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Disclosure Day: e ora?..

«È accaduto un fatto storico senza precedenti.
La domanda ‘siamo o no da soli nell’universo’ ha avuto risposta
». No, la citazione non è tratta dal film in esame, ma da un altro cult (il film di Spielberg comunque lo diventerà), cioè da Independence Day, che il re riconosciuto del genere catastrofico, R. Emmerich, diresse nel 1996.
A trent’anni di distanza, le astronavi aliene che irrompono nei cieli di New York e di tutto il mondo, risultano ancora minacciose, ma esprimono un concetto che è valido per tutti i film di fantascienza: nello stesso istante del loro palesarsi, l’umanità prenderebbe coscienza di sé, e tutte le differenze verrebbero azzerate di colpo – che è quello che temono i potenti. Dando valore e dignità a tutto il background degli appassionati di Ufo/Uap, concetti «… sconosciuti ai ricchi contenti, ai giovani dabbene, alle fanciulle guardate a vista, alle donne che amano i mariti ed agli uomini seri che battono la strada maestra della vita, comoda, ombreggiata, senza emozioni, come senza pericoli»(1).
Tecnicamente impeccabile il film di Spielberg che torna alla FS vent’anni dopo La guerra dei mondi (il remake con T. Cruise, 2005), sceneggiato da D. Koepp, storico autore (che ha firmato anche le sceneggiature, tra gli altri di Jurassic Park, Indiana Jones, ecc.), partendo da un soggetto dello stesso Spielberg, che vede la collaborazione di altri maestri sia per la fotografia, diretta da J. Kaminski (Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan), che per la colonna sonora composta da J. Williams, i cui decenni di collaborazione con Spielberg includono le musiche di Lo squalo, E.T. l’extra- terrestre e Incontri ravvicinati del terzo tipo, con la famosa serie di 5 note (sol, la, fa, fa, do), fortemente valuta dallo stesso Spielberg, sullo schema della parola HELLO.

Independence Day, 1996

L’analisi del film che, per come è stato congegnato non sembra diretto dal maestro che racconta favole, inizia proprio dal title design, la frase Disclosure Day (=Il giorno della divulgazione) compare quasi in sfumatura forse a ribadire il concetto, ribaltato nel finale, che lo stasus quo, non può essere modificato e la verità rivelata poco alla volta. «Gli umani non possono accettare quello che sappiamo». Questo il perché del Cover Up, portato avanti dai governi di tutto il mondo con logicamente gli USA in primo piano, con le varie agenzie FBI, CIA e NASA, e che nel film sono rappresentate dalla Wardex, il cui nome sta per Waived Reporting, Development and Extraction (=Esenzione da obbligo di segnalazione, sviluppo ed estrazione). Il leader N. Scanlon (un sempre ottimo C. Firth), con i suoi agenti che si vestono “in nero” e usano auto nere, «è profondamente coinvolto nel dubbio compito di nascondere ai suoi simili la verità sugli UAP e sulle entità extraterrestri” (omissis) e proteggere le informazioni che conosce e nella sua convinzione che il mondo sprofonderebbe nel caos se certe verità fossero rese note»(PressBook, PB). Quello che intendono fare gli altri due protagonisti, il personaggio interpretato da Emily Blunt (la saga A quiet place), e cioè la meteorologa M. Fairchiald, una vera prova di bravura in quanto, dalle proprie esperienze, incluse l’abduction, trae la forza per sconfiggere il sistema, molto credibile anche per quanto riguarda la lingua aliena con “schiocchi” e suoni gutturali, per realizzare i quali, come ormai è consuetudine per i film di FS di alto profilo, avvalersi sia di una linguista E. Himelstein, per parlare coreano e russo, mentre per la lingua aliena i “vocalizzi” sono stati elaborati in post produzione dal sound designer G. Rydstrom, sette volte premio Oscar.

Qui apro un breve paragrafo, d’obbligo, perché la “xenolinguistica” è materia di studio e una cosa è l’alieno che parla una lingua aliena (l’esempio classico è la lingua Klingon, in Star Trek), molto diverso è quando un essere umano parla appunto una lingua sconosciuta, nel caso e cioè nella scena più ad effetto, Margareth, mentre dà le previsioni meteo viene letteralmente posseduta dall’entità che l’ha parassitata, – e che così si rivela al mondo, fin da quando era bambina come si capisce alla fine quando diventa sensitiva e in grado di leggere nella mente di chi gli sta di fronte. In diverse opere c’è l’umano che parla alieno, il più interessante è quello che si sente nel film Il quarto tipo (O. Osunsanmi, 2009) appunto l’abduction, dove il malcapitato parla addirittura, il sumero! La domanda è: essendo una lingua che sulla Terra non si parla da migliaia di anni, e non essendo uno studioso, come e soprattutto dove l’ha imparata? Questo, nella realtà rafforza proprio il fenomeno dei rapimenti alieni.

Nel film la Blunt, si ritrova con «segreti in grado di cambiare il mondo che solo lei può raccontare»(PB), ma con i quali ha «un profondo legame»(PB). Legame che si palesa nel rapporto con il Dr. D. Kellner, interpretato da un ottimo J. O’Connor; un mago dell’informatica ed ex responsabile della cybersicurezza, proprio per la Wardex, riesce a trafugare, con l’ausilio di una marea di chiavette USB, l’intero archivio segreto con le informazioni, i filmati (footage) sugli alieni e sulla realtà extraterrestre, che insieme al congegno chiamato “il dispositivo”, sono la classica Smoking Gun, la prova definitiva cui gli ufologi, ancora oggi, cercano, invano. Il personaggio è una sorta di ago della bilancia perché si interroga spesso che quelle informazioni devono essere divulgate in quanto «fondamentali sull’esistenza umana e su ciò che si trova oltre i limiti della nostra attuale conoscenza»(PB).

In parallelo, per ciò che concerne il rilascio di documenti segreti, così scottanti, c’è la vicenda dell’hacker britannico Gary Mckinnon che nel 2002, fu accusato dal governo americano di aver violato i sistemi di NASA, Pentagono e Dipartimento della Difesa USA, rivelando di aver sottratto gran parte dei documenti Cosmic Top Secret, riguardo gli UFO, l’elenco dei cosiddetti “ufficiali non terrestri” e soprattutto dell’esistenza di una flotta spaziale la Solar Warden, prodotto di retroingegneria aliena composta da un’astronave madre e diversi ricognitori più piccoli. Sia Margareth che il dr. Kellner sono coordinati da H. Wakefield, l’attore C. Domingo, altro ex membro della Wardex, e fidato assistente di N. Scanlon. Anche egli lotta contro l’ignoto in quanto l’umanità ha «fame di verità», sebbene questa  «sconvolgerà l’ordine costituito in tutto il mondo». Nel creare questo personaggio lo stesso Spielberg ha ammesso, di essersi ispirato alla figura del compianto Prof. John E. Mack, ex capo del dipartimento di psichiatria della Harvard Medical School, il primo scienziato accademico, al mondo, divenuto famoso per le sue ricerche sulla psicologia di coloro che sostenevano di aver vissuto un rapimento alieno, ricerche confluite nel libro del 1999: Passaporto per il cosmo. Trasformazione umana e incontri alieni (Ediz. Venexia).

Spielberg rincara la dose: «Il più grande evento della storia dell’umanità»(dal trailer). Mentre nel servizio del TG1 (28/05/2026), il regista conferma le teorie ufologiche: «Che non siamo l’unica civiltà intelligente nell’universo… che tutto questo, è vero».
Quindi: “Un futuro prossimo più vicino di quanto pensiamo”, nel reportage di C. Proietti che evidenzia gli umori della stampa americana che definisce l’opera del regista di “E.T.” come «fenomenale» e ancora: «Il miglior film degli ultimi 20 anni (omissis) un incrocio tra X-Files e la Bibbia». Sembra un ossimoro, ma non lo è, e occorrerebbero pagine e pagine per spiegare quanto di “fantascientifico” c’è nel libro sacro dei Cristiani. Ma come ogni film di fantascienza che si rispetti c’è, inevitabile il parere della Chiesa: tra crocifissi, tra chi si segna e si genuflette, fino alle ultime parole di Cristo sulla croce, e tra chi sostiene che il film sia un «seguito spirituale»(2), delle precedenti fatiche di Spielberg, una suora esce dagli schemi e afferma: «Perché (Dio, nda), avrebbe dovuto creare un così vasto universo per riservarlo solo a noi?».
Ma anche: «… il senso di meraviglia legato all’ignoto»(3), infatti, ancora il regista: «La Fantascienza mi accompagna da sempre, ho girato molti film su cose che non possono essere spiegate, dagli squali ai dischi volanti (omissis), raccogliere tutti quei documenti è stata un’impresa, sapendo che un giorno potranno finire sotto gli occhi di tutti, tutti in una sola volta»(4).

Alton Barnes, Wiltshire, Inghilterra, 13 agosto 2001

Come non può essere spiegato l’enigmatico strumento che nel film viene chiamato semplicemente “il dispositivo”, stringendo lo stesso in una sola mano, permette non solo la “visione a distanza” (remote viewing), – diventata famosa soprattutto negli anni ’70 quando la CIA e il governo degli Stati Uniti finanziarono programmi di ricerca e spionaggio parapsicologico; ma anche una sorta di teletrasporto virtuale in un luogo diverso e creare in un istante un Crop Circles (i famosi cerchi nel grano, una spina nel fianco della scienza ufficiale in quanto a distanza di diverse decine di anni, ancora non si è capito come si formino gli “agroglifi”) quando è nelle mani del Dr. Kellner. Tutta la natura sembra coinvolta, come se volesse avvertire l’umanità che qualcosa di grosso stia per accadere ed ecco che ritorna la simbologia del Cervo «che sembrano spaventati» ma anche un Cardinale rosso, una Volpe rossa e un Procione, tutti realizzati in CGI, alieno compreso, loro sì, come usciti da una favola, insieme alla casa di Hansel e Gretel.

«Il mondo è sull’orlo del baratro», e non ci vuole molto per capirlo, così arriviamo al gran finale, che se cinematograficamente è valido, non soddisfa a pieno quanti, in primis gli ufologi, si interrogano da anni appunto sul come dovrebbe avvenire il Disclosure: secondo chi scrive non avverrà mai! Nessuna ammissione da parte dei poteri forti, nessuna dichiarazione delle caste di potere: scienziati, militari, politici, industriali e religiosi, – io nutrivo una flebile speranza per Papa Francesco, nemmeno un comunicato ad esempio dall’ONU, niente Edizioni Straordinarie dei media istituzionali: solo il servizio giornalistico della protagonista, mentre scorrono le immagini. Ma lo stesso, il mondo come in Ultimatum alla Terra (R. Wise, 1951), si ferma e tutta l’umanità resta ammutolita a guardare gli schermi televisivi, pubblicitari per strada e soprattutto quello più minuscolo degli smartphone, in fin dei conti, troppo poco e non può bastare certo guardare la realtà attraverso il filtro tecnologico.

Troppo poco perché ormai tutto quello che c’era da dire, forse è stato detto, tutto quello che si doveva vedere forse, è stato visto: ogni giorno, proprio grazie ai telefonini, si registrano eventi strani, senza nessun tipo di ufficialità. I footage che vengono mostrati, soprattutto quelli in bianconero, rimandano ad eventi accaduti, come gli ultimi resi noti poco tempo fa dalla Marina Americana, ma anche un filmato del 1973 girato nella Homestead Air Force Base con il presidente Nixon, quando sappiamo bene che, invece già nel febbraio del 1954 nella base Muroc Airfiled, oggi base aerea di Edwards in California, membri del governo americano presieduto da D. Eisenhower, ricevettero una delegazione aliena! Inoltre, sempre in B/n, corpi di alieni del tipo “grigio”, responsabili dei rapimenti dei due protagonisti e delle loro analisi, sul tavolo, nella stanza piena di luci. Da notare, infine alcuni frames relativi al filmato conosciuto come “il filmato della tenda”, dove si vedono molti reperti recuperati, insieme ai corpi degli alieni nell’ormai sdoganato Ufo crash di Roswell (1947).

E ora? «Il film gioca su ciò che la gente sa, perché l’intera idea è che forze potenti abbiano insabbiato la cosa e cercato di convincere le persone che ciò che abbiamo sentito nel corso degli anni non è vero»(PB), spiega ancora D.Koepp. Watch The Sky, (=Osservate il cielo), ammonisce il giornalista in La cosa da un altro mondo» (C. Nyby, 1951), ma prima dovremmo aprirci all’altro, quasi tornare bambini, a «prima che ci insegnino a cosa credere e cosa pensare, è il nostro cuore a dirci che esiste qualcos’altro là fuori»(Man in Black II, B. Sonnenfeld, 2002). Ed è con il cuore in mano che mi rivolgo a quanti hanno visto il film, non da appassionati, ma da curiosi, a tutti quelli che all’uscita forse è scoccata una scintilla e si sono chiesti: “Ma, chissà?..”, a quanti di loro si sono interrogati sulla veridicità della realtà extraterrestre, posso solo dire: «Benvenuti nel nostro mondo».

Nota dell’autore:
Dove non specificato le citazioni sono tratte dal film.
Il PressBook (PB) è © UNIVERSAL PICTURES e © AMBLIN ENTERTAINMENT.

Note:
1.Cletto Arrighi, La Scapigliatura e il 6 febbraio, Redaelli, 1862.
2.https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-e-davvero-un-sequel-segreto-l-intrigante-teoria-sul-nuovo/n224010/
3.https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-steven-spielberg-se-non-siamo-soli-nell-universo-perche-non/n222372/
4.https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/news/steven-spielberg-la-fantascienza-mi-accompagna-da-sempre/

Altre Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Disclosure_Day
https://www.comingsoon.it/cinema/news/steven-spielberg-il-rischioso-titolo-del-suo-prossimo-film-sugli-ufo-non-e/n195629/
https://www.esquire.com/it/cultura/film/a69805588/disclosure-day-spielberg/
https://cinecittanews.it/disclosure-day-il-trailer-del-nuovo-film-di-spielberg-riaccende-il-mistero-alieno/
https://www.sentieriselvaggi.it/il-misterioso-nuovo-film-di-steven-spielberg/
https://www.ilpost.it/flashes/steven-spielberg-disclosure-day-trailer/
https://www.fantascienza.com/31346/ecco-il-trailer-di-disclosure-day-il-misterioso-film-di-steven-spielberg
https://www.fantascienza.com/index.php/31333/a-pochi-giorni-dal-primo-trailer-si-specula-sul-titolo-del-nuovo-film-di-spielberg
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/video/?vid=48614
https://www.comingsoon.it/cinema/news/aspettando-disclosure-day-rivediamo-al-cinema-incontri-ravvicinati-del/n215608/
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/scheda/
https://www.taxidrivers.it/501717/trailers/disclosure-day-steven-spielberg-rivela-la-verita-sugli-ufo.html
https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2026/05/28/news/disclosure_day_recensioni_critica_americana_nuovo_film_steven_spielberg-425375360/
https://www.repubblica.it/venerdi/2026/05/21/news/steven_spielberg_alberto_angela_disclosureday_film-425359021/?ref=RI_d_a_embed
https://www.fantascienza.com/31548/l-ultimo-trailer-di-disclosure-day-svela-poco-i-nuovi-alieni-di-spielberg
https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/arrivano-gli-alieni-tranquilli-ci-pensa-steven-spielberg-saro-l/n223427/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/steven-spielberg-il-nuovo-film-s-intitola-disclosure-alcune-pubblicita/n213227/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-ecco-il-trailer-ufficiale-in-italiano-del-nuovo-film-di/n218934/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-il-trailer-finale-dell-attesissimo-film-di-steven-spielberg/n223799/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-le-rivelazioni-si-avvicinano-nel-nuovo-spot-in-italiano-del/n216768/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-josh-o-connor-sul-livello-di-segretezza-del-film-un/n222087/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/disclosure-day-e-il-miglior-film-di-steven-spielberg-degli-ultimi-20-anni/n223839/
https://www.comingsoon.it/film/disclosure-day/68184/scheda/
https://www.fantascienza.com/31798/il-ritorno-agli-alieni-di-steven-spielberg
https://www.comingsoon.it/cinema/news/quanto-c-e-di-vero-in-disclosure-day-i-casi-ufo-reali-che-hanno-ispirato/n225207/

credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/disclosure-day/poster/1/
https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-la-nascita-di-independence-day-e-il-merito-di-mars-attacks/
https://www.venexia.it/libri/collane/i-ponti/passaporto-per-il-cosmo/
https://petrusplancius.livejournal.com/1210531.html

Fly me to the Moon

Fly me to the Moon, uscito da poco nelle sale con il sottotitolo “Le due facce della Luna”, quindi da non confondere con il film d’animazione diretto da Ben Stassen nel 2008, che narra le vicende di una mosca che sale a bordo dell’Apollo 11 e dove Buzz Aldrin dà la voce a sè stesso, che è anche il titolo del famoso brano musicale scritto da Bart Howard nel 1954 e portato al successo, tra gli altri, da Frank Sinatra, dieci anni dopo. La canzone, il cui titolo originale era in realtà In Other Words, divenuto poi famoso appunto con le prime parole del testo stesso è inserito in varie colonne sonore tra cui Space Cowboy (2000), di C. Eastwood. Tutti elementi che rendono ancora più leggendaria la storia che sta dietro alla pellicola diretta da Greg Berlanti e prodotta anche dagli Apple Studios. Da complottisti, chi di noi non sarebbe voluto essere una mosca per entrare nella navicella dell’Apollo 11 e vedere come esattamente sono andate le cose? Sono andate come ce le hanno sempre raccontate, oppure?.. Moonhoax(1) a parte, è la storia di «una missione che non può fallire, nemmeno se fallisce. In quel caso bisognerà convincere tutti che è andato tutto bene», è il giornalista della Rai, Emiliano Condò(2) a descrivere in estrema sintesi il film. Ed è dai titoli di testa che la vicenda prende le mosse: il primo satellite russo (lo Sputnik, 1957), i primi lanci, il discorso di JFK (1962), che impone all’America, nel decennio, di andare sulla Luna -altro elemento per il quale la missione non doveva fallire e, appunto il primo tragico fallimento, il rogo all’interno dell’Apollo 1, dove persero la vita i primi tre astronauti. Il film -forse ispirato a fatti reali (il soggetto è di Keenan Flynn e Bill Kirstein, mentre la sceneggiatura è stata affidata a Rose Gilroy), vede come protagonisti Scarlett Johansson (qui anche produttrice) che interpreta Kelly Jones, affermata Manager del marketing che dovrà letteralmente «vendere la Luna» al mondo e Channing Tatum/Cole Davis, dal fisico prestante, da vero astronauta, ma relegato a capo della missione per un problema cardiaco che lo costringe a rimanere a terra. Anche se non tutto sembra filare per il verso giusto, soprattutto in un clima di guerra fredda, la svolta avviene quando Woody Harrelson, che veste i panni di Moe Berkus (che risponde direttamente al Presidente Nixon), in un’altra magistrale interpretazione, assume la Johansson, per un motivo ben preciso, siccome «The Failure is not at option» (Doc. TV, 2003), urge la necessità -e questo è assolutamente concepibile, di avere un piano “B”, la realizzazione in studio del tanto vituperato falso allunaggio! Il progetto Top Secret, dove si rischia la morte solo a parlarne, denominato Artemis (la sorella di Apollo), con la regia affidata ad un amico di K. Jones, che in realtà svolge molto bene il suo compito, cioè di far sembrare reale ciò che reale non è. E qui iniziano le varie ipotesi che contribuiscono ad alimentare le tesi cospirazioniste e complottistiche. Per non entrare troppo nello specifico -le pellicole, oltre a quelle citate, che trattano l’argomento, sono molte e ci dovremmo dilungare non poco (per chi vuole approfondire, in fondo troverete i link ad altri articoli sull’argomento pubblicati su questo blog), gli elementi sono tanti: il direttore della fotografia che mostrando un solo grande faro, giustamente afferma che sulla Luna, c’è una sola fonte di luce, i cavi che sorreggono gli astronauti nei loro goffi movimenti, la bandiera che si agita, ecc. Da notare che nel film Interstellar (C. Nolan, 2014), le Missioni Apollo sono categoricamente smentite: niente sbarchi sul nostro satellite(3); di contro invece in Capricorn One (P. Hyams, 1977), lo sbarco simulato è su Marte (che molti ritengono che in realtà ci sia stato davvero), inoltre nella serie tv For All Mankind, in una storia alternativa, il primo uomo è un cosmonauta dell’Unione Sovietica! «Una verità è una verità e nessuno ci crede, una bugia è una bugia e tutti ci credono», è Kelly Jones che propone di montare una telecamera esterna perché gli americani vogliono sempre essere presenti; è lei che ispira ad Armstrong la famosa frase ed è la stessa che suggerisce di manomettere la telecamera in modo da mandare in onda il vero filmato. In realtà le cose non sono così semplici come sono state fin qui descritte, -il film è ben fatto, i protagonisti perfettamente calati nella parte e il regista che dimostra di essere a suo agio, grazie anche ad un ottimo montaggio (in alcuni frangenti il linguaggio è più da serial che da film), e si destreggia a meraviglia quando deve passare tra elementi che spaziano tra la realizzazione e la mistificazione, tra il serio e il faceto, tra il complottismo e ciò che forse è stato vero e quello che davvero era falso. Berlanti è quindi bravo a mescolare le acque, rendendole più torbide, a mischiare le carte con le quali è stato costruito il falso castello, il risultato ottenuto seppur ottimo, quindi non rischiara le tenebre, ma tra situazioni ironiche e da commedia romantica, nelle due e passa ore di visione non ci si annoia affatto.

Il Logo della NASA

[Spoiler:] Divertente la sequenza finale quando neanche loro sanno cosa sta andando in onda, visto che le immagini che arrivano dai due monitor televisivi sono quasi simili e il tutto viene chiarito dalla presenza di un gatto nero che entra in scena, con un addetto della sicurezza che pende da una corda, caduto per cercare di acchiappare l’animale. «Dovevamo chiamare Kubrick», la penultima battuta della Jones, e qui i complottisti hanno sicuramente avuto un sussulto, perché lui è il maggior indiziato per la realizzazione della frode lunare, avendo in curriculum film come 2001 (il film è del 1968, un anno prima, nda) e Shining (1980), che qualcuno ha indicato come pieno di indizi(4) relativi appunto alla missione Apollo 11. No, non è la battuta relativa a Kubrick, ma secondo chi scrive e non solo, tutta o tutte le missioni Apollo, -qui iniziano le implicazioni ufologiche, in realtà nascondono e sono nascoste nella loro totalità per celare la realtà extraterrestre, ecco il vero motivo per il quale la NASA, che ha concesso l’uso del suo vero logo, con tanto di doppio “graffio” rosso, una sorta di “lingua biforcuta”, il cui concetto credo sia chiaro a tutti, ha dovuto falsificare le o la missione. Ecco, quindi, il perché del sottotitolo Le due facce della Luna, riferite non all’ambivalenza del film stesso, ma dal fatto che proprio sul lato nascosto del nostro satellite ci sono evidenti strutture aliene, «Persino la follia di una colonia nazista» come commenta Emiliano Condò che definisce «strampalate» le varie teorie del complotto. Inutile dire che non siamo d’accordo: tra accenni all’ormai arcinota Area 51, dove presumibilmente Kubrick fece quello che fece, tra allusioni agli Ufo recuperati, stavolta in fondo all’oceano, e non a Roswell (1947), l’ultimo dialogo tra la Johansson e Harrelson, chiarisce almeno l’aspetto più importante dell’opera di Berlanti:

«Gli alieni esistono?». «Camminano tra di noi…».

Come dire, in altre parole…

 

Note:

  1. Bill Kaysing, “Non siamo mai andati sulla Luna“, 1976.
  2. TG1 h: 20.00 del 02/07/2024.
  3. https://www.fantascienza.com/28767/2001-versus-interstellar
  4. https://movieplayer.it/articoli/fly-me-to-the-moon-film-storia-vera-luna-kubrick_32982/

Altre fonti:

https://www.fantasymagazine.it/36311/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna

https://www.fantasymagazine.it/36313/fly-me-to-the-moon-al-cinema

https://www.comingsoon.it/film/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/64550/recensione/

https://www.cinematografo.it/recensioni/fly-me-to-the-moon-eslp16bz

https://www.mymovies.it/film/2024/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/

https://www.fantascienza.com/28767/2001-versus-interstellar

https://it.wikipedia.org/wiki/Fly_Me_to_the_Moon_-_Le_due_facce_della_Luna

Altri Post sull’argomento:

https://www.giuseppenardoianni.it/first-man-destination-moon/

https://www.giuseppenardoianni.it/luna-severa-maestra/

https://www.giuseppenardoianni.it/luna-il-grande-balzo-mancato/

https://www.giuseppenardoianni.it/ad-astra-verso-le-stelle/

Credits:

https://www.mymovies.it/film/2024/fly-me-to-the-moon-le-due-facce-della-luna/poster/0/

https://www.astrospace.it/2020/04/02/il-verme-e-tornato-la-nasa-riusera-il-vecchio-logo/

 

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