Papere e papaveri

È la notizia più strana che da qualche giorno sta facendo impazzire internet: la scomparsa di un lotto di 90 paperette (come quelle con cui giocano i bambini nella vasca da bagno) perse… dalla NASA.
Liberate a settembre, come si legge anche su corriere.it, nei pressi di un ghiacciaio in Groenlandia, le papere anche se di gomma avevano tutte un cuore tecnologico, dei sensori elettronici per i rilevamenti climatici, in particolare per lo studio delle correnti, dello spostamento dei ghiacciai, ecc.
Responsabile della missione Nasa è Alberto Behar che in passato aveva collaborato anche ad alcune missioni su… Marte! Egli stesso ha commentato alla Bbc che da settembre le papere non hanno emesso più nessun bip. Che cosa è successo? Due le ipotesi più accreditate: o sono andate distrutte per le condizioni proibitive del luogo o intrappolate proprio dal ghiacciaio che dovevano studiare, oppure, ipotesi spionistica, sarebbero state rapite dai vascelli spia russi che hanno creduto che le papere fossero state messe lì per studiare loro. Questa la notizia in rete, ma è tutto qui? Forse no.
Innanzitutto perché a condurre l’esperimento è la Nasa che, per definizione dovrebbe occuparsi di questioni spaziali? Nel film L’alba del giorno dopo (al link la mia recensione), che tra l’altro inizia con il malfunzionamento di alcune sonde marine dislocate proprio al largo della Groenlandia, sono due i centri specializzati indicati: Hedland Climate Research Center, in Scozia e l’americano National Oceanic Atmospheric Administration (NOAA), la Nasa interviene, solo per le immagini della Terra, devastata dalla glaciazione, fornite dalla stazione spaziale.
Perché fra chi si è occupato del progetto, c’è Behar, responsabile, in passato, di missioni su Marte? Cosa stavano veramente studiando? Forse lo studio del clima, le possibili glaciazioni, hanno qualcosa a che fare con il pianeta rosso? I dati che avrebbero ricavato servivano forse per gettare nuova luce sulla possibilità della vita su Marte o, addirittura per cercare di capire in anticipo -e rimediare- a quanto forse successe sul quarto pianeta dal sole, quando, miliardi di anni fa, una catastrofe ambientale ne distrusse la vita? Se negli ultimi tempi si sta molto discutendo sugli sconvolgimenti climatici, sul cosiddetto global warning allora qualcosa di vero c’è, visto che si sta addirittura scomodando la Nasa ?
Difficile rispondere a tutte queste domande, in particolare quando c’è di mezzo proprio l’ente spaziale americano che, in passato si è macchiato di alcuni fatti poco chiari come ad esempio, la perdita di alcune sonde lanciate verso Marte, per un banale calcolo delle distanze, la scomparsa dei filmati originali delle missioni Apollo, per non parlare delle foto taroccate proprio per quanto riguarda la missione Apollo 11, quella che portò gli astronauti Usa a toccare il suolo lunare nel 1969. Le 90 papere sono davvero tutte scomparse o malfunzionanti?
Gli ufologi affermano che per quanto riguarda le sonde marziane, potrebbero essere state in realtà distrutte da qualche forza intelligente, mentre all’opposto alcuni scienziati teorizzano che il primo contatto con un’altra civiltà potrebbe avvenire tramite una sonda artificiale, cosa forse già successa: così noi abbiamo fatto nei confronti della Luna, di Marte, di Venere, per non parlare delle sonde extrasolari.
E le 90 papere perse dalla Nasa, non sono in realtà delle sonde artificiali, messe lì per studiare un ghiacciaio? Il film, poco conosciuto, The Arrival (D. Twohy, 1996), riferito chiaramente all’arrivo di una civiltà intelligente qui sulla Terra, ma ostile ed intenzionata a colonizzare il nostro pianeta usando la trasformazione climatica, inizia proprio con una scena emblematica: una piccola area al centro di un ghiacciaio diventata un prato verde coperto da rossi papaveri…

Commenti_Papere e papaveri

Previous Post

Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.