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Odissea

Vi starete chiedendo come mai un film e soprattutto un film basato su fatti mitologici, possa essere preso in considerazione dallo scrivente, quando la fantascienza sembra lontana anni luce. Non è così, un po’ di pazienza, ci arriveremo…
Visto il titolo, logicamente si è portati a confrontare l’Odissea di Nolan, con l’Odissea spaziale di Kubrick (1968), ma nemmeno tanto sorprendentemente, l’I.A. invece lo compara a Interstellar che lo stesso Nolan ha diretto nel 2014.
Infatti se in “2001” il rapporto spazio/tempo è il mood che rappresenta il filo conduttore, nell’ultimo capolavoro del regista di Inception (2010), Tenet (2020) e Oppenheimer (2023), lo spazio e il tempo sembrano dilatarsi notevolmente, ma in uno scorrere diverso, più o meno, all’occorrenza, fluido.
«Al tempo degli Dei dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re, che spadroneggiavano su una Terra in tumulto, il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà; finalmente arrivò Xena, l’invincibile principessa guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie; la lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti, furono affrontati con indomito coraggio, da colei che sola poteva cambiare il mondo».
È la voice over, nella sigla della serie TV Xena – principessa guerriera, al femminile certo, ma sembra riassumere abbastanza bene tutta l’essenza del film di Nolan, a partire dal nome della protagonista che rappresenta un cardine della mitologia, la “Legge di Zeus” e del suo particolare messaggio. Di fatti Xena, significa “straniero” e deriva dal termine “Xenìa”. La locuzione xenìa (dal greco antico ξενία) indica ospitalità e riassume l’insieme dei rapporti e delle regole dogmatiche tra ospite e ospitante nel mondo antico. Era considerato un dovere sacro, un pilastro culturale e sociale della civiltà. La xenìa non era una semplice cortesia, ma un’istituzione rituale e religiosa protetta da Zeus Xenios (protettore degli ospiti). Violare questo patto significava attirare l’ira degli Dei (AI Mode). In realtà la legge dell’ospitalità era presente in tutte le culture antiche, che sono venute a contatto con «quelli là», come li definisce M. Biglino nei suoi studi, confluiti in diversi libri). E ancora una volta sono i testi antichi a darci la risposta: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (San Paolo, lettera agli Ebrei, 13:2).
Certo, Loro, potevano assumere sembianze umane come si vede benissimo nel film di Nolan, e se erano in carne ed ossa, come noi e mai esseri divini o spirituali, – ai quali tra l’altro piaceva annusare, perché avevano un punto debole, la carne e il grasso animale alla brace, ricevendone un effetto calmante – concetto presente sia nella Bibbia che nelle opere di Omero, esiste la possibilità che essi siano “xeno”, estranei, in fantascienza “alieni”, classico esempio lo “xenomorfo” di Alien.
E qui arriviamo ad un altro concetto interessante: gli esseri mitologici presenti nei testi sacri delle antiche civiltà. Nel film di Nolan, oltre alle Dee (Calipso e Atena), alla maga Circe, compaiono altri esseri: Polifemo, il Ciclope (con un occhio solo raffigurato in verticale) figlio di Poseidone; Scilla, un mostro con diverse teste e Cariddi, quest’ultimo un enorme gorgo marino; le Sirene, creature ibride dal canto letale, che nel poema e nel film tentano i marinai con la promessa di conoscenza e immortalità, infine i Lestrigoni una feroce stirpe di giganti cannibali che distrugge gran parte della flotta achea.
Esseri mitologici, ma è possibile che anche in questo ci sia un fondo di verità dove il mito viene sostituito dalla realtà dei fatti, è possibile parlare di verità storica?
Si, eccome! Innanzitutto i “Giganti”, questo è ciò che dice la Bibbia: «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi» (Genesi 6:4), si tratta di un verso emblematico perchè, ad un’attenta lettura che è alla base del ragionamento non accademico, spiega molte cose. Innanzitutto la differenza tra uomini e figli di Dio, ci vorrebbe l’interrogativo ma la distinzione c’è tutta anche se c’era la compatibilità genetica che ha permesso la nascita degli eroi.
La genetica rimanda al termine Genia che ha, come è possibile constatare, l’assonanza fonetica con Xenia e, quindi, nel nostro caso con “xeno”, la parola base, come abbiamo visto poco sopra. Ma cosa dice la teologia, di questo versetto? Semplice, il termine “giganti” è da intendersi non come esseri umani molto alti, ma come persone dall’alto valore morale…
A voi sembra corretto? Altra nota dolente, per la scienza ufficiale, è la descrizione che lo storico Beròso dà a proposito degli esseri mitologici. Nel libro Il Pianeta degli Dèi del compianto Z. Sitchin si legge che all’inizio «La divinità Belo (…) generò diversi esseri orribili (…) Apparvero uomini con due ali (…) molti altri loro organi avevano una parte maschile e una femminile. Altre figure umane avevano zampe e corna di capra, oppure piedi come cavalli. Altri, simili a ippocentauri, avevano la parte posteriore come cavallo, mentre davanti erano come uomini».
Storia quindi, non mito. Fantascienza forse? Allora consiglio la visione del film Splice (V. Natali, 2009), film che ho recensito sul n.ro 31 della rivista X-Times (maggio 2011), dove rivive il mito sumero della Creazione.

Matt Damon è Ulisse, Anne Hathaway è Penelope

Quindi, i popoli che adoravano gli Dei dell’Olimpo (i Theoi), gli Elohim (termine che è il plurale di El, cioè Dio) della Bibbia, definiti anche con Nephilim (perché forse provenienti dalla costellazione di Orione), gli Anunnaki (“coloro che dal cielo sono scesi sulla Terra”, sempre secondo Sitchin), delle popolazioni della Mesopotamia, in primis i sumeri, in Africa (Egitto e non solo), ma anche più in là, in oriente (India), estremo oriente (Cina e Giappone), Australia (i miti degli aborigeni), fino ai nativi nord americani e le popolazioni mesoamericane: si sbagliavano tutti? Hanno preso un grosso abbaglio, erano individui trascendenti o esseri extraterrestri? «Le corrispondenze sono di un’evidenza indiscutibile»(1). Questo indica la traduzione “letterale” dei testi, mentre la conoscenza ufficiale (scientifica e religiosa), continua a voler farci credere che gli Dei erano solo mucchietti di pietra o statue, personificazione del mito senza nessuno dietro, mentre solo Yahweh, degli ebrei, era il Dio unico e vero.
Ma c’è di più, se quanto detto finora può, a ragion veduta, sembrare quantomeno ambiguo, la conferma, del fatto che siamo di fronte ad esseri che provengono da un altro mondo, si ha nelle capacità tecnologiche di cui questi esseri erano dotati, capacità fantascientifiche, ancora oggi figuratevi all’epoca, descritte in maniera molto elementare. Sempre nei testi omerici, ma è possibile riferirsi anche alla Bibbia, ci sono alcuni passaggi interessanti: il popolo dei Feaci era in possesso di «navi, guidate dalla loro (stessa, nda) mente … esse conoscono i pensieri e le intenzioni degli uomini, … non hanno mai paura di essere danneggiate o distrutte.»(2). Facile intravedere mezzi con comando a distanza, tipo droni; e ancora più a sorpresa «due ancelle d’oro sostenevano il loro padrone, simili a giovinette vive: esse avevano intelligenza, voce e forza, erano esperte nei lavori delle Dee immortali; si affaccendavano ai cenni del loro signore»(3). Che senso ha definirle vive, se non siamo in realtà in presenza di robot? Lo stesso per quanto riguarda i Cherubini della Bibbia?
Accolto positivamente dalla critica che ne elogia le qualità tecniche, l’ormai consolidato sistema IMAX, con pellicola da 70mm (e oltre 600 km di girato), fonde alla perfezione gli episodi di cui in un certo senso è diviso il film, mischiando dove occorre appunto qualità tecniche, estetiche, virtuosismi della telecamera, una fotografia quanto mai realistica, una colonna sonora «ancestrale e rituale»(Wikipedia), una sceneggiatura solida e location suggestive, rivitalizzano «un’antica avventura con maestosità»(4). Anche dal punto di vista cinematografico, infatti il primo film risale ai primordi della settima arte (G. De Liguoro, F. Bertolini e A. Padovan, 1911), l’Ulisse di M. Camerini (1954) con K. Douglas nei panni dell’eroe; non può mancare Troy (W. Petersen, 2004) con B. Pitt che interpreta Achille, colossal liberamente ispirato però all’Iliade; infine lo sceneggiato Rai, andato in onda nel 1968 per la regia di F. Rossi con la collaborazione di M. Bava (l’episodio di Polifemo) e C. Rambaldi che firmarono insieme gli effetti speciali.
Nonostante la struttura omerica, Nolan opera un profondo cambiamento, gli uomini restano pedine nelle mani degli Dei, anche se la salvezza dell’uomo è interamente opera dell’uomo stesso; trovare la strada di casa, non è stato facile, ma per salvare l’umanità ci vuole ben altro: «la nostra civiltà sta crollando» sentenzia Penelope, che insieme ad Ulisse parte per una viaggio senza meta, nel mare magnum incontro ai «secoli di oscurità che verranno». I secoli oscuri verrano di certo se prima non chiariamo esattamente come sono andate le cose millenni fa, come siamo stati creati e da chi, la conclusione per il momento è una soltanto: forse c’è più fantascienza nel nostro lontano passato che nel nostro prossimo futuro.

Note:
1.https://www.macrolibrarsi.it/speciali/theoi-omerici-elohim-biblici-estratto-da-la-bibbia-non-parla-di-dio-di-mauro-biglino.php?srsltid=AfmBOoowfpLIDbPbbvy0mTzkmZdNNUpZ5Rq422CcNjBOTV3yqH1x9Ggq
2.https://www.frontedelblog.it/2019/07/06/nelliliade-e-nellodissea-si-parlava-di-alieni-le-suggestive-ipotesi-di-mauro-biglino/
3.idem
4.https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_(film)

Altre fonti:
https://extremamente.it/mauro-biglino-la-bibbia-come-omero-e-i-testi-vedici/
https://cinema.everyeye.it/notizie/odissea-creature-mitologiche-apparse-film-christopher-nolan-891171.html
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-odissea-di-nolan-e-davvero-il-prequel-di-dune-il-legame-che-nessuno-aveva/n220447/
https://it.wikipedia.org/wiki/Xena_-_Principessa_guerriera
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-christopher-nolan-si-e-ispirato-ai-mostri-di-guillermo-del-toro-per/n226566/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-le-prime-reazioni-incoronano-il-film-di-nolan-come-un-capolavoro/n226467/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/christopher-nolan-e-l-ossessione-per-il-tempo-la-chiave-nascosta-dietro/n226597/
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/poster/0/
Elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni tratta da: https://www.hollywoodreporter.com/lists/the-odyssey-cast-characters-christopher-nolan/

Creature fantastiche?

Sabato scorso, sono stato alla mostra “Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito” al Museo Nazionale Romano (Palazzo Massimo), promossa e prodotta dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma in collaborazione con Electa. Il museo merita una lunga ed approfondita visita con i suoi quattro piani ricchi di opere, ma chiaramente quello che a me più interessava, data l’estrazione di questo blog, erano logicamente le diverse sale che ospitano la mostra sopra citata. Nelle due ore trascorse, sembra veramente che si venga catapultati in un lontano mondo passato dove le avventure degli eroi di ogni antica civiltà, alle prese con fiere di ogni genere, rivivano in quello spazio, con un’atmosfera creata ad arte.
Il titolo dato all’esposizione è coerente con la storiografia attuale, ma il dubbio che posso sollevare, legittimo, è proprio sull’origine del mito stesso e se le creature lì raffigurate siano davvero fantastiche, frutto della fantasia o della superstizione delle antiche genti. Intanto sui pannelli informativi relativi alle opere esposte l’incipit è questo: «Era il mostro di origine divina…» (Omero, Iliade VI, 222), mentre per gli organizzatori: «Per mostri qui si intendono quegli esseri che non trovano corrispondenza nella realtà, creati dall’immaginazione dell’uomo, che hanno animato racconti ancestrali e miti». Forse i mostri non erano o non sono di origine divina (nel senso stretto del termine), sta, di fatto, però, che non possiamo verificare ora quale fosse la corrispondenza nella realtà in cui erano immerse le antiche civiltà. In pratica la mia domanda è: “e se invece gli esseri descritti in molte opere erano reali e che quindi non facevano sicuramente parte del mito?”. Alcuni anni fa uno dei più famosi esperti in Semiotica o Semiologia, che è la disciplina che studia i segni nella comunicazione, Thomas Sebeok, scomparso ormai già da qualche anno, ebbe a dire che: «in certe circostanze, non c’è nulla di più concreto del mito». Un’affermazione questa che lascia poco spazio all’interpretazione. È proprio questa la circostanza?
Non possiamo esserne certi al cento per cento, quindi sebbene sempre sui pannelli informativi della mostra sono riportate citazioni tratte da diverse opere letterarie famose, ritenute di fantasia dal corrente pensiero ortodosso, tra le quali spiccano: l’Iliade di Omero, le Metamorfosi di Ovidio, il Prometeo Incatenato di Eschilo, l’Eneide di Virgilio e frasi di Apollodoro, è d’obbligo, secondo me riportare quanto invece affermava lo storico babilonese Beroso (ca 350 a.C. ca 270 a.C.), che raccontò dell’arrivo nel Golfo Persico di esseri metà uomo e metà pesce, definiti Oannes (le cui raffigurazioni non avrebbero certo sfigurato nella mostra) e che scrisse, a proposito della creazione dell’uomo: «all’inizio la divinità Belo (…) generò diversi esseri orribili (…) Apparvero uomini con due ali (…) molti altri loro organi avevano una parte maschile e una femminile. Altre figure umane avevano zampe e corna di capra, oppure piedi come cavalli. Altri, simili a ippocentauri, avevano la parte posteriore come cavallo, mentre davanti erano come uomini»(*). Quindi ammirando le rappresentazioni di Tifone, generato da Gaia (la Terra) e da Tartaro personificazione del Caos; del Minotauro che «Minosse decise di allontanare di casa quest’essere e di rinchiuderlo nei ciechi corridoi di un complicato edificio»; dei Grifi: «cani non latranti di Zeus con rostri adunchi»; le Sirene e le Arpie: «Figlie di Acheloo, rappresentate come uccelli dal bellissimo volto femminile», protagoniste nei racconti di Ulisse; della Sfinge: «fusione di uomo e leone», che è presente in tutte le culture dell’antico mediterraneo; della Chimera: «che dalle fauci vomita vampe di Etna»; delle Gorgoni: «le terribili… avevano teste avvolte da scaglie di serpenti, zanne grosse come quelle dei cinghiali»; dei Centauri: «uomini cavalli mostrano qualità umane, come forza e coraggio e pulsioni ferine incontrollate», dei Sileni e dei Satiri, dei quali gli autori antichi, non spiegano «l’origine della natura ibrida umana, equina o caprina… non appartengono né ai mortali né agli dèi immortali»; infine dei mostri marini Acheloo e l’Idra di Lerna, non posso non pensare che ci possa essere un fondo di verità in tutto questo. Ipnotizzato da Medusa, leggo l’ultima citazione, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, che conclude la mostra: «… cosa credi di fare, tu che ti celi sotto una forma illusoria».

 *Nota: Z. Sitchin, Il pianeta degli Dei, Edizioni Piemme, 2000, pag. 333.

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