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Fretta, fretta, fretta, maledetta fretta

«No, non ho detto gioia, ma noia noia noia, maledetta noia», così cantava il grande Franco Califano (1976), e chissà se a scriverla adesso non avesse cambiato il testo e la parola che, forse sta alla base della nostra, precaria, situazione attuale, la fretta. Solo pochi secoli fa Galileo Galilei affermava che «Eppur si muove», in realtà «il mondo gira nello spazio senza fine» (J. Fontana) alla velocità di circa 1670 km/orari (all’equatore), anche se noi non ce ne accorgiamo, ma abbiamo tutti la netta sensazione che “il mondo” inteso non in termini astronomici, viaggi a velocità assai più elevate: da fantascienza! Nel terzo film della fortunata saga di Ritorno al futuro (R. Zemekis, 1990), quando i protagonisti, Marty McFly e Doc Brown, intrappolati nel vecchio west perché impossibilitati a far funzionare il motore della DeLorean (la macchina del tempo), e quindi non potendola portare autonomamente a raggiungere le 88 miglia orarie utili per compiere il salto temporale, pensano quindi di farla spingere da una locomotiva. Purtroppo però alla fine del 19° secolo i treni non erano ancora così veloci, Marty chiede al macchinista se fosse possibile portare la locomotiva, per essere sicuri, a 90 miglia orarie, questa la laconica risposta: «90? Dannazione figliolo, ma chi può avere mai tanta fretta».

Tim Robbins nell’iconica scena
tratta da Le ali della libertà

Nel film Le ali della Libertà (F. Darabont, 1994), nella lettera che Brooks scrive ai suoi amici, dopo aver ottenuto la libertà condizionata, esprime la sua intenzione di «andarsene», in quanto avendo passato tutta la sua vita in carcere, a cosa può servire «un avanzo di galera» per di più «istituzionalizzato», tanto da non adeguarsi alla vita da uomo libero, dice loro: «miei cari amici, è incredibile come vadano veloci le cose qua fuori, ricordo che una volta quando ero ragazzo vidi una macchina, ma adesso sono dappertutto, sembra che all’improvviso il mondo abbia una grande fretta». Sarà forse la nostra, la fretta di arrivare all’autodistruzione?

A un passo dal baratro
In Ultimatum alla Terra, il remake diretto da S. Derrickson (2008), il dialogo tra l’alieno Klaatu -giunto sulla Terra per salvarla da noi umani e lo scienziato premio Nobel, lo possiamo dividere in due parti:

«Ma non avete una tecnologia che possa risolvere questo problema?» (in questo caso la crisi ambientale, nell’originale di R. Wise del 1951, in piena guerra fredda, era l’olocausto nucleare, nda).
«Il problema non è la tecnologia, il problema, siete voi, vi manca la volontà di cambiare».
«Ci aiuti lei a farlo».
«Non posso, è la vostra natura, trattate il mondo come vi trattate fra di voi».
«Ma vede tutte le civiltà hanno il loro momento di crisi, prima o poi».

Quindi potrebbe essere questo il momento cruciale, il «punto di non ritorno» -per citare ancora Ritorno al futuro, che ora, adesso, la nostra civiltà sta vivendo? Potrebbe essere davvero il classico inizio della fine? La seconda parte del dialogo spiega:

«E molte (civiltà, nda), non sopravvivono».
«La vostra si, come?».
«Il nostro sole stava morendo dovevamo evolverci per sopravvivere».
«Quindi solo quando il vostro mondo è stato minacciato, siete diventati ciò che siete».
«Si».
«Beh è lo stesso per noi, lei dice che siamo a un passo dal baratro e ha ragione, ma è solo in quel momento che gli esseri trovano la volontà di cambiare, solo in risposta alla fine, c’è evoluzione: questo è il nostro momento, non toglietecelo, siamo vicini a quella risposta…».

Forse dobbiamo spingerci un po’ più in là, perché siamo ancora «Un pianeta di classe BA-3», cioè «Stadio iniziale di evoluzione. Futuro, incerto». È quanto afferma l’alieno Prot in K-Pax (I. Softley, 2001). Ma se il nostro futuro è incerto, per capire il nostro presente, cosa bisogna fare? Guardare al passato. Mi chiedo spesso come sia stato possibile che in soli 5.000 anni o poco più, cioè da quando il “Dio” dell’Antico Testamento, l’individuo chiamato Yahweh (in Gen. 1, 26 si fa riferimento al termine plurale Elohim), dopo aver “creato” l’Adam (obbligatoriamente con l’articolo, ad indicare una stirpe e non un singolo individuo), ci pose nel Paradiso Terrestre -in realtà l’etimo originale Gan-Eden identifica un “luogo recintato e protetto” -e non aver imparato niente dopo le due guerre mondiali, abbiamo noi sì trasformato il Paradiso nell’Inferno sulla Terra, senza più «nessuna umana pietà» e se lo dice Jena Plissken, uno dei più duri dei film di FS in 1997: fuga da New York (J. Carpenter, 1981), c’è da credergli. Perché «l’istinto a esercitare la violenza e a recare la morte sembra incuneato nei recessi più profondi dell’animo e del cervello umano (omissis) Un’amara riflessione che è difficile non condividere»(1).
In conclusione lo Starman dell’omonimo film (J. Carpenter, 1984) afferma che: «Date il meglio di voi stessi nelle situazioni peggiori», una flebile speranza.
Mentre nel finale del già citato Ultimatum alla Terra, «Come ultimo effetto, tutte le apparecchiature elettroniche e tecnologiche presenti sulla Terra vengono disattivate e tutta la razza umana piomba nel silenzio e nella riflessione»(2), ma forse anche un po’ di paura, non guasterebbe…

 

Note:
1.Pier Luigi Gaspa, introd. in Sergio Toppi, Favola Toscana e altre storie, Edizioni NPE, 2025.
2. https://it.wikipedia.org/wiki/Ultimatum_alla_Terra_(film_2008)

Credits: https://www.cinematographe.it/recensioni/le-ali-della-liberta-recensione-film/

Da un altro mondo

Da un altro mondo: Incontri straordinari con esseri extraordinari. Incarnazioni umane per esseri che sono umani solo all’apparenza, non certo il famoso ET oppure il classico alieno grigio; come ci comporteremmo se dovessimo fare, nella realtà, un incontro del genere. Saranno buoni o cattivi? Quale sarà il loro concetto di bene e male? Da K-Pax a La Cosa, passando per Starman, Phenomenon, Powder, L’uomo che cadde sulla Terra e Fratello di un altro pianeta, uno sguardo verso l’ignoto e i suoi abitanti che a volte si palesano ai nostri occhi azzerando le distanze che ci dividono…Da un altro mondo. Nuova puntata di Visioni dal Futuro in compagnia di Giuseppe Nardoianni, ricercatore e critico cinematografico che ci guiderà nell’esplorazione di questo multiforme universo, approfondendone i molteplici aspetti, le tante curiosità, e rispondendo alle vostre domande. Benvenuti nel nostro salotto virtuale nel quale si indaga il noto cercando di svelare l’ignoto anche, perché no, con un pizzico di ironia.

Buona Visione

Megalopolis

Nel 1940 New York diventa la prima Megalopoli sulla Terra: una City con più di 10 milioni di abitanti. Una Metropoli, invece identifica una città con più di un milione di cittadini. Oggi, sparse per il mondo, ci sono una ventina di megalopoli, una decina -e non poteva essere altrimenti, proprio negli USA.
Il termine “Mega” però, rimanda ad un altro vocabolo, relativo ai cosiddetti Future Studies e cioè “Megatrends” che, in caratteri generali, descrivono i processi in grado di produrre cambiamenti a livello globale sul lungo periodo (anche più di una generazione), spesso legati a fattori strutturali quali: ambiente, demografia, energia, lavoro, innovazione scientifica e tecnologica. E qual’è il termine che, in un certo senso, li racchiude tutti? Avete indovinato: la città. Megalopolis.
Il nuovo film di Francis Ford Coppola (2 Premi Oscar), da poco nelle sale, è, a suo dire, una favola iniziata ben 45 anni fa, mentre scriveva la sceneggiatura per Apocalypse Now (Coppola è autore anche della saga de Il Padrino), che solo adesso dopo aver superato diverse vicissitudini ha portato a compimento.
Il film è un’utopia incastrata tra futuro, il materiale da costruzione, il Megalon, inventato dal protagonista e il passato visto che New York, diviene New Rome, non solo per i nomi (Cesar, Cicero, Crasso, ecc.), per i vestiti e i mònili dal gusto quasi retrò-imperiale; fino alla decadenza, rappresentata dalle enormi statue in marmo che prima si animano per poi cadere a pezzi, e la rinascita con i bozzetti della città futura, da ricostruire dopo una catastrofe, che in realtà non lo è più di tanto.
Il cinema di fantascienza, ci ha più volte mostrato, in ogni aspetto possibile, la città del futuro, mega facce, ma un solo scopo: riuscire a viverci. William Gibson, padre indiscusso del Cyberpunk, disse: «Non scrivo del futuro, scrivo della realtà contemporanea. È in posti reali, senza leggere fantascienza, che mi sono sentito più vicino al futuro, a Singapore, per esempio, a Berlino Est, Hong Kong, Città del Messico. Ovunque la vita sia diventata un’esperienza così estrema che se dovessi viverci io, passerei il tempo urlando» (s.f.).
Vista la situazione attuale, concetto ineccepibile, ma, ed è ciò che si chiede il protagonista -che sembra comandare il tempo, l’architetto Cesar Catilina/A. Driver): «Questa società, questo modo di vivere, sono gli unici possibili?». Certo che no o, quanto meno, forse.
Nel film 2022: i Sopravvissuti: New York è una super megalopoli da 40 milioni di abitanti, le case non bastano più, la gente è allo stremo, dorme dove capita, niente letti, poca acqua, scarsissime risorse di cibo, da una parte e, al solito, di tutto di più per i pochi ricchi… Il capolavoro di R. Fleischer (1973), viene spesso menzionato, soprattutto quando si tirano in ballo le teorie malthusiane. E come non citare, il capolavoro del cinema muto Metropolis (F. Lang, 1927), anche qui, in un futuro distopico (siamo nel 2026, cento anni avanti), un gruppo di potenti industriali governa la città, tiranneggiando sulla classe operaia costretta al continuo lavoro, relegata nel sottosuolo cittadino. Scenografia e fondali suggestivi, futuristici quindi per l’epoca e scene dal ritmo martellante come la famosa sequenza degli operai che si avviano, con l’identico passo ritmato a lavoro, immagine immortalata nel video Radio Gaga dei Queen. Classico esempio di città utopistica è la, anch’essa super megalopoli di Demolition Man (M. Brambilla, 1993), dopo uno spaventoso terremoto, la vecchia Los Angeles ha assorbito le città vicine di San Diego e Santa Barbara, diventando San Angeles, dove si vive, seppur in libertà, con regole assurde, -non è permesso nessun tipo di contatto fisico, sempre divisa in due: sopra i cittadini “modello” e sotto i “ribelli”, nelle fogne. La città degli angeli richiama, ovviamente quella di Blade Runner (R. Scott, 1982), ma anche quella violenta di Predator 2 (S. Hopkins, 1990), o la Detroit di Robocop (P. Verhoeven, 1987), entrambe sotto il dominio dei signori della droga.
E, in questo breve elenco, ma solo per non dilungarci troppo, visto che stiamo parlando della “grande mela”, una menzione, va al film 1997: fuga da New York (J. Carpenter, 1981), dove Manhattan è diventata una città prigione.
Potremmo continuare, perché poi ci sono quelle immaginarie, come le città di Capitol City (saga di Hunger Games), Dark City (A. Proyas, 1988), la Gotham City, della saga di Batman, fino alle simulazioni virtuali come la Los Angeles del 1937 nel film Il Tredicesimo Piano (J. Rusnak, 2000). Ma la fantascienza non è solo “la città”, i suoi must sono anche l’eroe, la donna (quasi sempre da salvare), l’alieno, il robot, il computer e lo scienziato (pazzo o no, fate voi). Volutamente tutto questo non c’è nel film del regista Italo-americano, almeno non nei termini indicati dalla FS, e più che una favola, a tratti sembra una sorta di Grande Bellezza, ma senza l’iperbole del film, premio Oscar, di P. Sorrentino.
Certo c’è l’incredibile materiale inventato dall’architetto che è, se vogliamo, l’unico elemento fantascientifico perché è polivalente, infatti può essere usato indifferentemente come materiale da costruzione, che in medicina e chirurgia come ristrutturazione di organi. Inoltre Coppola, come accennato fa largo uso di bozzetti, furbescamente induce lo spettatore ad immaginare, quindi senza uso di nessun green screen o CGI, che dir si voglia, in un connubio trans mediale tra fumetto e cinema.
Poco da dire infine sulla trama: l’intramontabile gioco a tre, padre-figlia-fidanzato, e le varie lotte, intestine o meno per il potere, con il più classico degli happy end.
Ma l’autore, semina, durante le due e passa ore di visione, una serie di mòniti lungo la strada: «Non lasciate che l’oggi distrugga il per sempre». E se è possibile creare il nostro futuro (il bambino che nasce appunto nel finale, mettendo tutti d’accordo), sei libero solo se «fai un salto nell’ignoto» (intervista a Domenica in).
L’ignoto, ecco il vero Megatrend della razza umana, puerile negare che il futuro è incerto, e non senza rischi, ma è lì davanti a noi, possiamo continuare a sognare, ce lo possiamo (ri)prendere, facendo sì enormi sacrifici ora, per poi magari, afferrare per davvero la Luna.

 

Fonti:
https://www.fantascienza.com/29618/megalopolis-quello-che-sappiamo-per-ora-sul-nuovo-film-di-coppola
https://www.fantascienza.com/30175/ecco-il-nuovo-trailer-di-megalopolis-stavolta-senza-citazioni-false
https://www.fantascienza.com/30256/megalopolis-il-progetto-piu-ambizioso-di-coppola-arriva-oggi-al-cinema
https://www.fantascienza.com/29859/megalopolis-di-francis-ford-coppola-esordira-al-festival-di-cannes
https://www.mymovies.it/film/2024/megalopolis/rassegnastampa/1726248/
https://www.mymovies.it/film/2024/megalopolis/
https://www.comingsoon.it/cinema/interviste/francis-ford-coppola-il-cinema-senza-limiti-il-mondo-senza-confini/n189269/
https://www.comingsoon.it/cinema/interviste/francis-ford-coppola-il-cinema-senza-limiti-il-mondo-senza-confini/n189269/#google_vignette
https://www.comingsoon.it/film/megalopolis/58373/recensione/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/megalopolis-proiettato-per-i-distributori-arrivano-le-prime-indiscrezioni/n176905/
https://www.comingsoon.it/film/megalopolis/58373/scheda/
https://www.comingsoon.it/cinema/news/megalopolis-francis-ford-coppola-e-la-verita-sui-collaboratori-che-ha/n186970/ – google_vignette
https://www.comingsoon.it/cinema/news/megalopolis-un-nuovo-trailer-ancora-piu-visionario-e-barocco-dei-precedenti/n187180/
https://www.wired.it/gallery/20-citta-immaginarie-straordinarie-cinema-serie-tv/

credit:
https://www.mymovies.it/film/2024/megalopolis/poster/0/

2019: the future is now!

Il mio primo contatto con la Fantascienza (FS) avvenne, come per molti della mia generazione, a metà degli anni settanta, con la serie cult Spazio 1999. La tv era ancora in b/n, ma la creatività degli autori, i coniugi Gerry e Sylvia Anderson, seppe suggestionare i telespettatori, facendoli quasi toccare la Luna con un dito. In fondo lo sbarco dell’Apollo 11, se mai ci sia stato (vedi qui), era avvenuto pochi anni prima della produzione della serie tv, ma guardare la Base Lunare Alfa, le candide divise bianche dei protagonisti e soprattutto le porte scorrevoli che si aprivano e chiudevano automaticamente al passaggio e che alcuni anni dopo sarebbero state installate ovunque e, infine i comunicatori altrettanto funzionanti (non quelli di Star Trek), quasi cellulari ante litteram, sembravano proprio di un altro mondo. Il binomio titolo, film o romanzo che sia, e un numero ad indicare l’anno, nella FS, è quasi indissolubile (come leggere un racconto o un fumetto legato alla Science Fiction), rendeva il tutto più intrigante e coinvolgente dato che la domanda che tutti ci ponevamo all’epoca, ma ancora oggi, è: “quello che sto guardando accadrà un domani?”. Questo che segue è una breve digressione sui film di fantascienza che hanno all’interno del titolo un anno, oppure sono ambientati, in un anno specifico.
Esattamente un anno prima dell’allunaggio uscì al cinema il film dei film di FS: 2001 Odissea nello spazio di S. Kubrick. Il mondo degli appassionati e non restò sbalordito dalla coerenza scenica: la salita sottosopra della hostess, la stessa che prende la penna che fluttuava a mezz’aria, cose da restare a bocca aperta, in particolare se si pensa che Kubrick per girare la scena ricorse ad un adesivo sperimentale incollato su un vetro con la penna e, in realtà era il vetro che girava davanti alla cinepresa. L’evoluzione della razza umana, ad opera del monolito nero, a rappresentare l’intervento di un’intelligenza superiore, fino a Giove e oltre l’infinito.

Una scena di 2001, al centro i “tablet”

Nel film compaiono una sorta di tablet, quasi come quello con il quale sto scrivendo il post e che poco tempo fa ha portato in tribunale i colossi Apple, che rivendica la paternità dell’invenzione, e la Samsung che ha fatto ricorso alla cosiddetta prior art(1). L’intelligenza superiore (divina o extraterrestre) si manifesta nel seguito ufficiale del capolavoro kubrickiano e cioè 2010: l’anno del contatto (P. Hyams, 1984), dove il sorprendente finale, non solo fa capire che tale intelligenza esiste, ma la stessa veglia da sempre sulla razza umana, dandogli l’ennesimo comandamento, prima che Giove stesso diventi una stella: il messaggio dice che tutti questi mondi sono nostri tranne il satellite gioivano Europa, sul quale l’uomo non deve atterrare, per nessun motivo. Una sorta di Eden? E una sorta di Eden spaziale sono le astronavi di 2002: la seconda odissea (D. Trumball, 1971) che si ricorda solo per la forte valenza ecologica, visto che le astronavi trasportano, come in un’arca, tutte le specie, stavolta, vegetali. Ritornando a Kubrick purtroppo egli morì prima del “suo” 2001, nel 1999, anno fatidico non solo per la cinematografia di FS, ma per tutta l’umanità visto che ci sarebbe stato il cambiamento di tutte e quattro le cifre che compongono gli anni. In 1999: conquista della Terra (J. Lee Tompson, 1972) quarto capitolo della fortuna saga de Il pianeta delle scimmie, che prendono possesso del pianeta: la saga che ha avuto vari remake e prequel/sequel arriva fino all’Anno 2670: ultimo atto girato dallo stesso regista nel 1973. Un’umanità «eccitata e spersa» festeggia il capodanno del 2000 in Strange Days, che sono i giorni che sembra stiamo vivendo oggi; il film è del 1995 girato dalla regista premio Oscar ed ex moglie di J. Cameron, K. Bigelow.
Ora è l’uomo ad aver paura di sè stesso e dei rischi che corre se continua sulla strada dell’autodistruzione.
Il film 2000: la fine dell’uomo (C. Wilde, 1970), parla proprio di inquinamento e relativa sopravvivenza della razza umana. La stessa umanità inoltre si è trovata a combattere contro un nemico quasi invisibile ma molto potente: i virus, scatenatesi, per colpa o accidentalmente, dalla creatura più intelligente che vive sul pianeta. È del 1963 il film L’ultimo uomo della Terra dell’italiano U. Ragona, il protagonista, l’attore Vincent Price, vaga da solo nel quartiere EUR a Roma la cui architettura aumenta in realtà la claustrofobia di un’opera eccezionale. Tratto dal romanzo di R. Matheson: Io sono leggenda, ha avuto diversi remake da 1975: Occhi Bianchi sul pianeta terra (1971), di B. Sagal con C. Heston, al capolavoro omonimo con Will Smith. E vera e propria leggenda è K. Russell ne 1997: fuga da New York, diventata nel frattempo un carcere a cielo aperto; il film di J. Carpenter è del 1981, ma chi di noi non ha la sensazione, oggi, di vivere in un carcere a cielo aperto con tutte le restrizioni e i controlli alla Grande Fratello? Il film sul romanzo best seller di G. Orwell 1984 (scritto nel 1948) si intitola Nel 2000 non sorge il sole (M. Anderson, 1956) e il suo remake diretto da M. Radford, uscito proprio in quel fatidico anno. Oggi tutto è sotto controllo, fra poco forse, ci faranno pagare persino l’aria -e non è una battuta, basta leggere il romanzo di Lorenzo Iacobellis: Oxygen(2).
Kevin Costner è protagonista e regista del film: L’uomo del giorno dopo (1997), il divo hollywoodiano cerca di far risorgere il servizio postale in un mondo postatomico, nel 2013 si trova a dover combattere contro una sorta di dittatore per liberare, quel poco di umanità rimasta, dallo schiavismo e ripristinare la democrazia: curioso, visto che tutto è iniziato dalle semplici mail.
Nella saga Ritorno al futuro (R. Zemekis) che copre più di un secolo (1885, 1955, 1985, 2015), oltre alle scarpe con gli autolacci, al giubotto che si asciuga da solo, allo skateboard anti gravità, si parla del meteo preciso al secondo(?), del fatto che le “poste” non lo siano altrettanto, e del sistema giudiziario: il figlio del protagonista viene arrestato, giudicato e condannato in due ore perché nel futuro «hanno abolito gli avvocati!».
Arriviamo al film e alla data di tutte le date, e che avrebbe dovuto cambiare il destino della razza umana: 2012, dal re, indiscusso, del catastrofismo R. Emmerich (2009). Fra lo sconquasso totale dei continenti secondo la teoria dello spostamento delle placche tettoniche (e i Segnali dal futuro ci sono tutti), il solo continente a salvarsi da mega onde e dalla traslazione dei poli è l’Africa. Un mònito per come viene stremata e per come stiamo affrontando la questione immigrati? E un mondo sovraffollato e ridotto alla fame viene rappresentato nel film 2022: i sopravvissuti (R. Fleischer, 1973): la popolazione è costretta a mangiare delle gallette verdi che si scopre alla fine essere prodotte con i cadaveri. In questo modo il sistema marcio, coglie i classici due piccioni con una fava.

Una scena di Blade Runner

Arriviamo così all’anno indicato come titolo di questo testo: il 2019. Non sono usciti film che hanno nel titolo quest’anno, ma quest’anno è l’anno di un altro capolavoro della FS cinematografica: Blade Runnerdi Ridley Scott.
Il film è del 1982: in una Los Angeles superaffollata e multietnica, diventata ormai uno stereotipo della metropoli del futuro, perennemente avvolta in un paesaggio cupo e piovoso; quindi, forte inquinamento, alterazione del clima, tutti fattori che concorrono a trasmettere, allo spettatore, un forte senso d’angoscia. Un mondo invivibile, quasi una metafora di questo attuale, dove il progresso sembra regresso. Ognuno è in bàlia del destino (da ricordare il sequel: Blade Runner 2049, di D. Villeneuve, 2017), in lotta con il prossimo, costretti a sgomitare per difendere il proprio, piccolo spazio vitale, sempre più minacciato, dall’uomo stesso, dall’ambiente e dalle macchine. La fuga è l’unico rimedio; l’auto sulla quale fuggono i protagonisti sembra proprio una macchina del tempo, ma non come quella de L’uomo che visse nel futuro (G. Pal, 1960), tratto dal romanzo The time machine di H. G. Wells, il protagonista, l’attore Rod Taylor arriva fino all’anno 802.701! No, non è un numero verde tronco, è proprio l’anno visitato dal crononauta: ma, sicuramente, come canta F. Guccini «noi non ci saremo».

Note:
1. https://www.tuttoandroid.net/samsung/samsung-vs-apple-samsung-cita-una-scena-di-2001-odissea-nello-spazio-24956/
2. L. Iacobellis, Oxygen, Delos Digital, Futuro Presente 19.

Fonti:
Giovanni Mongini, La Fantascienza sugli schermi, Perseo Libri, Bologna 2002.
Gianmaria Contro, Architetti del futuro, in Nathan Never – Almanacco della Fantascienza 2008, S. Bonelli Editore, 2008.
http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2019/01/06/AD4uz6YD-previsto_visionari_asimov.shtml
http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2019/01/02/ADZtP3SD-fantascienza_philip_runner.shtml

Credits:
https://www.serialclick.it/telefilm/6471/space-1999
https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&v=JQ8pQVDyaLo
https://bladerunner.fandom.com/wiki/Themes_in_Blade_Runner

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