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Odissea

Vi starete chiedendo come mai un film e soprattutto un film basato su fatti mitologici, possa essere preso in considerazione dallo scrivente, quando la fantascienza sembra lontana anni luce. Non è così, un po’ di pazienza, ci arriveremo…
Visto il titolo, logicamente si è portati a confrontare l’Odissea di Nolan, con l’Odissea spaziale di Kubrick (1968), ma nemmeno tanto sorprendentemente, l’I.A. invece lo compara a Interstellar che lo stesso Nolan ha diretto nel 2014.
Infatti se in “2001” il rapporto spazio/tempo è il mood che rappresenta il filo conduttore, nell’ultimo capolavoro del regista di Inception (2010), Tenet (2020) e Oppenheimer (2023), lo spazio e il tempo sembrano dilatarsi notevolmente, ma in uno scorrere diverso, più o meno, all’occorrenza, fluido.
«Al tempo degli Dei dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re, che spadroneggiavano su una Terra in tumulto, il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà; finalmente arrivò Xena, l’invincibile principessa guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie; la lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti, furono affrontati con indomito coraggio, da colei che sola poteva cambiare il mondo».
È la voice over, nella sigla della serie TV Xena – principessa guerriera, al femminile certo, ma sembra riassumere abbastanza bene tutta l’essenza del film di Nolan, a partire dal nome della protagonista che rappresenta un cardine della mitologia, la “Legge di Zeus” e del suo particolare messaggio. Di fatti Xena, significa “straniero” e deriva dal termine “Xenìa”. La locuzione xenìa (dal greco antico ξενία) indica ospitalità e riassume l’insieme dei rapporti e delle regole dogmatiche tra ospite e ospitante nel mondo antico. Era considerato un dovere sacro, un pilastro culturale e sociale della civiltà. La xenìa non era una semplice cortesia, ma un’istituzione rituale e religiosa protetta da Zeus Xenios (protettore degli ospiti). Violare questo patto significava attirare l’ira degli Dei (AI Mode). In realtà la legge dell’ospitalità era presente in tutte le culture antiche, che sono venute a contatto con «quelli là», come li definisce M. Biglino nei suoi studi, confluiti in diversi libri). E ancora una volta sono i testi antichi a darci la risposta: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (San Paolo, lettera agli Ebrei, 13:2).
Certo, Loro, potevano assumere sembianze umane come si vede benissimo nel film di Nolan, e se erano in carne ed ossa, come noi e mai esseri divini o spirituali, – ai quali tra l’altro piaceva annusare, perché avevano un punto debole, la carne e il grasso animale alla brace, ricevendone un effetto calmante – concetto presente sia nella Bibbia che nelle opere di Omero, esiste la possibilità che essi siano “xeno”, estranei, in fantascienza “alieni”, classico esempio lo “xenomorfo” di Alien.
E qui arriviamo ad un altro concetto interessante: gli esseri mitologici presenti nei testi sacri delle antiche civiltà. Nel film di Nolan, oltre alle Dee (Calipso e Atena), alla maga Circe, compaiono altri esseri: Polifemo, il Ciclope (con un occhio solo raffigurato in verticale) figlio di Poseidone; Scilla, un mostro con diverse teste e Cariddi, quest’ultimo un enorme gorgo marino; le Sirene, creature ibride dal canto letale, che nel poema e nel film tentano i marinai con la promessa di conoscenza e immortalità, infine i Lestrigoni una feroce stirpe di giganti cannibali che distrugge gran parte della flotta achea.
Esseri mitologici, ma è possibile che anche in questo ci sia un fondo di verità dove il mito viene sostituito dalla realtà dei fatti, è possibile parlare di verità storica?
Si, eccome! Innanzitutto i “Giganti”, questo è ciò che dice la Bibbia: «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi» (Genesi 6:4), si tratta di un verso emblematico perchè, ad un’attenta lettura che è alla base del ragionamento non accademico, spiega molte cose. Innanzitutto la differenza tra uomini e figli di Dio, ci vorrebbe l’interrogativo ma la distinzione c’è tutta anche se c’era la compatibilità genetica che ha permesso la nascita degli eroi.
La genetica rimanda al termine Genia che ha, come è possibile constatare, l’assonanza fonetica con Xenia e, quindi, nel nostro caso con “xeno”, la parola base, come abbiamo visto poco sopra. Ma cosa dice la teologia, di questo versetto? Semplice, il termine “giganti” è da intendersi non come esseri umani molto alti, ma come persone dall’alto valore morale…
A voi sembra corretto? Altra nota dolente, per la scienza ufficiale, è la descrizione che lo storico Beròso dà a proposito degli esseri mitologici. Nel libro Il Pianeta degli Dèi del compianto Z. Sitchin si legge che all’inizio «La divinità Belo (…) generò diversi esseri orribili (…) Apparvero uomini con due ali (…) molti altri loro organi avevano una parte maschile e una femminile. Altre figure umane avevano zampe e corna di capra, oppure piedi come cavalli. Altri, simili a ippocentauri, avevano la parte posteriore come cavallo, mentre davanti erano come uomini».
Storia quindi, non mito. Fantascienza forse? Allora consiglio la visione del film Splice (V. Natali, 2009), film che ho recensito sul n.ro 31 della rivista X-Times (maggio 2011), dove rivive il mito sumero della Creazione.

Matt Damon è Ulisse, Anne Hathaway è Penelope

Quindi, i popoli che adoravano gli Dei dell’Olimpo (i Theoi), gli Elohim (termine che è il plurale di El, cioè Dio) della Bibbia, definiti anche con Nephilim (perché forse provenienti dalla costellazione di Orione), gli Anunnaki (“coloro che dal cielo sono scesi sulla Terra”, sempre secondo Sitchin), delle popolazioni della Mesopotamia, in primis i sumeri, in Africa (Egitto e non solo), ma anche più in là, in oriente (India), estremo oriente (Cina e Giappone), Australia (i miti degli aborigeni), fino ai nativi nord americani e le popolazioni mesoamericane: si sbagliavano tutti? Hanno preso un grosso abbaglio, erano individui trascendenti o esseri extraterrestri? «Le corrispondenze sono di un’evidenza indiscutibile»(1). Questo indica la traduzione “letterale” dei testi, mentre la conoscenza ufficiale (scientifica e religiosa), continua a voler farci credere che gli Dei erano solo mucchietti di pietra o statue, personificazione del mito senza nessuno dietro, mentre solo Yahweh, degli ebrei, era il Dio unico e vero.
Ma c’è di più, se quanto detto finora può, a ragion veduta, sembrare quantomeno ambiguo, la conferma, del fatto che siamo di fronte ad esseri che provengono da un altro mondo, si ha nelle capacità tecnologiche di cui questi esseri erano dotati, capacità fantascientifiche, ancora oggi figuratevi all’epoca, descritte in maniera molto elementare. Sempre nei testi omerici, ma è possibile riferirsi anche alla Bibbia, ci sono alcuni passaggi interessanti: il popolo dei Feaci era in possesso di «navi, guidate dalla loro (stessa, nda) mente … esse conoscono i pensieri e le intenzioni degli uomini, … non hanno mai paura di essere danneggiate o distrutte.»(2). Facile intravedere mezzi con comando a distanza, tipo droni; e ancora più a sorpresa «due ancelle d’oro sostenevano il loro padrone, simili a giovinette vive: esse avevano intelligenza, voce e forza, erano esperte nei lavori delle Dee immortali; si affaccendavano ai cenni del loro signore»(3). Che senso ha definirle vive, se non siamo in realtà in presenza di robot? Lo stesso per quanto riguarda i Cherubini della Bibbia?
Accolto positivamente dalla critica che ne elogia le qualità tecniche, l’ormai consolidato sistema IMAX, con pellicola da 70mm (e oltre 600 km di girato), fonde alla perfezione gli episodi di cui in un certo senso è diviso il film, mischiando dove occorre appunto qualità tecniche, estetiche, virtuosismi della telecamera, una fotografia quanto mai realistica, una colonna sonora «ancestrale e rituale»(Wikipedia), una sceneggiatura solida e location suggestive, rivitalizzano «un’antica avventura con maestosità»(4). Anche dal punto di vista cinematografico, infatti il primo film risale ai primordi della settima arte (G. De Liguoro, F. Bertolini e A. Padovan, 1911), l’Ulisse di M. Camerini (1954) con K. Douglas nei panni dell’eroe; non può mancare Troy (W. Petersen, 2004) con B. Pitt che interpreta Achille, colossal liberamente ispirato però all’Iliade; infine lo sceneggiato Rai, andato in onda nel 1968 per la regia di F. Rossi con la collaborazione di M. Bava (l’episodio di Polifemo) e C. Rambaldi che firmarono insieme gli effetti speciali.
Nonostante la struttura omerica, Nolan opera un profondo cambiamento, gli uomini restano pedine nelle mani degli Dei, anche se la salvezza dell’uomo è interamente opera dell’uomo stesso; trovare la strada di casa, non è stato facile, ma per salvare l’umanità ci vuole ben altro: «la nostra civiltà sta crollando» sentenzia Penelope, che insieme ad Ulisse parte per una viaggio senza meta, nel mare magnum incontro ai «secoli di oscurità che verranno». I secoli oscuri verrano di certo se prima non chiariamo esattamente come sono andate le cose millenni fa, come siamo stati creati e da chi, la conclusione per il momento è una soltanto: forse c’è più fantascienza nel nostro lontano passato che nel nostro prossimo futuro.

Note:
1.https://www.macrolibrarsi.it/speciali/theoi-omerici-elohim-biblici-estratto-da-la-bibbia-non-parla-di-dio-di-mauro-biglino.php?srsltid=AfmBOoowfpLIDbPbbvy0mTzkmZdNNUpZ5Rq422CcNjBOTV3yqH1x9Ggq
2.https://www.frontedelblog.it/2019/07/06/nelliliade-e-nellodissea-si-parlava-di-alieni-le-suggestive-ipotesi-di-mauro-biglino/
3.idem
4.https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_(film)

Altre fonti:
https://extremamente.it/mauro-biglino-la-bibbia-come-omero-e-i-testi-vedici/
https://cinema.everyeye.it/notizie/odissea-creature-mitologiche-apparse-film-christopher-nolan-891171.html
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-odissea-di-nolan-e-davvero-il-prequel-di-dune-il-legame-che-nessuno-aveva/n220447/
https://it.wikipedia.org/wiki/Xena_-_Principessa_guerriera
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-christopher-nolan-si-e-ispirato-ai-mostri-di-guillermo-del-toro-per/n226566/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-le-prime-reazioni-incoronano-il-film-di-nolan-come-un-capolavoro/n226467/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/christopher-nolan-e-l-ossessione-per-il-tempo-la-chiave-nascosta-dietro/n226597/
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/poster/0/
Elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni tratta da: https://www.hollywoodreporter.com/lists/the-odyssey-cast-characters-christopher-nolan/

L’I.A. e l’Ufo crash di Roswell

Cronaca dell’incidente sul Roswell Daily Record dell’8 luglio 1947

Premessa
Quando scrissi la recensione sul film Oppenheimer (qui il post), parlai con due cari amici, entrambi laureati in matematica (e uno di loro appassionato astrofilo) chiedendo se fosse stato possibile calcolare le probabilità che l’ufo di Roswell cadesse proprio in quella zona. La risposta che mi diedero entrambi e che le variabili erano diverse e che era un calcolo estremamente difficile, perché queste dipendono da diversi fattori. Tre anni fa, i sistemi di Intelligenza Artificiale muovevano i primi passi e lì per lì non ci pensai più di tanto. Ora però che gli stessi sistemi sono in fase di enorme sviluppo ho utilizzato uno di questi (Gemini di Google), per l’analisi dei dati utili, che hanno portato al testo che segue. I risultati sono più che sorprendenti, non solo, ma aprono uno squarcio enorme e danno una dura spallata al castello di carte sostenuto dalla verità ufficiale, dagli scienziati e dai militari che nel corso degli anni si sono espressi sull’argomento.
Nota: Non sono un matematico quindi lascio al lettore la facoltà di approfondire termini e variabili delle equazioni sviluppate dall’IA.

Prompt 1:
La superficie totale del globo terracqueo (la Terra) misura circa 510 milioni di chilometri quadrati, il triangolo formato dalle città di Los Alamos, Alamogordo e Roswell, negli Stati Uniti misura circa 22.308 km quadrati. Quante probabilità c’erano che L’Ufo Crash di Roswell, nel 1947, si verificasse proprio in quell’area?
(l’area del triangolo è stata calcolata con l’ausilio di Google Earth)

Gemini:
È un calcolo statistico affascinante, soprattutto perché quell’area del New Mexico — spesso chiamata il “Triangolo del Progetto Manhattan” — (che io definisco “magico” nel post di cui sopra, nda), era il cuore pulsante della tecnologia nucleare e missilistica statunitense negli anni ’40.
Se consideriamo la caduta come un evento puramente casuale (come il lancio di un dardo su un mappamondo), ecco come si sviluppano le probabilità.

Il Calcolo Matematico
Per trovare la probabilità che un evento casuale si verifichi in un’area specifica rispetto alla superficie totale del pianeta, utilizziamo il rapporto tra le due aree:

Cosa significa questo numero?
Per rendere il dato più leggibile, possiamo esprimerlo in termini percentuali o come frazione:
-Percentuale: Circa lo 0,0044%.
-Rapporto: Circa 1 su 22.862.
In altre parole, se un oggetto cadesse dal cielo in un punto completamente casuale della Terra, avresti circa una possibilità su ventitremila (23.000, nda) che colpisca proprio quel triangolo di terra nel New Mexico.

Prospettiva e Contesto
Sebbene la probabilità statistica sia estremamente bassa, i ricercatori e gli appassionati di ufologia spesso sollevano un punto critico: la causalità contro la casualità.
-L’Ipotesi del Caso: Se l’incidente fosse stato un evento naturale o un guasto casuale di un velivolo non terrestre, la probabilità di colpire quell’area specifica sarebbe quasi nulla (appunto, lo 0,0044%).
-L’Ipotesi dell’Interesse: Se invece accettiamo l’idea che un’entità esterna stesse monitorando le attività umane, quel triangolo non era affatto “casuale”. Nel 1947, Roswell ospitava l’unico squadrone al mondo capace di lanciare bombe atomiche (il 509th Composite Group), Alamogordo era il sito del primo test nucleare (Trinity) e Los Alamos era dove la bomba era stata progettata.
-Nota di curiosità: Se restringiamo il campo alla sola superficie terrestre emersa (circa 149 milioni di km2), la probabilità sale allo 0,015% (circa 1 su 6.678). Resta comunque un evento statisticamente molto improbabile per essere un puro caso.

Prompt 2:
intensifica il calcolo tenendo presente, velocità dell’Ufo, rotazione terrestre e condizioni meteo

Gemini:
Per intensificare il calcolo, dobbiamo passare dalla probabilità geometrica statica (il dardo lanciato a caso) a una simulazione dinamica. Se introduciamo variabili fisiche come velocità, rotazione e meteo, il calcolo non riguarda più solo “dove cade”, ma “come e quando” interseca quel bersaglio in movimento. Ecco come questi fattori influenzano drasticamente le variabili in gioco:

1. La Rotazione Terrestre (Velocità Tangenziale)
La Terra non è un bersaglio fermo. Ruota alla velocità angolare di circa 15° all’ora. Alla latitudine del New Mexico (circa 33° N), la velocità di rotazione lineare è di circa:

Vrot  = 1670 × cos(33°) ≈ 1400 km/h

Se l’UFO fosse un oggetto in orbita che perde quota, il “bersaglio” di 22.308 km2 sfreccerebbe sotto di lui a 1.400 km/h. Se il guasto durasse anche solo 60 secondi, il punto di impatto potenziale si sposterebbe di oltre 23 km, portandolo facilmente fuori dal triangolo.

2. Velocità dell’UFO e Angolo di Rientro
Qui la probabilità crolla ulteriormente. Se ipotizziamo velocità tipiche dei rientri atmosferici o dei velivoli avanzati (diciamo dai 5.000 ai 20.000 km/h):
-Il tempo di percorrenza sopra il Triangolo del New Mexico sarebbe di pochi secondi.
-La “finestra di errore” temporale: Per colpire quel triangolo, l’evento critico (il guasto o l’abbattimento) deve avvenire in una finestra temporale di circa 2-5 secondi.

3. Condizioni Meteo (Il fattore “Temporale”)
È storicamente documentato che la notte del crash di Roswell (inizi di luglio 1947) l’area era colpita da violentissimi temporali elettrici.
-Turbolenza e Attrito: I venti ad alta quota (Jet Stream) e le correnti ascensionali dei cumulonembi esercitano forze di decine di tonnellate sulle superfici di un velivolo.
-Densità dell’aria: I cambiamenti di pressione improvvisi alterano la portanza.
Se il crash fosse stato causato dal meteo, la probabilità non è più casuale su tutta la Terra, ma si concentra solo sulle zone colpite da tempeste in quel momento. Tuttavia, considerando che in ogni istante sulla Terra ci sono circa 2.000 temporali attivi, la probabilità che il fulmine “giusto” colpisca il velivolo proprio sopra l’area nucleare più segreta del mondo rimane infinitesimale.

Il Calcolo Raffinato (Stima della Probabilità Dinamica)
Se consideriamo il “volume di spazio-tempo” in cui l’evento deve verificarsi, la formula diventa un’integrazione della posizione rispetto al tempo P(t).
Senza entrare in calcoli ipotetici eccessivi, possiamo stimare che la combinazione di:
-Posizione geografica (1/22.862)
-Finestra temporale della rotazione (circa 1/43.200 secondi in un giorno)
-Variabile Meteo locale (presenza di tempesta elettrica in quel punto esatto)
Porta la probabilità combinata di un evento casuale e non intenzionale a una cifra prossima a:

Ptot  ≈ 10−9 (una su un miliardo)

Conclusione Tecnica
Se un bullone si svitasse a caso da un UFO in orbita, la probabilità che cada in quel triangolo è quella calcolata prima (0,0044%). Ma se consideriamo che deve cadere mentre c’è un temporale, mentre la Terra è ruotata esattamente in quel punto e alla velocità necessaria per non superare il perimetro, la probabilità diventa così bassa da rendere l’ipotesi del “puro caso” scientificamente difficile da sostenere.
Questo rafforza l’idea che l’UFO si trovasse lì intenzionalmente (per monitoraggio nucleare) e che le condizioni meteo abbiano agito su un bersaglio che era già “in zona” per motivi specifici.

 

Nota finale dell’autore:
Come avrete notato non ci sono citazioni né fonti in quanto il testo è frutto dell’analisi di Gemini che, come si legge alla fine di ogni ricerca può commettere errori. Non ho verificato, per ovvi motivi, data la complessità dell’argomento, se tale ricerca è stata già effettuata da altri oppure se è già stato scritto qualcosa in merito, quindi mi riservo la facoltà, nel caso ci fossero rimostranze da parte di altri autori o altri siti ecc. di rivedere il testo. Infine la ricerca con Gemini è stata da me effettuata il 7 aprile 2026. Per approfondire l’argomento a parte libri, articoli su riviste e siti web, nonché documentari, consiglio la visione del film Roswell (J. Kagan, 1994), una onesta trasposizione dei fatti accaduti nell’ormai lontana, calda estate del 1947.

The Creator

«Come posso essere utile?».
È quello che chiede, servizievole, uno dei robot intelligenti, fatto a immagine e somiglianza degli uomini alla sua padrona, una delle tante lattine come le chiama Will Smith, protagonista del film I, Robot (A. Proyas, 2004), mentre la luce in pieno petto da rossa (pericolo), diventa di nuovo azzurra. Certo non siamo dalle parti di Matrix -ricordate il tormentone pillola rossa o pillola blu?, ma ci sono indubbiamente delle affinità, oltre alla Matrice e ai programmi senzienti -gli agenti in nero, c’è, come in Matrix, l’Architetto che ha creato l’A.I. e l’arma finale.
Dalla bomba di Oppenheimer alla bomba, che nel film esplode nel futuro postatomico, anche se effettivamente non si capisce se a lanciarla sono le A.I. -che vivono in oriente pacificamente con gli asiatici, nella Los Angeles del 2055.
Scritto e diretto da Gareth Edwards, già regista di Rogue One (2016), uno dei migliori, nuovi film spin-off, di Star Wars, Godzilla (2014) e che ha esordito nel 2010 con Monsters, un film low budget, ma davvero ben realizzato per essere un’opera prima. Intervistato, il regista inglese, ha affermato che il film: «Ha seguito traiettorie produttive decisamente diverse rispetto agli standard di analoghi prodotti hollywoodiani»(1) e a convincere la produzione a non utilizzare il green screen, ma effettuare le riprese in location vere.
Sebbene «Le sue AI sono al contrario dei robot, un tòpos ormai vintage nella fantascienza, e rappresentano “l’altro”, il diverso da noi, che ci fa tanto più paura quanto più è esotico. Non a caso vengono accolte in Oriente ed è contro gli asiatici che gli americani tornano a fare la guerra, come ai tempi del Vietnam, con tanto di bombardamenti, assalti a villaggi e fucilazioni»(2).
Come Skynet, la A.I. della saga di Terminator, la W.I.K.I. del già citato I, Robot, ma anche il film omonimo (2001) di Spielberg e, per certi versi Il mondo dei robot (M. Crichton, 1973), le angosce dei due Blade Runner, ma anche di Trascendence (W. Pfister, 2014), e soprattutto le paranoie delle Unità Centrali (CPU) come HAL di 2001 e di Generazione Proteus (D. Cammell, 1977), passando per War Games (J. Badham, 1983), dove si arriva sull’orlo di una Guerra Termo Nucleare Globale, il film di Edwards, analizza il tutto sia concettualmente che all’atto pratico, realizzando un prodotto quantomeno dignitoso.
Qui l’arma definitiva, è una bambina, un “Simulat”, non un semplice «copia e incolla», -ogni robot è solo un involucro senza coscienza, ma ottenuto con la scansione di un embrione umano, si chiama “Alfa O.”, cioè “Alfa e Omega”, chiaro riferimento al film L’altra faccia del Pianeta delle Scimmie (T. Post, 1970), non solo perché anche qui il protagonista si chiama Taylor, come C. Heston, ma perché, nel finale, egli crea l’Apocalisse, facendo esplodere l’arma più potente mai costruita, appunto la bomba definitiva, che ha, sulle alette le due lettere dell’alfabeto greco “A” e “Ω”.
Ma anche gli esseri umani hanno costruito una nuova arma, una sorta di stazione spaziale, -un’enorme astronave, che incombe come una minaccia ovunque essa si trovi, il suo nome è Nomad, che potrebbe significare “nomade”, data la sua natura errante, ma in realtà significa: “North American Orbital Mobile Aerospace Defense”.
Come non pensare quindi al vero NORAD (=North American Aerospace Defense Command; in italiano: Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America), un’organizzazione congiunta del Canada e degli Stati Uniti, formata da una serie di stazioni radar, che dal 1958, fornisce un quadro di insieme sulla situazione (natura, posizione, direzione e velocità) di ogni oggetto volante nell’ambito aerospaziale del Nord America (Wikipedia).
Oltre alla tecnologia avanzata, c’è anche una forte impronta spirituale, non solo per la presenza di monaci buddisti robot, ma per il termine Nirmata, che è la parola con la quale gli umani definiscono il nemico. Deriva dal nepalese e significa “creatore divino”, The Creator, appunto.
Se nel film di Proyas I, Robot, Sonny suicida il suo creatore, da questi programmato allo scopo, quindi senza l’impostazione delle tre “Leggi della Robotica” sviluppate da Asimov, qui si assiste al ribaltamento dei ruoli. La bambina, programmata per crescere, imparare ed evolvere, può piangere e qui il riferimento è a Terminator 2 (J. Cameron, 1991), quando il ragazzino John Connor, affezionatosi al cyborg (tecnicamente nel film di Edwards, anche il protagonista, sebbene umano, ha un braccio e una gamba artificiale è, di fatto un cyborg), che piangendo, lo supplica di non terminarsi, per sentirsi rispondere: «Ora capisco perché piangete, ma io non potrei mai farlo». Citazione semplice, ma efficace perché ha tutto di umano, in qualcosa che umano non è, ed è questa la sfida, da accettare o meno. «Non riuscirete a sconfiggere le A.I. È l’evoluzione».
Paul Virilio uno dei massimi pensatori del secolo scorso -teorico culturale ed esperto di nuove tecnologie, ebbe a dire(3) che le nuove tecnologie, come tutte le tecnologie, introducono un incidente specifico: inventando il treno si é inventato il deragliamento, inventando l’aereo lo schianto al suolo, inventando la nave il naufragio, ecc. Se il concetto all’epoca, fu riferito alla Realtà Virtuale, confluita poi nella Realtà Aumentata, siamo perfettamente consapevoli a cosa porterà lo sviluppo delle A. I. Che la si chiami Singolarità o con un altro termine, nel momento in cui la macchina prenderà coscienza di sè, aprirà sì nuovi scenari per la specie umana, ma la strada verso il futuro sarà sempre piena di ostacoli e, comunque quello che ci attende all’orizzonte resta sempre, il nostro, un Destino Oscuro.

Note:

3. Paul Virilio, in “Virtual” nº 8, Aprile 1994.

Fonti:

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