Il titolo è tratto da una citazione di Ritorno al futuro (Part II, R. Zemeckis, 1989), quando Doc, spiega a Marty il perchè di quella particolare data (12 novembre 1955), come se avesse «una qualche importanza cosmica (omissis) per l’intero continuum spazio-tempo». Il 1926 è stato un anno di svolte epocali: a livello scientifico si vide la nascita della Fisica Quantistica moderna grazie al fisico E. Schrödinger che pubblica “l’equazione d’onda”, dando impulso appunto alla Fisica dei Quanti; a livello tecnologico, sempre nel gennaio di quell’anno avvenne la prima dimostrazione della Televisione, l’ingegnere J. L. Baird, scozzese, mostra a Londra il primo prototipo.
Il dirigibile Norge, progettato e pilotato dal generale, esploratore e ingegnere Umberto Nobile che, con a bordo tra gli altri anche R. Amundsen, fece la prima trasvolata completa del Polo Nord. Quell’anno vide anche la nascita — che è quello che più ci interessa — della FantaScienza, quando un emigrato negli Stati Uniti di origine lussemburghesi, H. Gernsback, pubblicò il primo numero della rivista Amazing Stories, i cui temi affondano le radici nel romanzo scientifico dell’Ottocento, nato con la rivoluzione industriale. Il nuovo genere narrativo è basato su ipotesi tecnico-scientifiche e sul loro impatto sulla società e sui singoli individui, mantenendo sempre una coerenza logica con la realtà e propone scenari che appaiono scientificamente possibili o verosimili.
Le “Storie Stupefacenti”, che iniziarono ad essere raccontate anche in altre riviste (i cosiddetti Pulp Magazine, perchè stampate su carta di bassa qualità ricavata dalla polpa di legno, “Pulp”), fece aumentare il sense of wonder, il senso del meraviglioso, del fantastico.
E quest’anno, il 2026, la “Science Fiction”, compie 100 anni. Sebbene sia molto cambiata, anche grazie al cinema che, proprio in quest’anni sta avendo una nuova rivoluzione con l’avvento dell’I.A., la FS, non ha perso il suo fascino, anzi secondo molti si tratta del genere (letterario e cinematografico, in primis) più seguito. Il 2026 si distingue come l’anno di svolte cruciali nell’esplorazione spaziale e di importanti traguardi tecnologici nell’integrazione energetica e nell’astronomia: il telescopio del Rubin Observatory ha scoperto finora oltre 11.000 asteroidi, mappando gli oggetti spaziali vicino alla Terra (N.E.O.) e transnettuniani (AI Mode).
Inoltre, l’equipaggio dell’Artemis II della Nasa ha battuto il record storico della massima distanza mai raggiunta da esseri umani dalla Terra, arrivando sul lato nascosto della Luna, alla distanza di 406.000 km.
Sembra che il futuro sia sempre più vicino e, sebbene vista la Realtà che stiamo vivendo, oggi è più incerto che mai, continuiamo la nostra sfida, alla scienza ufficiale, che nega l’esistenza di attività extraterrestre sulla Terra: il 2026 è il 30° Anniversario del film Independence Day, diretto da R. Emmerich appunto nel 1996. Ma prima di analizzare la pellicola, vediamo quali fatti importati sono successi in quell’anno.
La svolta e la rivoluzione inizia dalla biologia: con la clonazione della pecora Dolly, il 5 luglio, nei laboratori del Roslin Institute, in Scozia, nasce, se così si può dire, il primo mammifero interamente clonato da una cellula adulta. Nell’esplorazione spaziale la NASA lancia la sonda Mars Pathfinder che atterrerà alcuni mesi dopo sul pianeta rosso inaugurando una nuova era. Il super computer Deep Blue della IBM batte, a scacchi, il campione del mondo, il russo Garry Kasparov.
In SudAfrica cade il regime di segregazione razziale che segna la fine dell’Apartheid. Infine la nascita di GOOGLE, ad opera di due studenti della Stanford University, L. Page e S. Brin, il motore di ricerca oggi più famoso al mondo — che ho utilizzato per ricavare, tramite l’ausilio dell’I.A. — i dati fin qui riportati (ricerca effettuata il 30/06/2026).
Il film di Emmerich, ricordato come roboante e fracassone, ma è anche un blockbuster e, in un certo senso, grazie al supporto di effetti speciali (Oscar), può a ragion veduta, essere considerato un cult. Certo è stato detto di tutto, dal ruolo degli Stati Uniti che, ancora una volta si innalzano a salvatori della Patria, anzi stavolta di tutta l’umanità, mostrando la strada da percorrere, per l’abbattimento delle minacciose, mastodontiche, astronavi aliene.
La prospettiva, non nuova per i film di Sci-Fi, dove è concesso di speculare, per trarne spunti interessanti è la valenza sociologica. Ora vi starete chiedendo come ci si arriva a questo; il ragionamento è semplice, non ci vuole molto per capire: nell’esatto momento che le astronavi fanno il loro ingresso nei cieli di tutto il mondo «un fatto storico senza precedenti» (dal film), — ma gli ufologi non sono d’accordo, perchè i precedenti ci sono, eccome — tutte le differenze, si annullerebbero di colpo, e questo nel film si vede molto bene, un livellamento della società: bambini che smettono di giocare, un senzatetto, si alza con lo sguardo allibito, manager con la 24 ore e donne in carriera, con gonna e tacchi, si bloccano sul posto con lo sguardo attonito, persino un poliziotto scende dall’auto, lasciandola per strada, smette all’istante di essere tale, incurante dell’incidente che provoca.
Come nella realtà la pace sembra lontana, anzi non è proprio contemplata, visto le condizioni e nello scambio di battute tra il Presidente e l’alieno catturato, siccome non «ci può essere pace tra di noi?», secondo l’alieno l’unica cosa che possiamo fare è «morire». Ed è lo stesso Presidente, che autorizza l’uso delle armi nucleari sul suolo americano, che poco prima dell’attacco congiunto, sprona così la folla, è «il giorno (4 luglio, nda), in cui il mondo con una sola voce ha dichiarato noi non ce ne andremo in silenzio nella notte! Noi non ci arrenderemo senza combattere! Noi continueremo a vivere! Noi sopravviveremo!».
È ciò che stiamo facendo: quest’anno è il 30° anniversario per quanto riguarda il mio interesse nel mondo della cultura alternativa e non rinuncerò mai a guardare al cosmo, al cielo, magari dalla sommità di una rupe, con il fuoco della conoscenza che arderà sempre.
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La fantascienza esplora l’impatto di scienza, tecnologia e futuro sulla società e sull’individuo, fondendo elementi fantastici con concetti scientifici plausibili, utilizzando mondi alternativi o viaggi nel tempo per riflettere sulle grandi, esistenziali, domande dell’essere umano. Quest’ultimo, in pratica è sempre il focus su cui in un certo senso si basano appunto le storie che escono dalla fervida mente degli autori: scrittori, registi, ecc. È facile parlare di fantascienza quando si prendono in considerazione opere che dichiaratamente esplorano tali concetti, lo è molto meno quando bisogna speculare su altre dove non è facile vedere subito l’aspetto narrativo che unisce fantasia e scienza. In passato, sono già ricorso a tale espediente usando, per descrivere la situazione in epoca pandemica, il film Il domani tra di noi (H. Abu-Assad, 2017) che, se ci fate caso descrive, sintetizzando proprio l’essenza della FS stessa: il domani, cioè il futuro e il rapporto fra gli esseri umani, il tra di noi; ma l’aspetto più significativo è quando avviene l’incontro tra l’uomo e un alieno o un’altra creatura intelligente.
È ciò che accade nel film Creature luminose, disponibile su Netflix, diretto da Olivia Newman e tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Shelby Van Pelt. «È sorprendente, infonde speranza. È un omaggio alla vita, alle creature e al legame che gli esseri umani hanno con le creature»(1). Anche se il titolo possa sembrare quello di un film di Science Fiction perchè “creature”, è un sinonimo per alieno, extraterrestre o E.B.E. (tecnicismo esatto per Entità Biologica Extraterrestre), mentre con “luminose” si definiscono esseri che sono fatti di pura luce, come gli alieni di Segnali dal futuro (A. Proyas, 2009), oppure meglio definiti in ufologia, come “Lux” (in grado di parassitare gli umani). Nel film della Newman la creatura è un intelligentissimo polipo di nome Marcellus (=“piccolo Marte” o “giovane guerriero”) che vive nella vasca di un acquario e da lì assiste alla vita che si svolge da quest’altra parte del vetro, stringendo, se così si può dire, un particolare legame con un’anziana inserviente (la bravissima Sally Field, due volte premio Oscar) e un giovane uomo tornato in città per trovare le sue radici. L’opera della regista, richiama film come Arrival (D. Villeneuve, 2016), anche qui infatti le due specie sono separate da un vetro, che divide i due mondi e l’aspetto degli eptapodi ricordano molto da vicino Marcellus (con otto tentacoli), che consapevole della propria condizione di cattività sostiene che la vita in mare è pace e silenzio. Impossibile non citare altre pellicole come The Abyss (J. Cameron, 1989), ma anche La forma dell’acqua (G. del Toro, 2017); con le sconcertanti esternazioni del polipo che definisce la nostra razza come inferiore e insulsa perché forse, quasi sicuramente, è stato commesso «un errore di progettazione». La trama segue un percorso in crescendo, affinando le personalità dei personaggi umani, ma anche di Marcellus che, sebbene vede il mondo dalla vasca dell’acquario considera che ci sono cose che vanno «al di là della comprensione umana». Cosa è possibile estrapolare a questo punto? La prima, ovvia, è come ci comporteremmo noi umani se dovessimo trovarci di fronte un’altra specie intelligente? Non solo, ma due civiltà intelligenti possono convivere sullo stesso pianeta? In altre parole, sebbene la maggior parte delle specie si sono estinte, tenendo presente le 5 grandi estinzioni di massa, i fossili, ecc., i mammiferi che in media vivono 1-2 milioni di anni prima di estinguersi o evolversi, si ipotizza che siano esistite circa 5 miliardi di specie in tutta la storia della Terra(AI Mode). E qui i dubbi e le perplessità aumentano, tenendo presente che il nostro pianeta si è formato all’incirca 5 miliardi di anni fa, perché specie molto più antiche della nostra, come gli squali presenti sulla Terra da 450 milioni di anni, cioè da molto prima dei dinosauri non si sono evoluti, nei termini di una civiltà intelligente e tecnologica? E se parliamo di evoluzione è solo il caso che la razza umana, esclusivamente, ha avuto durante il suo arco vitale diversi “sbalzi evolutivi”, senza ipotizzare un intervento esterno? Quante umanità potrebbero essere esistite? È doveroso inoltre considerare l’intelligenza di altri mammiferi come i delfini che alcuni considerano estremamente intelligenti (ed è risaputo che oggi vengono utilizzati per scopi militari) o le balene e quindi come non menzionare il bellissimo Star Trek IV – Rotta verso la Terra (L. Nimoy, 1986). Una sonda aliena (una delle astronavi più credibili di tutta la FS), arrivata dalle profondità del cosmo, per parlare appunto con le Megattere per sapere come sono andate le cose sul nostro pianeta, senza tener in nessun conto la razza umana, avviando anzi un processo di distruzione ambientale, e questo di fatti suggerisce l’intervento esterno.
Se, invece facciamo riferimento oltre al regno animale, anche il regno vegetale, la famosa Cosa del film omonimo (C. Nyby, 1951), è una sorta di super-carota aliena schiantatosi con il suo Ufo nei ghiacci del Polo, con la spiegazione dello scienziato che afferma che sul pianeta dal quale l’essere proviene, lo sviluppo intelligente ha premiato il regno vegetale e non animale. E qui nasce un nuovo interrogativo: come deve essere fatto, in termini funzionali un essere per evolversi e arrivare alla fase tecnologica? L’antropomorfismo solitamente si riferisce all’attribuzione di caratteristiche umane a ciò che non è umano. Tuttavia, le peculiarità fisiche comportamentali e l’anatomia che definiscono l’essere umano sono, principalmente: il Bipedismo obbligato, camminiamo stabilmente su due gambe; il Pollice opponibile, permette la presa di precisione e l’uso di strumenti; il Cervello voluminoso, rapporto massa cerebrale/corporea molto elevato; infine la Postura eretta, colonna vertebrale a forma di “S” per scaricare il peso(AI Mode). In questo modo l’uomo è riuscito ad evolversi, ha sviluppato un linguaggio, lo ha reso in forma scritta, l’uso di strumenti ha favorito lo sviluppo tecnologico, che lo hanno portato a poter guardare alle stelle, dove forse è possibile che solo nella nostra galassia, secondo diversi addotti potrebbero esserci più di 400.000 specie diverse di homo sapiens! Marcellus, come detto è simile agli eptapodi (sette tentacoli), di Arrival, ma la FantaScienza ci ha mostrato anche altro: dal classico mostro xenomorfo di Alien, a Predator che quantunque sia un esemplare di una civiltà tecnologicamente evoluta è pur sempre un “mostro” e solo nell’ultimo capitolo, oltre alla lingua scritta mostra anche una sorta di linguaggio. Ma mostro, secondo i nostri standard, lo è anche l’alieno di Super 8 (J.J. Abrams, 2011), che da un’accozzaglia di oggetti riesce a costruire l’astronave che lo riporterà a casa, empatico come gli alieni di Spaceman (J. Renck, 2024) e Project Hail Mary (P. Lord e C. Miller, 2026).
In conclusione, per Marcellus, l’essere umano, sembra mostrare un «deficit delle capacità comunicative», che vista la situazione attuale dell’umanità, è drammaticamente palese: «gli umani sono per lo più noiosi e maldestri; ma talvolta, riuscite ad essere creature estremamente luminose». Magra consolazione perché, parafrasando Prot in K-Pax (I. Softley, 2001), oggi il nostro futuro è quanto mai incerto.
Altre fonti:
https://www.mymovies.it/film/2026/creature-luminose/
https://www.mymovies.it/film/2026/creature-luminose/rassegnastampa/1756716/
https://www.comingsoon.it/film/creature-luminose/68251/scheda/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/creature-luminose-il-trailer-italiano-ufficiale-del-film-in-arrivo-su/n220652/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/creature-luminose-lewis-pullman-si-aggiunge-al-film-con-sally-field/n197477/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/creature-luminose-tagliato-un-capitolo-chiave-del-libro-la-regista-spiega/n222536/
https://www.cinematografo.it/recensioni/creature-luminose-lai8vmr4
https://it.wikipedia.org/wiki/Creature_luminose
https://www.amica.it/2026/05/12/creature-luminose-netflix-trama-cast-trailer-spiegazione-finale/
Il titolo, come gli appassionati ben sanno, è preso in prestito dal famoso film omonimo diretto da Philip Kaufman nel 1978, ed è, inoltre una naturale continuazione di un mio precedente post dal titolo La rovina delle anime, che potete rileggere qui. Nel film in oggetto, remake di un classico della fantascienza degli anni cinquanta (“L’Invasione degli Ultracorpi”, Don Siegel, 1956) che ha avuto altri due rifacimenti, uno dei protagonisti interpretato da Leonard “Mr. Spock” Nimoy, dice: «… La gente sta cambiando, sta diventando meno umana» e guardando ai fatti di cronaca, risulta essere molto profetica oltre che attuale. Non solo ma, sempre nel capolavoro di Kaufman, oltre agli alieni ed ai dischi volanti, circa a metà dell’azione, è citato anche il libro best-seller di Immanuel Velikovsky “Mondi in collisione”. Sembra quasi che le due cose vadano a braccetto perché se da un lato basta accendere la tv o aprire le pagine di cronaca di un qualsiasi quotidiano per accorgersi che la crisi attuale non è solo economica o finanziaria ma spirituale, dall’altro siamo letteralmente bombardati, termine usato non a caso, da una continua ed incessante pioggia di meteoriti. Infatti, per chi non lo sapesse, non è solo il meteorite “caduto” in Russia, nella città di Chelyabinsk, il 15 febbraio scorso, evento riportato da tutti i media mainstream e che la comunità scientifica si è subito affrettata a definire “eccezionale”, a cadere sulla Terra, ma quasi quotidianamente numerose altre località nei giorni e nei mesi successivi (l’ultimo l’altro giorno a Taiwan), sono state colpite da tale evento -l’elenco è abbastanza lungo- notizie che però non balzano o non sono ancora balzate agli onori della cronaca (forse per non allarmare ulteriormente la popolazione mondiale?). Allora la sacrosanta domanda, a questo punto è: «Ma che cosa sta succedendo?» e soprattutto: «Ma che cosa sta succedendo all’interno del nostro sistema solare?». Non solo ma, come tutti possiamo benissimo notare anche il meteo sta o è cambiato: a pochi giorni dall’estate un’ondata di freddo eccezionale, per intensità e che al solito gli esperti imputano al riscaldamento globale, mentre i ricercatori di frontiera sono ormai convinti che qualcosa di anomalo stia effettivamente accadendo all’interno del nostro sistema solare: le perturbazioni non sono solo del pianeta Terra. Se provate a digitare nel più importante motore di ricerca le parole “anomalie sistema solare”, in 0,30 secondi, il motore dà quasi 69 mila risorse in rete e, come ben sapete, non tutto può essere spazzatura, per non parlare poi delle sempre più frequenti eruzioni solari… Sembra quasi che il “vero” terrore, provenga seriamente dallo spazio più profondo, chi o che cosa sia per il momento non è dato saperlo… Molti appassionati ricercatori espongono le loro teorie, le più disparate ed anche affascinanti, ma presentarle in quest’ambito sarebbe troppo lungo e ci distaccheremmo un tantino da quelle che erano le premesse iniziali. «… La civiltà è un’illusione. Un gioco di finzioni. Di reale c’è solo il fatto che siamo ancora animali. Guidati da istinti primari… La civiltà si sgretola quando più ne abbiamo bisogno. Nella giusta situazione siamo tutti capaci dei più terribili crimini. Immaginare un mondo in cui non sia così, in cui ogni crisi non sfoci sempre in una nuova atrocità in cui tutte le prime pagine non siano solo guerre e violenze… in realtà è immaginare un mondo in cui l’essere umano cessi di essere umano». Questa sorprendente citazione è tratta proprio da uno dei film-remake ricordati in precedenza, in particolare dall’ultimo, “Invasion” (O. Hirschbiegel, 2007) con la coppia Nicole Kidman e Daniel “007” Craig. Commentare ulteriormente il testo sopra riportato mi sembra superfluo, inoltre molti potrebbero risentirsi, in particolare quelli che si tengono avvinghiati con le unghie a questa decadente società ed a quanti si ostinano, dimostrando così poca onestà intellettuale, che niente può accadere al di qua del cielo, quindi preferisco il silenzio. «Un gran silenzio regnava sulla terra e la terra stessa era così gelida e solitaria da ispirare un unico sentimento: una tragica malinconia. Eppure da essa trapelava come un riso, un riso tetro e beffardo di sfinge, più agghiacciante dello stesso gelo, fosco e minaccioso come l’incombere dell’ineluttabile. Era il sogghigno dell’Eternità imperturbabilmente saggia, che irrideva alla vita così breve e fatua e ai vani sforzi degli uomini»(*). Forse in realtà, lo spazio profondo, è dentro ognuno di noi…
*Nota: Jack London, Zanna Bianca.




