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Captive State: tra ordine e caos

«La nostra ossessione per l’antagonismo del momento, ci fa dimenticare spesso quanto uniti devono essere tutti i membri dell’umanità. Forse abbiamo bisogno di una lezione, proveniente dall’esterno, dall’universo, che ci faccia riconoscere questo bene comune. Occasionalmente penso a come le nostre differenze planetarie potrebbero facilmente dissolversi, se dovessimo affrontare una battaglia con una forza aliena esterna a questo pianeta…». Questa citazione è parte di un famoso intervento di Ronald Reagan(1) sugli ufo all’Onu, il 21/09/1987, e che nelle sue intenzioni sarebbe dovuto essere di auspicio, una sorta di collante per l’umanità, facendo sperare in un futuro diverso. Com’è diverso in tutti i sensi l’intento di Rupert Wyatt (già autore del reboot/remaque L’Alba del pianeta delle scimmie, 2011), nel suo, da poco nelle sale, Captive State. Un’opera particolare non solo per la trama, gli effetti e l’ambientazione, ma proprio per il suo significato intrinseco che, è l’opinione comune, travalica naturalmente e di molto, il discorso fantascientifico. Infatti è solo l’invasione aliena, che per alcuni scienziati, con in testa il compianto Stephen Hawking (1942-2018), che si lamentava del fatto che segnalare la nostra posizione alle altre, possibili civiltà presenti nel nostro vicino universo, è molto pericoloso, perché potrebbero arrivare civiltà bellicose che vogliono solo predarci, è da considerarsi, ma non tanto, fantascienza. È proprio questo che accade nel film di Wyatt.
La storia inizia quasi dieci anni dopo il “primo contatto”, non pacifico, come in Star Trek, ma gli alieni, sfuggenti e dalla particolare forma, arrivati con astronavi che ricordano più le montagne sospese di Avatar, che le forme-pensiero di Arrival, si sono stanziati nel sottosuolo della Terra (una strizzatina d’occhio alla teoria che vuole che gli ufo provengano dall’interno del nostro pianeta?), per depredarlo di tutte le risorse naturali. L’umanità vive sulla superficie, in un mondo devastato dalle guerre, uno scenario post-atomico, dove la popolazione è divisa tra collaborazionisti e insurrezionisti che cercano, con una organizzazione clandestina la “Fenice”, di capovolgere le sorti del, non ancora segnato, destino.
Diversi sono i film paragonabili alla pellicola in oggetto. La Chicago di Wyatt, ricorda la Los Angeles del film World Invasion (J. Liebesman, 2011), anche se lì si combatteva a distanza ravvicinata per le strade.
La Macchina Da Presa entra dappertutto, nelle strettoie, nelle case, nelle baracche, con riprese quasi “a spalla” riprendendo i soggetti da dietro, come in un docufilm, che fa balzare alla mente lo splendido I figli degli uomini (A. Cuaròn, 2006), mentre il vago retrogusto segregazionista rimanda a film come Alba Rossa (J. Milius, 1984), con protagonisti dei ragazzi, costretti a diventare uomini troppo in fretta. Come il protagonista del film Gabriel che ha visto i genitori morire sotto i suoi occhi, uccisi dagli alieni, i Legislatori, alla ricerca del fratello Rafael, due “Angeli Negri” (F. Leali), impegnati nell’eterna lotta tra il bene e il male.
Infine, le atmosfere orwelliane, fatte di orizzonti cupi, di chip, di cimici, impiantate alla base del collo (altro riferimento agli impianti degli addotti), ma sul davanti, di collari che rimandano alla teoria che l’uomo probabilmente è un animale addomesticato, infatti una delle traduzioni del titolo del film è: Stato di cattività.
La tecnologia nell’anno 2025 c’è ancora, i computer, internet, anche se ci si collega alla rete alla vecchia maniera, cioè usando la cornetta del telefono, niente mail, ma messaggi anonimi nelle inserzioni dei quotidiani, niente iPod, ma i vetusti 33 giri, fino ai piccioni viaggiatori. Ma a rafforzare il concetto che ormai siamo schiavi della tecnologia, a tal punto da non vedere ciò che accade davvero intorno a noi, con i poteri che entrano sempre più in maniera spietata nella nostra privacy, è grazie ad un vecchio telefonino Blueberry e alla sua scheda che Gabriel scopre la verità, fino a capire i giochi del potere, il ribaltamento dei ruoli, dei concetti, nel film «niente è come sembra». Il commissario (un ottimo John Goodman) è una sorta d’infiltrato, la prostituta Jane Doe(2) è in realtà il Numero Uno della Fenice, fino alla difficile scelta tra ordine o caos, tra democrazia o anarchia, perché a volte non basta un fiammifero per accendere una guerra (dal film).
«E ancora mi chiedo: non esiste già una minaccia aliena sopra di noi?». Così Reagan terminò il discorso iniziale che dal punto di vista ufologico è ineccepibile, ma la morale del film è, purtroppo ben altra. Forse non dobbiamo pensare agli alieni come extraterrestri provenienti dallo spazio profondo, forse i veri nemici sono più vicini di quanto potremo mai immaginare…

Note:
1. Ronald W. Reagan (1911-2004) è stato il 40° Presidente USA dal 1981 al 1989.
2. Jane Doe, nome che viene dato negli ospedali americani alle donne che non possono essere, per il momento, identificate, è interpretata dall’attrice Vera Farmiga.

Spartacus: Orizzonti di gloria

A vent’anni dalla morte del maestro Stanley Kubrick (1928-1999), da molti considerato il più grande di sempre, non è stato semplice scegliere due film che lo rappresentassero (ne ha girati una decina, tutti capolavori o quasi), ma che soprattutto descrivessero, secondo me, il delicato momento storico-sociologico che stiamo vivendo. Certo per i cultori del cinema kubrickiano, lasciar fuori titoli come Lolita (1962), vero e proprio scandalo all’epoca, Eyes Wide Shut (1999), con punte elevate di esoterismo, Shining (1980) o il capolavoro per eccellenza 2001: Odissea nello spazio (1968), che io pongo ai vertici, insieme a Blade Runner, nella classifica delle preferenze, può sembrare un azzardo, o addirittura una lacuna nella conoscenza del cinema e soprattutto dell’uso che Kubrick, fece della Macchina Da Presa.
Il testo che segue quindi è una breve panoramica sui due film, in particolare il primo, sulla capacità tecnica e artistica del regista anglo-americano e sul significato nascosto che alcune scene sembrano avere rispetto ad una visione prettamente ortodossa.
«Misantropo, maniaco del controllo, autore di film algidi e anti-umanisti che nascondevano una visione del mondo e del potere anarchica, e la coscienza dei limiti del cinema»(1). Questa è una delle tante definizioni che i critici hanno espresso per il lavoro del genio nato a New York. Per altri è «stato capace di aggiornare all’era postmoderna e digitale l’ossessione formale, il perfezionismo, lo spessore filosofico, la capacità di fare propri e personali e coerenti con la sua visione autoriale i generi, lasciandoli al tempo stesso chiaramente riconoscibili…»(2). Per altri ancora «Kubrick ha preso storie esistenti decuplicandone la potenza per accedere a quelle stanze dell’inconscio che fanno a cazzotti con la ragione e che mandano in corto circuito la nostra identità di individui»(3).
Non sì può non essere d’accordo almeno con quest’ultima definizione, non solo, ma entrambi i film, sebbene ambientati in epoche cronologicamente molto distanti, analizzano il concetto di guerra da un’angolatura completamente nuova che arriva a ribaltare il concetto stesso, l’impatto che essa ha sulle sorti dell’umanità, visto che è ancora il traino principale che muove l’economia mondiale.
Il trait d’union, sono i due protagonisti, tutti e due interpretati magistralmente da Kirk Douglas, classe 1916, in Spartacus (1960), anche produttore esecutivo e che sostituì il regista A. Mann con Kubrick.
Premesso che chi scrive considera il famoso schiavo (personaggio storico, nato nel 109 a.C.) uno dei pochi veri eroi dell’umanità, «uno dei migliori protagonisti dell’intera storia antica e un genuino rappresentante dell’antico proletariato» (Karl Marx), e rapportandolo agli eroi cinematografici, è un supereroe ante litteram anche se è senza maschera e senza costume. Spartacus (o Spartaco), ha diversi punti in comune con il colonnello Dax, schiavo il primo, schiavo il secondo, non solo perché è in trincea, ma perché è costretto a sottostare ad ordini che egli rifiuta categoricamente e moralmente.

Kirk Douglas in Orizzonti di gloria

Orizzonti di gloria (1957) è un capolavoro perché mette alla berlina tutta la sfera militare, nel momento in cui per evitare ripercussioni dal punto di vista personale, i generali scaricano la colpa sui soldati riluttanti ad attaccare il nemico, quindi ad uscire allo scoperto (cosa che non ha paura di fare Spartaco), arrivando persino a spedire davanti al plotone di esecuzione molti di loro, pur di non ammettere la tattica completamente errata e vòlta al sacrifico (omicidio?) dei fanti.
In netto contrasto con la famosa frase «I’am Spartaco» gridata da tutti gli ex-schiavi al momento in cui i romani chiedono di identificare il loro capo.
Se come detto la guerra (il vero nemico), è la spinta per l’economia mondiale, la politica diventa effetto di una sorta di crudele gioco il cui obiettivo finale resta sempre quello del divide et impera. Addirittura nel dialogo che segue non si può non notare un parallelismo con l’attualità.
Il senatore Crasso al condottiero Marco Glabro: «Credi che ti abbia fatto comandante della Guarnigione per controllare quattro sassi del Vesuvio? O per controllare le strade di Roma?». «Ma io avrò appena sei coorti, il resto della Guarnigione rimane qui».
«E chi lo comanda?». «Giulio Cesare» (omissis) «Hai le legioni accampate alle mura della città». «Le mie Legioni? E tu credi che ordinerei alle legioni di entrare in Roma?».
«Ti ho prospettato che potresti, se fossi costretto!». «Non sai che la più antica legge di Roma vieta ai Generali di entrare in città con legioni armate?». «Silla lo ha fatto». «Silla? Ma a infamia del suo nome, a estrema dannazione della sua stirpe! No ragazzo mio, io ripulirò un giorno questa Roma affidatami dai miei avi. Restaurerò le antiche tradizioni che la fecero grande e dunque non prenderò il potere, né mi difenderò con un atto che tradisse la più sacra tradizione di Roma. No ragazzo, non porterò le Legioni entro queste mura, né ho intenzione di violare Roma, quando posso riuscire a possederla (omissis) Ci hanno fatto già passare da stupidi, non mettiamoci anche la giubba del pagliaccio». Il senso del dialogo è fin troppo chiaro, il potere di un solo uomo è per definizione dittatura, la democrazia è ancora una chimera, chi sta più in alto detta gli ordini, giusti o sbagliati che siano, come in Orizzonti di gloria.
Allora come si può risolvere una disputa, qualunque essa sia? Semplicemente “a chi fa la voce più grossa” come ad esempio in Attacco al potere (E. Zwick, 1998) con D. Washington, agente dell’FBI, che arresta il generale B. Willis, che con le sue truppe ha invaso una New York devastata da diversi attentati terroristici, sebbene questi abbia ordini superiori. Chiusa la questione, il capro espiatorio, viene servito in pasto ai media asserviti al potere. La realtà si confonde, i dubbi aumentano: Terrorismo o Patriottismo? Solo i posteri potranno giudicare, ma Kubrick ha le idee chiare tanto che il colonnello Dax, in Orizzonti di gloria, cita Samuel Johnson(4):
«Il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie!».
Mentre oggi, i militari, vengono definiti: “Forze armate… di pace”! Addirittura i concetti si capovolgono, facendo capire alle masse ormai mezze addormentate, il contrario.
Ma «Chi vuole fare la guerra?». Dal dialogo tra lo schiavo, divenuto generale e Varinia la moglie, si scopre uno Spartaco impensabile, deluso dal comportamento umano, il suo desiderio di conoscenza, di rispetto per la natura e il creato. Se pensate che questa sia un’iperbole, lontana appunto anni luce sia da questo film che da Orizzonti di gloria, l’apice si ha ne Il dottor Stranamore (1964), dove viene rappresentata, senza mezzi termini, l’idiozia umana.

«Goodbye My Life»

Il finale di Spartacus poi è un’escalation di nozioni che vanno molto al di là delle comuni concezioni, vecchie, logore e in molti casi, false.
La scena è di una profondità non sporcata da ideali e dove le credenze, ancora una volta, si ribaltano: Spartaco crocifisso sulla via Appia insieme a migliaia di altri schiavi (fatto storico, non confermato), aspetta la morte quando, prima di esalare l’ultimo respiro, vede arrivare la moglie che porta in braccio il loro figlio appena nato. Cosa vuole dirci in questo caso Kubrick, è una sua versione della Sacra Famiglia e di ciò che veramente accadde nel venerdì Santo di una Pasqua lontana duemila anni?
È il Padre che si sacrifica per il Figlio, è il Padre che rende con la sua morte la libertà al figlio e redime l’umanità dalla schiavitù. E ancora è la moglie (la Maddalena?) che si aggrappa ai piedi del Marito inchiodati alla croce, questo a sfatare il fatto che Maria forse, secondo i Vangeli Apocrifi, non era presente alla Crocifissione.
La carrozza con la moglie e il figlio si allontana lentamente all’orizzonte: la morte qui, non deve far paura, non è una sorta di liberazione, ma è continuazione, non la fine di tutte le cose, ma l’inizio.
A conferma di quanto esposto, ecco il breve dialogo precedente, fra Antonino (T. Curtis) il cantore: «Solo, ora mi sento, perduto e solo in un mondo lontano» (frase che sintetizza anche il finale di “2001”), che chiede all’amico: «Ti fa paura morire, Spartaco?». «Non più che allora il nascere».

Note:
1. https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2019/03/06/news/stanley_kubrick_20_anni_dalla_morte-220851984/#gallery-slider=66176936

2. https://www.comingsoon.it/cinema/news/kubrick-oltre-kubrick-chi-sono-oggi-gli-eredi-del-grande-stanley-a-vent/n87237/

3. https://www.comingsoon.it/cinema/news/stanley-kubrick-a-vent-anni-dalla-morte-e-sempre-una-leggenda/n87309/

4.Samuel J. Johnson (1709-1784) è stato un critico letterario, poeta, saggista, biografo e lessicografo britannico. È spesso citato come dottor Johnson. Fu un devoto anglicano e politicamente un tory ed è stato classificato come “senza dubbio il letterato più illustre nella storia inglese”. Wikipedia

fonti:
https://www.comingsoon.it/cinema/news/stanley-kubrick-e-l-eredita-tradita/n87329/
https://it.wikipedia.org/wiki/Orizzonti_di_gloria_(film)
https://www.mymovies.it/film/1957/orizzontidigloria/
https://www.mymovies.it/film/1960/spartacus/
https://it.wikipedia.org/wiki/Spartacus
https://it.wikipedia.org/wiki/Spartaco

credits, immagini tratte da:
https://www.mymovies.it/film/1960/spartacus/poster/0/
https://rivegauche-filmecritica.com/2014/10/26/orizzonti-di-gloria-1957-di-s-kubrick-il-piu-grande-film-antimilitarista-della-storia-del-cinema/
https://www.youtube.com/watch?v=w0cXyGVsUjs

Il Primo Re: il fiato degli Dèi

Alessandro Borghi è Remo

L’agnellino bianco rannicchiato sull’erba nella classica posizione pasquale, poco più in là il resto del gregge, due pastori a sorvegliare il loro pascolo. Pioggia, tanta pioggia, tuoni e fulmini, quasi un castigo di Dio. Uno dei pastori prega chiedendo la protezione degli Dèi affinché plachino le ire della natura e mentre incide un simbolo su una roccia, un rombo annuncia la catastrofe: solo il tempo di dire:  «scappa» (il film è recitato in una forma di latino arcaico) e una piena del Tevere, come un piccolo diluvio, travolge tutto e tutti: le bestie e gli uomini, i due fratelli Romolo e Remo, sballottati dalla furia dell’acqua, sbattuti contro rami e rocce si salvano a stento, ma solo per finire prigionieri dei guerrieri di Alba.
Queste le prime sequenze del film Il primo Re, diretto da Matteo Rovere, regista italiano per un film che non sembra del tutto tale. Nudo e crudo, cupo e viscerale allo stesso tempo, poetico e sanguinario, a tratti solenne come The Passion di M. Gibson (recitato in latino e aramaico) e con elevate punte di sacralità alla Avatar (J. Cameron). Non tanto per la magnificenza delle scene piene di colori talmente cangianti da sembrare innaturali nel capolavoro di Cameron, ma da ciò che traspare palesemente dai dialoghi. Nel film di Rovere dove viene rappresentata l’inizio della civiltà italica, ma il concetto potrebbe essere più esteso; pare che il sole non sorga mai, anche se gli uomini sembrano risorgere dal fango, dall’argilla, ma con nessun Dio a soffiare nelle narici, perché prima del monoteismo, prima dell’unico Dio (concetto che per molti revisionisti è una teologia falsa), lontano ancora più di 700 anni, quel dio era donna: La Trinità Dea.

Alfabeto Runico

Ma andiamo con ordine: cos’è quello strano simbolo scavato a fatica nella roccia? Potrebbe essere una lettera dell’alfabeto runico? E se così fosse come potevano conoscerlo se è un simbolo proprio delle popolazioni nordiche? In particolare nell’alfabeto antico inglese, il segno potrebbe essere il “Sigel”, la cui traduzione è “sole”, “spiritualità”. Sebbene il significato del termine “runa” significhi anche “protezione” (ecco il perché dell’incisione sulla roccia, prima dell’inondazione), ciò sottintende un’origine magica dei segni, inoltre: «Dai più antichi esempi di scrittura, attraverso canali sotterranei della mente umana ed in similarità con altri alfabeti, le rune narrano la creazione dell’uomo nonché della specie umana. Sono arrivate a noi quale testimonianza di un modo di vivere di un mondo primitivo, ma non per questo privo di fascino e con il loro significato etimologico, storico, mitologico ed esoterico fanno pertanto parte del patrimonio dell’umanità»(1). Ed è proprio questo che traspare a chiare lettere nell’opera di Rovere che -e se questo era l’intento è riuscito in pieno, ha concepito e realizzato un’opera, che sebbene racconti di Roma, prima di Roma, il suo sottobosco ha i connotati dell’Universalità. Sul poster si legge: «La storia diventa leggenda», ma la leggenda spesso diventa storia ed entrambe confluiscono nel mito. Un mito che è proprio di tutta la civiltà umana, che parla di Dèi scesi dal cielo. Di uomini e di donne che parlavano con Loro, e che quando sono partiti hanno lasciato una conoscenza che è solo di chi riesce a comprenderla, con cuore puro e spirito saldo.
Dèi che sono confluiti nelle forze della natura ed infatti nel film sono tre gli elementi principali: acqua, terra e fuoco, a formare la Trinità Dea: il fuoco sacro, custodito dalla vestale (la famosa lupa della leggenda?), l’unica autorizzata a proteggerlo, a custodirlo, l’unica che può interpretare il volere degli dei, che parlano per sua bocca: «il fiato degli Dèi». Ella predice il futuro dei due fratelli e sebbene veda in Remo una luce sacra, purtroppo ne resterà soltanto uno. Sempre lei li proteggerà fino alla fine, la sua fine, proteggerà Remo e Romolo ferito in battaglia. Remo va incontro al suo destino, di cui è artefice e vittima allo stesso tempo, la sua luce è esteriore, un guerriero viscerale, non ha la luce interiore di Romolo. E per questo che Remo “passa il solco”. Metaforicamente e praticamente e concede a Romolo di diventare un simbolo, un simbolo di forza, di unione, di coraggio e clemenza, un simbolo vero, perché: «i simboli veri provengono dall’ inconscio collettivo, dalla vita dell’universo e non dalla vita del singolo individuo»(Carl G. Jung)).
È quando l’uomo vuole elevarsi a Dio che le cose non funzionano, in particolare se pensiamo di capire Dio, perché se un Dio può essere capito dagli uomini, non può essere un vero Dio. Sui titoli di coda appare una mappa con l’espansione dell’impero romano che si estende fino a raggiungere la Terra Santa dove millenni prima l’Elohim (plurale) conosciuto da alcune piccole tribù con il nome di Yahweh è stato fatto diventare l’unico Dio vero.

Note:
1. Fernanda Nosenzo Spagnolo, “Divinazione con le rune”, l’Airone Editrice, Roma, 1997.

Credits:
http://www.novaracinema.it/al-faraggiana-il-primo-re-con-alessandro-borghi-da-giovedì-31-gennaio
http://www.wikiwand.com/en/Anglo-Saxon_runes

2019: the future is now!

Il mio primo contatto con la Fantascienza (FS) avvenne, come per molti della mia generazione, a metà degli anni settanta, con la serie cult Spazio 1999. La tv era ancora in b/n, ma la creatività degli autori, i coniugi Gerry e Sylvia Anderson, seppe suggestionare i telespettatori, facendoli quasi toccare la Luna con un dito. In fondo lo sbarco dell’Apollo 11, se mai ci sia stato (vedi qui), era avvenuto pochi anni prima della produzione della serie tv, ma guardare la Base Lunare Alfa, le candide divise bianche dei protagonisti e soprattutto le porte scorrevoli che si aprivano e chiudevano automaticamente al passaggio e che alcuni anni dopo sarebbero state installate ovunque e, infine i comunicatori altrettanto funzionanti (non quelli di Star Trek), quasi cellulari ante litteram, sembravano proprio di un altro mondo. Il binomio titolo, film o romanzo che sia, e un numero ad indicare l’anno, nella FS, è quasi indissolubile (come leggere un racconto o un fumetto legato alla Science Fiction), rendeva il tutto più intrigante e coinvolgente dato che la domanda che tutti ci ponevamo all’epoca, ma ancora oggi, è: “quello che sto guardando accadrà un domani?”. Questo che segue è una breve digressione sui film di fantascienza che hanno all’interno del titolo un anno, oppure sono ambientati, in un anno specifico.
Esattamente un anno prima dell’allunaggio uscì al cinema il film dei film di FS: 2001 Odissea nello spazio di S. Kubrick. Il mondo degli appassionati e non restò sbalordito dalla coerenza scenica: la salita sottosopra della hostess, la stessa che prende la penna che fluttuava a mezz’aria, cose da restare a bocca aperta, in particolare se si pensa che Kubrick per girare la scena ricorse ad un adesivo sperimentale incollato su un vetro con la penna e, in realtà era il vetro che girava davanti alla cinepresa. L’evoluzione della razza umana, ad opera del monolito nero, a rappresentare l’intervento di un’intelligenza superiore, fino a Giove e oltre l’infinito.

Una scena di 2001, al centro i “tablet”

Nel film compaiono una sorta di tablet, quasi come quello con il quale sto scrivendo il post e che poco tempo fa ha portato in tribunale i colossi Apple, che rivendica la paternità dell’invenzione, e la Samsung che ha fatto ricorso alla cosiddetta prior art(1). L’intelligenza superiore (divina o extraterrestre) si manifesta nel seguito ufficiale del capolavoro kubrickiano e cioè 2010: l’anno del contatto (P. Hyams, 1984), dove il sorprendente finale, non solo fa capire che tale intelligenza esiste, ma la stessa veglia da sempre sulla razza umana, dandogli l’ennesimo comandamento, prima che Giove stesso diventi una stella: il messaggio dice che tutti questi mondi sono nostri tranne il satellite gioivano Europa, sul quale l’uomo non deve atterrare, per nessun motivo. Una sorta di Eden? E una sorta di Eden spaziale sono le astronavi di 2002: la seconda odissea (D. Trumball, 1971) che si ricorda solo per la forte valenza ecologica, visto che le astronavi trasportano, come in un’arca, tutte le specie, stavolta, vegetali. Ritornando a Kubrick purtroppo egli morì prima del “suo” 2001, nel 1999, anno fatidico non solo per la cinematografia di FS, ma per tutta l’umanità visto che ci sarebbe stato il cambiamento di tutte e quattro le cifre che compongono gli anni. In 1999: conquista della Terra (J. Lee Tompson, 1972) quarto capitolo della fortuna saga de Il pianeta delle scimmie, che prendono possesso del pianeta: la saga che ha avuto vari remake e prequel/sequel arriva fino all’Anno 2670: ultimo atto girato dallo stesso regista nel 1973. Un’umanità «eccitata e spersa» festeggia il capodanno del 2000 in Strange Days, che sono i giorni che sembra stiamo vivendo oggi; il film è del 1995 girato dalla regista premio Oscar ed ex moglie di J. Cameron, K. Bigelow.
Ora è l’uomo ad aver paura di sè stesso e dei rischi che corre se continua sulla strada dell’autodistruzione.
Il film 2000: la fine dell’uomo (C. Wilde, 1970), parla proprio di inquinamento e relativa sopravvivenza della razza umana. La stessa umanità inoltre si è trovata a combattere contro un nemico quasi invisibile ma molto potente: i virus, scatenatesi, per colpa o accidentalmente, dalla creatura più intelligente che vive sul pianeta. È del 1963 il film L’ultimo uomo della Terra dell’italiano U. Ragona, il protagonista, l’attore Vincent Price, vaga da solo nel quartiere EUR a Roma la cui architettura aumenta in realtà la claustrofobia di un’opera eccezionale. Tratto dal romanzo di R. Matheson: Io sono leggenda, ha avuto diversi remake da 1975: Occhi Bianchi sul pianeta terra (1971), di B. Sagal con C. Heston, al capolavoro omonimo con Will Smith. E vera e propria leggenda è K. Russell ne 1997: fuga da New York, diventata nel frattempo un carcere a cielo aperto; il film di J. Carpenter è del 1981, ma chi di noi non ha la sensazione, oggi, di vivere in un carcere a cielo aperto con tutte le restrizioni e i controlli alla Grande Fratello? Il film sul romanzo best seller di G. Orwell 1984 (scritto nel 1948) si intitola Nel 2000 non sorge il sole (M. Anderson, 1956) e il suo remake diretto da M. Radford, uscito proprio in quel fatidico anno. Oggi tutto è sotto controllo, fra poco forse, ci faranno pagare persino l’aria -e non è una battuta, basta leggere il romanzo di Lorenzo Iacobellis: Oxygen(2).
Kevin Costner è protagonista e regista del film: L’uomo del giorno dopo (1997), il divo hollywoodiano cerca di far risorgere il servizio postale in un mondo postatomico, nel 2013 si trova a dover combattere contro una sorta di dittatore per liberare, quel poco di umanità rimasta, dallo schiavismo e ripristinare la democrazia: curioso, visto che tutto è iniziato dalle semplici mail.
Nella saga Ritorno al futuro (R. Zemekis) che copre più di un secolo (1885, 1955, 1985, 2015), oltre alle scarpe con gli autolacci, al giubotto che si asciuga da solo, allo skateboard anti gravità, si parla del meteo preciso al secondo(?), del fatto che le “poste” non lo siano altrettanto, e del sistema giudiziario: il figlio del protagonista viene arrestato, giudicato e condannato in due ore perché nel futuro «hanno abolito gli avvocati!».
Arriviamo al film e alla data di tutte le date, e che avrebbe dovuto cambiare il destino della razza umana: 2012, dal re, indiscusso, del catastrofismo R. Emmerich (2009). Fra lo sconquasso totale dei continenti secondo la teoria dello spostamento delle placche tettoniche (e i Segnali dal futuro ci sono tutti), il solo continente a salvarsi da mega onde e dalla traslazione dei poli è l’Africa. Un mònito per come viene stremata e per come stiamo affrontando la questione immigrati? E un mondo sovraffollato e ridotto alla fame viene rappresentato nel film 2022: i sopravvissuti (R. Fleischer, 1973): la popolazione è costretta a mangiare delle gallette verdi che si scopre alla fine essere prodotte con i cadaveri. In questo modo il sistema marcio, coglie i classici due piccioni con una fava.

Una scena di Blade Runner

Arriviamo così all’anno indicato come titolo di questo testo: il 2019. Non sono usciti film che hanno nel titolo quest’anno, ma quest’anno è l’anno di un altro capolavoro della FS cinematografica: Blade Runnerdi Ridley Scott.
Il film è del 1982: in una Los Angeles superaffollata e multietnica, diventata ormai uno stereotipo della metropoli del futuro, perennemente avvolta in un paesaggio cupo e piovoso; quindi, forte inquinamento, alterazione del clima, tutti fattori che concorrono a trasmettere, allo spettatore, un forte senso d’angoscia. Un mondo invivibile, quasi una metafora di questo attuale, dove il progresso sembra regresso. Ognuno è in bàlia del destino (da ricordare il remake: Blade Runner 2049, di D. Villeneuve, 2017), in lotta con il prossimo, costretti a sgomitare per difendere il proprio, piccolo spazio vitale, sempre più minacciato, dall’uomo stesso, dall’ambiente e dalle macchine. La fuga è l’unico rimedio; l’auto sulla quale fuggono i protagonisti sembra proprio una macchina del tempo, ma non come quella de L’uomo che visse nel futuro (G. Pal, 1960), tratto dal romanzo The time machine di H. G. Wells, il protagonista, l’attore Rod Taylor arriva fino all’anno 802.701! No, non è un numero verde tronco, è proprio l’anno visitato dal crononauta: ma, sicuramente, come canta F. Guccini «noi non ci saremo».

Note:
1. https://www.tuttoandroid.net/samsung/samsung-vs-apple-samsung-cita-una-scena-di-2001-odissea-nello-spazio-24956/
2. L. Iacobellis, Oxygen, Delos Digital, Futuro Presente 19.

Fonti:
Giovanni Mongini, La Fantascienza sugli schermi, Perseo Libri, Bologna 2002.
Gianmaria Contro, Architetti del futuro, in Nathan Never – Almanacco della Fantascienza 2008, S. Bonelli Editore, 2008.
http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2019/01/06/AD4uz6YD-previsto_visionari_asimov.shtml
http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2019/01/02/ADZtP3SD-fantascienza_philip_runner.shtml

Credits:
https://www.serialclick.it/telefilm/6471/space-1999
https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&v=JQ8pQVDyaLo
https://bladerunner.fandom.com/wiki/Themes_in_Blade_Runner

First Man: Destination Moon?

«Siete solo un branco di mocciosi che gioca con gli aeroplanini di legno». È la moglie di Neil Armostrong a gridare questa rabbiosa frase in faccia ad uno dei responsabili della Nasa.
Il film è First Man -Il primo uomo, che vede ricomporsi la coppia Damien Chazelle regista e Ryan Gosling (Neil Armostrong), già insieme per il plurivincitore di Oscar (2017), La La Land (2016). Gli aeroplani rimandano ad una divertente battuta di Contact (R. Zemeckis, 1997) quando la protagonista (J. Foster), nel tentativo di acquisire nuovi fondi per il suo progetto SETI ribatte alla Commissione: «Fantascienza? Ne volete sentire un’altra? Ho sentito di due tizi che vogliono costruire un coso, metterci le persone sopra e farlo volare come un uccello? Ci credereste?». First Man, un misto tra biopic e docufilm, narra la storia di un uomo come tanti che, insieme ad altri, vuole perseguire il suo «sogno»(1) di mettere il proprio, primo, piede sulla superficie del nostro satellite.
E se vogliamo parlare di fantascienza, fu Georges Méliès che nel lontano 1902, un anno prima del primo volo dei fratelli Wright, realizzò Le Voyage dans la Lune; film come Destination Moon (I. Pichel, 1950), in italiano -Uomini sulla Luna, che la Nasa usò quasi come propedeutico, sebbene fosse molto ingenuo, per istruire i suoi futuri astronauti (all’inizio del lavoro di Chazelle, si vede una breve clip, invece molto realistica, realizzata dall’Agenzia Spaziale, dove si scorge chiaramente il getto dei motori che fuoriesce dal LEM in decollo dalla Luna, che nei filmati originale non c’è!). Infine La donna nella Luna (F. Lang, 1928), che si avvalse della collaborazione di uno dei primi esperti di astronautica: Hermann Oberth. Ci si potrebbe chiedere se non è vera fantascienza il fatto che sono bastati solo 67 anni, per passare dai pochi metri che fece il rudimentale aereo dei due fratelli, all’allunaggio, il 20 luglio del 1969. Suggestiva la scena in cui Armstrong fa appena in tempo ad eiettarsi dal simulatore per l’allunaggio, prima che il veicolo si schiantasse al suolo; dopo lo scampato pericolo guarda lo stesso in fiamme e poi guarda la Luna, alta nel cielo, che sembra sempre più allontanarsi «nell’abisso degli abissi».
Era quello il tempo delle cassette Stereo8, dei telefoni neri attaccati alle pareti, delle gomme di auto usate come altalena, delle madri casalinghe che preparavano i biscotti nelle loro classiche cucine all’americana, nelle altrettanto classiche case basse, mono piano, mentre i bambini giocavano sul green lì davanti, fantasticando sulla Terra di Egelloc (che è solo la parola College scritta al contrario). Era anche il tempo delle lotte intestine per la guerra in Vietnam, delle proteste degli afro-americani vittime di razzismo e delle loro canzoni, loro «non si possono pagare il dottore, mentre i bianchi vanno sulla Luna», ma qui siamo già nel 1968. I dottori… chissà se Armstrong, uomo semplice che viveva la sua vita in famiglia a «piccoli passi» (ancora Contact), per prepararsi al «grande balzo» per l’umanità, non si sarà chiesto, almeno per un istante, quando nel Mare della Tranquillità dà l’estremo saluto alla figlioletta, morta in tenera età di cancro, lanciando “a Luna” il piccolo braccialetto, che forse avrebbe potuto fare il medico e tentare il tutto per tutto per salvare sua figlia. Se si sarà chiesto mai se non avesse potuto vivere una vita diversa, invece di una vita all’incontrario. Di fatti il film finisce come sarebbe dovuto iniziare e cioè con il discorso del Presidente JFK che agli inizi degli anni ’60, annunciò al mondo che entro la fine del decennio un astronauta americano avrebbe messo piede sul suolo lunare.
Ma come fecero gli americani a battere sul tempo i sovietici che erano in netto vantaggio?
Il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1 venne lanciato in orbita il 4 ottobre 1957. «La notizia stupì il mondo intero». Primo animale in orbita, la cagnetta Laika con lo Sputnik 2, un mese dopo, il 3 novembre 1957. Primo essere umano lanciato nello spazio: Jurij Gagarin con il Vostok 1, il 12 aprile 1961. Prima donna nello spazio, Valentina V. Tereškova sul Vostok 6, il 16 luglio 1963. Questi sono i record più noti, infatti sulla relativa pagina di Wikipedia, da cui è tratta la citazione precedente, la lista dei primati è molto lunga, il Programma Spaziale Sovietico, vanta anche: prima attività extra veicolare (E.V.A.), Aleksej A. Leonov marzo 1965; e ancora, prima sonda sulla Luna, prime immagini del suo lato nascosto, prime sonde lanciate verso Venere e Marte ecc. fino alle stazioni spaziali Salyut 1, nel 1971 e la più nota MIR, pensionata nel 2001. Quindi, secondo il metodo deduttivo tanto caro ai cattedratici, acerrimi sostenitori della scienza ufficiale: chi è andato sulla Luna? Gli americani!
«Il ragionamento deduttivo (o scientifico, nda), sta a fondamento di tutte le dimostrazioni e i teoremi della matematica, ma non ci permette di scoprire o prevedere fatti nuovi e quindi di ampliare le nostre conoscenze, compiendo un salto dal noto all’ignoto»(2). Che fu proprio quello che fecero gli USA.
Per correttezza vediamo i fatti più a fondo, riassumendo lo stato dell’arte all’epoca.
Quella che segue è una breve analisi tratta dal DVD realizzato da Massimo Mazzucco: American Moon (vedi fonti video). «Poche persone ricordano che, parallelamente al programma americano Apollo anche i sovietici cercarono di avere un loro programma. Ma questo programma sovietico, che era la controparte dell’Apollo americano, fallì. Fallì perché il razzo russo, l’equivalente del Saturno 5, esplose diverse volte…», Dr. Roald Sagdeyev, ex direttore dell’Agenzia Spaziale Russa.
«Nell’autunno 1965, il generale Phillips direttore del Progetto Lunare Apollo, presentò ai suoi superiori un rapporto che denunciava, senza mezzi termini, lo stato di confusione e di arretramento del programma lunare…». Due anni dopo «Nel marzo del 1967, il direttore della Nasa Webb, si presentava alla Commissione Parlamentare di Scienza e Astronautica (omissis): se ce la faremo entro il 1969 (omissis), saremo molto, molto fortunati, le possibilità di completare tutto il lavoro necessario, sono meno quest’anno, di quanto lo erano un anno fa…». Un anno dopo, Webb, lasciò la Nasa…
Nel 1976, Bill Kaysing, padre del cosiddetto Moonhoax, pubblicò il libro, divenuto bestseller: Non siamo mai andati sulla Luna. Nel libro, l’autore sostenne la tesi che le missioni Apollo siano state, in realtà filmate in uno studio cinematografico, nell’ormai arcinota base segreta Area 51.

Ryan Gosling che ricorda il David di “2001”

Altri hanno sostenuto, lo scrivente ne conviene, che l’unico in grado di assolvere al ruolo di regista fosse Stanley Kubrick, da poco realizzatore di quello che è un capolavoro assoluto del cinema e cioè 2001: Odissea nello Spazio, (Chazelle cerca di ricreare alcune scene delle astronavi che danzano, ma non con Il bel Danubio blu). Proprio Mazzucco, fa ampio uso di spezzoni del cult, per spiegare diversi elementi tecnici dovuti alle foto e alle riprese ritenute false, come ad esempio la linea dell’orizzonte che divide la linea di terminazione del set cinematografico con lo sfondo finto, secondo la tecnica conosciuta come front-projection (3).
Un altro problema per i debunkers(4), fu quando Google lanciò, nel 2007, il concorso Lunar X Prize, offrendo un premio di 30 milioni di dollari(!), «alla prima organizzazione privata che riuscirà a mandare una sonda sulla Luna con un robot che possa percorrere almeno 500m trasmettendo in diretta le immagini a Terra (omissis), venti squadre (da tutto il mondo, nda), hanno annunciato di voler partecipare al concorso». Google, comunicò poco dopo che avrebbe istituito «un premio supplementare di 4 milioni di dollari, per chi riuscirà a trasmettere immagini televisive in diretta da uno qualunque dei luoghi di allunaggio delle missioni Apollo». La risposta della Nasa? «Nel 2011, ha chiesto ufficialmente che venga stabilita una no fly zone di almeno 2km di raggio tutto intorno ai luoghi di allunaggio delle missioni Apollo»(!). Ma come, sarebbe stata una conferma diretta dell’avvenuta presenza dell’uomo sulla Luna e loro che fanno, negano l’accesso? Questa la spiegazione: per «preservare i luoghi di allunaggio da eventuali contaminazioni»?!
Altro problema è l’attraversamento delle cosiddette fasce di Van Allen, dal nome del loro scopritore, le fasce vanno da una distanza minima di 1.500 km dalla Terra, fino ad un massimo di 40.000 km dalla superficie del nostro pianeta. Le fasce essendo altamente radioattive pongono «dei problemi che a tutt’oggi non sembrano stati risolti». In poche parole gli astronauti delle missioni Apollo sono gli unici esseri umani ad averle attraversate (le altre missioni sia americane che russe, Shuttle, Stazione spaziale, ecc.) si svolgono molto al di sotto, nella zona definita “bassa orbita terrestre”, quindi al sicuro da quel tipo di radiazioni. In sostanza sia i razzi di tutte le missioni Apollo, che soprattutto le tute degli astronauti, non erano adatte a proteggere sufficientemente dalle radiazioni stesse che avrebbero potuto risultare addirittura mortali! Fatto questo confermato da quasi tutti gli esperti, come si vede benissimo nel dvd in questione. Ma all’epoca la Nasa, minimizzò il tutto, ritenendolo un problema secondario, ma adesso con le future missioni Orizon, il problema sembra ripresentarsi in tutta la sua pericolosità. Come mai?

Il LEM sul suolo lunare

E i fogli di cartapesta tenuti insieme da un po’ di nastro adesivo sul LEM? E perché i progetti dello stesso modulo lunare «non esistono più perché (secondo la ditta costruttrice, nda), occupavano molto spazio»! I progetti più importanti della storia «buttati al macero». Ma stiamo scherzando? Certo che no! E non è finita qui.
Se questo ancora non dovesse bastare agli onnipresenti scettici (per il sottoscritto, lo ribadisco, lo scetticismo è solo mancanza di conoscenza), c’è di più! Infatti anche i nastri originali della prima “passeggiata” di Armstrong, sono scomparsi!
«Il primo passo di un essere umano su un altro corpo celeste (omissis) non si trova più»? E ancora, per quanto riguarda le trasmissioni, il tempo tra domanda (dalla Terra) e risposta (dalla Luna?), era molto più breve dei 2,6 secondi calcolati. L’ondeggiamento della telecamera senza che la trasmissione andasse “fuori onda”, e il “puntamento” poteva essere fatto solo con uno strumento ottico(5); sarebbe bastato un piccolo sobbalzo del rover che montava la telecamera per far si che accadesse. I riflessi poco sopra la testa degli astronauti che farebbe pensare chiaramente ad un possibile sottile cavo d’acciaio che li reggesse, e difatti se si guardano al ralenty alcuni frame, Armstrong e Aldrin, sembrano stiano recitando in una puntata di “Oggi le comiche” (con tanto di sottofondo musicale adeguato): troppo innaturali i movimenti, anche tenuto conto che la gravità sulla Luna è un sesto (1/6) di quella terrestre. Sembra proprio che ci sia qualcosa «che li aiuti a tirarsi su»!
E la bandiera che sventola? E l’assenza di danni alle macchine fotografiche e in particolare alle pellicole dovuti ai raggi cosmici? Le foto sembrano perfette, molto “contrastate”. La possibilità che stiamo parlando di riprese all’interno di uno studio cinematografico è confermata dai più importanti fotografi del mondo, Oliviero Toscani compreso, per loro: la presenza di Hotspot (il punto caldo dovuto all’illuminazione con un potente faro e il Fall-off (il punto meno illuminato), conferma il fatto che ci troviamo di fronte ad una simulazione; in molte foto poi le ombre non sono parallele (e dovrebbero assolutamente esserlo, visto che l’unica fonte luminosa sarebbe dovuta essere il sole), non c’è un netto contorno (sul nostro satellite non c’è atmosfera) e l’illuminazione è completamente sbagliata, visto che anche i soggetti che dovrebbero essere in ombra, semplicemente non lo sono. «Ci considerano degli eroi, ma la Luna ci ha distrutto», parole di Buzz Aldrin(6), in un’intervista, sempre presente nel dvd.
E Gli strani eroi di Apollo 11 è il titolo di una interessante clip, disponibile su YouTube (v. fonti), dello stesso Mazzucco, in cui i tre astronauti, dopo i festeggiamenti, al momento delle interviste di rito, sembrano frastornati, titubanti, insicuri nelle risposte e con le facce in cui si legge chiaramente il loro imbarazzo.
Vi sembra l’atteggiamento di chi ha compiuto finora la missione più importante di tutta la storia umana?
E dulcis in fundo, nessuno dei tre: Armstrong, Aldrin e Collins (cattolici convinti), più volte hanno rifiutato di giurare sulla Bibbia la veridicità della loro missione (in America lo spergiuro è un reato grave). Non vi sembra che ci sia molta carne al fuoco? O credete che questo sia tutto fumo? Ma dove c’è fumo c’è sempre un po’ d’arrosto. In una delle sue ultime apparizioni in pubblico, in una cerimonia, alla presenza di Bill Clinton (1994), lo stesso Armstrong, cerca di svelare qualcosa, alludendo a «certi veli che proteggono la verità». Questa l’onesta indagine di Massimo Mazzucco che con intelligenza e maestria mette a nudo tutte le incongruenze. Dov’è la verità? Nessuno la saprà mai, logico, ma possiamo trarne lo stesso delle considerazioni.
Forse è vero che nessuna delle missioni Apollo, è effettivamente andata sulla Luna. Può darsi che ci sono andati in segreto, prima o dopo il luglio del 1969, le foto, quasi tutte “taroccate” lo sono state perché la Nasa cerca da sempre di occultare in tutti i modi e con tutti i mezzi la presenza extraterrestre, oltre che sul nostro pianeta, anche sul suo satellite naturale, soprattutto nel famoso Dark side of the Moon. Nella poco nota trasmissione radio «Usate Tango»(7) è lo stesso Armstrong a riferire di vedere «astronavi» aliene e una «forma di vita» sulla superficie lunare. L’agenzia spaziale americana si limitò a dire che quella non era la voce di Armstrong, e difatti Armstrong forse non c’è mai stato sulla Luna, ma la Nasa non ha mai detto che quella trasmissione è un falso! Una velata ammissione?
Mistero(8), quindi. Albert Einstein disse: «La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza». Quindi cari scettici, cari debunkers, cari sostenitori della versione ufficiale a tutti i costi, ciò significa che se non si accetta il mistero, non può esserci vera scienza. È come il gatto che si morde la coda, stavolta la “scienza” ha fatto largo uso della fantascienza che, a loro uso e consumo, è stata fatta passare per Scienza.
Quindi un piccolo passo per l’uomo (certo siamo sulla Terra), potrebbe essere stato un grande bluff per l’umanità. Un’umanità che sarebbe dovuta uscirne più coesa, che è ciò che induce a pensare la bellissima, da brividi, quasi reale, sequenza finale del film(9). Ancora una volta così non è stato.

Nota dell’autore:
Data una certa difficoltà, lo stesso, si riserva di correggere ove opportuno.

Note:
1. Dal TG2 del 29.08.2018.
2. http://www.treccani.it/enciclopedia/ragionamento_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/
3. vedi anche: https://unoeditori.com/mai-stai-sulla-luna-misteri-e-anomalie-delle-missioni-apollo-e-front-screen-projection-2/
4 Un debunker (inglese), in italiano sbufalatore, demistificatore o disingannatore, è una persona che mette in dubbio o smaschera ciarlanaterie, bufale, affermazioni o notizie false, esagerate, antiscientifiche, dubbie o pretenziose (Wikipedia). Nel dvd compare diverse volte Paolo Attivissimo, del CICAP, uno dei più noti.
5. https://www.luogocomune.net/LC/8-imported/2409-ladirettat3837
6. In un’altra intervista su YouTube sembra confermare che lo sbarco non c’è stato.
https://www.youtube.com/watch?v=CvS-TvYDaxY
7. https://www.segnidalcielo.it/missione-apollo-11-parla-neil-armstrong-gli-alieni-ci-hanno-intimato-di-allontanarci/
8. È lo stesso regista ad usare il termine in un’intervista nel programma di Rai4 “Wonderland” puntata n°5 del 02.11.18.
9. Nel film Capricorn One (P. Hyams, 1978), viene addirittura simulato lo sbarco su Marte, molti non escludono che ci sia stato davvero.

Fonti:
http://www.fantascienza.com/23715/first-man-ecco-il-trailer-su-neil-armstrong-il-primo-uomo-sulla-luna
http://www.fantascienza.com/23920/il-primo-uomo-first-man-il-nuovo-trailer-ci-porta-sulla-luna
http://www.fantascienza.com/24107/first-man-il-primo-uomo-l-avventura-di-neil-armstrong
https://www.fantascienza.com/24103/first-man-la-vita-del-primo-uomo-sulla-luna
http://www.fantascienza.com/24097/biografia-di-un-eroe-moderno-neil-armstrong
https://www.comingsoon.it/cinema/news/il-primo-uomo-anche-in-italiano-il-trailer-del-film-di-damien-chazelle-con/n79082/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/first-man-ecco-ryan-gosling-nei-panni-di-neil-armstrong-nel-film-dedicato/n78963/
https://www.comingsoon.it/film/first-man-il-primo-uomo/54650/recensione/
https://www.comingsoon.it/cinema/interviste/il-mio-documentario-famigliare-su-neil-armstrong-chazelle-e-gosling/n81048/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/first-man-il-primo-uomo-ryan-gosling-in-una-nuova-clip-italiana-in/n82400/
https://www.mymovies.it/film/2018/firstman/
https://www.mymovies.it/film/2018/firstman/rassegnastampa/862741/
https://www.mymovies.it/film/2018/firstman/rassegnastampa/862743/
https://www.mymovies.it/film/2018/firstman/news/la-nostalgia-per-unamerica-che-non-ce-piu/#b1
http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/spazio_astronomia/2018/08/28/nasa-diffonde-19.000-ore-di-audio-dimenticati-dellapollo-11-_a1a8ae58-d8b7-4038-aa31-bb71748231bf.html
https://www.lastampa.it/2006/08/16/esteri/sbarco-sulla-luna-la-nasa-smarrisce-il-filmato-originale-ZIYJ0llVTd0a0CNHQb8i3N/pagina.html
https://it.wikipedia.org/wiki/Programma_spaziale_sovietico
Wikipedia

Fonti Video:
DVD: American Moon, un film prodotto e diretto da Massimo Mazzucco; luogocomune.net
Clip: Gli strani eroi di Apollo 11, https://www.youtube.com/watch?v=M6RXvGiVLYQ

Credit: Immagini tratte da www.comingsoon.it;http://www.meteoweb.eu/2016/04/(La Presse);
http://www.astronavepegasus.it/pegasus;http://ilgiornodellaverita.blogspot.com/2016

Geostorm: una scomoda verità

Mentre a Bonn è in corso la Conferenza Mondiale sul Clima, presieduta dal governo delle isole Fiji, che rischiano nei prossimi anni di venire sommerse; mentre Trump annuncia che il cambiamento climatico non è dovuto (solo) all’uomo, riscuotendo da un lato, l’appoggio nientemeno di Antonino Zichichi (ormai lontano concettualmente da chi scrive, ma non in questo caso), che due mesi fa, a proposito del Trattato di Parigi, ebbe a dire che l’inquinamento -che resta un grave problema-, non va però confuso con i cambiamenti climatici, e dall’altro la secca smentita dei vertici della Casa Bianca che in netto contrasto con il loro Presidente, in un rapporto, asseriscono che sono gli esseri umani a causare l’innalzamento delle temperature, è uscito pochi giorni fa al cinema Geostorm. Il film è l’opera prima, come regista, dell’arci noto Dean Devlin, alter ego del maestro del catastrofismo Roland Emmerich, passato dietro la macchina da presa per confezionare l’ennesimo blockbuster che solo blockbuster non è, e questo lo si evince già leggendo lo slogan che campeggia sul poster: «Chi controlla il clima controlla il mondo».
La pellicola sarebbe dovuta uscire nelle sale già nel 2016, ma una serie di circostanze hanno fatto sì che l’uscita seguisse di un solo giorno il sequel Una scomoda verità 2 (B. Cohen e J. Shenk) dove l’ex vice Presidente Al Gore, torna ad affrontare l’annosa questione del surriscaldamento globale (il primo film diretto da D. Guggenheim nel 2006 valse il Nobel per la pace). Ci sarebbe molto da dire anche su questi due docufilm in quanto hanno suscitato polemiche molto contrastanti per quanto concerne le cause, gli effetti e le strade da seguire per scongiurare una catastrofe globale. Ed è questo il filo conduttore che lega le opere appena citate, dal film in oggetto, ed ecco il perché del titolo del post.
In un futuro poco lontano, la Terra, dopo una serie di catastrofi naturali, viene circondata da un’immensa rete di satelliti, deputati al controllo del clima e quindi in grado, secondo le intenzioni delle nazioni che l’hanno realizzata sotto la super visione dello scienziato (G. Butler) che l’ha ideata, di scongiurare il Geostorm: la super tempesta globale. Ma logicamente il sistema va in tilt, non senza l’intervento umano e toccherà ai protagonisti impedire la catastrofe e, nello stesso tempo, neutralizzare il complotto politico teso a eliminare il Presidente degli Stati Uniti, in modo tale che il Nuovo Ordine Mondiale, così ottenuto, possa gestire, sempre sotto il controllo di un solo uomo, un Pianeta con una popolazione drasticamente ridotta. Il film oltre ad essere un buon prodotto grazie al sempre più verosimile apporto della CGI, non è solo un disaster movie, ma anche un action, e soprattutto legato al filone della conspiracy theory, dove la fantascienza è relegata solo alla prevedibile trama.
Quindi un’opera piena di metafore (ma anche zeppa di citazioni), a partire dall’affettuoso nomignolo dato alla più grande opera mai costruita dall’uomo e cioè il Dutch Boy: il ragazzo olandese che mise il dito nella crepa della diga.
Come accennato, invece di servire come “arma” pacifica per scongiurare il disastro globale, lo stesso sistema favorisce l’ideazione del “Progetto Zeus”, nascosto nei meandri della rete, per trasformare in arma di distruzione di massa la stessa struttura. Quindi il film a cui fa riferimento non sono tanto le opere di Emmerich e cioè i vari Independence Day (1 e 2), Godzilla, The Day After e 2012, bensì a The Core (J. Amiel, 2003) e al suo “Progetto Destino”. Come scrissi nella recensione pubblicata sulla rivista Stargate Magazine (2003): «Una tecnologia ultra segreta (omissis) in grado di provocare, agendo direttamente sul nucleo interno (della Terra), delle scosse sismiche in una zona prestabilita». L’unica differenza è che mentre il Dutch Boy è nello spazio, il Progetto Destino è installato sulla Terra, in una base Top Secret, nascosta fra i ghiacci del Polo…

Il progetto Haarp

Perché i puntini sospensivi? Perché, è mia opinione, che le domande cruciali sono due: esiste già una simile, fantascientifica, struttura?
E soprattutto può essere utilizzata come arma?
La risposta, incredibile per gli scettici, è affermativa, per tutte e due le domande. E come molti avranno capito, mi riferisco al Progetto HAARP, sito a Gakona, in Alaska (USA). L’acronimo HAARP sta per High Frequency Active Auroral Research Program, un nome altisonante per dire che è in grado di inviare onde radio nella ionosfera. Sebbene sia stato realizzato per scopi scientifici e secondo alcuni attualmente non più in funzione, in realtà basta fare una breve ricerca in rete per capire effettivamente di cosa si tratta ed accertarsi che in effetti può essere usato come arma in grado di provocare terremoti (arma tettonica), in punti prestabiliti della crosta terrestre, ma anche tsunami, tempeste e i super tornado che sempre più frequentemente oscurano i nostri cieli: le prove sono tutte lì basta avere un maggior senso critico e un minimo di onestà intellettuale.
Tornando al film, nella scena madre, c’è il face to face, tra il Presidente (A. Garcìa) e il villain di turno (Ed Harris) capo del suo stesso staff. Il succo del serrato, acceso, confronto è sempre lo stesso: eliminare quanti più nemici possibili e soprattutto «giocare a fare Dio». Ultima osservazione: secondo voi, questa, può essere una opportunità per uno dei potenti della Terra? Le possibilità sono molto alte, e le conseguenze credo che ormai siano sotto gli occhi di tutti. Voglio però concludere con un messaggio di speranza. Proprio ieri la Merkel da Bonn afferma che: «Quella del clima è una sfida centrale per il mondo. Una questione di destino dell’umanità»(1). Parole dense di significato e perfettamente in linea con la frase di chiusura di Geostorm: «Un Pianeta, un Popolo e finchè noi condivideremo la nostra sorte, sopravviveremo».

 

Nota:
http://www.repubblica.it/ambiente/2017/11/15/news/l_appello_della_merkel_nel_clima_c_e_il_destino_dell_umanita_proteggiamo_il_mondo_-181180913/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P5-S1.6-T1

Fonti:
https://www.comingsoon.it/film/geostorm/51174/recensione/
https://www.comingsoon.it/film/geostorm/51174/scheda/
http://www.fantascienza.com/22265/geostorm-le-apocalissi-tutte-insieme
http://www.mymovies.it/film/2017/geostorm/
http://www.mymovies.it/film/2017/geostorm/pubblico/?id=771816
http://www.mymovies.it/film/2017/geostorm/pubblico/?id=771258
http://www.mymovies.it/film/2017/an-inconvenient-sequel-truth-to-power/
https://www.lifegate.it/persone/news/cop-23-bonn-isole-fiji
http://www.liberoquotidiano.it/news/scienze—tech/12401915/trattato-parigi-antonio-zichichi-trump-non-ha-torto-inquinamento-clima-non-vanno-confusi-.html
http://www.quotidiano.net/esteri/trump-clima-parigi-1.3510918
http://www.quotidiano.net/blog/farruggia/conferenza-di-bonn-contnua-la-lenta-lotta-ai-cambiamenti-climatici-nonostante-trump-11.807
https://www.wired.it/attualita/ambiente/2017/11/08/cop-23-cambiamento-climatico/
http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2017/11/03/rapporto-usa-umanita-causa-dominante-cambio-clima_ff0e3592-9157-4451-adfb-c7b26fe97448.html

Credit: http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/01/disastri-innaturali-terremoti-e.html

Earth Overshoot Day

Una sola Terra non basta

Ne avevo già parlato, tre anni fa, in un precedente post, oggi 2 agosto è il giorno dell’Earth Overshoot Day che, fin dagli anni ’70 definisce il grado di sfruttamento delle risorse naturali da parte della civiltà umana. Che cosa significa?
Il Pianeta Terra, non riesce a stare al passo con l’uomo: nell’arco di un anno (365 giorni), l’essere umano attinge alla biosfera più di quanto questa è in grado di generare. Quest’anno (il 2017) cade oggi, quando scrissi il post di cui sopra, nel 2014, era il 19 agosto e così via fino al 25 settembre nel 2009: in otto anni, abbiamo ridotto il termine di quasi due mesi! Questo secondo i dati del Global Footprint Network, l’ONG preposta al calcolo, in pratica: «l’umanità sta usando la natura a un ritmo 1,7 volte superiore alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi»(1). È come se, guardando l’immagine, l’umanità avesse bisogno di quasi due pianeti per soddisfare la sua sete di predatore nei confronti della nostra cara vecchia Terra, la quale sembra che sia quasi all’ultimo respiro. Lo sfrenato consumismo in termini di frutta, verdura, carne, pesce, acqua e legno, principalmente, è senza soluzione di continuità, per non parlare poi dell’annosa questione legata all’emissione di CO2, una vera spina nel fianco del pianeta. Secondo gli ambientalisti è ancora fattibile invertire la tendenza, essi sperano che con la campagna #movethedate, sia possibile spostare in avanti la data, addirittura ritornando in pari, ma questo solo nel 2050. Inoltre dimezzando le emissioni di biossido di carbonio, la data potrebbe essere posticipata di quasi tre mesi. Sono, nello specifico, molto pessimista e mi chiedo perché le trattative tra i vari stati e rappresentanti non funzionano. Perché, secondo me, le date, sono importanti. Ho riflettuto spesso su questo concetto, i politici sono poco interessati all’ambiente, appunto perchè i frutti si vedrebbero dopo anni quando sarebbero altri a raccoglierli, quindi perché occuparsene ora, meglio che si preoccupino gli altri e la deresponsabilizzazione è servita. «L’uomo è stupido». Mentre in questo momento al cinema imperversano le scimmie, nella dura lotta per la sopravvivenza contro il genere umano, a indicare che due specie intelligenti non possono convivere sullo stesso pianeta, è quasi empatico fare il tifo per i nostri cugini antropomorfi. Forse loro avrebbero più rispetto per la Terra: la citazione è tratta dal video sottostante ed è proprio un gorilla, Koko, a parlare con il linguaggio dei segni. Credo che miglior modo, per concludere questo breve post, non ci sia. Da non perdere!

 

Note:
1.http://www.complottisti.com/2-agosto-lumanita-avra-esaurito-le-risorse-naturali-del-pianeta/

Fonti:
http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2017/07/31/earth-overshoot-day-esaurite-le-risorse-2017-della-terra_31d0a815-5a49-4232-a261-4a4343399b4f.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/31/earth-overshoot-day-il-2-agosto-gia-finite-le-risorse-della-terra-per-il-2017-e-ogni-anno-va-peggio/3766400/
http://www.complottisti.com/2-agosto-lumanita-avra-esaurito-le-risorse-naturali-del-pianeta/

Credit: elaborazione grafica di giuseppe nardoianni
Credit video: Noè ONG https://www.youtube.com/watch?v=FVuNTiqHys0

Secretum Omega

Premessa:
Come anticipato in un post precedente, inizia con questo testo una serie di articoli, incentrati su un argomento molto dibattuto in rete, tanto da farlo diventare, almeno per gli appassionati del settore, un argomento virale dove logicamente non mancano sostenitori e detrattori, quindi ancora una volta, confidando in una onesta trasposizione dei fatti, da parte mia, spero che, alla fine riuscirete almeno a porvi un interrogativo: Chissà?..
Per entrare nel vivo, ho preso spunto da un mio vecchio articolo che scrissi nel 2007 per il quotidiano telematico Oltrenews (non più presente in rete), per il quale curavo la rubrica Scienze, questo il titolo: Misterioso viaggio tra i sumeri, la Genesi ed il X Pianeta del sistema solare(1), titolo un po’ lungo, ma non fu scelto da me, però almeno si comprendono i soggetti in esame. Inoltre un breve accenno lo feci anche in un mio post precedente. L’articolo logicamente è stato rivisto, corretto e aggiornato.

Quando si apprende una notizia o un fatto poco o per nulla conosciuto, riuscire a districarsi, nell’enorme mole di dati presenti sulla rete -oltre alle informazioni su supporto cartaceo- e verificare se ciò di cui tratta quel determinato argomento, sia attendibile o meno, è cosa molto difficile. Inoltre occorre una visione più allargata dell’universo che ci circonda, e una buona dose di umiltà soprattutto quando le risposte che si ottengono «conducono a conclusioni inevitabili che alcuni considerano troppo incredibili e altri troppo spaventose per accettarle».
La citazione è tratta dalla prefazione del libro intitolato L’altra Genesi (Edizioni Piemme, 2006), scritto dal professor Zecharia Sitchin (Baku, 1920 – New York, 2010), massimo esperto mondiale sui Sumeri ed in particolare dei Testi Sacri della prima civiltà (ufficialmente parlando) comparsa sulla Terra. Quella che potrebbe essere considerata una vera spy story inizia nel 2000 quando l’amico Cristoforo Barbato, al tempo caporedattore della rivista Stargate (oggi esperto ricercatore indipendente), dopo aver scritto una serie di articoli sui Segreti di Fatima, venne contattato da un Gesuita, evidentemente colpito dall’onestà intellettuale di Barbato, chiedendogli un incontro privato. Dopo le opportune verifiche, l’appuntamento avvenne in un luogo pubblico romano e i due parlarono a lungo di Testi Sacri, del Vaticano, di Papi… e ancora di Sonde, Pianeti, Vita Extraterrestre e naturalmente Segreti, tanti, tanti incredibili e forse spaventosi segreti ed alcuni termini per nulla conosciuti ai più: Secretum  Omega appunto e Sìloe.
Riuscire quindi a far incastrare i tasselli di quello che sembra un complicatissimo puzzle, ma in grado forse di riscrivere addirittura la storia umana così com’è riportata sui libri di storia, è chiaramente ancora oggi in continuo e appassionato studio da parte dei ricercatori di frontiera.
Quindi analizziamo i fatti e alla fine della lettura di questo post, ognuno di voi può constatare con una sua piccola ricerca se quanto letto si avvicini o meno alla realtà su quello che realmente accade e sulle Apocalissi(2) che, secondo gli studiosi non accreditati, ma non per questo meno importanti, stanno forse per manifestarsi. Rivelazioni che potrebbero essere fatte da chi, oggi, gestisce le cose e il potere. Iniziamo dalla frase ispiratrice del titolo: Secretum Omega. Tutti sappiamo che con il termine “Top Secret” si indica appunto, nella classificazione NATO, il livello più alto in materia di segreti; ma non tutti sanno che oltre al Top Secret esiste addirittura il “Cosmic Top Secret”, come confermato da Robert O’Dean comandante di fanteria nell’esercito USA (oggi in pensione), che ha lavorato anche per lo SHAPE, il quartier generale supremo delle forze alleate in Europa (NATO) come analista dei servizi segreti. Intuire a quali tipi di segreti si riferisca questo codice, è facile: il Cosmic Top Secret è il massimo livello di segretezza riferito alle questioni spaziali e alla realtà della vita extraterrestre. Ebbene il Secretum Omega è, nientemeno, che la relativa classificazione, equivalente al Cosmic Top Secret, definita dal Vaticano, che ha anche il suo acronimo per gli UFO, logicamente in latino: RIV, Res Inesplicata Volante.
Ma perché Secretum Omega? Un’approssimativa traduzione potrebbe portare a tradurre il termine secretum con “segreto”, che in latino però viene tradotto con occultus, mentre una delle traduzioni per secretum è, in realtà, «luogo appartato» (Castiglioni, Mariotti Vocabolario della lingua Latina, Loescher). Ma dove potrebbe essere questo luogo appartato? Probabilmente nella «Riserva, la stanza dell’Archivio Segreto Vaticano alla quale solo il papa può accedere»(3) dove sono custoditi forse i segreti relativi anche e soprattutto alle vere origini dell’uomo o più semplicemente, come vedremo, è una particolare regione dello spazio cosmico?
Omega(4) è l’ultima lettera dell’alfabeto greco. «Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!»(Apocalisse, cap. 1, vers. 8). Siamo veramente vicini alla fine, considerata la classificazione del Vaticano e soprattutto chi è che viene? O ritorna?
Febbraio 1954. Il vescovo di Los Angeles, James F. McIntyre si precipita in aereo a Roma per comunicare a Papa Pio XII, un fatto senza precedenti che avrebbe potuto sovvertire le basi stesse della nostra civiltà. Pochi giorni prima infatti, in sua presenza, presso la base aerea di Muroc Airfield (oggi base aerea di Edwards) in California, avvenne l’incontro fra alcuni membri del governo americano presieduto da Dwight Eisenhower e una delegazione aliena!
Pio XII intuendo immediatamente l’importanza del fatto, decise di riformare e riorganizzare il servizio d’informazione segreto, esistente fin dalla Seconda Guerra Mondiale, denominato “S.I.V.” ovvero “Servizio Informazioni Vaticano” forse strutturato come gli equivalenti “CIA” (americano), “MI6” (inglese) e l’ex “KGB” (russo), e che avrebbe dovuto, oltre a secretare l’accaduto, raccogliere tutte le informazioni future sulle attività aliene. Come si intuisce una questione altamente delicata e di difficile gestione considerando anche il fatto che in seguito ci furono altri incontri fra gli alieni, alcuni esponenti del SIV e Papa Pio XII, addirittura all’interno dei Giardini Vaticani. Esperienza che logicamente colpì nel profondo il Santo Padre tanto da fargli pronunciare, pochi giorni prima della sua morte, questa frase sibillina: «Vedono il volto di Dio più da vicino Esseri che da sempre proteggono l’Umanità»(5).
Il successore di Pio XII, Giovanni XXIII, sotto la scorta delle esperienze di Papa Pacelli stabilì che la Chiesa avrebbe dovuto continuare il suo cammino in modo distinto dalle entità extraterrestri, seppur benevoli; ecco riportata una frase tratta da una delle profezie (pubblicate da Pier Carpi nel 1976) del Papa Buono: «Le luci nel cielo saranno rosse, azzurre, verdi, veloci. Cresceranno. Qualcuno viene da lontano, vuole incontrare gli uomini della Terra. Incontri ci sono già stati. Ma chi ha visto veramente ha taciuto»(6). Già, di nuovo: chi è che deve venire da così lontano? È possibile che il Vaticano sia al corrente di qualcosa di sconvolgente che deve presto succedere?
A venirci in aiuto sono ancora una volta gli studi di Z. Sitchin che ha tradotto e interpretato i testi sacri dei Sumeri che nella loro Genesi (Enuma Elish), dalla quale presumibilmente è stato tratto il libro della Genesi presente nella Bibbia, descrivono tutta la Creazione, sia del nostro sistema solare che quella dell’uomo.

una delle prime e ancor oggi rarissime immagini del Pianeta Nibiru o Pianeta X.

Il nostro sistema solare è composto da 10 e non da 9 pianeti, infatti, molto oltre Plutone c’è il pianeta che i sumeri chiamavano Nibiru e che ogni 3600 anni (tanto dura la sua orbita intorno al sole), transita vicino alla Terra.
Da questo pianeta giunsero, circa mezzo milione di anni fa, gli Anunnaki (coloro che dal cielo scesero sulla Terra), che dopo alcuni tentativi andati a vuoto, incrociarono i loro geni con quelli degli uomini primitivi, dando vita alla specie homo sapiens: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza» (dal libro della Genesi). Probabilmente il pianeta Nibiru sta tornando all’interno del sistema solare ed ecco perché la Santa Sede, nei primi anni ’90 ha spedito in quel luogo ancora appartato dello spazio, in un’operazione logicamente classificata Secretum Omega, la sonda Sìloe, dalla famosa base americana Area 51 usando come vettore un veicolo ultra segreto di classe Aurora.
Tutti i dati e le informazioni spedite dalla sonda giungono al radiotelescopio(7) in possesso del Vaticano e situato presso una base statunitense in Alaska, da qui, evidentemente utilizzando software sofisticatissimi giungono al SIV, a Roma.
La sonda Sìloe ha fatto centro, ha spedito infatti, già alcune immagini del pianeta in avvicinamento, confermando di conseguenza tutto un background che qui abbiamo cercato di sintetizzare; ancora oggi, però, a distanza di diversi anni non si conosce l’esatta posizione dell’enigmatico corpo celeste. C’è chi sostiene che addirittura non sia solo, ma che faccia parte di un piccolo sistema solare governato da una stella Nana Rossa, difficile da individuare perchè visibile appunto solo nell’infrarosso.
Certo non sono cose facilmente digeribili, specie per chi chiaramente è all’oscuro di tutto; gli scienziati bollano le conoscenze dei sumeri come semplici miti, inoltre qualcuno si dimostrerà scettico su quanto ha appena letto, altri faranno “spallucce” definendo questo testo come un ricettacolo di sciocchezze, se non peggio. E se invece fosse tutto vero? Che cosa succederà quando si scoprirà che esistono altri esseri intelligenti? Perché «…sarà proprio svelare l’identità di chi vive a Nibiru -non la sua esistenza- a sconvolgere l’ordine politico, religioso, sociale, economico e militare. Quali saranno le ripercussioni quando -non se- Nibiru verrà trovata? Su questa domanda, credetemi, molti hanno già iniziato a riflettere a fondo»(8).
Dimenticavo, la piccola verifica che potete fare tutti, prendete la Bibbia e leggete nel Nuovo Testamento, il Vangelo di Giovanni, capitolo 9, versetto 7. Avrete sicuramente una sorpresa, ma anche una piccola conferma.

Note:
1. Dopo il declassamento di Plutone nel 2006, i pianeti riconosciuti sono 8, quindi il decimo pianeta dovrebbe essere il nono, ma io mi attengo alla vecchia classificazione (anche per rispetto agli studi di Sitchin e alle conoscenze dei sumeri); la “X” oltre a rappresentare il numero dieci, simboleggia l’incognita.
2. Apocalisse, in greco “rivelazione”. «Ogni apocalisse suppone dunque una rivelazione di Dio agli uomini di cose nascoste e conosciute solo da lui. Specialmente di cose che riguardano l’avvenire». (da La Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane, Bologna).
3. da Il Terzo Segreto, in http://www.terniweb.it/cont/canali/Libri/index.shtml
L’Alfa e l’Omega: prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, trasposizione nel Cristo di una qualità di Dio, principio e fine di tutto» (da La Bibbia di Gerusalemme, op. cit.).
5. C. Barbato, Pio XII e la danza del sole, in Stargate n° 4, Luglio/Agosto 2000, Edizioni Futuro, Roma.
6. F. Pellicano, A. Forgione, Un futuro da decifrare, in Dossier Alieni n° 20, Settembre/Ottobre 99, Edizioni Futuro, Roma.
7. La Santa Sede possiede anche altri telescopi in diverse zone del mondo, il più importante è il VATT (Vatican Advanced Technology Telescope) sito sul monte Graham in Arizona (Usa). Tutta questa tecnologia servirà pure a qualcosa o no?
8. Z. Sitchin, op. cit., pag. 30.

Nota dell’autore:
Le fonti prese in considerazione quando scrissi l’articolo originario (2007) furono logicamente il sito di Cristoforo Barbato: www.secretum-omega.com non più presente in rete ed alcuni articoli: Siloe, Secretum Omega e Nibiru il X° pianeta: Un’analisi approfondita, a cura di F. Di Blasi, in www.edicolaweb.net anch’esso non più in rete, e Siloe: un’inviata molto speciale di G. Pattera, in www.tg0.it/doc.php?foglio=2&doc=122. Purtroppo all’epoca non conoscevo ancora Luca Scantamburlo e i suoi studi in materia, per chi volesse approfondire quindi, questi i suoi riferimenti:
http://www.angelismarriti.it/home.htm
http://apocalissedallospaziolavventodinibiru.blogspot.it/.

Si ringraziano per la collaborazione Cristoforo Barbato e Luca Scantamburlo.

credits: elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni; Dossier Alieni n°20, Edizioni Futuro, Roma.

Use weapon: la storia della nostra vita

«Portare arma». «Offrire arma». «Usare arma». No, non è ET che parla (ricordate il classico «Telefono casa»?).
Se in italiano i verbi utilizzati, ad indicare una precisa azione, potrebbero avere quasi lo stesso concetto, come per molte delle altre lingue terrestri, cosa significherebbero invece, in una comunicazione extraterrestre (in entrambi i versi), con una civiltà ben più avanzata della nostra?
In estrema sintesi questo è il contenuto principale del film di Denis Villeneuve, Arrival,  di cui si aspetta l’attesissimo Blade Runner 2049.
I contenuti, in effetti, sono diversi e come è inevitabile per la fantascienza con la effe maiuscola (quella cioè che mette il fruitore nella posizione di riflettere su quanto letto o visto, detta anche fantascienza speculativa), toccano diversi aspetti della conoscenza umana che cercherò di analizzare nel testo che segue, in maniera alquanto approfondita frutto di una proficua ricerca, precedente alla visione del film.
Perciò armatevi di un po’ di pazienza perché il post sarà più lungo del solito (cosa che faccio raramente).

La trama
Mentre il mondo conduce la solita vita quotidiana, all’improvviso i notiziari annunciano che in tutto il pianeta sono atterrate o meglio, sono sospese a pochi metri da terra, 12 astronavi che poco dopo si scoprono essere aliene.
La dott.ssa Louise Banks, interpretata da una bravissima Amy Adams (curiosamente nata in Italia, ad Aviano, sede di una importante base Nato), esperta linguista di fama mondiale, viene contattata dal colonnello Webber/Whitaker per decifrare il primo messaggio alieno che è stato registrato. All’inizio riluttante, subito dopo reclutata e messa al corrente della situazione per far sì che possa scoprire le vere intenzioni degli alieni, e porre loro le classiche domande, chi siete, da dove venite, perché siete qui.
Nel tentativo è supportata dal fisico teorico Ian Connelly, l’attore Jeremy Renner.
Da qui prenderanno le mosse che condurranno, soprattutto la linguista, in un lungo e sorprendente viaggio, dentro la sua mente e dentro sé stessa.

Il Film
Detto del regista, il film è stato scritto da Eric Heisserer «una sceneggiatura nella quale vi è un elemento di forte tensione, preservando tuttavia appieno gli aspetti filosofici del racconto originale e combinandoli efficacemente con le nervose relazioni geopolitiche mondiali»(1).  La trama è un adattamento tratto dal racconto Storie della tua vita, dello scrittore americano Ted Chiang, inserito nell’antologia che prende il titolo dallo stesso racconto (Frassinelli Editore, 2016). Eccone un breve stralcio: «Gli esseri umani avevano sviluppato una consapevolezza di tipo sequenziale, gli eptapodi di tipo simultaneo. Noi percepivamo gli eventi secondo un ordine, e le relazioni tra loro come di causa ed effetto. Loro percepivano gli eventi tutti insieme, allo stesso tempo, secondo un obiettivo a cui tendevano»(2).

il linguaggio degli eptapodi

Gli “eptapodi”, alieni tipo grossi polipi con sette arti (in greco, epta=sette), sono solo in due nella grossa astronave, battezzata “guscio”, una sorta di forma-pensiero, che stranamente è posizionata in verticale e solo alla fine, in orizzontale, ricorda il classico ufo. Usano, come vedremo, un particolare tipo di scrittura, dei segni definiti logogrammi «affascinanti ed enigmatici»(3), che costituiscono in pratica tutta l’ossatura del film e la cui decifrazione (se vogliamo trovare una pecca, non viene chiaramente specificato come si arrivi a ciò), mette in enorme difficoltà praticamente tutti gli esperti del mondo.
Ed è solo alla fine che la dottoressa Banks riesce a venirne a capo offrendo all’intera umanità qualcosa di inimmaginabile. Il film, supportato come detto da un’ottima sceneggiatura e da eccellenti effetti speciali visivi, proprio per quanto riguarda il modo di “scrivere” degli E.T., essi producono direttamente dal loro corpo una sostanza fumogena, che va a formare il simbolo su uno schermo bianco, la barriera che divide i due mondi: il pensiero che diventa forma; ha numerose e notevoli implicazioni: filosofiche, sociali (poco dopo l’arrivo, principalmente nelle città meta delle astronavi, iniziano i primi scontri, causati dal malcontento della popolazione, impaurita da quella che potrebbe essere una possibile minaccia), antropologiche (cosa succederà dopo?), fino addirittura ad implicazioni esoteriche e numerologiche.

Film analoghi
In Arrival la squadra degli scienziati è formata semplicemente da una linguista e da un fisico teorico. Il primo film che quindi salta subito alla mente è Sfera (B. Levinson, 1998), il gruppo degli esperti qui è formato da uno psicologo, autore di uno studio sui possibili contatti con civiltà aliene e da una biochimica, un matematico e un astrofisico.
Un matematico perché la matematica, a questo punto, potrebbe essere, «l’unico linguaggio universale»(4), come accade in Contact (R. Zemechis, 1997), dove gli alieni inviano le istruzioni per costruire una macchina per raggiungerli, usando appunto la matematica (nel film di Villeneuve, gli alieni «non hanno un’algebra»); un astrofisico per stabilirne l’esatta provenienza e la biochimica per determinarne la specie, infine lo psicologo per contenere le eventuali crisi di stress.
Se in Arrival la scrittura è a forma di cerchio, tridimensionalmente esso rappresenta appunto una sfera, perfetta, «perché la perfezione è già un potente messaggio» (Sfera). In Mission to Mars (B. De Palma, 2000) gli astronauti scoprono che il suono ricevuto, è in realtà la codifica di un modello di DNA simile a quello umano, tranne che per alcuni cromosomi mancanti: aggiunti i quali i marziani possono stabilire che, essendo umani, non sono una minaccia. In Arrival, è stata usata una soluzione più semplice, a dir la verità troppo semplice, quasi ridicola, viste le pretese iniziali: in pratica i due scienziati, mostrando un cartello con scritti i loro nomi, si battono ripetutamente… il petto! La minaccia non viene, però, sventata in Cacciatore di alieni (R. Krauss, 2003) il decrittatore del SETI, comprende troppo tardi la sequenza matematica contenente un messaggio di allarme: la capsula rinvenuta nei ghiacci del polo contiene un alieno portatore sano di un virus in grado di annientare tutta l’umanità.

Incontri Ravvicinati del terzo tipo

Paragrafo a parte merita il capolavoro di S. Spielberg Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), qui gli alieni si servono delle note musicali per comunicare con i terrestri, la famosa sequenza di note (scritta da John Williams, ma voluta da Spielberg con sole 4 note): Sol, La, Fa, Fa, Do; è entrata ormai nella storia del cinema e nell’immaginario collettivo. Anche qui gli scienziati, sembrano tornare alle origini perché la prima forma di risposta usata è data con l’ausilio del linguaggio dei segni, iniziata con il palmo della mano alzato e rivolto verso l’ospite, lo stesso segno che compare sulla placca delle sonde Pioneer: oltre ad altri simboli facilmente interpretabili da un’avanzata civiltà extraterrestre, ci sono una figura umana maschile e una femminile, l’uomo appunto ha il palmo della mano alzato in segno di saluto. Se le astronavi rimandano al monolite nero del capolavoro assoluto 2001: Odissea nello spazio (S. Kubrick, 1968), la maternità e il rapporto della protagonista con la figlia, rispettivamente ad Alien 3 (D. Fincher, 1992) e a Solaris (A. Tarkovsky, 1972)(5), chiaramente ciò che a noi interessa è comprendere il linguaggio alieno così come è stato rappresentato nel film e al quale viene dato un’importanza di primo piano: il linguaggio infatti è «la prima arma che si sfodera in un conflitto».

Il linguaggio alieno
Il termine «si riferisce a qualsiasi forma di linguaggio che potrebbe essere utilizzato da ipotetiche forme di vita extraterrestri. Lo studio di tali linguaggi è stato denominato xenolinguistica o astrolinguistica ed è un campo ipotetico presente soprattutto nella fantascienza (…)  la possibile esistenza di forme di vita extraterrestri intelligenti la rende oggetto credibile anche di speculazioni scientifiche e (come detto, nda) filosofiche»(6).
E le speculazioni scientifiche chiaramente non mancano.

Lo studio della Nasa

Tre anni fa, nel 2014, la Nasa ha redatto lo studio Archaeology, anthropology and interstellar communication e, nel relativo articolo di Rosy Matrangolo, si legge: «Che presenze dovremo prevedere di aspettarci? Fatte come? Se le nostre conoscenze sull’universo sono ferme al 4%, come potremo prevedere in che modo la materia “ha dato vita” ai nostri vicini extraterrestri?». Dubbi più che legittimi. Inoltre: «Quali organizzazioni percettive i nostri vicini di pianeta avranno sviluppato per recepire e trasmettere messaggi? Saranno dotati di udito, vista, tatto come li intendiamo noi? Quale “evoluzione” a livello biologico avrà guidato il loro sviluppo? Per rispondere, gli studiosi fanno ricorso alla (nostra) storia: i simboli matematici, le note della musica, la scrittura cuneiforme e i geroglifici». L’autrice afferma che il metodo da utilizzare, alla fine, sarebbe: «ascoltare, isolare e decifrare»(7). Tutte azioni mostrate in Arrival, tranne come detto per la decifrazione.
Ma entriamo più nel merito della questione: il linguaggio degli eptapodi nel film in oggetto. La fantascienza diverse volte ha fatto ricorso a veri esperti per creare ex novo lingue fantastiche anche molto bene architettate, come ad esempio la lingua Klingon in Star Trek (da ricordare, inoltre che nell’opera di Villeneuve, non è contemplata la prima direttiva: una civiltà superiore non può interferire nell’evoluzione di un’altra meno evoluta). Per Arrival, gli autori si sono avvalsi, per dare un senso alla loro lingua, della competenza della prof. Jessica Coon della McGill University di Montreal, la versione scritta costruisce intere frasi come cerchi incredibilmente complessi senza un preciso ordine delle parole, ovvero ortografia non lineare. Da qui si evince come quanto sia diversa la loro lingua dalla nostra. Noi invece parliamo, sentiamo e usiamo il linguaggio nel contesto della nostra società. La questione è molto delicata perché il minimo errore potrebbe risultare fatale per l’una o l’altra specie. Ma in pratica da dove si parte.
Nel film viene citata l’ipotesi di Sapir-Whorf, conosciuta anche come “ipotesi della relatività linguistica”, «essa afferma che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla. Nella sua forma più estrema, questa ipotesi assume che il modo di esprimersi determini il modo di pensare». Per dirla in breve: noi siamo anche ciò che parliamo.
Ed ecco perché ci potrebbe essere un enorme differenza tra i significati di “arma” (nel film i militari immancabilmente vanno in agitazione, insieme a tutti i governi degli altri Paesi che hanno visto l’arrivo delle astronavi: «non siamo un pianeta con un solo leader», afferma l’agente CIA) e “strumento” che è quello che intendono scoprire i due scienziati, come vedremo.

La scala di Kardaschev e il rapporto tra civiltà diverse
Ho citato la scala diverse volte nei miei post, adesso però è bene spingerci un po’ oltre. Al di là delle tante ipotesi, Civiltà extraterrestri  (Mondadori), un saggio di divulgazione scientifica scritto nel 1979 da Isaac Asimov; equazioni: Equazione di Drake, Frank Drake astronomo e astrofisico statunitense, 1961 e paradossi, Paradosso di Fermi: «Dove sono tutti quanti?», (Enrico Fermi, Los Alamos, 1950); la scala di Kardashev è un metodo di classificazione delle civiltà in funzione del loro livello tecnologico, proposta appunto nel 1964 dall’astronomo russo Nikolaj Kardashev.
Si compone di tre tipi detti di transizione, basati sulla quantità di energia di cui le civiltà dispongono, secondo una progressione esponenziale:

  • Tipo I: civiltà in grado di utilizzare tutta l’energia disponibile sul suo pianeta d’origine.
  • Tipo II: civiltà in grado di raccogliere tutta l’energia della stella del proprio sistema solare.
  • Tipo III: civiltà in grado di utilizzare tutta l’energia della propria galassia.

Questo ha portato ad estrapolazioni ipotetiche ampiamente sfruttate, logicamente dalla fantascienza, infatti essa ha immaginato, anche civiltà di Tipo IV: in grado di controllare tutta l’energia di un superammasso di galassie, fino a civiltà di Tipo X: questi esseri possono essere realmente considerati degli Dei nel senso stretto della parola.
La civiltà umana sarebbe una civiltà ancora di “Tipo 0“, in quanto utilizzerebbe solo una frazione dell’energia totale disponibile sulla Terra. Jack Cohen, scienziato e Ian Stewart, matematico, hanno sostenuto che se non possiamo comprendere civiltà più avanzate, non possiamo neppure ipotizzare in che modo esse si evolvano. E non solo, il concetto che segue ipotizza numeri da capogiro e fa si che la suddetta scala assuma in tutto il contesto un ruolo di primo piano per la comprensione del rapporto tra civiltà diverse.
«Per intenderci, attualmente il flusso di energia utile impiegata dall’uomo è stimato in 15 TW, 11.600 volte meno del punto di prima transizione. Sulla scala logaritmica di Kardashev, meritiamo un valore pari a 0,71. Una civiltà di Tipo II sarebbe 11.600 miliardi di volte più in là di noi. Una civiltà di Tipo III: 11.600 miliardi di miliardi di volte più “potente” di noi»(8).
In pratica, quindi, se ci trovassimo di fronte una civiltà di Tipo III, l’ipotesi più probabile, saremmo in grado di comunicare con loro, oppure ci sarebbe la stessa differenza che c’è tra noi e le api o le formiche? Senza prendere in considerazione le civiltà di Tipo X , saremmo almeno in grado di riconoscerli come tale? Avvertiremmo cioè la loro presenza? Considerazioni ufologiche a parte (nelle abduction, gli alieni definiti “grigi”, in primis, usano la telepatia), sarebbe possibile un «gioco a somma zero», paritario, senza nessun vincitore? Credo di no.

Esoterismo e numerologia: il simbolismo nascosto
Guardando la particolare forma del linguaggio alieno il primo simbolo che salta subito agli occhi è il cerchio.
«Il simbolismo del Cerchio é duplice, sia magico sia celesteIl Cerchio come cielo rappresenta la dimensione intellettuale e spirituale (…)Il movimento circolare, che è anche quello del cielo, è perfetto, immutabile, senza inizio né fine, né variazione»(9); questo fa si che esso rappresenti il tempo.
Il tratto nero, monocromatico, senza colori, che contrasta con il bianco sottostante (sia esso carta o schermo), assume un significato altamente simbolico, infatti «L’antica tradizione orientale e il moderno mondo occidentale attribuiscono al nero e bianco un significato di trasformazione»(10).
Il numero 12 (le astronavi) è il numero sacro della trasformazione, «Il Dodici indica la ricomposizione della totalità originaria, la discesa in terra di un modello cosmico di pienezza e di armonia. Infatti indica la conclusione di un ciclo compiuto (…) è il simbolo della prova iniziatica fondamentale, che permette di passare da un piano ordinario ad un piano superiore, sacro (…) In numerologia, il 12 è un numero karmico: simboleggia il sacrificio, la fatica fisica e morale, l’abnegazione e la devozione (…)
Con il 12 si identifica il divenire del tempo»(11).
Il numero 7 (gli arti degli eptapodi), è il numero del destino. «Il Destino rappresenta il percorso di vita, la chiave per vivere bene e realizzare la nostra natura profonda (…)
Il numero Sette esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico»(12).

Conclusioni: «molti diventare uno»
Sebbene il film sia «ambizioso e umile, a tratti mistico-elegiaco»(13), le difficoltà sono diverse e, come osservato «non sono di natura esclusivamente tecnologica ma coinvolgono anche la volontà politica e gli interessi economici, tutti fattori non di secondo piano nella prospettiva di una rivoluzione epocale»(14).  Dov’è questa svolta epocale?
La dottoressa Banks inizia a ricevere, dopo il contatto con gli eptapodi, dei flash sulla sua vita, senza un ordine preciso, tra passato e futuro; ma è nel rapporto con la figlia Hannah (una parola palindroma, si può leggere indifferentemente sia da sinistra a destra che viceversa), che trova la forza di guardare dentro sé stessa, ma anche dentro al futuro e capire che cos’è realmente l’arma. L’arma, o lo strumento, sarebbe proprio lo strano linguaggio alieno: esso rappresenta la circolarità del tempo che per loro non ha né inizio, né fine (noi invece concepiamo il tempo come una freccia puntata solo verso il futuro). Con l’uso del loro linguaggio, è possibile appunto conoscere il futuro, quindi nelle mani sbagliate, diventerebbe un’arma pericolosissima, perché siccome sulla Terra non c’è un solo leader, necessariamente molti devono diventare uno, altrimenti conoscere il futuro potrebbe portare all’autodistruzione: la troppo conoscenza, può generare insicurezza, instabilità.
Portare arma, in definitiva, è la storia della nostra vita, una civiltà bellicosa, belligerante e immatura, una civiltà che ha paura di ciò che non conosce e non comprende e che preferisce distruggere piuttosto che capire. Però questo film, risponde, in un certo senso, alla classica domanda: siamo soli? No, non lo siamo. Loro sono qui, ma noi non li vediamo. Non possiamo. Non ancora…

Nota dell’autore:
Le citazioni, ove non specificato sono tratte dal film. Data una certa difficoltà nella gestione delle note, l’autore si riserva, qualora fosse necessario in seguito a rimostranze di altri autori, siti web, ecc., di correggere ove opportuno.

Note e Fonti:

  1. http://www.fantascienza.com/22067/arrival
  2. http://www.bibliotecagalattica.com/romanzi/storia_della_tua_vita.html
  3. http://www.mymovies.it/film/2016/storyofyourlife/pubblico/?id=754699
  4. https://it.wikipedia.org/wiki/Linguaggio_alieno
  5. http://www.mymovies.it/film/2016/storyofyourlife/news/cinemacheriflette/
  6. https://it.wikipedia.org/wiki/Linguaggio_alieno
  7. La fonte originaria dell’articolo, all’indirizzo: http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/rosy-matrangolo/manuale-di-comunicazione-interstellare/novembre-2016; attualmente risulta Non Trovata.
  8. http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2008/06/06/lorizzonte-postumano-e-la-civilizzazione-interstellare/
  9. http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/geometria/cerchio.html
  10. http://www.lifegate.it/persone/stile-divita/nero_e_bianco_come_colori_di_trasformazione_e_di_rinascita
  11. http://semplici.emozioni.forumfree.it/?t=64257055
  12. http://www.visionealchemica.com/numerologia-il-numero-7-nel-destino/
  13. Valerio Caprara, Il Mattino, 19 gennaio 2017 in http://www.mymovies.it/film/2016/storyofyourlife/rassegnastampa/755452/
  14. http://www.fantascienza.com/11262/verso-una-civilta-di-tipo-i

http://www.mymovies.it/film/2016/storyofyourlife/
http://www.mymovies.it/film/2016/storyofyourlife/pubblico/?id=755274
http://www.mymovies.it/film/2016/storyofyourlife/pubblico/?id=755338
http://www.mymovies.it/film/2016/storyofyourlife/pubblico/?id=748291
http://www.mymovies.it/film/2016/storyofyourlife/rassegnastampa/748326/
http://www.fantascienza.com/21814/arrival-il-final-trailer-racconta-il-mistero
http://www.altrogiornale.org/manuale-di-comunicazione-interstellare/
https://www.nasa.gov/sites/default/files/files/Archaeology_Anthropology_and_Interstellar_Communication_TAGGED.pdf
https://it.wikipedia.org/wiki/Storie_della_tua_vita
http://www.visionealchemica.com/12-numero-sacro-della-trasformazione/
http://www.sciencemag.org/news/2016/11/linguists-new-sci-fi-film-arrival-cant-come-soon-enough?utm_campaign=news_daily_2016-11-11&et_rid=17056890&et_cid=985356
https://www.scientificamerican.com/article/alien-interpreters-how-linguists-would-talk-to-extraterrestrials/
http://www.mymovies.it/film/2016/storyofyourlife/news/scifituttaltrochederivativo/

Photo credits:  http://collider.com/arrival-review/, Warner Bros., Columbia Pictures, Nasa, http://astrocultura.uai.it/avvenimenti/sagan.htm

Senza domani

Questo è il sottotitolo del film Edge of tomorrow (D. Liman, 2014) in cui Tom Cruise appartenente all’esercito mondiale, coinvolto nell’onnipresente invasione aliena, è costretto a ripetere, ogni volta che viene ucciso, lo stesso giorno, cercando di andare sempre un po’ più avanti.
È quanto sembra accadere oggi nel centro Italia, dove le scosse si ripetono senza soluzione di continuità, quotidianamente, con la gente costretta a rivivere la stessa esperienza quasi ogni giorno. Proprio come un film che sembra non finire mai.
Cercando di capire cosa effettivamente stia succedendo e perché, non è semplice, bombardati dalle notizie di televisione e giornali, stiamo perdendo la nostra capacità critica a tutto vantaggio del potere vigente che così facendo ci tiene nell’ignoranza più totale.
Per chi si appresta a leggere il testo che segue potrebbe sembrare solo un’accozzaglia di congetture senza nessuna validità scientifica. Inoltre i concetti che andrò ad esprimere possono sembrare incredibili o addirittura sconvolgenti, ma chi è dotato di una forte onestà intellettuale potrebbe almeno rilevare dei forti dubbi che sono quelli che in realtà dovrebbero spingere la vera ricerca scientifica altresì impegnata a raccogliere solo certezze che sembrano ormai essere giunte al capolinea.
Ripercorrendo brevemente i fatti, dopo il sisma del 24 agosto scorso di Magnitudo (M) 6.0, ci sono state altre forti scosse, due il 26 ottobre, rispettivamente di M 5.4 e M 5.9; il 30 ottobre di M 6.5 (che è la più alta scossa registrata in Italia dopo il terremoto in Irpinia del 1980). Da non dimenticare poi la scossa registrata il 28 ottobre al largo del Mar Tirreno meridionale, nei pressi del temutissimo vulcano Marsili di M 5.7.
Questi fenomeni tellurici hanno interessato una vasta zona dell’Italia centrale, ripresa dai satelliti, all’incirca di 600 km2 (ma secondo altri arriverebbe a 1000 km2), con uno spostamento verso ovest di 30 cm ed una depressione che arriva a ben 70 cm.
Tutti questi eventi sono riconducibili a fenomeni naturali (come dicono gli esperti, quando basta che uno di loro vada in televisione per dire che tutto è sotto controllo) oppure c’è dell’altro? È possibile prevedere i terremoti o addirittura scatenarne uno artificialmente? A che punto è lo stato dell’arte?
Attualmente lo studio per prevedere i fenomeni tellurici si basa sui precursori sismici. Il più importante fra questi è lo studio del gas Radon. «Il radon è un gas che si forma dalla trasformazione dell’uranio 238. Rimane intrappolato nelle rocce, finché all’avvicinarsi di un terremoto le microfratture che si formano nelle rocce non lo portano a sfuggire dalla crosta terrestre. L’utilizzo del radon come precursore di un sisma è tornato prepotentemente alla ribalta poco prima e soprattutto dopo il sisma dell’Aquila del 2009. In quel caso, infatti, Giampaolo Giuliani… un tecnico incaricato di controllare i rilevatori di radon (la cui radioattività può alterare i risultati degli esperimenti con i neutrini), osservando i sismografi e le oscillazioni di radon ha iniziato a notare delle correlazioni che facevano pensare all’avvicinarsi di un sisma. Secondo Giuliani la sua voce venne sottovalutata e il terremoto fece morti e distruzioni»(1).
Come se non bastasse anche per quanto riguarda il sisma del 24 agosto, Giuliani, indica come «con i suoi macchinari di monitoraggio sia possibile prevedere un terremoto con una finestra di 6-24 ore di anticipo. Ed infatti – racconta Giuliani – 5 ore e mezza prima del terremoto di Amatrice, alle 22 del giorno 23, i macchinari collocati in Abruzzo hanno registrato un picco allarmante. Nessuno però vuole vedere i suoi macchinari, nè chiede informazioni sul metodo utilizzato»(2). Perché nessuno vuole prenderlo in considerazione?
Marco Pizzuti nel suo libro Scoperte scientifiche non autorizzate (Edizioni Il Punto d’Incontro, 2011) solleva molte inquietanti questioni: ripercorre anche la storia di Nikola Tesla, lo scienziato più occultato dalla società contemporanea. Pizzuti «si sofferma poi su molti altri studiosi ribelli condannati all’oblio dall’establishment, dimostrando che l’intreccio tra scienza accademica e potere economico blocca l’umanità in uno stato di schiavitù. L’ostracismo con cui sono stati colpiti molti ricercatori “eretici” è tutt’uno con l’egemonia del sapere ufficiale e con la corte di disinformatori i cui raffazzonati “argomenti” si possono confutare conoscendo, ad esempio, gli studi di Tesla»(3).
E non finisce qui, se volete sapere altre informazioni sull’argomento, su youtube (l’indirizzo lo troverete nelle fonti) gira un video di 35’ dal titolo La verità sul terremoto 2016 – Documentario censurato; censurato perché in esso si parla anche del rapporto tra sisma e PIL e delle armi segrete per scatenarne uno!
Prima di toccare questo delicato tema è bene conoscere la differenza tra Terremoti Naturali e Terremoti Artificiali.
I terremoti naturali  «sono vibrazioni o assestamenti improvvisi della crosta terrestre, provocati dallo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo» (Wikipedia).
Terremoti artificiali. In un’interessante intervista(4), che vi consiglio di leggere attentamente, Gianni Lannes intervista il prof. Ignazio Guerra docente di Sismologia all’Università di Cosenza ed ex ufficiale dell’esercito italiano. Per brevità riportiamo il passo più indicativo: «I terremoti artificiali vengono provocati in maniera industriale a scopo di ricerca scientifica e ricerca mineraria. A scopo di ricerca scientifica, una volta abbiamo programmato una esplosione di cariche di dinamite da dieci tonnellate, nel Golfo di Taranto perché al momento dello scoppio programmato, una serie di persone con i sismografi portatili erano posizionate ogni 10-20 km lungo la linea che unisce l’Italia alla Yugoslavia, e questo nel 1973, in modo da registrare le onde sismiche prodotte dai terremoti artificiali. Abbiamo realizzato tanti altri esperimenti di questo genere anche sulla terraferma usando camion imbottiti di dinamite. Si scavano buche profonde anche 150 metri nel sottosuolo e si riempiono di candelotti di dinamite avvitati l’uno sull’altro, registrando con sismografi l’effetto dell’esplosione». E questo logicamente non accade solo in Italia, ma in ogni altra parte del mondo. In questa guerra ambientale sono implicati i più importanti centri di ricerca internazionali, la Nato e logicamente Usa e Russia. Proprio gli Stati Uniti d’America risultano i più preparati, sempre pronti a creare nuove armi belliche, come appunto le armi climatiche e tettoniche, proprio quelle che occorrono per innescare terremoti artificiali.
La prima arma verso la quale guardano i ricercatori di confine è il famigerato sistema H.A.A.R.P. (acronimo di High Frequency Active Auroral Research Program), sito nei pressi di Gakona, Alaska. Breve parentesi: l’analoga struttura russa, ma ne esistono altre in diverse zone del mondo, anche in Italia, si chiama Pamir 3, più volte oggetto di discussione da parte dello stesso Putin. Attraverso un intricato sistema di antenne, HAARP bombarda la ionosfera facendo rimbalzare fasci di energia quando e dove vogliono i responsabili. In pratica  «possono creare sismi e quindi scatenare movimenti tellurici potenti dove vogliono smuovendo le faglie. Lo possono fare anche per questioni politico-economiche,  per motivi legati nel distogliere l’opinione pubblica dai problemi reali»(5).
In pratica le attuali armi geofisiche permetterebbero disastri atmosferici, alterando il clima generale, terremoti e tsunami. L’HAARP nel linguaggio diplomatico degli USA è così definito: «Il progetto è anche oggetto di numerose teorie cospirative, compresa l’affermazione che HAARP sia un’arma climatica o geofisica. Cioè, non confermiamo né smentiamo queste informazioni!»(idem). E difatti HAARP è la prima accusata per quanto riguarda il terremoto in Giappone con tanto di tsunami e gli enormi danni causati dal danneggiamento della centrale atomica di Fukushima. Ci sarebbe ancora molto da dire in quanto gli eventi catastrofici sembrano aver aumentato la loro intensità: Israele si prepara a fronteggiare uno tsunami dopo le scosse nel Mediterraneo (contagio sismico). Il famoso “anello di fuoco”, la fascia costiera che va, partendo da ovest, dall’Australia, salendo verso la Cina , Russia e scendendo ad est, toccando tutto il continente americano dagli Usa fino al Cile nel profondo sud, ha ripreso la sua attività vulcanica.
Ma come già detto in passato eventi globali stanno accadendo anche su altri pianeti del sistema solare, “qualcuno” ci ha già avvertito, il pericolo potrebbe essere qualcosa che si nasconde, per ora, nello spazio più profondo…

Note e fonti:

  1. http://www.focus.it/scienza/scienze/979
  2. http://www.luogocomune.net/LC/index.php/23-energia-e-ambiente/4486-giancarlo-giuliani-il-terremoto-si-poteva-prevedere
  3.  http://www.tankerenemy.com/search/label/Armi%20tettoniche#.WBoHi_nhDIU
  4. http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2014/01/terremoti-naturali-e-terremoti.html
  5. http://www.segnidalcielo.it/haarp-e-armi-tettoniche-perche-la-predizione-dei-terremoti-va-occultata/

http://www.segnidalcielo.it/laumento-dellattivita-sismica-causata-dallaccelerazione-del-nucleo-della-terra/

http://www.repubblica.it/scienze/2016/10/31/news/ecco_perche_la_terra_continua_a_tremare-150987447/

http://www.segnidalcielo.it/sisma-scienziati-russi-applicano-con-successo-la-georadiolocalizzazione-per-prevedere-i-terremoti/

http://www.segnidalcielo.it/trema-il-pericoloso-anello-del-fuoco-terremoto-m-7-0-in-russia-e-forti-scosse-in-california/

http://www.segnidalcielo.it/contagio-sismico-israele-si-prepara-a-un-possibile-tsunami/

http://www.segnidalcielo.it/documento-inedito-la-verita-sul-terremoto-2016-tra-stratagemmi-e-inganni-dei-politici-dopo-le-tragedie-solo-soldi-e-pil/

http://www.segnidalcielo.it/cataclisma-globale-dopo-il-sisma-del-centro-italia-un-terremoto-e-stato-registrato-nei-pressi-del-vulcano-marsili-gli-alieni-dargos-lo-avevano-previsto/

http://www.repubblica.it/scienze/2016/11/02/news/gli_ultimi_terremoti_hanno_deformato_600_km_quadrati_di_territorio-151153797/?ref=r_ext_st_wind

https://www.youtube.com/watch?v=qz6h5CxE3rY

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