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Odissea

Vi starete chiedendo come mai un film e soprattutto un film basato su fatti mitologici, possa essere preso in considerazione dallo scrivente, quando la fantascienza sembra lontana anni luce. Non è così, un po’ di pazienza, ci arriveremo…
Visto il titolo, logicamente si è portati a confrontare l’Odissea di Nolan, con l’Odissea spaziale di Kubrick (1968), ma nemmeno tanto sorprendentemente, l’I.A. invece lo compara a Interstellar che lo stesso Nolan ha diretto nel 2014.
Infatti se in “2001” il rapporto spazio/tempo è il mood che rappresenta il filo conduttore, nell’ultimo capolavoro del regista di Inception (2010), Tenet (2020) e Oppenheimer (2023), lo spazio e il tempo sembrano dilatarsi notevolmente, ma in uno scorrere diverso, più o meno, all’occorrenza, fluido.
«Al tempo degli Dei dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re, che spadroneggiavano su una Terra in tumulto, il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà; finalmente arrivò Xena, l’invincibile principessa guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie; la lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti, furono affrontati con indomito coraggio, da colei che sola poteva cambiare il mondo».
È la voice over, nella sigla della serie TV Xena – principessa guerriera, al femminile certo, ma sembra riassumere abbastanza bene tutta l’essenza del film di Nolan, a partire dal nome della protagonista che rappresenta un cardine della mitologia, la “Legge di Zeus” e del suo particolare messaggio. Di fatti Xena, significa “straniero” e deriva dal termine “Xenìa”. La locuzione xenìa (dal greco antico ξενία) indica ospitalità e riassume l’insieme dei rapporti e delle regole dogmatiche tra ospite e ospitante nel mondo antico. Era considerato un dovere sacro, un pilastro culturale e sociale della civiltà. La xenìa non era una semplice cortesia, ma un’istituzione rituale e religiosa protetta da Zeus Xenios (protettore degli ospiti). Violare questo patto significava attirare l’ira degli Dei (AI Mode). In realtà la legge dell’ospitalità era presente in tutte le culture antiche, che sono venute a contatto con «quelli là», come li definisce M. Biglino nei suoi studi, confluiti in diversi libri). E ancora una volta sono i testi antichi a darci la risposta: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (San Paolo, lettera agli Ebrei, 13:2).
Certo, Loro, potevano assumere sembianze umane come si vede benissimo nel film di Nolan, e se erano in carne ed ossa, come noi e mai esseri divini o spirituali, – ai quali tra l’altro piaceva annusare, perché avevano un punto debole, la carne e il grasso animale alla brace, ricevendone un effetto calmante – concetto presente sia nella Bibbia che nelle opere di Omero, esiste la possibilità che essi siano “xeno”, estranei, in fantascienza “alieni”, classico esempio lo “xenomorfo” di Alien.
E qui arriviamo ad un altro concetto interessante: gli esseri mitologici presenti nei testi sacri delle antiche civiltà. Nel film di Nolan, oltre alle Dee (Calipso e Atena), alla maga Circe, compaiono altri esseri: Polifemo, il Ciclope (con un occhio solo raffigurato in verticale) figlio di Poseidone; Scilla, un mostro con diverse teste e Cariddi, quest’ultimo un enorme gorgo marino; le Sirene, creature ibride dal canto letale, che nel poema e nel film tentano i marinai con la promessa di conoscenza e immortalità, infine i Lestrigoni una feroce stirpe di giganti cannibali che distrugge gran parte della flotta achea.
Esseri mitologici, ma è possibile che anche in questo ci sia un fondo di verità dove il mito viene sostituito dalla realtà dei fatti, è possibile parlare di verità storica?
Si, eccome! Innanzitutto i “Giganti”, questo è ciò che dice la Bibbia: «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi» (Genesi 6:4), si tratta di un verso emblematico perchè, ad un’attenta lettura che è alla base del ragionamento non accademico, spiega molte cose. Innanzitutto la differenza tra uomini e figli di Dio, ci vorrebbe l’interrogativo ma la distinzione c’è tutta anche se c’era la compatibilità genetica che ha permesso la nascita degli eroi.
La genetica rimanda al termine Genia che ha, come è possibile constatare, l’assonanza fonetica con Xenia e, quindi, nel nostro caso con “xeno”, la parola base, come abbiamo visto poco sopra. Ma cosa dice la teologia, di questo versetto? Semplice, il termine “giganti” è da intendersi non come esseri umani molto alti, ma come persone dall’alto valore morale…
A voi sembra corretto? Altra nota dolente, per la scienza ufficiale, è la descrizione che lo storico Beròso dà a proposito degli esseri mitologici. Nel libro Il Pianeta degli Dèi del compianto Z. Sitchin si legge che all’inizio «La divinità Belo (…) generò diversi esseri orribili (…) Apparvero uomini con due ali (…) molti altri loro organi avevano una parte maschile e una femminile. Altre figure umane avevano zampe e corna di capra, oppure piedi come cavalli. Altri, simili a ippocentauri, avevano la parte posteriore come cavallo, mentre davanti erano come uomini».
Storia quindi, non mito. Fantascienza forse? Allora consiglio la visione del film Splice (V. Natali, 2009), film che ho recensito sul n.ro 31 della rivista X-Times (maggio 2011), dove rivive il mito sumero della Creazione.

Matt Damon è Ulisse, Anne Hathaway è Penelope

Quindi, i popoli che adoravano gli Dei dell’Olimpo (i Theoi), gli Elohim (termine che è il plurale di El, cioè Dio) della Bibbia, definiti anche con Nephilim (perché forse provenienti dalla costellazione di Orione), gli Anunnaki (“coloro che dal cielo sono scesi sulla Terra”, sempre secondo Sitchin), delle popolazioni della Mesopotamia, in primis i sumeri, in Africa (Egitto e non solo), ma anche più in là, in oriente (India), estremo oriente (Cina e Giappone), Australia (i miti degli aborigeni), fino ai nativi nord americani e le popolazioni mesoamericane: si sbagliavano tutti? Hanno preso un grosso abbaglio, erano individui trascendenti o esseri extraterrestri? «Le corrispondenze sono di un’evidenza indiscutibile»(1). Questo indica la traduzione “letterale” dei testi, mentre la conoscenza ufficiale (scientifica e religiosa), continua a voler farci credere che gli Dei erano solo mucchietti di pietra o statue, personificazione del mito senza nessuno dietro, mentre solo Yahweh, degli ebrei, era il Dio unico e vero.
Ma c’è di più, se quanto detto finora può, a ragion veduta, sembrare quantomeno ambiguo, la conferma, del fatto che siamo di fronte ad esseri che provengono da un altro mondo, si ha nelle capacità tecnologiche di cui questi esseri erano dotati, capacità fantascientifiche, ancora oggi figuratevi all’epoca, descritte in maniera molto elementare. Sempre nei testi omerici, ma è possibile riferirsi anche alla Bibbia, ci sono alcuni passaggi interessanti: il popolo dei Feaci era in possesso di «navi, guidate dalla loro (stessa, nda) mente … esse conoscono i pensieri e le intenzioni degli uomini, … non hanno mai paura di essere danneggiate o distrutte.»(2). Facile intravedere mezzi con comando a distanza, tipo droni; e ancora più a sorpresa «due ancelle d’oro sostenevano il loro padrone, simili a giovinette vive: esse avevano intelligenza, voce e forza, erano esperte nei lavori delle Dee immortali; si affaccendavano ai cenni del loro signore»(3). Che senso ha definirle vive, se non siamo in realtà in presenza di robot? Lo stesso per quanto riguarda i Cherubini della Bibbia?
Accolto positivamente dalla critica che ne elogia le qualità tecniche, l’ormai consolidato sistema IMAX, con pellicola da 70mm (e oltre 600 km di girato), fonde alla perfezione gli episodi di cui in un certo senso è diviso il film, mischiando dove occorre appunto qualità tecniche, estetiche, virtuosismi della telecamera, una fotografia quanto mai realistica, una colonna sonora «ancestrale e rituale»(Wikipedia), una sceneggiatura solida e location suggestive, rivitalizzano «un’antica avventura con maestosità»(4). Anche dal punto di vista cinematografico, infatti il primo film risale ai primordi della settima arte (G. De Liguoro, F. Bertolini e A. Padovan, 1911), l’Ulisse di M. Camerini (1954) con K. Douglas nei panni dell’eroe; non può mancare Troy (W. Petersen, 2004) con B. Pitt che interpreta Achille, colossal liberamente ispirato però all’Iliade; infine lo sceneggiato Rai, andato in onda nel 1968 per la regia di F. Rossi con la collaborazione di M. Bava (l’episodio di Polifemo) e C. Rambaldi che firmarono insieme gli effetti speciali.
Nonostante la struttura omerica, Nolan opera un profondo cambiamento, gli uomini restano pedine nelle mani degli Dei, anche se la salvezza dell’uomo è interamente opera dell’uomo stesso; trovare la strada di casa, non è stato facile, ma per salvare l’umanità ci vuole ben altro: «la nostra civiltà sta crollando» sentenzia Penelope, che insieme ad Ulisse parte per una viaggio senza meta, nel mare magnum incontro ai «secoli di oscurità che verranno». I secoli oscuri verrano di certo se prima non chiariamo esattamente come sono andate le cose millenni fa, come siamo stati creati e da chi, la conclusione per il momento è una soltanto: forse c’è più fantascienza nel nostro lontano passato che nel nostro prossimo futuro.

Note:
1.https://www.macrolibrarsi.it/speciali/theoi-omerici-elohim-biblici-estratto-da-la-bibbia-non-parla-di-dio-di-mauro-biglino.php?srsltid=AfmBOoowfpLIDbPbbvy0mTzkmZdNNUpZ5Rq422CcNjBOTV3yqH1x9Ggq
2.https://www.frontedelblog.it/2019/07/06/nelliliade-e-nellodissea-si-parlava-di-alieni-le-suggestive-ipotesi-di-mauro-biglino/
3.idem
4.https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_(film)

Altre fonti:
https://extremamente.it/mauro-biglino-la-bibbia-come-omero-e-i-testi-vedici/
https://cinema.everyeye.it/notizie/odissea-creature-mitologiche-apparse-film-christopher-nolan-891171.html
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-odissea-di-nolan-e-davvero-il-prequel-di-dune-il-legame-che-nessuno-aveva/n220447/
https://it.wikipedia.org/wiki/Xena_-_Principessa_guerriera
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-christopher-nolan-si-e-ispirato-ai-mostri-di-guillermo-del-toro-per/n226566/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-le-prime-reazioni-incoronano-il-film-di-nolan-come-un-capolavoro/n226467/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/christopher-nolan-e-l-ossessione-per-il-tempo-la-chiave-nascosta-dietro/n226597/
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/poster/0/
Elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni tratta da: https://www.hollywoodreporter.com/lists/the-odyssey-cast-characters-christopher-nolan/

Congiunzione temporale

Il titolo è tratto da una citazione di Ritorno al futuro (Part II, R. Zemeckis, 1989), quando Doc, spiega a Marty il perchè di quella particolare data (12 novembre 1955), come se avesse «una qualche importanza cosmica (omissis) per l’intero continuum spazio-tempo». Il 1926 è stato un anno di svolte epocali: a livello scientifico si vide la nascita della Fisica Quantistica moderna grazie al fisico E. Schrödinger che pubblica “l’equazione d’onda”, dando impulso appunto alla Fisica dei Quanti; a livello tecnologico, sempre nel gennaio di quell’anno avvenne la prima dimostrazione della Televisione, l’ingegnere J. L. Baird, scozzese, mostra a Londra il primo prototipo.
Il dirigibile Norge, progettato e pilotato dal generale, esploratore e ingegnere Umberto Nobile che, con a bordo tra gli altri anche R. Amundsen, fece la prima trasvolata completa del Polo Nord. Quell’anno vide anche la nascita — che è quello che più ci interessa — della FantaScienza, quando un emigrato negli Stati Uniti di origine lussemburghesi, H. Gernsback, pubblicò il primo numero della rivista Amazing Stories, i cui temi affondano le radici nel romanzo scientifico dell’Ottocento, nato con la rivoluzione industriale. Il nuovo genere narrativo è basato su ipotesi tecnico-scientifiche e sul loro impatto sulla società e sui singoli individui, mantenendo sempre una coerenza logica con la realtà e propone scenari che appaiono scientificamente possibili o verosimili.
Le “Storie Stupefacenti”, che iniziarono ad essere raccontate anche in altre riviste (i cosiddetti Pulp Magazine, perchè stampate su carta di bassa qualità ricavata dalla polpa di legno, “Pulp”), fece aumentare il sense of wonder, il senso del meraviglioso, del fantastico.
E quest’anno, il 2026, la “Science Fiction”, compie 100 anni. Sebbene sia molto cambiata, anche grazie al cinema che, proprio in quest’anni sta avendo una nuova rivoluzione con l’avvento dell’I.A., la FS, non ha perso il suo fascino, anzi secondo molti si tratta del genere (letterario e cinematografico, in primis) più seguito. Il 2026 si distingue come l’anno di svolte cruciali nell’esplorazione spaziale e di importanti traguardi tecnologici nell’integrazione energetica e nell’astronomia: il telescopio del Rubin Observatory ha scoperto finora oltre 11.000 asteroidi, mappando gli oggetti spaziali vicino alla Terra (N.E.O.) e transnettuniani (AI Mode).
Inoltre, l’equipaggio dell’Artemis II della Nasa ha battuto il record storico della massima distanza mai raggiunta da esseri umani dalla Terra, arrivando sul lato nascosto della Luna, alla distanza di 406.000 km.
Sembra che il futuro sia sempre più vicino e, sebbene vista la Realtà che stiamo vivendo, oggi è più incerto che mai, continuiamo la nostra sfida, alla scienza ufficiale, che nega l’esistenza di attività extraterrestre sulla Terra: il 2026 è il 30° Anniversario del film Independence Day, diretto da R. Emmerich appunto nel 1996. Ma prima di analizzare la pellicola, vediamo quali fatti importati sono successi in quell’anno.
La svolta e la rivoluzione inizia dalla biologia: con la clonazione della pecora Dolly, il 5 luglio, nei laboratori del Roslin Institute, in Scozia, nasce, se così si può dire, il primo mammifero interamente clonato da una cellula adulta. Nell’esplorazione spaziale la NASA lancia la sonda Mars Pathfinder che atterrerà alcuni mesi dopo sul pianeta rosso inaugurando una nuova era. Il super computer Deep Blue della IBM batte, a scacchi, il campione del mondo, il russo Garry Kasparov.
In SudAfrica cade il regime di segregazione razziale che segna la fine dell’Apartheid. Infine la nascita di GOOGLE, ad opera di due studenti della Stanford University, L. Page e S. Brin, il motore di ricerca oggi più famoso al mondo — che ho utilizzato per ricavare, tramite l’ausilio dell’I.A. — i dati fin qui riportati (ricerca effettuata il 30/06/2026).
Il film di Emmerich, ricordato come roboante e fracassone, ma è anche un blockbuster e, in un certo senso, grazie al supporto di effetti speciali (Oscar), può a ragion veduta, essere considerato un cult. Certo è stato detto di tutto, dal ruolo degli Stati Uniti che, ancora una volta si innalzano a salvatori della Patria, anzi stavolta di tutta l’umanità, mostrando la strada da percorrere, per l’abbattimento delle minacciose, mastodontiche, astronavi aliene.
La prospettiva, non nuova per i film di Sci-Fi, dove è concesso di speculare, per trarne spunti interessanti è la valenza sociologica. Ora vi starete chiedendo come ci si arriva a questo; il ragionamento è semplice, non ci vuole molto per capire: nell’esatto momento che le astronavi fanno il loro ingresso nei cieli di tutto il mondo «un fatto storico senza precedenti» (dal film), — ma gli ufologi non sono d’accordo, perchè i precedenti ci sono, eccome — tutte le differenze, si annullerebbero di colpo, e questo nel film si vede molto bene, un livellamento della società: bambini che smettono di giocare, un senzatetto, si alza con lo sguardo allibito, manager con la 24 ore e donne in carriera, con gonna e tacchi, si bloccano sul posto con lo sguardo attonito, persino un poliziotto scende dall’auto, lasciandola per strada, smette all’istante di essere tale, incurante dell’incidente che provoca.
Come nella realtà la pace sembra lontana, anzi non è proprio contemplata, visto le condizioni e nello scambio di battute tra il Presidente e l’alieno catturato, siccome non «ci può essere pace tra di noi?», secondo l’alieno l’unica cosa che possiamo fare è «morire». Ed è lo stesso Presidente, che autorizza l’uso delle armi nucleari sul suolo americano, che poco prima dell’attacco congiunto, sprona così la folla, è «il giorno (4 luglio, nda), in cui il mondo con una sola voce ha dichiarato noi non ce ne andremo in silenzio nella notte! Noi non ci arrenderemo senza combattere! Noi continueremo a vivere! Noi sopravviveremo!».
È ciò che stiamo facendo: quest’anno è il 30° anniversario per quanto riguarda il mio interesse nel mondo della cultura alternativa e non rinuncerò mai a guardare al cosmo, al cielo, magari dalla sommità di una rupe, con il fuoco della conoscenza che arderà sempre.

Planetary

Di solito non recensisco film datati, ma ho avuto modo di vedere il film in questione proprio il giorno dell’Earth Overshoot Day, ampiamente tratteggiato in alcuni miei post.
Il documentario, splendidamente realizzato con fantastiche immagini a 360° del nostro pianeta, sia da terra -le grandi metropoli urbane, sia dallo spazio; infatti lo stesso si apre con la partenza dell’Apollo 11, e raccoglie le interviste a scrittori, scienziati, sociologi, filosofi e pensatori vari. E la prima citazione è proprio di un ex astronauta: «Guardare il pianeta dall’alto è un’esperienza che toglie il fiato». Dall’alto, infatti, il nostro bel pianeta blu, sembra perfetto, ma, in realtà «è molto fragile». Un’antica leggenda della mitologia induista narra: «In passato tutti gli uomini avevano gli stessi poteri degli Dèi, ma a causa delle loro malefatte, gli Dèi decisero di togliere questo dono e iniziarono a cercare dove nascondere la scintilla divina. Uno disse, gettiamola sul fondo dell’oceano, lì non la troveranno mai. Ma gli altri dissero, un giorno l’uomo arriverà sul fondo dell’oceano, allora la troverà. Un altro disse, allora mettiamola tra le stelle del cielo. No, un giorno l’uomo volerà fino alle stelle e la troverà. Poi Brahma disse,  sò io dove nasconderla, mettiamola nel profondo del suo animo, perchè non penserà mai di cercarla lì».
La profondità di questo breve spaccato, andrebbe sviluppata a parte, inoltre è in perfetta sintonia con un altro testo inserito nel film Apocalypto (M. Gibson, 2006), però una cosa è certa: «La risposta è dentro di noi».
Il problema purtroppo è che noi non ci vediamo come un’unica specie e dallo spazio «non si vedono le differenze».
«Siamo nel pieno di una crisi ecologica», afferma L. Ellis, teorico dei sistemi complessi(1), che continua: «potrebbe arrivare ad alterare, tutta la vita sulla Terra». L’ipotesi “Gaia”, inquadra la Terra come un unico sistema vivente ecco perchè «siamo nel pieno di un’estinzione di massa». Non è che la pandemia è un ultimatum da parte del nostro pianeta?(nda). Dei 10 milioni di specie, attualmente ne scompaiono migliaia ogni anno, fatto questo taciuto dai media con il bene placido della classe politica (leggi potere).
Ancora Ellis: «Che cos’è che blocca la nostra coscienza e ci impedisce di comprendere e accettare il dolore per quello che abbiamo fatto e facciamo al Pianeta e che ci stiamo facendo l’un l’altro, ovvero distruggerci?». Quella che stiamo vivendo è una crisi epocale: «Nel corso dei secoli, nella storia dell’umanità, ogni cultura si è organizzata intorno ad un mito fondante, possiamo fingere di vivere… ma possiamo fermarci e farci questa semplice domanda -In che modo organizzo la mia vita, come dò un senso a tutte le mie attività ed esperienze?».

Un mosaico di alcuni frames tratti dal film.
Elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni

Il grosso guaio è che la cultura moderna, basata sul profitto e il consumismo è: «così arrogante fino a credere che l’universo fosse stato creato solo per noi, per istruire e liberare la nostra piccola anima».
W. Nisker, insegnante di meditazione e scrittore afferma: «Visione ristretta e immorale».
W. Davis, esploratore e antropologo: «Il mondo nel quale viviamo è solo un modello della realtà, adesso non ci interessa chi ha ragione e chi torto»; ma ci sono diversi sistemi di valori che ci impediscono di agire.
«Molte culture nella loro storia hanno tramandato miti legati alla natura che trasmettevano un ideale di armonia e la Natura era la Madre, il Padre, la Fonte della loro esistenza. Ma noi ci siamo raccontati un mito che prescindeva dalla natura, in cui l’uomo era superiore e si poneva come suo padrone. Se guardiamo la nostra politica, la nostra economia, sono basate su un concetto di separazione tra l’uomo e la Terra, ed è proprio questo senso di alienazione che ci spinge a profanare la Terra».
Angel Kyodo Williams, monaca Zen: «La visione del mondo che abbiamo oggi, si basa su un paradigma dominante, che pone l’uomo sopra ogni cosa. Il resto del pianeta e anche tutti gli altri esseri viventi sono visti come delle risorse da conquistare… bisogna mettere tutto a tacere, perché se questa visione si confrontasse con la verità, crollerebbe tutto all’istante».
«Facciamo parte di quel processo evolutivo costante che oggi include tutti gli esseri viventi e i 100 miliardi di galassie nel cielo». Mona Polacca, anziana del popolo Hopi: «Lo vedo come un risveglio collettivo».
Tiokasin Ghosthorse, anziano del popolo Lakota: «Se però decidiamo di entrare in comunione con questa conoscenza, diventa la nostra identità, capiremo che la nostra priorità è difendere la Madre Terra, è questo il nostro compito…».

 

nota:
1. Lo studio dei sistemi complessi è un campo nuovo, che si caratterizza, fra l’altro, per la sua natura altamente interdisciplinare: basti pensare alle connessioni con la biologia, l’informatica, la teoria dei sistemi, la finanza e l’ecologia (Treccani).

 

credit:
Planetary, documentario,
regia: Guy Reid, 2015
disponibile su Mediaset Play fino al 05/09/2020
weareplanetary.co
@weareplanetary
#weareplanetary

 

La carne e l’anima

La notizia(1) è di inizio mese, quindi molti potrebbero obiettare che oggi, nel mondo dell’informazione, non esiste tutto questo tempo trascorso e considerare in tal senso la stessa, roba vecchia.
Però dipende da ciò che si vuole ottenere da una qualsiasi informazione, in pratica se essa può servire da spunto per parlare di argomenti più specifici, aspettare il momento adatto, quando un’altra notizia, un altro particolare, può andare ad arricchire, far evolvere concettualmente i contenuti. In pratica lasciar alimentare il fuoco della conoscenza che a volte dorme sotto le ceneri prima che possa divampare diventando pensiero scritto utile a tutti.
Arizona, Stati Uniti: la Abc riferisce che il 38enne Michael Kent era un membro di un gruppo neonazista-suprematista militante, partecipava ai raduni con bandiere, la casa piena di svastiche e fiero portatore sul proprio petto della stessa croce uncinata. Finito in carcere, forse come conseguenza di una manifestazione sfociata in violenza, dopo aver scontato parte della pena è stato affidato a un ufficiale di sorveglianza per controllarne il comportamento in regime di semi libertà. Il bello, è il caso di dirlo, è che l’ufficiale era la 45enne Tiffany Whittier, afroamericana! L’incontro ha cambiato le loro rispettive vite. Un uomo pieno fino al midollo di teorie neonaziste, sicuro della superiorità della razza ariana e colmo di odio, costretto a confrontarsi con una afroamericana: la massima incompatibilità. Stranamente, non tanto come vedremo, il confronto va avanti, a poco a poco nasce un’amicizia, l’amicizia diventa conversione e l’amore ancora una volta riesce a trionfare. Kent ripudia il suo credo, rimuove mentalmente e fisicamente tutti i simboli, persino coprendo con una stella la svastica tatuata sul petto.
Ora Michael lavora in una fattoria con diversi colleghi ispanici e afroamericani: non vuole che i figli vivano in un mondo fatto d’odio come è stato il suo per tanti anni, vuole essere un buon padre, con la sua amata Tiffany sempre al suo fianco.
No, non è una favola, anche se ne ha tutti i requisiti, ma come nelle favole c’è un lato nascosto, un lato che sfugge ai più, ma che a volte è possibile rintracciare facilmente se si guarda il tutto con altri “occhi”. Quindi la prima domanda è: perché è potuto succedere questo? Amore a prima vista direbbero alcuni, altri attrazione fisica, altri ancora anime gemelle incontratesi al momento giusto. No, niente di tutto questo, anche se il termine “anima” è molto indicativo. Ne ho già parlato in un precedente post, e nel rispetto di chi invece crede a quanto appena detto, io ribadisco che nelle scelte della vita, non è la mente che comanda o il cuore (che è solo un organo), o il corpo, ma l’anima. Perché il concetto di anima gemella non è proprio corretto? Perché le anime gemelle sono affini, l’anima è in questo universo (entrambi creati dal pensiero creatore) per fare esperienza, ma due anime affini (all’anima basta uno sguardo per capire), potranno ricevere poco l’una dall’altra e siccome la principale esperienza è l’amore, ecco che forse, molte volte ciò viene frainteso, e questo, secondo me, potrebbe spiegare molte cose.
Discorso diverso per le anime “complementari”, o se preferite opposte, quelle cioè che si completano l’una con l’altra. Per facilitare il discorso mi servirò della ruota dei colori: il blu è complementare al marrone, il magenta al giallo, il verde al rosso, e così via con tutte le rispettive sfumature o tonalità, colori freddi con colori caldi, ma mai due colori vicini. Le anime impareranno l’una dall’altra, troveranno un equilibrio (l’universo è equilibrio), evolveranno. Ecco cosa è successo a Michael e Tiffany che a prima vista ricordano i protagonisti del film L’anima e la carne (J. Huston, 1957), lei suora, lui marines nella seconda guerra mondiale: l’opposto vissuto, lo scontro tra le Istituzioni e il rispetto delle loro scelte esistenziali(2), non permette il connubio: alla fine entrambi torneranno alle loro vite, ma anche questa è crescita. Ma c’è un altro concetto che è utile capire per comprendere quanto appena espresso. Cosa succede se l’anima si trova nel corpo sbagliato? Pochi giorni fa ho avuto modo di vedere in tv il film Doppia anima (N. René, 1992), film che non conoscevo ma che consiglio vivamente di guardare (è disponibile in streaming a pochi euro).
Al matrimonio dei due protagonisti, diversi per concezioni e caratteri, un simpatico vecchietto chiede di poter baciare la sposa, ma al momento del tocco delle labbra, si alza una folata di vento e grazie ad un fenomeno paranormale, le loro anime si scambiano. Toccherà al marito accorgersi dello scambio e riconoscere l’anima della moglie nel corpo dell’anziano signore, l’amore tra le loro anime resterà inalterato; ci scappa anche un bacio tra i due corpi maschili, fino a quando un altro bacio rimetterà le cose a posto. Solo chi vede il male dappertutto non potrà mai apprezzare la bellezza insita in quella scena e spero possiate capire ciò a cui mi riferisco, con tutte le conseguenze che ne derivano. Ma molti usano gli occhi solo per guardare la punta del loro naso, invece gli occhi servono anche per guardare oltre, oltre i limiti imposti dal corpo, dalla carne e da chi vuole soffocare la vera conoscenza (tutte le Istituzioni), per contemplare l’anima di chi ci sta di fronte. Concludo con una citazione, come faccio spesso d’altronde, nel film I colori dell’anima – Modigliani (M. Davis, 2004), l’amante e modella del maestro chiede perché nel suo ritratto, l’artista non gli ha dipinto gli occhi: «Devo prima conoscere la tua anima».

 

Note:
1.http://www.corriere.it/esteri/17_ottobre_01/usa-neonazista-pentito-cancella-tatuaggio-svastica-aver-conosciuto-donna-afroamericana-76eb65d2-a6c6-11e7-a0ff-6d279b95c0af.shtml
2.http://www.spietati.it/z_scheda_dett_film.asp?idFilm=2597

Fonti:
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=8132
wikipedia

Credit:
www.corriere.it
https://www.disegnoepittura.it/colori-primari-secondari-complementari/

Canto al Messia

Il giorno.jpg

“… gli occhi mai videro /  un verde simile a quello di quella terra vivente /  nel giorno che illuminò i nostri giorni / come la luce lunare quando… ritarda ad alzarsi / e le ombre hanno paura. Non arrivò dal cielo, accecante; ma / riluceva da ogni cosa vivente, tutte unite insieme. Ogni stelo / d’erba era sacro con la luce che sprigionava / e gli alberi respiravano il giorno e i boccioli erano piccoli soli. / E da quella terra gli Eterni avanzavano, una miriade di moltitudini / rilucente splendore, e noi che siamo fantasmi / e inseguiamo quelle ombre che si nutrono del domani! / Come indumenti di luce, i loro dispiaceri dimenticati / caddero… / e gli occhi, scuriti dalle lacrime versate, / erano aperti illuminati dal nuovo giorno. Era primavera per sempre / e tutti gli uccelli si misero a cantare su di loro… / Tutti i bisogni si riversarono nei sacri pascoli, privi di paura: e i cavalli, innumerevoli / cavalcarono come fulmini gioiosi… / Nei fiumi di luce vivente i pesci guizzavano e splendevano, / anche loro in cammino! / Ogni cosa vivente guardava in alto e sapeva… / Ogni cosa vivente / con foglie e radici, con pinne o gambe o ali / si inchinò, contemplando; e all’improvviso in loro si verificò una / trasformazione / e tutto ciò che di distante e diverso c’era fra loro svanì. / Nessuno era più solo, / ma ognuno conosceva l’altro ed era da questi conosciuto, / e vedeva le stesse cose… / gli uomini avevano perso i loro piccoli sogni e si / erano risvegliati tutti insieme”.
Il testo che avete appena letto non è tratto da un libro di preghiere, anche se potrebbe venire dallo spazio o dal cielo, se preferite, un po’ come il Padre Nostro (che è nel più alto dei cieli). Credo siano in pochi a conoscere questi versi, almeno che non abbiano letto il libro dal quale sono stati, in parte, citati: George C. Andrews, Extraterrestri. Amici e ostili (Macro Edizioni). Qual è il loro significato? Che noi siamo un tutt’uno con l’universo e l’invitabile trasformazione che avverrà nel “Giorno della Conoscenza”, come lo definisce (insieme al titolo di questo post) J. G. Neihardt nel libro, ci ricondurrà a Lui, il Dio Supremo, l’Ingenerato, insieme alle altre specie viventi che popolano il cosmo.

Buone Feste

Commenti_Canto al Messia

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