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Disclosure Day: e ora?..

«È accaduto un fatto storico senza precedenti.
La domanda ‘siamo o no da soli nell’universo’ ha avuto risposta
». No, la citazione non è tratta dal film in esame, ma da un altro cult (il film di Spielberg comunque lo diventerà), cioè da Independence Day, che il re riconosciuto del genere catastrofico, R. Emmerich, diresse nel 1996.
A trent’anni di distanza, le astronavi aliene che irrompono nei cieli di New York e di tutto il mondo, risultano ancora minacciose, ma esprimono un concetto che è valido per tutti i film di fantascienza: nello stesso istante del loro palesarsi, l’umanità prenderebbe coscienza di sé, e tutte le differenze verrebbero azzerate di colpo – che è quello che temono i potenti. Dando valore e dignità a tutto il background degli appassionati di Ufo/Uap, concetti «… sconosciuti ai ricchi contenti, ai giovani dabbene, alle fanciulle guardate a vista, alle donne che amano i mariti ed agli uomini seri che battono la strada maestra della vita, comoda, ombreggiata, senza emozioni, come senza pericoli»(1).
Tecnicamente impeccabile il film di Spielberg che torna alla FS vent’anni dopo La guerra dei mondi (il remake con T. Cruise, 2005), sceneggiato da D. Koepp, storico autore (che ha firmato anche le sceneggiature, tra gli altri di Jurassic Park, Indiana Jones, ecc.), partendo da un soggetto dello stesso Spielberg, che vede la collaborazione di altri maestri sia per la fotografia, diretta da J. Kaminski (Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan), che per la colonna sonora composta da J. Williams, i cui decenni di collaborazione con Spielberg includono le musiche di Lo squalo, E.T. l’extra- terrestre e Incontri ravvicinati del terzo tipo, con la famosa serie di 5 note (sol, la, fa, fa, do), fortemente valuta dallo stesso Spielberg, sullo schema della parola HELLO.

Independence Day, 1996

L’analisi del film che, per come è stato congegnato non sembra diretto dal maestro che racconta favole, inizia proprio dal title design, la frase Disclosure Day (=Il giorno della divulgazione) compare quasi in sfumatura forse a ribadire il concetto, ribaltato nel finale, che lo stasus quo, non può essere modificato e la verità rivelata poco alla volta. «Gli umani non possono accettare quello che sappiamo». Questo il perché del Cover Up, portato avanti dai governi di tutto il mondo con logicamente gli USA in primo piano, con le varie agenzie FBI, CIA e NASA, e che nel film sono rappresentate dalla Wardex, il cui nome sta per Waived Reporting, Development and Extraction (=Esenzione da obbligo di segnalazione, sviluppo ed estrazione). Il leader N. Scanlon (un sempre ottimo C. Firth), con i suoi agenti che si vestono “in nero” e usano auto nere, «è profondamente coinvolto nel dubbio compito di nascondere ai suoi simili la verità sugli UAP e sulle entità extraterrestri” (omissis) e proteggere le informazioni che conosce e nella sua convinzione che il mondo sprofonderebbe nel caos se certe verità fossero rese note»(PressBook, PB). Quello che intendono fare gli altri due protagonisti, il personaggio interpretato da Emily Blunt (la saga A quiet place), e cioè la meteorologa M. Fairchiald, una vera prova di bravura in quanto, dalle proprie esperienze, incluse l’abduction, trae la forza per sconfiggere il sistema, molto credibile anche per quanto riguarda la lingua aliena con “schiocchi” e suoni gutturali, per realizzare i quali, come ormai è consuetudine per i film di FS di alto profilo, avvalersi sia di una linguista E. Himelstein, per parlare coreano e russo, mentre per la lingua aliena i “vocalizzi” sono stati elaborati in post produzione dal sound designer G. Rydstrom, sette volte premio Oscar.

Qui apro un breve paragrafo, d’obbligo, perché la “xenolinguistica” è materia di studio e una cosa è l’alieno che parla una lingua aliena (l’esempio classico è la lingua Klingon, in Star Trek), molto diverso è quando un essere umano parla appunto una lingua sconosciuta, nel caso e cioè nella scena più ad effetto, Margareth, mentre dà le previsioni meteo viene letteralmente posseduta dall’entità che l’ha parassitata, – e che così si rivela al mondo, fin da quando era bambina come si capisce alla fine quando diventa sensitiva e in grado di leggere nella mente di chi gli sta di fronte. In diverse opere c’è l’umano che parla alieno, il più interessante è quello che si sente nel film Il quarto tipo (O. Osunsanmi, 2009) appunto l’abduction, dove il malcapitato parla addirittura, il sumero! La domanda è: essendo una lingua che sulla Terra non si parla da migliaia di anni, e non essendo uno studioso, come e soprattutto dove l’ha imparata? Questo, nella realtà rafforza proprio il fenomeno dei rapimenti alieni.

Nel film la Blunt, si ritrova con «segreti in grado di cambiare il mondo che solo lei può raccontare»(PB), ma con i quali ha «un profondo legame»(PB). Legame che si palesa nel rapporto con il Dr. D. Kellner, interpretato da un ottimo J. O’Connor; un mago dell’informatica ed ex responsabile della cybersicurezza, proprio per la Wardex, riesce a trafugare, con l’ausilio di una marea di chiavette USB, l’intero archivio segreto con le informazioni, i filmati (footage) sugli alieni e sulla realtà extraterrestre, che insieme al congegno chiamato “il dispositivo”, sono la classica Smoking Gun, la prova definitiva cui gli ufologi, ancora oggi, cercano, invano. Il personaggio è una sorta di ago della bilancia perché si interroga spesso che quelle informazioni devono essere divulgate in quanto «fondamentali sull’esistenza umana e su ciò che si trova oltre i limiti della nostra attuale conoscenza»(PB).

In parallelo, per ciò che concerne il rilascio di documenti segreti, così scottanti, c’è la vicenda dell’hacker britannico Gary Mckinnon che nel 2002, fu accusato dal governo americano di aver violato i sistemi di NASA, Pentagono e Dipartimento della Difesa USA, rivelando di aver sottratto gran parte dei documenti Cosmic Top Secret, riguardo gli UFO, l’elenco dei cosiddetti “ufficiali non terrestri” e soprattutto dell’esistenza di una flotta spaziale la Solar Warden, prodotto di retroingegneria aliena composta da un’astronave madre e diversi ricognitori più piccoli. Sia Margareth che il dr. Kellner sono coordinati da H. Wakefield, l’attore C. Domingo, altro ex membro della Wardex, e fidato assistente di N. Scanlon. Anche egli lotta contro l’ignoto in quanto l’umanità ha «fame di verità», sebbene questa  «sconvolgerà l’ordine costituito in tutto il mondo». Nel creare questo personaggio lo stesso Spielberg ha ammesso, di essersi ispirato alla figura del compianto Prof. John E. Mack, ex capo del dipartimento di psichiatria della Harvard Medical School, il primo scienziato accademico, al mondo, divenuto famoso per le sue ricerche sulla psicologia di coloro che sostenevano di aver vissuto un rapimento alieno, ricerche confluite nel libro del 1999: Passaporto per il cosmo. Trasformazione umana e incontri alieni (Ediz. Venexia).

Spielberg rincara la dose: «Il più grande evento della storia dell’umanità»(dal trailer). Mentre nel servizio del TG1 (28/05/2026), il regista conferma le teorie ufologiche: «Che non siamo l’unica civiltà intelligente nell’universo… che tutto questo, è vero».
Quindi: “Un futuro prossimo più vicino di quanto pensiamo”, nel reportage di C. Proietti che evidenzia gli umori della stampa americana che definisce l’opera del regista di “E.T.” come «fenomenale» e ancora: «Il miglior film degli ultimi 20 anni (omissis) un incrocio tra X-Files e la Bibbia». Sembra un ossimoro, ma non lo è, e occorrerebbero pagine e pagine per spiegare quanto di “fantascientifico” c’è nel libro sacro dei Cristiani. Ma come ogni film di fantascienza che si rispetti c’è, inevitabile il parere della Chiesa: tra crocifissi, tra chi si segna e si genuflette, fino alle ultime parole di Cristo sulla croce, e tra chi sostiene che il film sia un «seguito spirituale»(2), delle precedenti fatiche di Spielberg, una suora esce dagli schemi e afferma: «Perché (Dio, nda), avrebbe dovuto creare un così vasto universo per riservarlo solo a noi?».
Ma anche: «… il senso di meraviglia legato all’ignoto»(3), infatti, ancora il regista: «La Fantascienza mi accompagna da sempre, ho girato molti film su cose che non possono essere spiegate, dagli squali ai dischi volanti (omissis), raccogliere tutti quei documenti è stata un’impresa, sapendo che un giorno potranno finire sotto gli occhi di tutti, tutti in una sola volta»(4).

Alton Barnes, Wiltshire, Inghilterra, 13 agosto 2001

Come non può essere spiegato l’enigmatico strumento che nel film viene chiamato semplicemente “il dispositivo”, stringendo lo stesso in una sola mano, permette non solo la “visione a distanza” (remote viewing), – diventata famosa soprattutto negli anni ’70 quando la CIA e il governo degli Stati Uniti finanziarono programmi di ricerca e spionaggio parapsicologico; ma anche una sorta di teletrasporto virtuale in un luogo diverso e creare in un istante un Crop Circles (i famosi cerchi nel grano, una spina nel fianco della scienza ufficiale in quanto a distanza di diverse decine di anni, ancora non si è capito come si formino gli “agroglifi”) quando è nelle mani del Dr. Kellner. Tutta la natura sembra coinvolta, come se volesse avvertire l’umanità che qualcosa di grosso stia per accadere ed ecco che ritorna la simbologia del Cervo «che sembrano spaventati» ma anche un Cardinale rosso, una Volpe rossa e un Procione, tutti realizzati in CGI, alieno compreso, loro sì, come usciti da una favola, insieme alla casa di Hansel e Gretel.

«Il mondo è sull’orlo del baratro», e non ci vuole molto per capirlo, così arriviamo al gran finale, che se cinematograficamente è valido, non soddisfa a pieno quanti, in primis gli ufologi, si interrogano da anni appunto sul come dovrebbe avvenire il Disclosure: secondo chi scrive non avverrà mai! Nessuna ammissione da parte dei poteri forti, nessuna dichiarazione delle caste di potere: scienziati, militari, politici, industriali e religiosi, – io nutrivo una flebile speranza per Papa Francesco, nemmeno un comunicato ad esempio dall’ONU, niente Edizioni Straordinarie dei media istituzionali: solo il servizio giornalistico della protagonista, mentre scorrono le immagini. Ma lo stesso, il mondo come in Ultimatum alla Terra (R. Wise, 1951), si ferma e tutta l’umanità resta ammutolita a guardare gli schermi televisivi, pubblicitari per strada e soprattutto quello più minuscolo degli smartphone, in fin dei conti, troppo poco e non può bastare certo guardare la realtà attraverso il filtro tecnologico.

Troppo poco perché ormai tutto quello che c’era da dire, forse è stato detto, tutto quello che si doveva vedere forse, è stato visto: ogni giorno, proprio grazie ai telefonini, si registrano eventi strani, senza nessun tipo di ufficialità. I footage che vengono mostrati, soprattutto quelli in bianconero, rimandano ad eventi accaduti, come gli ultimi resi noti poco tempo fa dalla Marina Americana, ma anche un filmato del 1973 girato nella Homestead Air Force Base con il presidente Nixon, quando sappiamo bene che, invece già nel febbraio del 1954 nella base Muroc Airfiled, oggi base aerea di Edwards in California, membri del governo americano presieduto da D. Eisenhower, ricevettero una delegazione aliena! Inoltre, sempre in B/n, corpi di alieni del tipo “grigio”, responsabili dei rapimenti dei due protagonisti e delle loro analisi, sul tavolo, nella stanza piena di luci. Da notare, infine alcuni frames relativi al filmato conosciuto come “il filmato della tenda”, dove si vedono molti reperti recuperati, insieme ai corpi degli alieni nell’ormai sdoganato Ufo crash di Roswell (1947).

E ora? «Il film gioca su ciò che la gente sa, perché l’intera idea è che forze potenti abbiano insabbiato la cosa e cercato di convincere le persone che ciò che abbiamo sentito nel corso degli anni non è vero»(PB), spiega ancora D.Koepp. Watch The Sky, (=Osservate il cielo), ammonisce il giornalista in La cosa da un altro mondo» (C. Nyby, 1951), ma prima dovremmo aprirci all’altro, quasi tornare bambini, a «prima che ci insegnino a cosa credere e cosa pensare, è il nostro cuore a dirci che esiste qualcos’altro là fuori»(Man in Black II, B. Sonnenfeld, 2002). Ed è con il cuore in mano che mi rivolgo a quanti hanno visto il film, non da appassionati, ma da curiosi, a tutti quelli che all’uscita forse è scoccata una scintilla e si sono chiesti: “Ma, chissà?..”, a quanti di loro si sono interrogati sulla veridicità della realtà extraterrestre, posso solo dire: «Benvenuti nel nostro mondo».

Nota dell’autore:
Dove non specificato le citazioni sono tratte dal film.
Il PressBook (PB) è © UNIVERSAL PICTURES e © AMBLIN ENTERTAINMENT.

Note:
1.Cletto Arrighi, La Scapigliatura e il 6 febbraio, Redaelli, 1862.
2.https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-e-davvero-un-sequel-segreto-l-intrigante-teoria-sul-nuovo/n224010/
3.https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-steven-spielberg-se-non-siamo-soli-nell-universo-perche-non/n222372/
4.https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/news/steven-spielberg-la-fantascienza-mi-accompagna-da-sempre/

Altre Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Disclosure_Day
https://www.comingsoon.it/cinema/news/steven-spielberg-il-rischioso-titolo-del-suo-prossimo-film-sugli-ufo-non-e/n195629/
https://www.esquire.com/it/cultura/film/a69805588/disclosure-day-spielberg/
https://cinecittanews.it/disclosure-day-il-trailer-del-nuovo-film-di-spielberg-riaccende-il-mistero-alieno/
https://www.sentieriselvaggi.it/il-misterioso-nuovo-film-di-steven-spielberg/
https://www.ilpost.it/flashes/steven-spielberg-disclosure-day-trailer/
https://www.fantascienza.com/31346/ecco-il-trailer-di-disclosure-day-il-misterioso-film-di-steven-spielberg
https://www.fantascienza.com/index.php/31333/a-pochi-giorni-dal-primo-trailer-si-specula-sul-titolo-del-nuovo-film-di-spielberg
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/video/?vid=48614
https://www.comingsoon.it/cinema/news/aspettando-disclosure-day-rivediamo-al-cinema-incontri-ravvicinati-del/n215608/
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/scheda/
https://www.taxidrivers.it/501717/trailers/disclosure-day-steven-spielberg-rivela-la-verita-sugli-ufo.html
https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2026/05/28/news/disclosure_day_recensioni_critica_americana_nuovo_film_steven_spielberg-425375360/
https://www.repubblica.it/venerdi/2026/05/21/news/steven_spielberg_alberto_angela_disclosureday_film-425359021/?ref=RI_d_a_embed
https://www.fantascienza.com/31548/l-ultimo-trailer-di-disclosure-day-svela-poco-i-nuovi-alieni-di-spielberg
https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/arrivano-gli-alieni-tranquilli-ci-pensa-steven-spielberg-saro-l/n223427/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/steven-spielberg-il-nuovo-film-s-intitola-disclosure-alcune-pubblicita/n213227/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-ecco-il-trailer-ufficiale-in-italiano-del-nuovo-film-di/n218934/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-il-trailer-finale-dell-attesissimo-film-di-steven-spielberg/n223799/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-le-rivelazioni-si-avvicinano-nel-nuovo-spot-in-italiano-del/n216768/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-josh-o-connor-sul-livello-di-segretezza-del-film-un/n222087/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-e-il-miglior-film-di-steven-spielberg-degli-ultimi-20-anni/n223839/
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/scheda/
https://www.fantascienza.com/31798/il-ritorno-agli-alieni-di-steven-spielberg
https://www.comingsoon.it/cinema/news/quanto-c-e-di-vero-in-disclosure-day-i-casi-ufo-reali-che-hanno-ispirato/n225207/

credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/poster/1/
https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-la-nascita-di-independence-day-e-il-merito-di-mars-attacks/
https://www.venexia.it/libri/collane/i-ponti/passaporto-per-il-cosmo/
https://petrusplancius.livejournal.com/1210531.html

Predator – Badlands

Cacciatore o preda, il dilemma è antico quanto l’uomo. Ma se sei sempre stato cacciatore e ti ritrovi a dover lottare contro un intero pianeta, come reagiresti?
«Sono entusiasta che il pubblico assista sul grande schermo a un’avventura nella quale farà il tifo per un personaggio per il quale non ha mai parteggiato». È lo stesso regista Dan Trachtenberg, già autore del precedente capitolo (Prey, 2022), ambientato nell’epoca dei nativi americani e co-regista del live-animation Killer of killers (uscito solo pochi mesi fa), ad esprimere il concetto nell’Anteprima Documentario disponibile su Disney+. Detto già della saga (post) arrivata ormai al settimo capitolo, al contrario «Qui non sei il predatore sei la preda», ribadisce il concetto la Synth Thia/Elle Fanning, della famigerata Compagnia Weyland Yutani, la stessa di Alien, per intenderci, ad indicare il legame che diventa sempre più manifesto tra i due franchise, che aiuterà il Predator, nella caccia, per guadagnarsi il ruolo nel suo Clan degli Yautja. L’attrice che aveva esordito da piccolissima nella fortunata serie, prodotta da Spielberg, Taken -insieme alla sorella maggiore Dakota, a sua volta interprete nel riuscito remake La guerra dei mondi (S. Spielberg, 2005), protagonista di quel piccolo gioiello che è Super 8 (J. J. Abrams, 2011), dove il mostro alieno alla fine non è poi tanto mostro, così come il Kalisk, la preda per eccellenza e lo stesso Predator Dek, che gambe in spalla, si trasporta il mezzo busto superiore dell’androide che diventa una sorta di guida-grillo parlante, fino allo scontro finale con la creatura aliena e la sorella di lei, Tessa. Se la trama potrebbe essere tutta qui, sintetizzata, il film in realtà regge su tutta una serie di dualismi e similitudini, con i film precedenti, alcuni davvero interessanti. Il pianeta dei Predator, roccioso e desertico, e il lussureggiante Genna (il luogo di caccia che ricorda quello di Predators), ma molto più pericoloso «dove ogni cosa cerca di ucciderti», il termine curiosamente è simile etimologicamente all’ebraico Geenna: «una valle presso Gerusalemme … simbolo di distruzione eterna e tormento per i peccatori»(AI Overview). L’iniziale scontro tra i Predator, il Padre e i suoi due figli, il maggiore Kwei e Dek appunto, in una rivisitazione quasi biblica; il Padre (Njohrr), ordina al maggiore di uccidere il fratello minore che si rifiuta e viene giustiziato dal padre stesso. Altra considerazione da fare: la trasformazione nel fisico e soprattutto nell’aspetto dei Predator, ad iniziare dal primigenio (J. McTiernan, 1987), che lo stesso Schwarzenegger definisce «un mostro schifoso», passando per i vari look e sembianze dei precedenti capitoli, fino a quest’ultimo dalle fattezze più umane, meno treccine rasta, lineamenti del volto più addolciti e, a differenza degli altri che emettevano solo suoni gutturali e versi da bestie feroci, qui il Predator… parla(1)! La fantascienza ci ha mostrato diverse volte l’alieno parlante, classico esempio è la lingua Klingon in Star Trek, ora l’extraterrestre ha solo fattezze umane, e sebbene il linguaggio sia essenziale per lo sviluppo di una civiltà superiore in questo caso tecnologia, aspetto esteriore dell’alieno e il linguaggio finora non sembravano correre in un’unica direzione.  E se nel primo film, Schwarzy capisce che per contrastare le avanzatissime armi del Predator bisogna tornare all’antico, utilizzando trappole, trabocchetti e un micidiale arco, il tutto costruito con rami e liane, temprate con il fuoco, in Badlands il Predator fa lo stesso, si traveste con la corteccia e usa le armi «organiche» (Wikipedia) che trova in natura (piante letali in particolare), con una velata citazione non soltanto di Avatar (il rapporto con il pianeta stesso) e Aliens 2, per l’uso della suite, l’esoscheletro elevatore, nello scontro finale. Trachtenberg, in pratica riesce nel proprio intento, quello di ribaltare concettualmente luoghi, aspetti e situazioni, nonché il ruolo stesso del Predator e veramente alla fine si finisce per fare il tifo per lui che, stavolta, però non combatte contro gli umani, ma con tutto il pianeta (flora e fauna) e la sua «natura selvaggia e indomabile (che, nda) si ribella allo sfruttamento e alle logiche estrattive delle grandi corporation terrestri»(2). La Weyland Yutany, anche qui muove le fila per le sue losche trame e se nell’ultimo Alien Romulus (F. Álvarez, 2024), sono arrivati ad estrarre dallo xenomorfo un liquido «per dare all’uomo le caratteristiche degli alieni» (come ho scritto nel post), qui la preda più letale dell’universo, viene catturata per studiare le sue incredibili capacità rigenerative, in quanto anche se gli stacchi la testa essa rapidamente si riunisce al corpo. Eliminati tutti gli androidi guidati dall’A. I. (MU/TH/UR, in Alien semplicemente Mother), Dek, Thia e la piccola creatura che si scopre essere un cucciolo di Kalisk, fanno ritorno sul pianeta dove tutto è cominciato e dove tutto viene rimesso in gioco e i vari tasselli trovano la loro giusta collocazione. Attraverso quindi i vari binomi che sono sia dualismi che ossimori si scopre che la «sensibilità è debolezza», ma anche che non sempre ciò che è brutto sia per forza cattivo e che se il Figlio è sacrificabile, anche il Padre a volte lo è, a ribadire che tutto il nostro passato forse è da rivedere, se dopo arriva, con tanto di astronave, la Madre…

 

Note:
1.Il linguista Britton Watkins ha sviluppato per il film un linguaggio scritto e verbale coerente per i Predator (Wikipedia).
2.https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/rassegnastampa/1743685/

Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Predator:_Badlands
https://www.fantascienza.com/31147/ecco-l-ultimo-trailer-di-predator-badlands-al-cinema-il-6-novembre
https://www.fantascienza.com/index.php/31235/arriva-al-cinema-predator-badlands-dove-protagonisti-sono-gli-alieni
https://www.fantascienza.com/30999/nel-nuovo-trailer-di-predator-badlands-spunta-fuori-la-weyland-yutani
https://www.fantascienza.com/index.php/30899/dan-trachtenberg-e-pronto-per-un-nuovo-progetto-di-predator
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/pubblico/?id=1743715
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/rassegnastampa/1743685/
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/rassegnastampa/1743881/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/predator-badlands-il-regista-sul-personaggio-di-elle-fanning-ha-un/n200024/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2025/predator-badlands/poster/0/

The Swarm -Il Quinto Giorno

Nel film La Guerra dei Mondi, l’originale (The War of the Worlds, B. Haskin, 1953), tratto dall’omonimo romanzo di H. G. Wells (1898), considerato il primo romanzo di fantascienza e dove si narra della prima invasione al nostro pianeta, la protagonista Ann Robinson (che apparirà insieme all’altro protagonista Gene Barry, in un cameo nel riuscito remake di Spielberg del 2005), all’affermazione del generale che, dopo l’attacco la Terra verrebbe distrutta dopo soli sei giorni, ella risponde con: «lo stesso tempo che ci è voluto per crearla…».Ovvio quindi fare riferimento alla Bibbia e, in particolare, alla Genesi(1) che nei primi versi spiega, quasi dettagliatamente il succedersi dei giorni -di seguito riportati in sintesi, e dell’opera di Dio. Primo Giorno: Dio crea il cielo e la Terra, poi la luce che chiamò giorno e le tenebre notte. Secondo Giorno: Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento (cielo). Terzo giorno: Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Poi fece crescere germogli, semi e alberi da frutto. Quarto Giorno: Dio fece le due fonti di luce, cioè il sole per il giorno e la luna per la notte e le stelle. Se il Sesto Giorno, è incentrato sulla creazione dell’uomo e sull’annosa questione dell’uso del plurale (“facciamo”) e il Settimo Giorno si riposò, cosa è successo nel Quinto Giorno?

Nel quinto giorno, oltre agli uccelli, Dio creò tutte le creature acquatiche, ma anche i mostri marini. Ecco quindi, il perché del titolo della serie tv The Swarm – Il Quinto Giorno, una produzione internazionale, che vede coinvolte diverse emittenti, tra cui anche Rai Fiction e dove nel cast l’attrice di spicco è Barbara Sukova che interpreta la prof.ssa K. Lehmann. La sceneggiatura invece è tratta dal romanzo di Franck Schätzing (Der Schwarm, 2005), gli autori si sono avvalsi della consulenza di due esperti, la prof.ssa A. Boetius ricercatrice polare e in acque profonde e del dott. J. Copley, professore di esplorazione oceanica presso l’Università di Southampton.

Le prime otto puntate (la prima stagione), sono dirette da: B. Eder, L. Watson e P. Stölzl, disponibili su Rai Play. Titolo affascinante, quindi, ma per capirne bene trama e contenuti, dobbiamo necessariamente partire da un personale assunto: Ci è stato fatto credere, per giustificare la “corsa allo spazio”, che ormai abbiamo esplorato tutto il pianeta Terra. [Corsa allo spazio, che per il momento, non è andata oltre qualche sporadico “allunaggio” sul nostro satellite e all’aver lanciato sonde verso gli altri pianeti, in particolare Marte, e che alcune di queste viaggiano da anni nell’abisso dell’ignoto]. Ma la verità è che, così come non conosciamo bene la faccia nascosta della Luna (dicono che sia poco interessante!), non conosciamo ancora “a fondo”, i due terzi de “l’altra faccia del pianeta Terra”: il Mare, appunto. Ed è proprio da lì, come avrete capito, che arriva la minaccia. Crisi ambientali a parte, in tutto il mondo iniziano ad evidenziarsi «strani fenomeni»(2). E se non si è preparati, gli attacchi sono a dir poco sorprendenti(3). Tutte le creature acquatiche, di colpo sembrano trasformarsi in vere e proprie armi: prima i cetacei (balene e orche, da non perdere il primo attacco di una Megattera), poi crostacei (astici e granchi), fino ai “vermi del ghiaccio” e ai mitili (vongole), addirittura evoluti in una nuova specie, portatori di in batterio che potrebbe rivelarsi pandemico. Quando la scienza si trova impreparata (per ovvi motivi, ma in questo caso propensa a nuove ipotesi), quando il divino non basta, se non a ricordare le famose “piaghe” bibliche, è proprio da un’astrofisica -questo il perché dell’assunto di cui sopra, che entra per caso nel discorso, ma poi si unirà al team di ricerca, che indica la possibilità di una terza via.

L’enigmatico simbolo dei nativi americani dal quale è tratta la parola “Y R R”

Un’intelligenza altra, ma per il momento non definita come aliena, al quale viene dato il nome di “YRR” (v. Foto), che potrebbe vivere nascosta negli abissi da centinaia di milioni di anni, fin dai tempi in cui c’era un solo continente (Pangea) e gli oceani erano una sola grande massa d’acqua, la “Panthalassa” (Paleozoico, 250 milioni di anni fa). Più o meno lo stesso concetto che è alla base del film Mission to Mars (B. De Palma, 2000), in quel caso si parlava di DNA alieno che, inviato sulla Terra, nella stessa Era, si sarebbe poi evoluto in DNA umano. Qui, si parla di organismi monocellulari che però hanno l’incredibile capacità di trasformarsi, combinandosi in un organismo, pluricellulare, complesso. Anche se quindi ne condividiamo il passato, dalle immagini si evince che la serie deve molto al cult di J. Cameron, The Abyss (1989), anche per la presenza della famosa onda. Nel film del regista di Terminator e Avatar, era un’intelligenza altamente evoluta, in possesso di una tecnologia che noi ancora oggi siamo ben lungi da realizzare. I ricercatori, in grado di dare una risposta, tra molte ipotesi, hanno diverse idee, ma lo stesso fine di trovare un modo per comunicare, un linguaggio idoneo: «un territorio ancora inesplorato», ma che la FS, ha ampiamente tracciato in diverse opere. L’Alterazione chimica-biologica, è un «qualcosa che ha trasformato i mari in un’arma contro di noi», ma se non c’è una spiegazione plausibile, bisogna necessariamente mettere in discussione le nostre conoscenze, al di là dei danni causati dalla componente antropica. Comunque una strada molto pericolosa, perché non riuscire a trovare la verità nella scienza come la comprendiamo, abbattere le fondamenta sulle quali poggia l’attuale paradigma, potrebbe scatenare un enorme sconvolgimento nella psiche umana. L’Ultimatum alla Terra è lanciato, non sappiamo quando verrà il giorno, a noi resta, per il momento, la possibilità di ammirare una serie che, con un rinnovato linguaggio cine-televisivo, un montaggio dinamico e un’ottima fotografia, si lascia vedere, dal primo all’ultimo degli episodi (volutamente senza titoli, se non la progressione numerica), però tutta di un fiato o se preferite… in apnea.

Note e fonti:

1. Genesi, Cap. 1, Vers. 1-31.

2. https://www.fantascienza.com/29482/il-quinto-giorno-arriva-sul-piccolo-schermo

3. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/The_Swarm_-_Il_quinto_giorno

Credits:

In foto elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni

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