«L’epoca in cui stiamo vivendo parla il linguaggio della fine o del principio?». È il dilemma che si legge nella 4a di copertina del libro scritto da Antonio Gentili (Carrara 1937, vivente) teologo, filosofo e religioso Barnabita(1), con la presentazione di Vittorio Messori, recentemente scomparso, noto giornalista e scrittore, considerato uno dei principali autori cattolici italiani (Wikipedia).
Il libro, pubblicato dalla SEI – Società Editrice Internazionale (Torino, 1984), ha ricevuto il “Visto, Nulla Osta alla Stampa”, il 26 settembre dello stesso anno, dal sac. Marcolino Muraro, censore ecclesiastico delegato e, il giorno dopo (27 settembre), l’”Imprimatur” dal Vicario Generale sac. Francesco Peradotto. Con il termine Imprimatur, si intende che «non esiste alcun impedimento al fatto di essere stampato» (il Nulla Osta di cui sopra), dalla Chiesa Cattolica, che di fatto ne autorizzava la stampa. Nell’Evo medio, quando non si conseguiva ciò, il libro veniva messo all’”Indice”(2).

Quindi non era facile ottenere uno status tanto autorevole, soprattutto quando l’argomento è così scottante (è solo la 2a volta che mi imbatto in un libro del genere, ma questa è un’altra storia). L’intento, sebbene il libro venne pubblicato negli anni ’80 del secolo scorso, è quanto mai attuale e smentisce l’idea che erano in pochi, in quegli anni che si preoccupavano di ciò, anche se tratta di Profezie (v. sottotitolo), laiche e religiose. L’esito finale (l’avverarsi o meno) non è argomento di questo post, nè l’anno profetico (che per fortuna non si è rivelato tale), del cambio di millennio, ma ci focalizzeremo in particolare riguardo a «una possibile lettura, valida per tutti, dell’inquietante futuro che ci attende» (pag. 11).

Per entrare più nel merito della questione possiamo partire proprio dall’immagine che vedete in copertina: un quarto di un orologio (dalle 21 alle 24) con la lancetta grande (la bianca) posizionata a meno tre (3) minuti dalla mezza notte, sullo sfondo un inquietante fungo atomico. Perchè “3 minuti alla mezzanotte?”. Se il concetto è diretto per ciò che concerne lo scoppio di una bomba atomica, stando ai fatti di cronaca attuale, lo è un po’ meno per quanto riguarda proprio la domanda che ci siamo posti.

Nel 1947 (anno fatidico), gli scienziati della rivista Bullettin of The Atomic Scientists dell’Università di Chicago, idearono il cosiddetto “Orologio dell’Apocalisse” (Doomsday Clock), un orologio simbolico che definisce il pericolo di un’ipotetica fine del mondo: i tre minuti rappresentano proprio la distanza da tale, oggi sempre più, concreta minaccia. All’inizio, negli anni della guerra fredda, l’apprensione era rivolta principalmente alla guerra nucleare, ma dal 2007 si è posta l’attenzione ad altri eventi che potrebbero minacciare l’umanità, come ad esempio i cambiamenti climatici.
Il primo orario che segnava l’orologio era alle 23:53, quindi sette (7) minuti prima delle 24; negli anni le lancette sono state spostate 23 volte, ma adesso “l’ora X” è stata identificata proprio quest’anno: secondo gli scienziati di cui sopra, rimangono all’umanità SOLO 85 secondi (1 min e 25 sec), quattro (4) secondi in meno toccati l’anno scorso. Nel periodo 1991-1995, la distanza massima era di 17 minuti, dopo gli “accordi START”.

Queste poche note sono state tratte dalla relativa pagina di Wikipedia che, per avere un quadro più completo, consiglio di consultare perché sono riportati, in un’apposita tabella: anno, ora, minuti alla mezzanotte e soprattutto la motivazione, a partire dal 1947 (l’inizio) fino ad oggi, motivazione che sembra un “bollettino di guerra”, definito senza sarcasmo dallo scrivente, vista la drammaticità della situazione attuale.
Mi rendo conto che la lettura risulta un po’ inquietante, perché lo scopo dell’orologio è la cartina di tornasole per rendere, in forma pratica le tensioni alle quali oggi, il mondo è sottoposto, dagli anni ’80 del secolo scorso quando parlare di Apocalissi, mondi apocalittici, post atomici e post apocalittici, era compito esclusivo della fantascienza, con uno dei suoi sottogeneri più fortunato: i film catastrofici.
«Ci hanno subissato di libri e di film sull’incomunicabilità tra gli esseri», si legge a pagina 56. E l’elenco sarebbe molto lungo e mi riservo di tornare, in futuro, sull’argomento.

Oltre alle profezie, come accennato sopra, l’autore analizza se è “Tempo di Apocalisse” (pag. 15); si chiede se abbiamo “Un futuro senza avvenire?” (pag. 23); dei “Profeti in Vaticano” (pag. 113); della “Profezia Mariana” (pag. 155), dei Suoi messaggi, “Da Fatima a Medjugorje” (pag. 199), fino a “Cosa ne pensa la Bibbia” (pag. 231), “La donna e la salvezza del mondo” (pag. 239), arrivando alla “Conclusione” (pag. 273) che si apre con la frase: «Chi ha orecchie da intendere, intenda!»(Vangelo di Luca).

Ma, se nell’ultimo capitolo (pag. 275), lascia uno spiraglio di speranza, consapevole però che «Un passo sbagliato potrebbe essere l’ultimo» (E. Fromm, pag. 33); per finire con “Utopie e antiutopie” (pag. 279). «Ci salveremo se avverrà un miracolo», qui (pag. 38) — dove si parla indirettamente anche della questione relativa all’intelligenza artificiale — Gentili cita Ugo Spirito che definisce, tra l’altro, «l’ipotesi negativa di una distruzione radicale, che può giungere fino alla crisi totale»(3), sebbene, continua Spirito a pagina 40: «La reazione è immaginabile soltanto sul piano di un rimedio capace di sollevarsi a un ideale metafisico di proporzioni assolute».
Quello che io definisco “un grosso spavento”, che trova corrispondenza nel libro, proprio nelle ultime pagine dove l’autore, riportando il pensiero di altri studiosi, chiama “Il Punto Omega”, con il chiaro riferimento ad una «consumazione finale» (pag. 280), visto che l’Omega è l’ultima lettera dell’alfabeto greco (e anche questa è un’altra storia).

Il “Processo Catastrofico” (pag. 95) è già avviato, qui Gentili cita un altro famoso studioso, Roberto Vacca che nel suo libro(4), spiega: «Le nostre società più avanzate (omissis) potrebbero essere distrutte quasi istantaneamente per l’ingovernabilità dei sistemi che ci tengono in vita» e ancora «che i grandi sistemi organizzativi, tecnologici, associativi, continuino a crescere disordinatamente fino a raggiungere dimensioni critiche e instabili. A questo punto la crisi di un solo sistema non sarebbe sufficiente a bloccare le grandi concentrazioni metropolitane, ma una concomitanza casuale di congestioni in molti sistemi nella stessa area potrebbe innescare un processo catastrofico, che paralizzerebbe il funzionamento delle società più sviluppate conducendo alla morte milioni (o forse miliardi, nda) di persone» (pag. 9).

In quegli anni, anche se i concetti sopra espressi portano comunque a una conclusione che sembra inevitabile, il riguardo era rivolto, per forza di cose, ad una fatidica concomitanza casuale; ebbene, in pratica, chiamiamo tutto questo “Fantascienza”. Secondo il critico Meredith Burton: «La fantascienza non deve rassicurare, ma sconvolgere. Non deve raccontare il Paradiso che ci aspetta, ma tracciare le mappe dell’Inferno in cui viviamo»(5). Secondo voi, quanto siamo vicini alla fine?..

 

Note:
1. Appartenente alla congregazione di S. Paolo, fondata nel 1530 a Milano, e che dal 1545 ebbe sede nella chiesa milanese di S. Barnaba (donde il nome), Treccani.
2. Fu Papa Paolo III, nel 1611, ad istituire l’”Index Librorum Prohibitorium”, abolito solo nel 1961 da Papa Paolo VI.
3. U. Spirito, Che cosa sarà il futuro, Roma 1977.
4. R. Vacca, Il Medioevo prossimo venturo, Milano, 1978, pag. 207.
5. M. Burton in Ken Parker Magazine n. 25, Bonelli Editore, 1995.

Comment (1)

  1. Come sempre Giuseppe Nardoianni offre intriganti spunti di riflessione, questa volta con un libro, forse non molto conosciuto e che nasconde al suo interno delle notizie davvero molto curiose.
    Non parlerò quindi del libro, dato che si evince in maniera evidente quali siano gli argomenti trattati, bensì del suo autore, offrendo a mia volta, nel mio piccolo, ulteriori spunti di riflessione.
    Antonio Gentili, nel 1951, all’età di 14 anni, decise di allontanarsi dalla famiglia e di diventare eremita. Si rifugiò nei pressi del Monte Diamante, pochi chilometri fuori Genova.
    Ovviamente la famiglia lanciò subito l’allarme e la notizia finì sui giornali, Gentili viene ritrovato e subito dopo accade una strana “coincidenza”.
    Una conoscente regala alla madre un’immagine di Sant’Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabiti.
    Anni dopo Gentili entra proprio nei Barnabiti ma il suo interesse si sposta man mano verso sentieri alquanto lontani dallo scenario nel quale ha scelto di vivere.
    Gentili studia e approfondisce yoga, meditazione e tradizioni spirituali orientali, cercando un confronto tra Oriente e spiritualità cristiana.
    Questo lo porta ad affrontare il rapporto tra cristianesimo, simbolismo, esperienza spirituale ed esoterismo.
    Infine, nel 1984 arriva il libro oggetto di questo post, Quanto manca alla fine? Profezie laiche e religiose alle soglie del 2000.
    Un autore di larghe vedute che sembra tessere un filo destinato a collegare tra loro i vari scenari del mistero.
    In questo particolare momento nel quale solo il sensazionale e il gossip riempiono le news, i dibattiti e i contenuti social, non si può che ringraziare Giuseppe Nardoianni per aver dato voce a questa piccola perla dimenticata, per questo invito a riscoprire le piccole cose, perché sono proprio le piccole cose che sopravvivono nel tempo e lasciano un segno, il resto diventa polvere destinata a sparire al primo soffio di vento.

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