha un complice nel futuro, se riuscisse nei suoi intenti apocalittici, come una sorta di Anticristo.
«Viviamo in un mondo crepuscolare» è la parola d’ordine, e questo è assolutamente vero, non per quanto riguarda la risposta: «niente più amici al tramonto»; il tramonto del nostro mondo, della nostra civiltà, la bomba non scoppia perché fin quando ci sarà l’amore di ogni madre (nel film, la moglie di Sator che va a prendere il loro figlio a scuola): «È quella la bomba che può cambiare il mondo».

 

Nota dell’Autore:
Dove non specificato le citazioni sono tratte dal film.

Fonti:
https://www.fantascienza.com/25393/tenet-il-primo-trailer-del-nuovo-film-di-christopher-nolan
https://www.comingsoon.it/cinema/news/tenet-ecco-cosa-succede-davvero-nel-primo-trailer-del-film-di-christopher/n98556/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/tenet-di-christopher-nolan-la-candida-ammissione-di-michael-caine/n103238/
https://www.fantascienza.com/25853/tenet-il-nuovo-trailer-del-film-di-christopher-nolan
https://www.comingsoon.it/cinema/news/tenet-parla-christopher-nolan-finalmente/n107162/
https://www.fantascienza.com/25938/tenet-christopher-nolan-e-il-cast-svelano-nuovi-dettagli-sul-film
https://www.mymovies.it/film/2020/tenet/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/sara-bello-tenet-non-ha-importanza-siamo-di-nuovo-al-cinema-e-lo-spettacolo/n110016/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/tenet-arrivano-le-prime-recensioni-straniere-ecco-i-pareri-sul-film-di/n109938/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/tenet-un-lungo-backstage-per-mostrare-le-spettacolari-riprese/n110094/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/tenet-christopher-nolan-e-la-fede-nella-pellicola-un-sogno-tra-70mm-e-imax/n110178/
https://www.comingsoon.it/film/tenet/56511/recensione/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/tenet-mania-cosa-fanno-i-fan-americani-e-non-per-vedere-il-film/n110142/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/tenet-spiegazione-e-guida-per-capire-il-complicato-film-di-christopher/n110249/
https://www.mymovies.it/film/2020/tenet/news/la-corsa-contro-il-tempo-di-nolan/
https://unoeditori.com/sator-arepo-e-quadrato-magico-le-misteriosecoincidenze/?ectid=223904&ectmode=campaign&ectttl=7
https://www.youtube.com/watch?v=2MwQrBgOLX8&feature=emb_rel_pause
https://www.fanpage.it/cultura/perche-per-capire-tenet-di-christopher-nolan-basta-andare-a-pompei/
https://www.lanuovabq.it/it/tenet-delude-del-quadrato-magico-ha-solo-il-nome
https://tech.everyeye.it/notizie/quadrato-magico-sator-citato-nolan-film-tenet-cos-e-465568.html
https://cinema.everyeye.it/articoli/speciale-tenet-cos-e-quadrato-magico-sator-48754.html
https://quantizzando.it/2020/08/31/la-fisica-di-tenet-e-i-viaggi-nel-tempo-senza-spoiler/
https://blog.screenweek.it/2020/08/tenet-le-reali-teorie-scientifiche-alla-base-del-film-748209.php/
https://www.ilpost.it/2020/09/01/tenet-spiegato-domande-risposte-teorie/

Il grido (inascoltato?) dell’Amazzonia

Ieri, in tarda serata è andato in onda, lo speciale del TG1, dal titolo: Il grido dell’Amazzonia, di seguito, un sunto.
«Un grido che cerca di svegliare l’indifferenza del mondo, un allarme che chiama a raccolta le coscienze, in pericolo non è solo il polmone verde della Terra, la più grande foresta pluviale rimasta, in gioco c’è il futuro del mondo».
«La Terra per noi Indios è sacra, la nostra lotta per difendere l’Amazzonia, dovrebbe essere la lotta di tutto il genere umano» (Marcivania Satere, attivista india).
«Fiamme che divorano decine di migliaia di ettari, milioni di alberi tagliati, agricoltura intensiva, invece della foresta (omissis), preludio a una siccità che stravolge, il volto del bacino idrografico più vasto del pianeta».
E poi gli Indios costretti a fuggire, sradicati dal loro habitat naturale e dai loro villaggi.
In Amazzonia vivono 33 milioni di abitanti, dei quali 3 milioni di indios, su una superficie di 7,8 milioni di kmq, grande quasi come l’Australia, che si estende su nove Paesi dell’America Latina, e rappresenta il 40% delle foreste tropicali della Terra, con il 15% della biodiversità.
Solo in Brasile sono andati distrutti, dal 1970 ad oggi, 800 mila kmq di foresta pluviale. Le cause sono presto dette, gli incendi, la deforestazione, lo sfruttamento minerario, la coltivazione della soia e del mais, il commercio del legname, la desertificazione, allevamenti intensivi di bovini.
Inoltre da quando si è insediato il Presidente Bolsonaro, da allora il numero dei focolai, che hanno mobilitato l’opinione pubblica mondiale, è letteralmente esploso: 95.506 incendi solo nell’Amazzonia brasiliana! E gli altri dati sui periodi precedenti sono altrettanto disastrosi: l’equivalente di 640 mila campi da calcio! Bolsonaro si difende con la più banale delle scuse dicendo che questi dati sono falsi e licenzia i responsabili della ricerca.
Papa Francesco, che ha indetto un sinodo che si svolgerà a breve, commenta: «Quel polmone di foreste è vitale per il nostro pianeta».
Gli ambientalisti si sono riversati in massa davanti alle ambasciate brasiliane in diverse città del mondo, ma anche tutti quelli che hanno a cuore il futuro del pianeta.
Ma difendere a spada tratta l’Amazzonia e l’ambiente, in Brasile, e andare contro i poteri forti, significa perdere la vita, almeno 28 sono stati gli omicidi, che aumentano a 300 negli ultimi 10 anni, colpevoli solo di essersi opposti alla pratica del disboscamento illegale! Le Mafie vogliono mettere le mani sulla foresta tropicale. Ritorna alla mente Chico Mendes, il rivoluzionario che difese le popolazioni indigene, sindacalista degli estrattori di caucciù e che venne brutalmente assassinato dai latifondisti, nel 1988. Suor Dorothy Stang, la religiosa americana, uccisa a 73 anni, nel 2005, un punto di riferimento per i contadini.
Le popolazioni locali, le più a rischio, sono costrette ad abbandonare i loro villaggi sulle rive dei fiumi, le loro capanne, le loro povere risorse, sotto la spinta dei roghi, dei disboscamenti, delle miniere e delle centrali idroelettriche, ma che vengono considerate da Bolsonaro come un ostacolo allo sviluppo e alla crescita del Brasile…
Infatti incendiare 1000 ettari di foresta è ricompensata con una cifra pari a 215 mila euro!
«Crimine e speculazione si alleano a spese delle popolazioni locali», che cercano di resistere per proteggere il loro stile di vita, e per questo vengono assassinati.
Ma il documentario a firma di Ignazio Ingrao, si occupa anche del problema della droga, che transita anch’essa lungo il fiume, dell’emergenza della tratta degli esseri umani, del traffico di organi, visto che per la maggior parte degli Indios non esiste un’anagrafe.
Una vera Apocalisse, e appunto mi viene in mente il capolavoro di Mel Gibson, Apocalypto, dell’incontro tra le popolazioni indigene e gli europei, quando tutto è cominciato e del racconto del curandero, che intorno al fuoco racconta una delle tante storie significative, sull’uomo e sul suo rapporto con la Madre Terra: «Lui (l’uomo, nda) continuerà a prendere e a prendere, finchè un giorno il mondo dirà, non esisto più e non ho più nulla da dare!».

Per vedere tutta la puntata: www.raiplay.it

Downsizing: vivere alla grande?

«La popolazione mondiale non può crescere illimitatamente perché le risorse del nostro pianeta sono limitate»(1). Fu Thomas R. Malthus, economista inglese,  alla fine del 18° secolo, definito il “lugubre parroco”, a sostenerlo. Ed è più o meno questo il succo del discorso di apertura, tutt’altro che lugubre, dello scienziato in Downsizing, diretto da Alexander Payne. Per sopperire alla crisi del pianeta uno scienziato norvegese, attraverso un procedimento di miniaturizzazione cellulare, riesce a rimpicciolire l’essere umano fino ad un’altezza (si fa per dire) di circa 12 cm! Di modo che, per quanto riguarda i rifiuti, un mezzo sacchetto di spazzatura «contiene tutti i rifiuti prodotti da 36 persone nel corso di quattro anni!». Apoteosi. «Una cosa pazzesca!», esclama il protagonista Paul Safranek, un uomo qualunque, interpretato da Matt Damon, che affascinato dalla possibilità di “vivere alla grande” (un centinaio di migliaia di dollari, valgono milioni, viste le dimensioni ridotte), decide di sottoporsi, insieme alla moglie (che rifiuta all’ultimo istante), al procedimento irreversibile per andare poi a vivere a LeisureLand, la terra del tempo libero: una mini città coperta da una cupola. L’idea del ridimensionamento del film, scritto a quattro mani dallo stesso regista e da Jim Taylor, non è del tutto originale: in letteratura fu Kurt Vonnegut a parlarne nel suo romanzo Comica Finale (1976); al cinema ricordiamo tra gli altri il bellissimo Radiazioni BX Distruzione uomo, tratto da un romanzo di R. Matheson e diretto dal grande Jack Arnold nel 1957, e il divertente Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (J. Johnston, 1989), dove un piccolo gruppo di adolescenti, rimpiccioliti dal padre scienziato, si ritrovano catapultati nel giardino di casa che, date le loro dimensioni ridotte, diventa una vera giungla dove tutto è un potenziale pericolo, persino gli insetti. Ed ecco il perché della cupola a protezione della città in miniatura che ricorda la Pleasantville  di Gary Ross (1998), bianco/nero a parte, la perfezione è solo apparenza perché, il protagonista dopo aver conosciuto Ngoc Lan Tran (l’attrice Chau Hong), dissidente vietnamita che ha perso una gamba partecipando ad un’azione terroristica, altro contro concettuale, con i terroristi nascosti in una scatola per la tv, appena fuori dalla cupola, quindi a cielo aperto, scopre la periferia della città oltremodo identica a quella di ogni altra città maxi. Un coacervo di persone che, al solito, lotta ogni giorno per sopravvivere. Nulla è cambiato.

una scena del film

Per tanto è possibile dividere l’opera di Payne in tre fasi distinte, la prima fantascientifica, con verosimili effetti speciali, dove se da un lato non mancano le dichiarazioni entusiastiche di chi crede che il ridimensionamento sia l’unica soluzione per tutti i mali che affliggono il pianeta, da un lato c’è chi si chiede se i “Mini” dovrebbero avere gli stessi diritti dei “Maxi”, viste le diverse dimensioni, voto incluso. «Possono rimpicciolire le persone, possono andare su Marte, ma non possono curare la mia fibromialgia!», sentenzia la mamma di Paul, quindi il tutto è solo un modo «per fare soldi», replica l’amico. Curiosa la scena dove i piccoli corpi, poggiati sull’enorme letto, vengono raccolti, delicatamente, con una sorta di paletta… Verrebbe da chiedersi, se ci fosse un pazzo, quanto tempo impiegherebbe ad usare quella paletta in modo diverso…
La seconda, forse un po’ lunga, risulta propedeutica per la terza parte, dove il film sembra completamente virare su concetti tutt’altro che fantascientifici che, come un prestabilito colpo di scena, non sembravano essere nelle corde della pellicola stessa: l’estinzione della specie umana.
Quando il protagonista va in Norvegia, ospite della colonia primaria, scopre che la notizia, apparentemente insignificante di una fuoriuscita di gas metano in Antartide(!), non contenuta, porterà all’estinzione dell’uomo sulla Terra entro una o al massimo due generazioni. Suggestiva la scena del saluto all’ultimo tramonto, quando il sole scompare alla vista di quanti hanno deciso di rinchiudersi in un rifugio che li potrà ospitare per qualche migliaio d’anni. Alla fine qual è la morale? La morale è che sì, l’uomo si dovrebbe ridimensionare, ma certo non in altezza, così l’umanità tornerebbe più sostenibile per la Terra che non sarebbe più un Paradiso Amaro(2).

Note:
1. I. Robertson, Sociologia, Bologna, Zanichelli, 1988.
2. di A. Payne, 2011, Premio Oscar miglior sceneggiatura non originale (2012).

Fonti:
http://www.mymovies.it/film/2017/downsizing/
http://www.mymovies.it/film/imperdibili/2018/
https://www.mymovies.it/film/2017/downsizing/news/tutte-le-dimensioni-del-cinema/
http://www.mymovies.it/film/2017/downsizing/rassegnastampa/776105/
http://www.fantascienza.com/23255/downsizing-vivere-alla-grande-nelle-sale

Credit: foto tratte da www.mymovies.it

Geostorm: una scomoda verità

Mentre a Bonn è in corso la Conferenza Mondiale sul Clima, presieduta dal governo delle isole Fiji, che rischiano nei prossimi anni di venire sommerse; mentre Trump annuncia che il cambiamento climatico non è dovuto (solo) all’uomo, riscuotendo da un lato, l’appoggio nientemeno di Antonino Zichichi (ormai lontano concettualmente da chi scrive, ma non in questo caso), che due mesi fa, a proposito del Trattato di Parigi, ebbe a dire che l’inquinamento -che resta un grave problema-, non va però confuso con i cambiamenti climatici, e dall’altro la secca smentita dei vertici della Casa Bianca che in netto contrasto con il loro Presidente, in un rapporto, asseriscono che sono gli esseri umani a causare l’innalzamento delle temperature, è uscito pochi giorni fa al cinema Geostorm. Il film è l’opera prima, come regista, dell’arci noto Dean Devlin, alter ego del maestro del catastrofismo Roland Emmerich, passato dietro la macchina da presa per confezionare l’ennesimo blockbuster che solo blockbuster non è, e questo lo si evince già leggendo lo slogan che campeggia sul poster: «Chi controlla il clima controlla il mondo».
La pellicola sarebbe dovuta uscire nelle sale già nel 2016, ma una serie di circostanze hanno fatto sì che l’uscita seguisse di un solo giorno il sequel Una scomoda verità 2 (B. Cohen e J. Shenk) dove l’ex vice Presidente Al Gore, torna ad affrontare l’annosa questione del surriscaldamento globale (il primo film diretto da D. Guggenheim nel 2006 valse il Nobel per la pace). Ci sarebbe molto da dire anche su questi due docufilm in quanto hanno suscitato polemiche molto contrastanti per quanto concerne le cause, gli effetti e le strade da seguire per scongiurare una catastrofe globale. Ed è questo il filo conduttore che lega le opere appena citate, dal film in oggetto, ed ecco il perché del titolo del post.
In un futuro poco lontano, la Terra, dopo una serie di catastrofi naturali, viene circondata da un’immensa rete di satelliti, deputati al controllo del clima e quindi in grado, secondo le intenzioni delle nazioni che l’hanno realizzata sotto la super visione dello scienziato (G. Butler) che l’ha ideata, di scongiurare il Geostorm: la super tempesta globale. Ma logicamente il sistema va in tilt, non senza l’intervento umano e toccherà ai protagonisti impedire la catastrofe e, nello stesso tempo, neutralizzare il complotto politico teso a eliminare il Presidente degli Stati Uniti, in modo tale che il Nuovo Ordine Mondiale, così ottenuto, possa gestire, sempre sotto il controllo di un solo uomo, un Pianeta con una popolazione drasticamente ridotta. Il film oltre ad essere un buon prodotto grazie al sempre più verosimile apporto della CGI, non è solo un disaster movie, ma anche un action, e soprattutto legato al filone della conspiracy theory, dove la fantascienza è relegata solo alla prevedibile trama.
Quindi un’opera piena di metafore (ma anche zeppa di citazioni), a partire dall’affettuoso nomignolo dato alla più grande opera mai costruita dall’uomo e cioè il Dutch Boy: il ragazzo olandese che mise il dito nella crepa della diga.
Come accennato, invece di servire come “arma” pacifica per scongiurare il disastro globale, lo stesso sistema favorisce l’ideazione del “Progetto Zeus”, nascosto nei meandri della rete, per trasformare in arma di distruzione di massa la stessa struttura. Quindi il film a cui fa riferimento non sono tanto le opere di Emmerich e cioè i vari Independence Day (1 e 2), Godzilla, The Day After e 2012, bensì a The Core (J. Amiel, 2003) e al suo “Progetto Destino”. Come scrissi nella recensione pubblicata sulla rivista Stargate Magazine (2003): «Una tecnologia ultra segreta (omissis) in grado di provocare, agendo direttamente sul nucleo interno (della Terra), delle scosse sismiche in una zona prestabilita». L’unica differenza è che mentre il Dutch Boy è nello spazio, il Progetto Destino è installato sulla Terra, in una base Top Secret, nascosta fra i ghiacci del Polo…

Il progetto Haarp

Perché i puntini sospensivi? Perché, è mia opinione, che le domande cruciali sono due: esiste già una simile, fantascientifica, struttura?
E soprattutto può essere utilizzata come arma?
La risposta, incredibile per gli scettici, è affermativa, per tutte e due le domande. E come molti avranno capito, mi riferisco al Progetto HAARP, sito a Gakona, in Alaska (USA). L’acronimo HAARP sta per High Frequency Active Auroral Research Program, un nome altisonante per dire che è in grado di inviare onde radio nella ionosfera. Sebbene sia stato realizzato per scopi scientifici e secondo alcuni attualmente non più in funzione, in realtà basta fare una breve ricerca in rete per capire effettivamente di cosa si tratta ed accertarsi che in effetti può essere usato come arma in grado di provocare terremoti (arma tettonica), in punti prestabiliti della crosta terrestre, ma anche tsunami, tempeste e i super tornado che sempre più frequentemente oscurano i nostri cieli: le prove sono tutte lì basta avere un maggior senso critico e un minimo di onestà intellettuale.
Tornando al film, nella scena madre, c’è il face to face, tra il Presidente (A. Garcìa) e il villain di turno (Ed Harris) capo del suo stesso staff. Il succo del serrato, acceso, confronto è sempre lo stesso: eliminare quanti più nemici possibili e soprattutto «giocare a fare Dio». Ultima osservazione: secondo voi, questa, può essere una opportunità per uno dei potenti della Terra? Le possibilità sono molto alte, e le conseguenze credo che ormai siano sotto gli occhi di tutti. Voglio però concludere con un messaggio di speranza. Proprio ieri la Merkel da Bonn afferma che: «Quella del clima è una sfida centrale per il mondo. Una questione di destino dell’umanità»(1). Parole dense di significato e perfettamente in linea con la frase di chiusura di Geostorm: «Un Pianeta, un Popolo e finchè noi condivideremo la nostra sorte, sopravviveremo».

 

Nota:
http://www.repubblica.it/ambiente/2017/11/15/news/l_appello_della_merkel_nel_clima_c_e_il_destino_dell_umanita_proteggiamo_il_mondo_-181180913/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P5-S1.6-T1

Fonti:
https://www.comingsoon.it/film/geostorm/51174/recensione/
https://www.comingsoon.it/film/geostorm/51174/scheda/
http://www.fantascienza.com/22265/geostorm-le-apocalissi-tutte-insieme
http://www.mymovies.it/film/2017/geostorm/
http://www.mymovies.it/film/2017/geostorm/pubblico/?id=771816
http://www.mymovies.it/film/2017/geostorm/pubblico/?id=771258
http://www.mymovies.it/film/2017/an-inconvenient-sequel-truth-to-power/
https://www.lifegate.it/persone/news/cop-23-bonn-isole-fiji
http://www.liberoquotidiano.it/news/scienze—tech/12401915/trattato-parigi-antonio-zichichi-trump-non-ha-torto-inquinamento-clima-non-vanno-confusi-.html
http://www.quotidiano.net/esteri/trump-clima-parigi-1.3510918
http://www.quotidiano.net/blog/farruggia/conferenza-di-bonn-contnua-la-lenta-lotta-ai-cambiamenti-climatici-nonostante-trump-11.807
https://www.wired.it/attualita/ambiente/2017/11/08/cop-23-cambiamento-climatico/
http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2017/11/03/rapporto-usa-umanita-causa-dominante-cambio-clima_ff0e3592-9157-4451-adfb-c7b26fe97448.html

Credit: http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/01/disastri-innaturali-terremoti-e.html

Earth Overshoot Day

Una sola Terra non basta

Ne avevo già parlato, tre anni fa, in un precedente post, oggi 2 agosto è il giorno dell’Earth Overshoot Day che, fin dagli anni ’70 definisce il grado di sfruttamento delle risorse naturali da parte della civiltà umana. Che cosa significa?
Il Pianeta Terra, non riesce a stare al passo con l’uomo: nell’arco di un anno (365 giorni), l’essere umano attinge alla biosfera più di quanto questa è in grado di generare. Quest’anno (il 2017) cade oggi, quando scrissi il post di cui sopra, nel 2014, era il 19 agosto e così via fino al 25 settembre nel 2009: in otto anni, abbiamo ridotto il termine di quasi due mesi! Questo secondo i dati del Global Footprint Network, l’ONG preposta al calcolo, in pratica: «l’umanità sta usando la natura a un ritmo 1,7 volte superiore alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi»(1). È come se, guardando l’immagine, l’umanità avesse bisogno di quasi due pianeti per soddisfare la sua sete di predatore nei confronti della nostra cara vecchia Terra, la quale sembra che sia quasi all’ultimo respiro. Lo sfrenato consumismo in termini di frutta, verdura, carne, pesce, acqua e legno, principalmente, è senza soluzione di continuità, per non parlare poi dell’annosa questione legata all’emissione di CO2, una vera spina nel fianco del pianeta. Secondo gli ambientalisti è ancora fattibile invertire la tendenza, essi sperano che con la campagna #movethedate, sia possibile spostare in avanti la data, addirittura ritornando in pari, ma questo solo nel 2050. Inoltre dimezzando le emissioni di biossido di carbonio, la data potrebbe essere posticipata di quasi tre mesi. Sono, nello specifico, molto pessimista e mi chiedo perché le trattative tra i vari stati e rappresentanti non funzionano. Perché, secondo me, le date, sono importanti. Ho riflettuto spesso su questo concetto, i politici sono poco interessati all’ambiente, appunto perchè i frutti si vedrebbero dopo anni quando sarebbero altri a raccoglierli, quindi perché occuparsene ora, meglio che si preoccupino gli altri e la deresponsabilizzazione è servita. «L’uomo è stupido». Mentre in questo momento al cinema imperversano le scimmie, nella dura lotta per la sopravvivenza contro il genere umano, a indicare che due specie intelligenti non possono convivere sullo stesso pianeta, è quasi empatico fare il tifo per i nostri cugini antropomorfi. Forse loro avrebbero più rispetto per la Terra: la citazione è tratta dal video sottostante ed è proprio un gorilla, Koko, a parlare con il linguaggio dei segni. Credo che miglior modo, per concludere questo breve post, non ci sia. Da non perdere!

 

Note:
1.http://www.complottisti.com/2-agosto-lumanita-avra-esaurito-le-risorse-naturali-del-pianeta/

Fonti:
http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2017/07/31/earth-overshoot-day-esaurite-le-risorse-2017-della-terra_31d0a815-5a49-4232-a261-4a4343399b4f.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/31/earth-overshoot-day-il-2-agosto-gia-finite-le-risorse-della-terra-per-il-2017-e-ogni-anno-va-peggio/3766400/
http://www.complottisti.com/2-agosto-lumanita-avra-esaurito-le-risorse-naturali-del-pianeta/

Credit: elaborazione grafica di giuseppe nardoianni
Credit video: Noè ONG https://www.youtube.com/watch?v=FVuNTiqHys0

Covenant e l’universo di Alien

È finalmente uscito nelle sale, dopo un’importante battage mediatico il film Alien Covenant, ancora diretto da Ridley Scott. In rete, troverete un’interessante prologo di congiunzione, di quasi tre minuti, per spiegare cosa hanno fatto nel frattempo i protagonisti di Prometheus, l’androide David/M. Fassbender e la dottoressa E. Shaw/N. Rapace, visualizzato da quasi 4,5 milioni di fans. Prima di addentrarci nei meandri di questo nuovo capitolo, un po’ di storia. Era il lontano 1979 quando uscì il film Alien (Ridley Scott). Da quel giorno la fantascienza cinematografica sarebbe stata completamente rivoluzionata. La gestazione però, iniziò qualche anno prima. Nel 1975 lo sceneggiatore Dan O’Bannon, allora studente di cinema, ispirandosi ad un B-movie del 1950 (Il mostro dell’astronave di Edward L. Cahn), iniziò a scriverne il testo che tra l’altro, è simile al racconto Discord in Scarlet che il famoso scrittore di fantascienza A. E. Van Vogt scrisse nel ’39 e che più tardi (1950) inserì in un suo romanzo.
Lo scrittore, all’uscita del film, si vide costretto a intentare causa contro la produzione, la questione finì in tribunale e fu risolta economicamente. Inoltre alcune idee sono per lo più simili all’italianissimo Terrore nello spazio diretto da Mario Bava nel 1965. Comunque questo non ha influito minimamente sulla fortuna del film da cui ne è nata una delle saghe più apprezzate sia dalla critica che dal pubblico, anche se i pochi passi falsi non mancano. Quindi dopo il capostipite sono usciti, i vari Aliens Scontro finale (1986), per la regia di J. Cameron, ambientato sul pianeta LV-426 (per gli americani 426 è il 26 aprile giorno dell’Alien Day) e che per lo stesso regista di Avatar sarebbe «un’allegoria alla guerra in Vietnam: i marines non hanno nessuna possibilità di uscirne vivi» (Kudos, Rai4 pt. 1 del 08/05/17); Alien3 (D. Fincher, 1992) ambientato su Fiorina Fury 161 in un carcere di massima sicurezza con tutti i detenuti aventi il doppio cromosoma “Y” (Sindrome di Jacobs) che contraddistinguerebbe i serial killer più violenti e Alien – La clonazione (JP. Jeunet, 1997), dove il Tenente Ellen Ripley/S. Weaver viene clonata nel corso di un esperimento condotto su una nave militare.
Poi, dopo molti anni di silenzio da parte di R. Scott, arrivò l’annuncio che lo stesso stava per dare nuovo vigore al franchise in quanto voleva realizzare alcuni prequel del suo Alien primigenio e difatti il 2012 vide l’uscita di Prometheus, ambientato nel 2093 sulla Luna LV-223. Dopo aver scoperto una mappa inserita in un messaggio paleostronautico antico di 35.000 anni, in una caverna, la protagonista, la dottoressa E. Shaw/N. Rapace, parte alla ricerca dei Creatori (gli Ingegneri), ma logicamente nulla andrà per il verso giusto. Nel film l’altro protagonista è l’androide David (in tutta la saga, gli androidi sono uno dei temi classici della FS), che ritroviamo anche in Covenant, ma con il nome di Walter (entrambi interpretati dall’attore M. Fassbender) che segue precisamente gli ordini ricevuti dall’ormai famosa Weyland Industries, la famigerata Compagnia che fin dagli esordi incombe come un’ombra malefica. «Cambiata rotta Nostromo a nuove coordinate per investigare forma vita. Raccogliere esemplare. Precedenza assoluta. Assicurare ritorno organismo per analisi. Qualsiasi altra considerazione secondaria. Equipaggio sacrificabile». A parlare è la metallica voce del computer di bordo della Nostromo, Mother nel primo Alien e se vogliamo è questo il trait d’union che in un certo senso è applicabile all’intera epopea spaziale. In pratica, nella citazione è implicito il volere della Compagnia: assicurarsi senza condizioni un esemplare della razza aliena (lo xenomorfo, ideato da H. R. Giger, artista svizzero, ma animato da Carlo Rambaldi, Oscar 1980), una sorta di parassita che germina all’interno del corpo umano venendo alla luce in modo spaventoso, cioè squarciando il petto del malcapitato, e che, sempre secondo gli oscuri intenti della Weyland, sarebbe il più potente candidato per il settore armi biologiche.
Ma, contravvenendo ad un altro degli stereotipi della science fiction, gli autori che via via si sono susseguiti prima di arrivare a Prometheus e Covenant (dove le cose sono un po’ cambiate), non c’è il protagonista maschile pronto a salvare la fragile donzella dalle grinfie del mostro, ma è proprio la donzella che armata di tutto punto contrasta la violenza dell’orribile specie aliena. Molto è stato detto sul significato dello scontro, non solo a livello fisico, tra la bestia -l’alieno- e la bella. Persino giungendo a contaminazioni Freudiane, nonché sessuali (in effetti sia l’alieno che le astronavi rimando indubbiamente a tale concetto) e, con un po’ d’azzardo, anche a velate significazioni biblico-cattoliche. Questo non tanto per alcuni termini o nomi usati, come ad esempio Mother (Madre), Bishop (Vescovo), Diacono (l’ultimo nato in Prometheus), David e appunto Covenant (Alleanza), ma proprio nel rapporto tra la donna e lo xenomorfo. Facile quindi pensare alla famosa “inimicizia” tra la donna e la sua stirpe e il serpente (il mostro alieno ha fattezze rettiloidi) e la sua stirpe. L’odio che appunto inizia con Alien e il suo seguito dove Ellen Ripley, da sola combatte l’alieno arrivando in Aliens ad uccidere, in un feroce corpo a corpo, la regina, colei che depone le uova. Se in Alien3 e in La Clonazione, la musica inizia a cambiare, la vera svolta si ha prima in Prometheus e poi in Covenant. Qui le eroine sono prima scienziate, in Covenant Daniels/K. Waterstone è esperta in terraformazione, poi costrette a tirare fuori le unghie per contrastare la minaccia aliena. A combattere però non solo con il fisico e la testa, caratteristiche queste più adatte ai vari androidi (la forza fisica) e le loro teste (l’intelligenza) e nei vari film ci sono diverse teste parlanti, ma anche e soprattutto con l’anima che alla fine è l’unica peculiarità, per quanto ne possiamo sapere fino a questo momento, che contraddistingue l’essere umano nei confronti di tutti gli esseri artificiali da esso creati e dagli alieni o, al meno, secondo l’ufologia, da quelli con fattezze xeno. E veniamo alla visione di Covenant.
L’opera di Scott, pur essendo valida a livello cinematografico, inteso come tecnica pura, non mi ha intrigato più di tanto, come non mi ha particolarmente colpito. Inizio molto lento, con il dialogo di presentazione tra Weyland e David, in cui si filosofeggia sull’arte, sulla creazione e il non poter rispondere alla domanda di tutte le domande: l’uomo ha creato l’androide, rispetto a questi, molto più longevo, ma chi ha creato l’uomo? I Creatori (come detto in Prometheus), e chi ha creato i Creatori? Poi si passa sull’astronave che per un brillamento solare, con diverse perdite da parte dell’equipaggio, in parte svegliato dal sonno criogenico, è costretta a deviare dalla rotta primaria, il pianeta Origae 6, e optare per un’altra mèta molto più vicina e inspiegabilmente sfuggita (altra subdola manovra della Compagnia?). Quello che dovrebbe essere un paradiso, a questo punto una sorta di Terra 3,  si rivela un vero inferno, sebbene il paesaggio sia suggestivo, rigoglioso, pare sia completamente privo di fauna, nessun animale, silenzio assoluto: la quiete prima della tempesta.
Il virus letale trova subito  strada; qui c’è la prima incongruenza, sebbene il pianeta risulti perfettamente abitabile è poco definire rischioso il non utilizzo di tute protettive e caschi, il primo sbarcato viene subito contaminato e, portato in fretta sulla navetta, mostra i primi violenti sintomi e lo xenomorfo, cambiando strada, esce dalla sua schiena, in un tripudio splatter. Ma quello che colpisce è l’orrore e la violenza spaventosamente inaudite del nuovo esemplare di U.L.F. (Unidentified Life Form), in tutte le sue uccisioni. I superstiti scampati miracolosamente ai ripetuti attacchi grazie all’intervento di David (l’andriode di Prometheus) che così incontra il fratello Walter, una sorta di Nemesi per quest’ultimo. David racconta la storia sua e della Dottoressa Shaw, ma mentendo dice che questa è morta, in realtà, come tutti gli animali del pianeta, è servita per i suoi folli esperimenti, e quindi a raggiungere il pianeta dei creatori è stato solo l’androide che, come si vede nel flashback, fa cadere il virus alieno sugli abitanti del pianeta sterminandoli rapidamente. Nel dialogo tra i due androidi David insegna a suonare il flauto a Walter e, altro errore, c’è da chiedersi dove trovino il fiato visto che loro non respirano! Intanto l’alieno continua a mietere vittime con una ferocia mai vista e solo tre degli sbarcati, di cui uno contaminato, riescono a raggiungere la navetta di soccorso. Il resto è già visto, come prassi, tocca a Daniels, l’esperta in terraformazione affrontare per ultima lo xenomorfo con l’aiuto di Walter che invece alla fine si dimostra essere David. Solo due gli elementi sui quali poter riflettere.
Il primo è, il particolare marchio della Covenant, molto simile al disco solare alato, adorato dai sumeri e visibile in molti loro bassorilievi e quasi identico ad un cerchio nel grano apparso in Inghilterra. Cosa ha voluto dirci in questo caso Scott? Appena sbarcati sul pianeta, gli astronauti trovano un campo di grano: possibilità di trovare una coltivazione umana pari a zero. Ma la vera domanda è chi l’ha coltivato? Qui gli interrogativi sono tanti, gli studiosi ancora si dibattono su come sia nata l’agricoltura, il grano non nasce spontaneo, anzi per la verità non dovrebbe nemmeno esistere, visto che, per la scienza, come rivelano recenti studi, si tratta di un vero “mostro” biologico, un organismo geneticamente modificato. Ma modificato da chi? La nascita dell’agricoltura è solo una scoperta, un’invenzione dell’uomo primitivo o l’ennesimo dono degli Dei dell’antichità? Il film si conclude con Walter che mette a dormire Daniels, ma questa all’ultimo istante si accorge che in realtà si tratta di David il quale, dopo aver tirato un sospiro di sollievo (altro errore), al suono dell’Entrata degli Dèi nel Walhalla (R. Wagner), entra come un vero Dio nella sezione adibita alla conservazione degli embrioni umani e rigurgita due capsule contenenti però embrioni alieni. Il viaggio e la ricerca delle nostre origini continua…

Per saperne di più:
Recensione sul prossimo numero di XTimes

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien
https://it.wikiquote.org/wiki/Alien
http://movieplayer.it/film/alien_387/curiosita/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien_(franchise)
http://movieplayer.it/articoli/alien-covenant-il-nostro-commento-alle-scene-viste-in-anteprima_17056/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien:_Covenant
http://www.mymovies.it/film/2017/aliencovenant/
http://cinema.everyeye.it/articoli/recensione-alien-covenant-terrore-arriva-dallo-spazio-33333.html
https://www.comingsoon.it/film/alien-covenant/50451/recensione/
http://movieplayer.it/articoli/alien-covenant-la-nostra-recensione-del-film-di-ridley-scott_17453/
http://www.mondofox.it/2017/05/08/alien-covenant-la-recensione-spoiler-free-dallo-spazio-senza-orrore/
http://www.cinematografo.it/recensioni/alien-covenant/
http://movieplayer.it/articoli/alien-10-cose-che-forse-non-sapete-sul-franchise-fantahorror_16102/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien%C2%B3
https://it.wikipedia.org/wiki/Aliens_-_Scontro_finale
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien_-_La_clonazione
http://aforismi.meglio.it/frasi-film.htm?n=Alien
https://it.wikipedia.org/wiki/Xenomorfo
http://www.fumettologica.it/2017/05/alien-covenant-recensione/

Verificato da MonsterInsights