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Odissea

Vi starete chiedendo come mai un film e soprattutto un film basato su fatti mitologici, possa essere preso in considerazione dallo scrivente, quando la fantascienza sembra lontana anni luce. Non è così, un po’ di pazienza, ci arriveremo…
Visto il titolo, logicamente si è portati a confrontare l’Odissea di Nolan, con l’Odissea spaziale di Kubrick (1968), ma nemmeno tanto sorprendentemente, l’I.A. invece lo compara a Interstellar che lo stesso Nolan ha diretto nel 2014.
Infatti se in “2001” il rapporto spazio/tempo è il mood che rappresenta il filo conduttore, nell’ultimo capolavoro del regista di Inception (2010), Tenet (2020) e Oppenheimer (2023), lo spazio e il tempo sembrano dilatarsi notevolmente, ma in uno scorrere diverso, più o meno, all’occorrenza, fluido.
«Al tempo degli Dei dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re, che spadroneggiavano su una Terra in tumulto, il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà; finalmente arrivò Xena, l’invincibile principessa guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie; la lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti, furono affrontati con indomito coraggio, da colei che sola poteva cambiare il mondo».
È la voice over, nella sigla della serie TV Xena – principessa guerriera, al femminile certo, ma sembra riassumere abbastanza bene tutta l’essenza del film di Nolan, a partire dal nome della protagonista che rappresenta un cardine della mitologia, la “Legge di Zeus” e del suo particolare messaggio. Di fatti Xena, significa “straniero” e deriva dal termine “Xenìa”. La locuzione xenìa (dal greco antico ξενία) indica ospitalità e riassume l’insieme dei rapporti e delle regole dogmatiche tra ospite e ospitante nel mondo antico. Era considerato un dovere sacro, un pilastro culturale e sociale della civiltà. La xenìa non era una semplice cortesia, ma un’istituzione rituale e religiosa protetta da Zeus Xenios (protettore degli ospiti). Violare questo patto significava attirare l’ira degli Dei (AI Mode). In realtà la legge dell’ospitalità era presente in tutte le culture antiche, che sono venute a contatto con «quelli là», come li definisce M. Biglino nei suoi studi, confluiti in diversi libri). E ancora una volta sono i testi antichi a darci la risposta: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (San Paolo, lettera agli Ebrei, 13:2).
Certo, Loro, potevano assumere sembianze umane come si vede benissimo nel film di Nolan, e se erano in carne ed ossa, come noi e mai esseri divini o spirituali, – ai quali tra l’altro piaceva annusare, perché avevano un punto debole, la carne e il grasso animale alla brace, ricevendone un effetto calmante – concetto presente sia nella Bibbia che nelle opere di Omero, esiste la possibilità che essi siano “xeno”, estranei, in fantascienza “alieni”, classico esempio lo “xenomorfo” di Alien.
E qui arriviamo ad un altro concetto interessante: gli esseri mitologici presenti nei testi sacri delle antiche civiltà. Nel film di Nolan, oltre alle Dee (Calipso e Atena), alla maga Circe, compaiono altri esseri: Polifemo, il Ciclope (con un occhio solo raffigurato in verticale) figlio di Poseidone; Scilla, un mostro con diverse teste e Cariddi, quest’ultimo un enorme gorgo marino; le Sirene, creature ibride dal canto letale, che nel poema e nel film tentano i marinai con la promessa di conoscenza e immortalità, infine i Lestrigoni una feroce stirpe di giganti cannibali che distrugge gran parte della flotta achea.
Esseri mitologici, ma è possibile che anche in questo ci sia un fondo di verità dove il mito viene sostituito dalla realtà dei fatti, è possibile parlare di verità storica?
Si, eccome! Innanzitutto i “Giganti”, questo è ciò che dice la Bibbia: «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi» (Genesi 6:4), si tratta di un verso emblematico perchè, ad un’attenta lettura che è alla base del ragionamento non accademico, spiega molte cose. Innanzitutto la differenza tra uomini e figli di Dio, ci vorrebbe l’interrogativo ma la distinzione c’è tutta anche se c’era la compatibilità genetica che ha permesso la nascita degli eroi.
La genetica rimanda al termine Genia che ha, come è possibile constatare, l’assonanza fonetica con Xenia e, quindi, nel nostro caso con “xeno”, la parola base, come abbiamo visto poco sopra. Ma cosa dice la teologia, di questo versetto? Semplice, il termine “giganti” è da intendersi non come esseri umani molto alti, ma come persone dall’alto valore morale…
A voi sembra corretto? Altra nota dolente, per la scienza ufficiale, è la descrizione che lo storico Beròso dà a proposito degli esseri mitologici. Nel libro Il Pianeta degli Dèi del compianto Z. Sitchin si legge che all’inizio «La divinità Belo (…) generò diversi esseri orribili (…) Apparvero uomini con due ali (…) molti altri loro organi avevano una parte maschile e una femminile. Altre figure umane avevano zampe e corna di capra, oppure piedi come cavalli. Altri, simili a ippocentauri, avevano la parte posteriore come cavallo, mentre davanti erano come uomini».
Storia quindi, non mito. Fantascienza forse? Allora consiglio la visione del film Splice (V. Natali, 2009), film che ho recensito sul n.ro 31 della rivista X-Times (maggio 2011), dove rivive il mito sumero della Creazione.

Matt Damon è Ulisse, Anne Hathaway è Penelope

Quindi, i popoli che adoravano gli Dei dell’Olimpo (i Theoi), gli Elohim (termine che è il plurale di El, cioè Dio) della Bibbia, definiti anche con Nephilim (perché forse provenienti dalla costellazione di Orione), gli Anunnaki (“coloro che dal cielo sono scesi sulla Terra”, sempre secondo Sitchin), delle popolazioni della Mesopotamia, in primis i sumeri, in Africa (Egitto e non solo), ma anche più in là, in oriente (India), estremo oriente (Cina e Giappone), Australia (i miti degli aborigeni), fino ai nativi nord americani e le popolazioni mesoamericane: si sbagliavano tutti? Hanno preso un grosso abbaglio, erano individui trascendenti o esseri extraterrestri? «Le corrispondenze sono di un’evidenza indiscutibile»(1). Questo indica la traduzione “letterale” dei testi, mentre la conoscenza ufficiale (scientifica e religiosa), continua a voler farci credere che gli Dei erano solo mucchietti di pietra o statue, personificazione del mito senza nessuno dietro, mentre solo Yahweh, degli ebrei, era il Dio unico e vero.
Ma c’è di più, se quanto detto finora può, a ragion veduta, sembrare quantomeno ambiguo, la conferma, del fatto che siamo di fronte ad esseri che provengono da un altro mondo, si ha nelle capacità tecnologiche di cui questi esseri erano dotati, capacità fantascientifiche, ancora oggi figuratevi all’epoca, descritte in maniera molto elementare. Sempre nei testi omerici, ma è possibile riferirsi anche alla Bibbia, ci sono alcuni passaggi interessanti: il popolo dei Feaci era in possesso di «navi, guidate dalla loro (stessa, nda) mente … esse conoscono i pensieri e le intenzioni degli uomini, … non hanno mai paura di essere danneggiate o distrutte.»(2). Facile intravedere mezzi con comando a distanza, tipo droni; e ancora più a sorpresa «due ancelle d’oro sostenevano il loro padrone, simili a giovinette vive: esse avevano intelligenza, voce e forza, erano esperte nei lavori delle Dee immortali; si affaccendavano ai cenni del loro signore»(3). Che senso ha definirle vive, se non siamo in realtà in presenza di robot? Lo stesso per quanto riguarda i Cherubini della Bibbia?
Accolto positivamente dalla critica che ne elogia le qualità tecniche, l’ormai consolidato sistema IMAX, con pellicola da 70mm (e oltre 600 km di girato), fonde alla perfezione gli episodi di cui in un certo senso è diviso il film, mischiando dove occorre appunto qualità tecniche, estetiche, virtuosismi della telecamera, una fotografia quanto mai realistica, una colonna sonora «ancestrale e rituale»(Wikipedia), una sceneggiatura solida e location suggestive, rivitalizzano «un’antica avventura con maestosità»(4). Anche dal punto di vista cinematografico, infatti il primo film risale ai primordi della settima arte (G. De Liguoro, F. Bertolini e A. Padovan, 1911), l’Ulisse di M. Camerini (1954) con K. Douglas nei panni dell’eroe; non può mancare Troy (W. Petersen, 2004) con B. Pitt che interpreta Achille, colossal liberamente ispirato però all’Iliade; infine lo sceneggiato Rai, andato in onda nel 1968 per la regia di F. Rossi con la collaborazione di M. Bava (l’episodio di Polifemo) e C. Rambaldi che firmarono insieme gli effetti speciali.
Nonostante la struttura omerica, Nolan opera un profondo cambiamento, gli uomini restano pedine nelle mani degli Dei, anche se la salvezza dell’uomo è interamente opera dell’uomo stesso; trovare la strada di casa, non è stato facile, ma per salvare l’umanità ci vuole ben altro: «la nostra civiltà sta crollando» sentenzia Penelope, che insieme ad Ulisse parte per una viaggio senza meta, nel mare magnum incontro ai «secoli di oscurità che verranno». I secoli oscuri verrano di certo se prima non chiariamo esattamente come sono andate le cose millenni fa, come siamo stati creati e da chi, la conclusione per il momento è una soltanto: forse c’è più fantascienza nel nostro lontano passato che nel nostro prossimo futuro.

Note:
1.https://www.macrolibrarsi.it/speciali/theoi-omerici-elohim-biblici-estratto-da-la-bibbia-non-parla-di-dio-di-mauro-biglino.php?srsltid=AfmBOoowfpLIDbPbbvy0mTzkmZdNNUpZ5Rq422CcNjBOTV3yqH1x9Ggq
2.https://www.frontedelblog.it/2019/07/06/nelliliade-e-nellodissea-si-parlava-di-alieni-le-suggestive-ipotesi-di-mauro-biglino/
3.idem
4.https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_(film)

Altre fonti:
https://extremamente.it/mauro-biglino-la-bibbia-come-omero-e-i-testi-vedici/
https://cinema.everyeye.it/notizie/odissea-creature-mitologiche-apparse-film-christopher-nolan-891171.html
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-odissea-di-nolan-e-davvero-il-prequel-di-dune-il-legame-che-nessuno-aveva/n220447/
https://it.wikipedia.org/wiki/Xena_-_Principessa_guerriera
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-christopher-nolan-si-e-ispirato-ai-mostri-di-guillermo-del-toro-per/n226566/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-le-prime-reazioni-incoronano-il-film-di-nolan-come-un-capolavoro/n226467/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/christopher-nolan-e-l-ossessione-per-il-tempo-la-chiave-nascosta-dietro/n226597/
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/poster/0/
Elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni tratta da: https://www.hollywoodreporter.com/lists/the-odyssey-cast-characters-christopher-nolan/

Creature luminose

La fantascienza esplora l’impatto di scienza, tecnologia e futuro sulla società e sull’individuo, fondendo elementi fantastici con concetti scientifici plausibili, utilizzando mondi alternativi o viaggi nel tempo per riflettere sulle grandi, esistenziali, domande dell’essere umano. Quest’ultimo, in pratica è sempre il focus su cui in un certo senso si basano appunto le storie che escono dalla fervida mente degli autori: scrittori, registi, ecc. È facile parlare di fantascienza quando si prendono in considerazione opere che dichiaratamente esplorano tali concetti, lo è molto meno quando bisogna speculare su altre dove non è facile vedere subito l’aspetto narrativo che unisce fantasia e scienza. In passato, sono già ricorso a tale espediente usando, per descrivere la situazione in epoca pandemica, il film Il domani tra di noi (H. Abu-Assad, 2017) che, se ci fate caso descrive, sintetizzando proprio l’essenza della FS stessa: il domani, cioè il futuro e il rapporto fra gli esseri umani, il tra di noi; ma l’aspetto più significativo è quando avviene l’incontro tra l’uomo e un alieno o un’altra creatura intelligente.
È ciò che accade nel film Creature luminose, disponibile su Netflix, diretto da Olivia Newman e tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Shelby Van Pelt. «È sorprendente, infonde speranza. È un omaggio alla vita, alle creature e al legame che gli esseri umani hanno con le creature»(1). Anche se il titolo possa sembrare quello di un film di Science Fiction perchè “creature”, è un sinonimo per alieno, extraterrestre o E.B.E. (tecnicismo esatto per Entità Biologica Extraterrestre), mentre con “luminose” si definiscono esseri che sono fatti di pura luce, come gli alieni di Segnali dal futuro (A. Proyas, 2009), oppure meglio definiti in ufologia, come “Lux” (in grado di parassitare gli umani). Nel film della Newman la creatura è un intelligentissimo polipo di nome Marcellus (=“piccolo Marte” o “giovane guerriero”) che vive nella vasca di un acquario e da lì assiste alla vita che si svolge da quest’altra parte del vetro, stringendo, se così si può dire, un particolare legame con un’anziana inserviente (la bravissima Sally Field, due volte premio Oscar) e un giovane uomo tornato in città per trovare le sue radici. L’opera della regista, richiama film come Arrival (D. Villeneuve, 2016), anche qui infatti le due specie sono separate da un vetro, che divide i due mondi e l’aspetto degli eptapodi ricordano molto da vicino Marcellus (con otto tentacoli), che consapevole della propria condizione di cattività sostiene che la vita in mare è pace e silenzio. Impossibile non citare altre pellicole come The Abyss (J. Cameron, 1989), ma anche La forma dell’acqua (G. del Toro, 2017); con le sconcertanti esternazioni del polipo che definisce la nostra razza come inferiore e insulsa perché forse, quasi sicuramente, è stato commesso «un errore di progettazione». La trama segue un percorso in crescendo, affinando le personalità dei personaggi umani, ma anche di Marcellus che, sebbene vede il mondo dalla vasca dell’acquario considera che ci sono cose che vanno «al di là della comprensione umana». Cosa è possibile estrapolare a questo punto? La prima, ovvia, è come ci comporteremmo noi umani se dovessimo trovarci di fronte un’altra specie intelligente? Non solo, ma due civiltà intelligenti possono convivere sullo stesso pianeta? In altre parole, sebbene la maggior parte delle specie si sono estinte, tenendo presente le 5 grandi estinzioni di massa, i fossili, ecc., i mammiferi che in media vivono 1-2 milioni di anni prima di estinguersi o evolversi, si ipotizza che siano esistite circa 5 miliardi di specie in tutta la storia della Terra(AI Mode). E qui i dubbi e le perplessità aumentano, tenendo presente che il nostro pianeta si è formato all’incirca 5 miliardi di anni fa, perché specie molto più antiche della nostra, come gli squali presenti sulla Terra da 450 milioni di anni, cioè da molto prima dei dinosauri non si sono evoluti, nei termini di una civiltà intelligente e tecnologica? E se parliamo di evoluzione è solo il caso che la razza umana, esclusivamente, ha avuto durante il suo arco vitale diversi “sbalzi evolutivi”, senza ipotizzare un intervento esterno? Quante umanità potrebbero essere esistite? È doveroso inoltre considerare l’intelligenza di altri mammiferi come i delfini che alcuni considerano estremamente intelligenti (ed è risaputo che oggi vengono utilizzati per scopi militari) o le balene e quindi come non menzionare il bellissimo Star Trek IV – Rotta verso la Terra (L. Nimoy, 1986). Una sonda aliena (una delle astronavi più credibili di tutta la FS), arrivata dalle profondità del cosmo, per parlare appunto con le Megattere per sapere come sono andate le cose sul nostro pianeta, senza tener in nessun conto la razza umana, avviando anzi un processo di distruzione ambientale, e questo di fatti suggerisce l’intervento esterno.
Se, invece facciamo riferimento oltre al regno animale, anche il regno vegetale, la famosa Cosa del film omonimo (C. Nyby, 1951), è una sorta di super-carota aliena schiantatosi con il suo Ufo nei ghiacci del Polo, con la spiegazione dello scienziato che afferma che sul pianeta dal quale l’essere proviene, lo sviluppo intelligente ha premiato il regno vegetale e non animale. E qui nasce un nuovo interrogativo: come deve essere fatto, in termini funzionali un essere per evolversi e arrivare alla fase tecnologica? L’antropomorfismo solitamente si riferisce all’attribuzione di caratteristiche umane a ciò che non è umano. Tuttavia, le peculiarità fisiche comportamentali e l’anatomia che definiscono l’essere umano sono, principalmente: il Bipedismo obbligato, camminiamo stabilmente su due gambe; il Pollice opponibile, permette la presa di precisione e l’uso di strumenti; il Cervello voluminoso, rapporto massa cerebrale/corporea molto elevato; infine la Postura eretta, colonna vertebrale a forma di “S” per scaricare il peso(AI Mode). In questo modo l’uomo è riuscito ad evolversi, ha sviluppato un linguaggio, lo ha reso in forma scritta, l’uso di strumenti ha favorito lo sviluppo tecnologico, che lo hanno portato a poter guardare alle stelle, dove forse è possibile che solo nella nostra galassia, secondo diversi addotti potrebbero esserci più di 400.000 specie diverse di homo sapiens! Marcellus, come detto è simile agli eptapodi (sette tentacoli), di Arrival, ma la FantaScienza ci ha mostrato anche altro: dal classico mostro xenomorfo di Alien, a Predator che quantunque sia un esemplare di una civiltà tecnologicamente evoluta è pur sempre un “mostro” e solo nell’ultimo capitolo, oltre alla lingua scritta mostra anche una sorta di linguaggio. Ma mostro, secondo i nostri standard, lo è anche l’alieno di Super 8 (J.J. Abrams, 2011), che da un’accozzaglia di oggetti riesce a costruire l’astronave che lo riporterà a casa, empatico come gli alieni di Spaceman (J. Renck, 2024) e Project Hail Mary (P. Lord e C. Miller, 2026).
In conclusione, per Marcellus, l’essere umano, sembra mostrare un «deficit delle capacità comunicative», che vista la situazione attuale dell’umanità, è drammaticamente palese: «gli umani sono per lo più noiosi e maldestri; ma talvolta, riuscite ad essere creature estremamente luminose». Magra consolazione perché, parafrasando Prot in K-Pax (I. Softley, 2001), oggi il nostro futuro è quanto mai incerto.

L’ultima Missione: Project Hail Mary

Un’atmosfera malinconica, ma epica. Questa, in estrema sintesi l’analisi del film diretto a quattro mani da Phil Lord e Christopher Miller, uscito da poco nelle sale. La sceneggiatura è di Drew Goddard, tratta dal romanzo di Andy Weir, prolifico autore, la cui opera prima è stata trasposta e adattata per lo schermo, dallo stesso Goddard, per il film The Martian, interpretato da Matt Damon, per la regia di R. Scott (2015). Qui invece il protagonista è Ryan Gosling che era già stato nello spazio nel film First Man (D. Chazelle, 2018), il quale per portare a termine la missione deve raggiungere la Stella Tau Ceti, nella Costellazione della Balena, distante 11,9 anni luce dalla Terra. Due missioni quindi totalmente diverse, come diversi sono i personaggi interpretati dall’ormai lanciatissimo Gosling, flemmatico e introverso nella parte di Neil Armstrong, scanzonato e a tratti comico, improvvisato astronauta e professore di liceo, come biologo molecolare Ryland Grace, riluttante e arruolato con la forza in quanto maggiore esperto della crisi universale che sta colpendo quasi tutte le stelle visibili, Sole compreso. Una minaccia silenziosa: minuscoli esseri, chiamati “Astrofagi”, cioè mangiatori di stelle, che appunto stanno lentamente consumando l’energia del nostro astro, catapultando di colpo la Terra verso un destino glaciale. L’idea del sole malato, non è del tutto originale, l’estinzione è già stata sfiorata anche nel film Sunshine (D. Boyle, 2007), dove l’ultima speranza è affidata alla nave Icarus II, il cui equipaggio, deve cercare di far esplodere un ordigno nucleare per riavviare la nostra stella. Nel film in questione, la nave si chiama invece Hail Mary, cioè “Ave Maria” anche preghiera, appunto, ma inteso più come ultima chance o per dirla con un velato sarcasmo “siamo alla frutta”! Grace si sveglia da solo sulla nave -gli altri due componenti dell’equipaggio sono deceduti nel viaggio, dal coma farmacologico indotto come se venisse di nuovo al mondo, ma come scopriremo non è letteralmente solo nel vuoto cosmico. Il suo compito è enorme: sconfiggere le cellule aliene, batteri che formano una sostanza vischiosa e densa, più o meno come il “cancro nero”, nella serie X-Files. Il protagonista trova un prezioso alleato in Rocky (battezzato così per il suo aspetto simile ad una roccia), dalle caratteristiche quindi più da Xenomorfo (v. Alien), che antropomorfe, diverso da noi e da altre creature extraterrestri come in Life – non oltrepassare il limite (D. Espinosa, 2017): un thriller claustrofobico ambientato sulla Stazione Spaziale Internazionale dove una cellula marziana evolve in un organismo letale, simile al già citato Alien, nulla a che vedere con l’empatico alieno “ragniforme” di Spaceman (J. Renck, 2024).
Due le trame da seguire: come portare al termine la missione calcolando tempi, energia e risorse alimentari e il rapporto tra le due, differenti specie. Senza fare troppi spoiler, la scelta di collaborare, la connessione tra mondi, si materializza nell’amicizia interstellare più improbabile della fantascienza moderna, per trovare uno scopo più alto. L’alieno, con la sua astronave dal particolare design, arriva dalla stella Erid, distante poco più di 10 anni luce dalla Terra e circa altrettanti da Tau Ceti, l’unico astro, dell’universo visibile, non infetto. Mentre le due astronavi danzano unite, in questo caso la musica di sottofondo (ottima la colonna sonora con il brano Sign of the Times dell’ex One Direction H. Styles, anche se solo in versione Karaoke) è più un tango, non un valzer alla “2001”, il vuoto interstellare è immanente e si percepisce la vastità del compito di Grace.
L’essere umano e l’alieno collaborano per la riuscita della missione, trovando un modo per comunicare, troppo veloce e troppo semplice, partendo dal linguaggio del corpo, non come in Arrival (D. Villeneuve, 2017), giustificato dal fatto che comunque il film, che dura circa 2 ore e mezza, non può seguire la naturale evoluzione dei progressi raggiunti. A parte le incertezze iniziali, molto meno evidenti come ne Il mio nemico (W. Petersen, 1985), nulla è lasciato al caso, e i due esseri accettano la sfida, consapevoli che sarà comunque difficile tornare indietro.
Come ampiamente spiegato in altri post, sebbene forse siamo sull’orlo dell’estinzione, «Il film si chiude su questa nota di fratellanza universale, mostrando come l’amicizia e la comprensione possano superare le barriere di razza e conflitto»(1). Un binomio questo, oggi messo totalmente in discussione e dove soprattutto non sembra esserci nessuna via d’uscita; dopo la “frutta” arriva il “dessert”, ma non sappiamo se riusciremo a gustarlo, o se ci andrà di traverso. Forse non ci resta che «Credere in Dio? Meglio dell’alternativa» 

 

Nota:
1.https://it.wikipedia.org/wiki/Il_mio_nemico_(film)

Fonti:
https://www.fantascienza.com/31271/il-nuovo-trailer-di-project-hail-mary-svela-la-missione-interstellare-di-ryan-gosling
https://www.fantascienza.com/25686/diventera-un-film-anche-project-hail-mary-il-terzo-romanzo-di-andy-weir
https://www.fantascienza.com/30944/ecco-il-primo-trailer-di-project-hail-mary-adattamento-del-romanzo-di-andy-weir
https://www.fantascienza.com/31133/project-hail-mary-di-andy-weir
https://www.fantascienza.com/29809/project-hail-mary-l-adattamento-di-andy-weir-trova-il-suo-protagonista
https://www.mymovies.it/film/2026/lultima-missione-project-hail-mary/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-ultima-missione-project-hail-mary-l-autore-del-romanzo-svela-se-e-al/n218773/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/project-hail-mary-il-film-di-fantascienza-con-ryan-gosling-ha-terminato-le/n193895/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-ultima-missione-project-hail-mary-i-registi-rivelano-quanto-del-film-e/n218308/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-ultima-missione-project-hail-mary-le-prime-reazioni-all-avventura-di-ryan/n217919/
https://www.comingsoon.it/film/l-ultima-missione-project-hail-mary/67419/scheda/
https://it.wikipedia.org/wiki/Project_Hail_Mary
https://www.comingsoon.it/cinema/news/spaceman-nel-trailer-italiano-adam-sandler-e-solo-nello-spazio-o-forse-no/n172664/#google_vignette
https://www.mymovies.it/film/2024/spaceman/
https://www.mymovies.it/film/1985/il-mio-nemico/
https://www.comingsoon.it/film/il-mio-nemico/5852/scheda/
https://it.wikipedia.org/wiki/Sunshine_(film_2007)
https://www.mymovies.it/film/2007/sunshine/
https://www.mymovies.it/film/2026/lultima-missione-project-hail-mary/news/ryan-gosling-lultima-missione-ci-ricorda-cio-di-cui-siamo-capaci-come-esseri-umani/
https://www.comingsoon.it/film/l-ultima-missione-project-hail-mary/67419/recensione/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/lultima-missione-project-hail-mary/poster/0/

Predator – Badlands

Cacciatore o preda, il dilemma è antico quanto l’uomo. Ma se sei sempre stato cacciatore e ti ritrovi a dover lottare contro un intero pianeta, come reagiresti?
«Sono entusiasta che il pubblico assista sul grande schermo a un’avventura nella quale farà il tifo per un personaggio per il quale non ha mai parteggiato». È lo stesso regista Dan Trachtenberg, già autore del precedente capitolo (Prey, 2022), ambientato nell’epoca dei nativi americani e co-regista del live-animation Killer of killers (uscito solo pochi mesi fa), ad esprimere il concetto nell’Anteprima Documentario disponibile su Disney+. Detto già della saga (post) arrivata ormai al settimo capitolo, al contrario «Qui non sei il predatore sei la preda», ribadisce il concetto la Synth Thia/Elle Fanning, della famigerata Compagnia Weyland Yutani, la stessa di Alien, per intenderci, ad indicare il legame che diventa sempre più manifesto tra i due franchise, che aiuterà il Predator, nella caccia, per guadagnarsi il ruolo nel suo Clan degli Yautja. L’attrice che aveva esordito da piccolissima nella fortunata serie, prodotta da Spielberg, Taken -insieme alla sorella maggiore Dakota, a sua volta interprete nel riuscito remake La guerra dei mondi (S. Spielberg, 2005), protagonista di quel piccolo gioiello che è Super 8 (J. J. Abrams, 2011), dove il mostro alieno alla fine non è poi tanto mostro, così come il Kalisk, la preda per eccellenza e lo stesso Predator Dek, che gambe in spalla, si trasporta il mezzo busto superiore dell’androide che diventa una sorta di guida-grillo parlante, fino allo scontro finale con la creatura aliena e la sorella di lei, Tessa. Se la trama potrebbe essere tutta qui, sintetizzata, il film in realtà regge su tutta una serie di dualismi e similitudini, con i film precedenti, alcuni davvero interessanti. Il pianeta dei Predator, roccioso e desertico, e il lussureggiante Genna (il luogo di caccia che ricorda quello di Predators), ma molto più pericoloso «dove ogni cosa cerca di ucciderti», il termine curiosamente è simile etimologicamente all’ebraico Geenna: «una valle presso Gerusalemme … simbolo di distruzione eterna e tormento per i peccatori»(AI Overview). L’iniziale scontro tra i Predator, il Padre e i suoi due figli, il maggiore Kwei e Dek appunto, in una rivisitazione quasi biblica; il Padre (Njohrr), ordina al maggiore di uccidere il fratello minore che si rifiuta e viene giustiziato dal padre stesso. Altra considerazione da fare: la trasformazione nel fisico e soprattutto nell’aspetto dei Predator, ad iniziare dal primigenio (J. McTiernan, 1987), che lo stesso Schwarzenegger definisce «un mostro schifoso», passando per i vari look e sembianze dei precedenti capitoli, fino a quest’ultimo dalle fattezze più umane, meno treccine rasta, lineamenti del volto più addolciti e, a differenza degli altri che emettevano solo suoni gutturali e versi da bestie feroci, qui il Predator… parla(1)! La fantascienza ci ha mostrato diverse volte l’alieno parlante, classico esempio è la lingua Klingon in Star Trek, ora l’extraterrestre ha solo fattezze umane, e sebbene il linguaggio sia essenziale per lo sviluppo di una civiltà superiore in questo caso tecnologia, aspetto esteriore dell’alieno e il linguaggio finora non sembravano correre in un’unica direzione.  E se nel primo film, Schwarzy capisce che per contrastare le avanzatissime armi del Predator bisogna tornare all’antico, utilizzando trappole, trabocchetti e un micidiale arco, il tutto costruito con rami e liane, temprate con il fuoco, in Badlands il Predator fa lo stesso, si traveste con la corteccia e usa le armi «organiche» (Wikipedia) che trova in natura (piante letali in particolare), con una velata citazione non soltanto di Avatar (il rapporto con il pianeta stesso) e Aliens 2, per l’uso della suite, l’esoscheletro elevatore, nello scontro finale. Trachtenberg, in pratica riesce nel proprio intento, quello di ribaltare concettualmente luoghi, aspetti e situazioni, nonché il ruolo stesso del Predator e veramente alla fine si finisce per fare il tifo per lui che, stavolta, però non combatte contro gli umani, ma con tutto il pianeta (flora e fauna) e la sua «natura selvaggia e indomabile (che, nda) si ribella allo sfruttamento e alle logiche estrattive delle grandi corporation terrestri»(2). La Weyland Yutany, anche qui muove le fila per le sue losche trame e se nell’ultimo Alien Romulus (F. Álvarez, 2024), sono arrivati ad estrarre dallo xenomorfo un liquido «per dare all’uomo le caratteristiche degli alieni» (come ho scritto nel post), qui la preda più letale dell’universo, viene catturata per studiare le sue incredibili capacità rigenerative, in quanto anche se gli stacchi la testa essa rapidamente si riunisce al corpo. Eliminati tutti gli androidi guidati dall’A. I. (MU/TH/UR, in Alien semplicemente Mother), Dek, Thia e la piccola creatura che si scopre essere un cucciolo di Kalisk, fanno ritorno sul pianeta dove tutto è cominciato e dove tutto viene rimesso in gioco e i vari tasselli trovano la loro giusta collocazione. Attraverso quindi i vari binomi che sono sia dualismi che ossimori si scopre che la «sensibilità è debolezza», ma anche che non sempre ciò che è brutto sia per forza cattivo e che se il Figlio è sacrificabile, anche il Padre a volte lo è, a ribadire che tutto il nostro passato forse è da rivedere, se dopo arriva, con tanto di astronave, la Madre…

 

Note:
1.Il linguista Britton Watkins ha sviluppato per il film un linguaggio scritto e verbale coerente per i Predator (Wikipedia).
2.https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/rassegnastampa/1743685/

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Predator:_Badlands
https://www.fantascienza.com/31147/ecco-l-ultimo-trailer-di-predator-badlands-al-cinema-il-6-novembre
https://www.fantascienza.com/index.php/31235/arriva-al-cinema-predator-badlands-dove-protagonisti-sono-gli-alieni
https://www.fantascienza.com/30999/nel-nuovo-trailer-di-predator-badlands-spunta-fuori-la-weyland-yutani
https://www.fantascienza.com/index.php/30899/dan-trachtenberg-e-pronto-per-un-nuovo-progetto-di-predator
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/pubblico/?id=1743715
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/rassegnastampa/1743685/
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/rassegnastampa/1743881/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/predator-badlands-il-regista-sul-personaggio-di-elle-fanning-ha-un/n200024/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/poster/0/

Covenant e l’universo di Alien

È finalmente uscito nelle sale, dopo un’importante battage mediatico il film Alien Covenant, ancora diretto da Ridley Scott. In rete, troverete un’interessante prologo di congiunzione, di quasi tre minuti, per spiegare cosa hanno fatto nel frattempo i protagonisti di Prometheus, l’androide David/M. Fassbender e la dottoressa E. Shaw/N. Rapace, visualizzato da quasi 4,5 milioni di fans. Prima di addentrarci nei meandri di questo nuovo capitolo, un po’ di storia. Era il lontano 1979 quando uscì il film Alien (Ridley Scott). Da quel giorno la fantascienza cinematografica sarebbe stata completamente rivoluzionata. La gestazione però, iniziò qualche anno prima. Nel 1975 lo sceneggiatore Dan O’Bannon, allora studente di cinema, ispirandosi ad un B-movie del 1950 (Il mostro dell’astronave di Edward L. Cahn), iniziò a scriverne il testo che tra l’altro, è simile al racconto Discord in Scarlet che il famoso scrittore di fantascienza A. E. Van Vogt scrisse nel ’39 e che più tardi (1950) inserì in un suo romanzo.
Lo scrittore, all’uscita del film, si vide costretto a intentare causa contro la produzione, la questione finì in tribunale e fu risolta economicamente. Inoltre alcune idee sono per lo più simili all’italianissimo Terrore nello spazio diretto da Mario Bava nel 1965. Comunque questo non ha influito minimamente sulla fortuna del film da cui ne è nata una delle saghe più apprezzate sia dalla critica che dal pubblico, anche se i pochi passi falsi non mancano. Quindi dopo il capostipite sono usciti, i vari Aliens Scontro finale (1986), per la regia di J. Cameron, ambientato sul pianeta LV-426 (per gli americani 426 è il 26 aprile giorno dell’Alien Day) e che per lo stesso regista di Avatar sarebbe «un’allegoria alla guerra in Vietnam: i marines non hanno nessuna possibilità di uscirne vivi» (Kudos, Rai4 pt. 1 del 08/05/17); Alien3 (D. Fincher, 1992) ambientato su Fiorina Fury 161 in un carcere di massima sicurezza con tutti i detenuti aventi il doppio cromosoma “Y” (Sindrome di Jacobs) che contraddistinguerebbe i serial killer più violenti e Alien – La clonazione (JP. Jeunet, 1997), dove il Tenente Ellen Ripley/S. Weaver viene clonata nel corso di un esperimento condotto su una nave militare.
Poi, dopo molti anni di silenzio da parte di R. Scott, arrivò l’annuncio che lo stesso stava per dare nuovo vigore al franchise in quanto voleva realizzare alcuni prequel del suo Alien primigenio e difatti il 2012 vide l’uscita di Prometheus, ambientato nel 2093 sulla Luna LV-223. Dopo aver scoperto una mappa inserita in un messaggio paleostronautico antico di 35.000 anni, in una caverna, la protagonista, la dottoressa E. Shaw/N. Rapace, parte alla ricerca dei Creatori (gli Ingegneri), ma logicamente nulla andrà per il verso giusto. Nel film l’altro protagonista è l’androide David (in tutta la saga, gli androidi sono uno dei temi classici della FS), che ritroviamo anche in Covenant, ma con il nome di Walter (entrambi interpretati dall’attore M. Fassbender) che segue precisamente gli ordini ricevuti dall’ormai famosa Weyland Industries, la famigerata Compagnia che fin dagli esordi incombe come un’ombra malefica. «Cambiata rotta Nostromo a nuove coordinate per investigare forma vita. Raccogliere esemplare. Precedenza assoluta. Assicurare ritorno organismo per analisi. Qualsiasi altra considerazione secondaria. Equipaggio sacrificabile». A parlare è la metallica voce del computer di bordo della Nostromo, Mother nel primo Alien e se vogliamo è questo il trait d’union che in un certo senso è applicabile all’intera epopea spaziale. In pratica, nella citazione è implicito il volere della Compagnia: assicurarsi senza condizioni un esemplare della razza aliena (lo xenomorfo, ideato da H. R. Giger, artista svizzero, ma animato da Carlo Rambaldi, Oscar 1980), una sorta di parassita che germina all’interno del corpo umano venendo alla luce in modo spaventoso, cioè squarciando il petto del malcapitato, e che, sempre secondo gli oscuri intenti della Weyland, sarebbe il più potente candidato per il settore armi biologiche.
Ma, contravvenendo ad un altro degli stereotipi della science fiction, gli autori che via via si sono susseguiti prima di arrivare a Prometheus e Covenant (dove le cose sono un po’ cambiate), non c’è il protagonista maschile pronto a salvare la fragile donzella dalle grinfie del mostro, ma è proprio la donzella che armata di tutto punto contrasta la violenza dell’orribile specie aliena. Molto è stato detto sul significato dello scontro, non solo a livello fisico, tra la bestia -l’alieno- e la bella. Persino giungendo a contaminazioni Freudiane, nonché sessuali (in effetti sia l’alieno che le astronavi rimando indubbiamente a tale concetto) e, con un po’ d’azzardo, anche a velate significazioni biblico-cattoliche. Questo non tanto per alcuni termini o nomi usati, come ad esempio Mother (Madre), Bishop (Vescovo), Diacono (l’ultimo nato in Prometheus), David e appunto Covenant (Alleanza), ma proprio nel rapporto tra la donna e lo xenomorfo. Facile quindi pensare alla famosa “inimicizia” tra la donna e la sua stirpe e il serpente (il mostro alieno ha fattezze rettiloidi) e la sua stirpe. L’odio che appunto inizia con Alien e il suo seguito dove Ellen Ripley, da sola combatte l’alieno arrivando in Aliens ad uccidere, in un feroce corpo a corpo, la regina, colei che depone le uova. Se in Alien3 e in La Clonazione, la musica inizia a cambiare, la vera svolta si ha prima in Prometheus e poi in Covenant. Qui le eroine sono prima scienziate, in Covenant Daniels/K. Waterstone è esperta in terraformazione, poi costrette a tirare fuori le unghie per contrastare la minaccia aliena. A combattere però non solo con il fisico e la testa, caratteristiche queste più adatte ai vari androidi (la forza fisica) e le loro teste (l’intelligenza) e nei vari film ci sono diverse teste parlanti, ma anche e soprattutto con l’anima che alla fine è l’unica peculiarità, per quanto ne possiamo sapere fino a questo momento, che contraddistingue l’essere umano nei confronti di tutti gli esseri artificiali da esso creati e dagli alieni o, al meno, secondo l’ufologia, da quelli con fattezze xeno. E veniamo alla visione di Covenant.
L’opera di Scott, pur essendo valida a livello cinematografico, inteso come tecnica pura, non mi ha intrigato più di tanto, come non mi ha particolarmente colpito. Inizio molto lento, con il dialogo di presentazione tra Weyland e David, in cui si filosofeggia sull’arte, sulla creazione e il non poter rispondere alla domanda di tutte le domande: l’uomo ha creato l’androide, rispetto a questi, molto più longevo, ma chi ha creato l’uomo? I Creatori (come detto in Prometheus), e chi ha creato i Creatori? Poi si passa sull’astronave che per un brillamento solare, con diverse perdite da parte dell’equipaggio, in parte svegliato dal sonno criogenico, è costretta a deviare dalla rotta primaria, il pianeta Origae 6, e optare per un’altra mèta molto più vicina e inspiegabilmente sfuggita (altra subdola manovra della Compagnia?). Quello che dovrebbe essere un paradiso, a questo punto una sorta di Terra 3,  si rivela un vero inferno, sebbene il paesaggio sia suggestivo, rigoglioso, pare sia completamente privo di fauna, nessun animale, silenzio assoluto: la quiete prima della tempesta.
Il virus letale trova subito  strada; qui c’è la prima incongruenza, sebbene il pianeta risulti perfettamente abitabile è poco definire rischioso il non utilizzo di tute protettive e caschi, il primo sbarcato viene subito contaminato e, portato in fretta sulla navetta, mostra i primi violenti sintomi e lo xenomorfo, cambiando strada, esce dalla sua schiena, in un tripudio splatter. Ma quello che colpisce è l’orrore e la violenza spaventosamente inaudite del nuovo esemplare di U.L.F. (Unidentified Life Form), in tutte le sue uccisioni. I superstiti scampati miracolosamente ai ripetuti attacchi grazie all’intervento di David (l’andriode di Prometheus) che così incontra il fratello Walter, una sorta di Nemesi per quest’ultimo. David racconta la storia sua e della Dottoressa Shaw, ma mentendo dice che questa è morta, in realtà, come tutti gli animali del pianeta, è servita per i suoi folli esperimenti, e quindi a raggiungere il pianeta dei creatori è stato solo l’androide che, come si vede nel flashback, fa cadere il virus alieno sugli abitanti del pianeta sterminandoli rapidamente. Nel dialogo tra i due androidi David insegna a suonare il flauto a Walter e, altro errore, c’è da chiedersi dove trovino il fiato visto che loro non respirano! Intanto l’alieno continua a mietere vittime con una ferocia mai vista e solo tre degli sbarcati, di cui uno contaminato, riescono a raggiungere la navetta di soccorso. Il resto è già visto, come prassi, tocca a Daniels, l’esperta in terraformazione affrontare per ultima lo xenomorfo con l’aiuto di Walter che invece alla fine si dimostra essere David. Solo due gli elementi sui quali poter riflettere.
Il primo è, il particolare marchio della Covenant, molto simile al disco solare alato, adorato dai sumeri e visibile in molti loro bassorilievi e quasi identico ad un cerchio nel grano apparso in Inghilterra. Cosa ha voluto dirci in questo caso Scott? Appena sbarcati sul pianeta, gli astronauti trovano un campo di grano: possibilità di trovare una coltivazione umana pari a zero. Ma la vera domanda è chi l’ha coltivato? Qui gli interrogativi sono tanti, gli studiosi ancora si dibattono su come sia nata l’agricoltura, il grano non nasce spontaneo, anzi per la verità non dovrebbe nemmeno esistere, visto che, per la scienza, come rivelano recenti studi, si tratta di un vero “mostro” biologico, un organismo geneticamente modificato. Ma modificato da chi? La nascita dell’agricoltura è solo una scoperta, un’invenzione dell’uomo primitivo o l’ennesimo dono degli Dei dell’antichità? Il film si conclude con Walter che mette a dormire Daniels, ma questa all’ultimo istante si accorge che in realtà si tratta di David il quale, dopo aver tirato un sospiro di sollievo (altro errore), al suono dell’Entrata degli Dèi nel Walhalla (R. Wagner), entra come un vero Dio nella sezione adibita alla conservazione degli embrioni umani e rigurgita due capsule contenenti però embrioni alieni. Il viaggio e la ricerca delle nostre origini continua…

Per saperne di più:
Recensione sul prossimo numero di XTimes

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien
https://it.wikiquote.org/wiki/Alien
http://movieplayer.it/film/alien_387/curiosita/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien_(franchise)
http://movieplayer.it/articoli/alien-covenant-il-nostro-commento-alle-scene-viste-in-anteprima_17056/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien:_Covenant
http://www.mymovies.it/film/2017/aliencovenant/
http://cinema.everyeye.it/articoli/recensione-alien-covenant-terrore-arriva-dallo-spazio-33333.html
https://www.comingsoon.it/film/alien-covenant/50451/recensione/
http://movieplayer.it/articoli/alien-covenant-la-nostra-recensione-del-film-di-ridley-scott_17453/
http://www.mondofox.it/2017/05/08/alien-covenant-la-recensione-spoiler-free-dallo-spazio-senza-orrore/
http://www.cinematografo.it/recensioni/alien-covenant/
http://movieplayer.it/articoli/alien-10-cose-che-forse-non-sapete-sul-franchise-fantahorror_16102/
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien%C2%B3
https://it.wikipedia.org/wiki/Aliens_-_Scontro_finale
https://it.wikipedia.org/wiki/Alien_-_La_clonazione
http://aforismi.meglio.it/frasi-film.htm?n=Alien
https://it.wikipedia.org/wiki/Xenomorfo
http://www.fumettologica.it/2017/05/alien-covenant-recensione/

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