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The Dog Stars – Le stelle dopo la fine

«Una sensazione cosmica», e non poteva essere altrimenti, visto che parliamo di stelle, nella fattispecie le stelle (o la Costellazione) del Cane Maggiore (Canis Major) il cui astro principale è, guarda caso, Sirio distante dalla Terra circa 8,6 anni luce, visibile nel periodo inverno-primavera nel settore boreale. È la più luminosa del cielo notturno e forse è stata scelta dall’autore del libro (Peter Heller, Dog Stars, 2012), da cui è tratto il film, perché il suo mito è presente in molte culture delle antiche civiltà. La citazione iniziale è tratta dall’anteprima, disponibile su Disney+, con brevissime interviste ai due protagonisti e al regista. A parlare è M. Qualley, l’attrice che interpreta Cima e vive con il burbero padre (G. Pearce), che così continua: «Talmente grande che ti ricorda quanto sei piccolo», un monito certo, ma il regista rincara la dose: «Dramma, paura, terrore, è tutto insieme, come una tempesta perfetta». Ridley Scott, che non ha bisogno di presentazioni, avendo realizzato due cult della fantascienza cinematografica moderna, prima Alien (1979), — con i due prequel — e Blade Runner (1982), conferma che è un «film sulla fine del mondo». Scritto da M. L. Smith e C. Wilkinson (non accreditato) e prodotto anche dallo stesso Scott, è stato quasi completamente girato in Italia, sulle Dolomiti, sebbene il libro sia ambientato in Colorado (USA), nel 2035.

La domanda è: quanto siamo vicini alla fine del mondo? Cosa succederà quando cadrà «la maschera della civiltà?». Diverse volte in passato ci siamo andati molto vicino, abbiamo quasi sfiorato l’Apocalisse: due guerre mondiali (la terza la stiamo vivendo “a pezzi” come sosteneva Papa Francesco), minacce nucleari e pandemie (in ordine cronologico: Febbre Spagnola, Vaiolo, Sars e Covid-19), con il pericolo anche della crisi ambientale, siamo a tanto così, — vi ricordo che solo nel mese di agosto sono usciti altri due film apocalittici o post apocalittici — e non abbiamo imparato niente, al contrario continuiamo a chiamarla Fantascienza? «Cosa facevi prima che il mondo finisse?», diventato ormai un classico, chiede Cima all’altro protagonista, Hig (J. Elordi) che prima di incontrarla viveva con il suo cane Jasper e a Bangley (J. Brolin), esperto di sopravvivenza, nell’hangar di un vecchio aeroporto, guidando il suo Cessna 182. La risposta, presa non dal film ma dallo speciale di cui sopra, è allo stesso tempo semplice, ma inquietante, come se stesse «cercando l’umanità!». Se semplicemente ci girassimo intorno, intorno a noi, tutti i giorni, e riuscissimo a vedere il mondo così com’è e non come vogliono farci vedere, sarebbe una gran bella cosa, perché migliorabile e di molto.

Forse non è arrivata ancora L’ultima spiaggia (S. Kramer, 1959), il tempo delle preghiere, l’altrettanto classico «Mio Dio!», una sorta di resa, della co-protagonista di Io sono leggenda (F. Lawrence, 2007), con Will Smith che laconicamente risponde: «Non l’ha fatto Dio, ma noi!». Per diversi aspetti i film sono simili, il rapporto con la natura che si riprende il suo spazio, l’attaccamento quasi morboso al proprio cane, ormai uno stereotipo, e quindi la convivenza con la fauna, anch’essa maltrattata dall’uomo, la strenua difesa dagli infetti. Il film è tecnicamente impeccabile, con una sceneggiatura solida, un’azzeccata scelta delle location, una suggestiva fotografia, che lo rendono quasi unico, ma per certi versi, alcuni contenuti sono già visti. Il look degli “scarafaggi”, i sopravvissuti violenti, la fuga sul piccolo aereo che fa fatica a decollare, ricalca il film Mad Max – Oltre la sfera del tuono (G. Miller, 1985), come il rapporto tra i due protagonisti, nell’opera di Miller, solo platonico, con la compianta rock star T. Turner che canta: «Dalle rovine, dalle macerie / Non posso commettere gli stessi errori, questa volta / Non abbiamo bisogno di un altro eroe…». Ed è tutto qui il significato intrinseco del film: commettiamo sempre gli stessi errori e anche se non ci serve un eroe (nel film di Scott, nessuno lo è), la vacuità raggiunta, la decadenza, il volto senza la maschera, la violenza sanguinaria, dove manca la speranza di una cura (a differenza di altre opere come la saga di 28 giorni dopo e World War Z (M. Forster, 2013), è ben raffigurato nel finale.

Quando arrivano alla meta, tutt’altro che paradisiaca, si accorgono che la realtà è ben diversa: il contrasto tra animali vivi (ce ne sono diversi) e imbalsamati, l’inquietante hostess, i due militari come due fantocci. Il bar, che non sembra assolutamente quello di Star Wars, dove gli avventori, simulacri di plastica senza anima, ad incarnare perfettamente il senso di solitudine e distacco (W. Smith nel film di Lawrence, riempie il negozio di dvd proprio con dei manichini, per avere il senso di una sorta di umanità fittizia, oggi così evidente. La scoperta della stanza dei documenti attaccati al muro tutti insanguinati, corpi macellati e chiusi in involucri di plastica a rappresentare il grado di orrore raggiunto dalla nostra civiltà, forse anche con un tocco di cannibalismo. Corpi carbonizzati, spalati con la ruspa, come in 2022 I Sopravvissuti, anche se nel film di R. Fleischer (1973), era peggio perché vivi, ma trattati sempre come spazzatura. Non può neanche minimamente rasserenare il ballo finale perché l’Inferno, è qui e ora, e chissà se un giorno riusciremo prima della fine, Dante docet: «A riveder le stelle».

 

Nota dell’autore:
Le URL sono state lette e aggiunte in Elenco Lettura al 02/09/2026 compreso.
Dove non specificato le citazioni sono tratte dal film.

Fonti:
https://www.fantascienza.com/31928/le-stelle-del-cane-anche-in-libreria
https://www.fantascienza.com/31782/ridley-scott-torna-al-cinema-con-il-post-apocalittico-the-dog-stars
https://www.fantascienza.com/31941/the-dog-stars-il-nuovo-film-di-ridley-scott-da-oggi-nelle-sale
https://www.mymovies.it/film/2026/the-dog-stars-le-stelle-dopo-la-fine/
https://www.mymovies.it/film/2026/the-dog-stars-le-stelle-dopo-la-fine/rassegnastampa/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/the-dog-stars-le-stelle-dopo-la-fine-jacob-elordi-nel-primo-trailer-del/n221238/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/jacob-elordi-elogia-ridley-scott-una-featurette-video-di-the-dog-stars-le/n230113/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/da-the-dog-stars-a-heart-of-the-beast-i-cani-rubano-la-scena-anche-al/n230525/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/the-dog-stars-la-reazione-dell-autore-del-romanzo-al-film-di-ridley-scott/n230657/
https://www.comingsoon.it/film/the-dog-stars-le-stelle-dopo-la-fine/66983/recensione/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/the-dog-stars-ridley-scott-abbiamo-girato-in-italia-si-mangia-meglio/n230551/
https://it.wikipedia.org/wiki/The_Dog_Stars_-_Le_stelle_dopo_la_fine

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/the-dog-stars-le-stelle-dopo-la-fine/poster/1/

Odissea

Vi starete chiedendo come mai un film e soprattutto un film basato su fatti mitologici, possa essere preso in considerazione dallo scrivente, quando la fantascienza sembra lontana anni luce. Non è così, un po’ di pazienza, ci arriveremo…
Visto il titolo, logicamente si è portati a confrontare l’Odissea di Nolan, con l’Odissea spaziale di Kubrick (1968), ma nemmeno tanto sorprendentemente, l’I.A. invece lo compara a Interstellar che lo stesso Nolan ha diretto nel 2014.
Infatti se in “2001” il rapporto spazio/tempo è il mood che rappresenta il filo conduttore, nell’ultimo capolavoro del regista di Inception (2010), Tenet (2020) e Oppenheimer (2023), lo spazio e il tempo sembrano dilatarsi notevolmente, ma in uno scorrere diverso, più o meno, all’occorrenza, fluido.
«Al tempo degli Dei dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re, che spadroneggiavano su una Terra in tumulto, il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà; finalmente arrivò Xena, l’invincibile principessa guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie; la lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti, furono affrontati con indomito coraggio, da colei che sola poteva cambiare il mondo».
È la voice over, nella sigla della serie TV Xena – principessa guerriera, al femminile certo, ma sembra riassumere abbastanza bene tutta l’essenza del film di Nolan, a partire dal nome della protagonista che rappresenta un cardine della mitologia, la “Legge di Zeus” e del suo particolare messaggio. Di fatti Xena, significa “straniero” e deriva dal termine “Xenìa”. La locuzione xenìa (dal greco antico ξενία) indica ospitalità e riassume l’insieme dei rapporti e delle regole dogmatiche tra ospite e ospitante nel mondo antico. Era considerato un dovere sacro, un pilastro culturale e sociale della civiltà. La xenìa non era una semplice cortesia, ma un’istituzione rituale e religiosa protetta da Zeus Xenios (protettore degli ospiti). Violare questo patto significava attirare l’ira degli Dei (AI Mode). In realtà la legge dell’ospitalità era presente in tutte le culture antiche, che sono venute a contatto con «quelli là», come li definisce M. Biglino nei suoi studi, confluiti in diversi libri). E ancora una volta sono i testi antichi a darci la risposta: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (San Paolo, lettera agli Ebrei, 13:2).
Certo, Loro, potevano assumere sembianze umane come si vede benissimo nel film di Nolan, e se erano in carne ed ossa, come noi e mai esseri divini o spirituali, – ai quali tra l’altro piaceva annusare, perché avevano un punto debole, la carne e il grasso animale alla brace, ricevendone un effetto calmante – concetto presente sia nella Bibbia che nelle opere di Omero, esiste la possibilità che essi siano “xeno”, estranei, in fantascienza “alieni”, classico esempio lo “xenomorfo” di Alien.
E qui arriviamo ad un altro concetto interessante: gli esseri mitologici presenti nei testi sacri delle antiche civiltà. Nel film di Nolan, oltre alle Dee (Calipso e Atena), alla maga Circe, compaiono altri esseri: Polifemo, il Ciclope (con un occhio solo raffigurato in verticale) figlio di Poseidone; Scilla, un mostro con diverse teste e Cariddi, quest’ultimo un enorme gorgo marino; le Sirene, creature ibride dal canto letale, che nel poema e nel film tentano i marinai con la promessa di conoscenza e immortalità, infine i Lestrigoni una feroce stirpe di giganti cannibali che distrugge gran parte della flotta achea.
Esseri mitologici, ma è possibile che anche in questo ci sia un fondo di verità dove il mito viene sostituito dalla realtà dei fatti, è possibile parlare di verità storica?
Si, eccome! Innanzitutto i “Giganti”, questo è ciò che dice la Bibbia: «C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi» (Genesi 6:4), si tratta di un verso emblematico perchè, ad un’attenta lettura che è alla base del ragionamento non accademico, spiega molte cose. Innanzitutto la differenza tra uomini e figli di Dio, ci vorrebbe l’interrogativo ma la distinzione c’è tutta anche se c’era la compatibilità genetica che ha permesso la nascita degli eroi.
La genetica rimanda al termine Genia che ha, come è possibile constatare, l’assonanza fonetica con Xenia e, quindi, nel nostro caso con “xeno”, la parola base, come abbiamo visto poco sopra. Ma cosa dice la teologia, di questo versetto? Semplice, il termine “giganti” è da intendersi non come esseri umani molto alti, ma come persone dall’alto valore morale…
A voi sembra corretto? Altra nota dolente, per la scienza ufficiale, è la descrizione che lo storico Beròso dà a proposito degli esseri mitologici. Nel libro Il Pianeta degli Dèi del compianto Z. Sitchin si legge che all’inizio «La divinità Belo (…) generò diversi esseri orribili (…) Apparvero uomini con due ali (…) molti altri loro organi avevano una parte maschile e una femminile. Altre figure umane avevano zampe e corna di capra, oppure piedi come cavalli. Altri, simili a ippocentauri, avevano la parte posteriore come cavallo, mentre davanti erano come uomini».
Storia quindi, non mito. Fantascienza forse? Allora consiglio la visione del film Splice (V. Natali, 2009), film che ho recensito sul n.ro 31 della rivista X-Times (maggio 2011), dove rivive il mito sumero della Creazione.

Matt Damon è Ulisse, Anne Hathaway è Penelope

Quindi, i popoli che adoravano gli Dei dell’Olimpo (i Theoi), gli Elohim (termine che è il plurale di El, cioè Dio) della Bibbia, definiti anche con Nephilim (perché forse provenienti dalla costellazione di Orione), gli Anunnaki (“coloro che dal cielo sono scesi sulla Terra”, sempre secondo Sitchin), delle popolazioni della Mesopotamia, in primis i sumeri, in Africa (Egitto e non solo), ma anche più in là, in oriente (India), estremo oriente (Cina e Giappone), Australia (i miti degli aborigeni), fino ai nativi nord americani e le popolazioni mesoamericane: si sbagliavano tutti? Hanno preso un grosso abbaglio, erano individui trascendenti o esseri extraterrestri? «Le corrispondenze sono di un’evidenza indiscutibile»(1). Questo indica la traduzione “letterale” dei testi, mentre la conoscenza ufficiale (scientifica e religiosa), continua a voler farci credere che gli Dei erano solo mucchietti di pietra o statue, personificazione del mito senza nessuno dietro, mentre solo Yahweh, degli ebrei, era il Dio unico e vero.
Ma c’è di più, se quanto detto finora può, a ragion veduta, sembrare quantomeno ambiguo, la conferma, del fatto che siamo di fronte ad esseri che provengono da un altro mondo, si ha nelle capacità tecnologiche di cui questi esseri erano dotati, capacità fantascientifiche, ancora oggi figuratevi all’epoca, descritte in maniera molto elementare. Sempre nei testi omerici, ma è possibile riferirsi anche alla Bibbia, ci sono alcuni passaggi interessanti: il popolo dei Feaci era in possesso di «navi, guidate dalla loro (stessa, nda) mente … esse conoscono i pensieri e le intenzioni degli uomini, … non hanno mai paura di essere danneggiate o distrutte.»(2). Facile intravedere mezzi con comando a distanza, tipo droni; e ancora più a sorpresa «due ancelle d’oro sostenevano il loro padrone, simili a giovinette vive: esse avevano intelligenza, voce e forza, erano esperte nei lavori delle Dee immortali; si affaccendavano ai cenni del loro signore»(3). Che senso ha definirle vive, se non siamo in realtà in presenza di robot? Lo stesso per quanto riguarda i Cherubini della Bibbia?
Accolto positivamente dalla critica che ne elogia le qualità tecniche, l’ormai consolidato sistema IMAX, con pellicola da 70mm (e oltre 600 km di girato), fonde alla perfezione gli episodi di cui in un certo senso è diviso il film, mischiando dove occorre appunto qualità tecniche, estetiche, virtuosismi della telecamera, una fotografia quanto mai realistica, una colonna sonora «ancestrale e rituale»(Wikipedia), una sceneggiatura solida e location suggestive, rivitalizzano «un’antica avventura con maestosità»(4). Anche dal punto di vista cinematografico, infatti il primo film risale ai primordi della settima arte (G. De Liguoro, F. Bertolini e A. Padovan, 1911), l’Ulisse di M. Camerini (1954) con K. Douglas nei panni dell’eroe; non può mancare Troy (W. Petersen, 2004) con B. Pitt che interpreta Achille, colossal liberamente ispirato però all’Iliade; infine lo sceneggiato Rai, andato in onda nel 1968 per la regia di F. Rossi con la collaborazione di M. Bava (l’episodio di Polifemo) e C. Rambaldi che firmarono insieme gli effetti speciali.
Nonostante la struttura omerica, Nolan opera un profondo cambiamento, gli uomini restano pedine nelle mani degli Dei, anche se la salvezza dell’uomo è interamente opera dell’uomo stesso; trovare la strada di casa, non è stato facile, ma per salvare l’umanità ci vuole ben altro: «la nostra civiltà sta crollando» sentenzia Penelope, che insieme ad Ulisse parte per una viaggio senza meta, nel mare magnum incontro ai «secoli di oscurità che verranno». I secoli oscuri verrano di certo se prima non chiariamo esattamente come sono andate le cose millenni fa, come siamo stati creati e da chi, la conclusione per il momento è una soltanto: forse c’è più fantascienza nel nostro lontano passato che nel nostro prossimo futuro.

Note:
1.https://www.macrolibrarsi.it/speciali/theoi-omerici-elohim-biblici-estratto-da-la-bibbia-non-parla-di-dio-di-mauro-biglino.php?srsltid=AfmBOoowfpLIDbPbbvy0mTzkmZdNNUpZ5Rq422CcNjBOTV3yqH1x9Ggq
2.https://www.frontedelblog.it/2019/07/06/nelliliade-e-nellodissea-si-parlava-di-alieni-le-suggestive-ipotesi-di-mauro-biglino/
3.idem
4.https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_(film)

Altre fonti:
https://extremamente.it/mauro-biglino-la-bibbia-come-omero-e-i-testi-vedici/
https://cinema.everyeye.it/notizie/odissea-creature-mitologiche-apparse-film-christopher-nolan-891171.html
https://www.comingsoon.it/cinema/news/l-odissea-di-nolan-e-davvero-il-prequel-di-dune-il-legame-che-nessuno-aveva/n220447/
https://it.wikipedia.org/wiki/Xena_-_Principessa_guerriera
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-christopher-nolan-si-e-ispirato-ai-mostri-di-guillermo-del-toro-per/n226566/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/odissea-le-prime-reazioni-incoronano-il-film-di-nolan-come-un-capolavoro/n226467/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/christopher-nolan-e-l-ossessione-per-il-tempo-la-chiave-nascosta-dietro/n226597/
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/

Credit:
https://www.mymovies.it/film/2026/odissea/poster/0/
Elaborazione grafica di Giuseppe Nardoianni tratta da: https://www.hollywoodreporter.com/lists/the-odyssey-cast-characters-christopher-nolan/

Creature fantastiche?

Sabato scorso, sono stato alla mostra “Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito” al Museo Nazionale Romano (Palazzo Massimo), promossa e prodotta dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma in collaborazione con Electa. Il museo merita una lunga ed approfondita visita con i suoi quattro piani ricchi di opere, ma chiaramente quello che a me più interessava, data l’estrazione di questo blog, erano logicamente le diverse sale che ospitano la mostra sopra citata. Nelle due ore trascorse, sembra veramente che si venga catapultati in un lontano mondo passato dove le avventure degli eroi di ogni antica civiltà, alle prese con fiere di ogni genere, rivivano in quello spazio, con un’atmosfera creata ad arte.
Il titolo dato all’esposizione è coerente con la storiografia attuale, ma il dubbio che posso sollevare, legittimo, è proprio sull’origine del mito stesso e se le creature lì raffigurate siano davvero fantastiche, frutto della fantasia o della superstizione delle antiche genti. Intanto sui pannelli informativi relativi alle opere esposte l’incipit è questo: «Era il mostro di origine divina…» (Omero, Iliade VI, 222), mentre per gli organizzatori: «Per mostri qui si intendono quegli esseri che non trovano corrispondenza nella realtà, creati dall’immaginazione dell’uomo, che hanno animato racconti ancestrali e miti». Forse i mostri non erano o non sono di origine divina (nel senso stretto del termine), sta, di fatto, però, che non possiamo verificare ora quale fosse la corrispondenza nella realtà in cui erano immerse le antiche civiltà. In pratica la mia domanda è: “e se invece gli esseri descritti in molte opere erano reali e che quindi non facevano sicuramente parte del mito?”. Alcuni anni fa uno dei più famosi esperti in Semiotica o Semiologia, che è la disciplina che studia i segni nella comunicazione, Thomas Sebeok, scomparso ormai già da qualche anno, ebbe a dire che: «in certe circostanze, non c’è nulla di più concreto del mito». Un’affermazione questa che lascia poco spazio all’interpretazione. È proprio questa la circostanza?
Non possiamo esserne certi al cento per cento, quindi sebbene sempre sui pannelli informativi della mostra sono riportate citazioni tratte da diverse opere letterarie famose, ritenute di fantasia dal corrente pensiero ortodosso, tra le quali spiccano: l’Iliade di Omero, le Metamorfosi di Ovidio, il Prometeo Incatenato di Eschilo, l’Eneide di Virgilio e frasi di Apollodoro, è d’obbligo, secondo me riportare quanto invece affermava lo storico babilonese Beroso (ca 350 a.C. ca 270 a.C.), che raccontò dell’arrivo nel Golfo Persico di esseri metà uomo e metà pesce, definiti Oannes (le cui raffigurazioni non avrebbero certo sfigurato nella mostra) e che scrisse, a proposito della creazione dell’uomo: «all’inizio la divinità Belo (…) generò diversi esseri orribili (…) Apparvero uomini con due ali (…) molti altri loro organi avevano una parte maschile e una femminile. Altre figure umane avevano zampe e corna di capra, oppure piedi come cavalli. Altri, simili a ippocentauri, avevano la parte posteriore come cavallo, mentre davanti erano come uomini»(*). Quindi ammirando le rappresentazioni di Tifone, generato da Gaia (la Terra) e da Tartaro personificazione del Caos; del Minotauro che «Minosse decise di allontanare di casa quest’essere e di rinchiuderlo nei ciechi corridoi di un complicato edificio»; dei Grifi: «cani non latranti di Zeus con rostri adunchi»; le Sirene e le Arpie: «Figlie di Acheloo, rappresentate come uccelli dal bellissimo volto femminile», protagoniste nei racconti di Ulisse; della Sfinge: «fusione di uomo e leone», che è presente in tutte le culture dell’antico mediterraneo; della Chimera: «che dalle fauci vomita vampe di Etna»; delle Gorgoni: «le terribili… avevano teste avvolte da scaglie di serpenti, zanne grosse come quelle dei cinghiali»; dei Centauri: «uomini cavalli mostrano qualità umane, come forza e coraggio e pulsioni ferine incontrollate», dei Sileni e dei Satiri, dei quali gli autori antichi, non spiegano «l’origine della natura ibrida umana, equina o caprina… non appartengono né ai mortali né agli dèi immortali»; infine dei mostri marini Acheloo e l’Idra di Lerna, non posso non pensare che ci possa essere un fondo di verità in tutto questo. Ipnotizzato da Medusa, leggo l’ultima citazione, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, che conclude la mostra: «… cosa credi di fare, tu che ti celi sotto una forma illusoria».

 *Nota: Z. Sitchin, Il pianeta degli Dei, Edizioni Piemme, 2000, pag. 333.

L’alba del giorno dopo

2012_We believe.jpgIl film di cui al titolo, diretto da R. Emmerich nel 2004 (al link la mia recensione L’alba del giorno dopo) è uno dei film più catastrofici della storia del cinema (ma lo è di più “Segnali dal futuro”) e il regista sembra averci preso gusto nel distruggere l’umanità e il nostro pianeta visto che tra pochi giorni uscirà l’apocalittico “2012”. Basta la parola, o meglio, il numero. Quella che segue è solo la mia opinione ed è possibile che la stessa potrebbe già essere stata espressa da altri, oppure che, nel sintetizzare abbia commesso qualche errore, tenendo presente che in rete (ma non solo) c’è di tutto e di più sulla fatidica data (leggere tutto quindi è impossibile), il giorno che, secondo il calendario Maya, segnerà la fine di un’èra: iniziata oltre 3.000 anni prima di Cristo, si concluderà appunto il giorno del solstizio d’inverno del Natale 2012, dopo 5125 anni (fine del 13° ciclo Baktun) del “Computo Lungo”. Con il termine della quinta èra, si concluderà anche 1 anno galattico che dovrebbe durare (per quanto detto, il condizionale è d’obbligo e più o meno a seconda delle teorie e dei diversi calcoli), 25.620 anni: tanto, infatti impiega il sole ad attraversare le 12 case dello zodiaco. Non solo, ma in quel preciso giorno il nostro pianeta ed il Sole saranno allineati con il centro della Via Lattea. Viene dato credito, ultimamente sembra che anche gli scienziati della Nasa si stiano adeguando, al calendario Maya perché, millenni fa hanno saputo predire l’eclissi di sole dell’agosto 1999, sbagliando solo di pochissimi secondi! Inoltre altri popoli e civiltà antiche parlano anch’esse di immani catastrofi che, ora, sarebbero dietro l’angolo. Si spera che non accada nulla, ma eventi catastrofici, come il diluvio, sono già successi in passato e se noi ne abbiamo memoria significa che qualcuno è sopravvissuto; poi ci sono gli eventi catastrofici, quelli di livello estintivo (E.L.E., vedi il film “Deep Impact”) dove non avremo scampo e riferiti a potenti tempeste solari che farebbero collassare il campo magnetico terrestre invertendone i poli. Questi eventi però, possono verificarsi in qualunque momento, tuttavia c’è un altro evento non catastrofico e/o estintivo, che si può includere nella sfera del metafisico: molti sostengono che il 21.12.2012, quando cioè la Terra sarà allineata con il centro della galassia, da questo partirà un’onda di energia quantica che arriverà sulla Terra e attraverserà ogni cosa vivente, cambiando radicalmente e per sempre la coscienza degli uomini, inaugurando una nuova èra di pace e di fratellanza universale. Quindi quel giorno fatidico sarà semplicemente un cambio di data e la fine del mondo per come lo conosciamo (le antiche civiltà avevano una concezione ciclica del tempo, una ruota, a differenza di oggi che il tempo viene concepito come una freccia che dal passato và verso il futuro). Comunque, a me non interessa tanto il 21 dicembre 2012, ma il “day after”, il giorno dopo: come sarà “L’alba del giorno dopo”, su quale Terra splenderà il nuovo sole? Se dovesse mai succedere l’irreparabile, così sia, vorrà dire che mi siederò su una collina a godermi l’ultimo spettacolo o il primo del nuovo mondo e se mai dovessi vivere un altro minuto, un solo altro minuto, prego il Dio che è nel “più” alto dei cieli di viverlo in un mondo diverso, non come questo. Se si dovesse dare ascolto agli antichi i tempi sono vicini perchè tutto succederà quando «il materialismo avrebbe trionfato sulla simbiosi tra uomo e natura» (Profezia Maya, dalla trasmissione “Mistero”). Mi auguro, infine, che il nostro mondo cambierà «ad un livello tale, che non si potrà più tornare indietro. Non so se la vittoria sia possibile, so che saranno richiesti grandi sacrifici, e poiché il destino dei più, dipenderà da pochi, dobbiamo tenere ancora duro» (da “X-Men III”). Non sono uno che gode nel vedere la fine di tutte le cose, ma «nella situazione attuale l’umanità si merita un grosso spavento». Molti chiaramente non saranno d’accordo, ma tant’è, e come si dice: ai posteri l’ardua sentenza, però in questo caso, i posteri, potremmo essere noi…

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